giovedì 3 dicembre 2020

 



si chinava comunque  a cogliere le  bianche rose di quei rosai dall' e profumo delicato, durante la  fioritura in giugno e luglio.  Ne faceva un mazzo da mettere nel vaso sul tavolo in  cucina. Diceva che nel cogliere quelle rose ne recideva con accortezza i gambi con una forbice che teneva in tasca.

Nell' immaginarla camminare a passi misurati la vedevo trasfigurata in un' immagine angelica, bramosa di sensazioni idilliache immateriali che le  davano  gioi ed istantanea mi balzava in mente l' immagine di Celtine, la figura ideale delle montagne della Carnia..e a tal proposito non posso evitare una spiegazione............
 Per completare l' immagine del bosco aggiungeva che, a volte , un capriolo e talvolta un camoscio sceso dalle montagne, com' era capitato  anche a me, attraversava il bosco come un fulmine spezzando il silenzio  dando luogo a un momento quasi di sgomento, dopo di che l' atmosfera del bosco si ricompone  Riferiva poi  la sensazione da fiaba che provava d' inverno mentre fittamente nevicava. Mi  spiegava che usciva dal casolare con l' ombrello, quello in tela resistente in uso ai contadini pastori e malgari,  dalla bordatura a strisce colorate celeste, rosso blu e arancione. Scendeva lungo la mulattiera e si fermava ai margini del medesimo immersa con le scarpe da montagna nella neve.
Le piaceva assistere  al fitto nevicare sul manto verde del bosco, in un silenzio pervaso delicatamente  da quel  fluire, con l' orizzonte inerte, marmoreo,cupo facendo intendere  fantasiosamente l' emergenza di  villaggi sommersi con valligiani chiusi nelle case accanto a focolai o a  ferrosi "spolerts " di cucina, sognando caprioli rintanati fra cespugli e tordi,ciuffolotti e capinere sonnecchianti in agoli protettivi dei sottobosco.

 presagio,  di attesa e di minacce del nevicare, preludente difficoltà, caduta di  valanghe loghi di miseria di povera gente.
Poi si finiva per richiamare alla memoria vicende tramandate, sepolte. Riemergeva la storia di Celtine...ma cià che noon finiva mai di affascinare era la rievocazione di verità miste a leggenda di donne vissute in epoca remota, donne carniche meravigliose, travolgenti..........



In età avanzata Irma aveva assunto una figura austera che rammentava l'immagine della Jotti, presidente camera dei deputati e non ero solo io a pensarlo......




 PICCOLI,  GRANDI  RICORDI DELLE MONTAGNE DELLA CARNIA



Il titolo potrebbe anche essere    GENTE DI CARNIA


IRMA GAGIOLO    -

L'ascesi s'incontra già nelle fasi primordiali e arcaiche della religione. ... l'ascetismo è invece in altre religioni l'elemento essenziale e centrale della vita ... e lotta nella quale anche l'uomo è implicato, in quanto è spirito nella materia, onde per ...




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   ( 2 )                             

locale avesse aperto in anticipo. Ma non era così poichè, pur essendo superata la mezzanotte, il bar-locanda non aveva ancora chiuso. Giunti nelle valli faceva ancora buio ed in attesa che si facesse veramente giorno, per iniziare la ricerca dei funghi, sostammo all' interno di una staipa fatta di travi in legno, scure per la vecchiaia e rivestite all' interno di un  sottile strato di muschio. orse istintiva la domanda sul motivo del perchè stentava a farsi giorno per cui si fece evidente anche la risposta sul come stavano realmente le cose.

Andando oltre al ricordo delle valli di Ovasta sempre per la ricerca di funghi, da solo battevo altre contrade. Di fianco alla mia casa in val Gorto, partiva una mulattiera che saliva su un altopiano e raggiungeva del casolari con stalle e dimore di contadini.  Il rimo era Tauz di radice tedesca, abitato da montanari dalla parlata carnica piuttosto a voce alta, dal tono dei malgari, usando spesso termini rudi ed a volte lascivi, per cui in casuali riferimenti spregiativi alle donne dicevano " quella piscia di donna" definizione derivata dal verbo pisciare.

Rammento il vecchio proprietario detto Zuan da Braida seduto d' estate fuori dal casolare mentre sul piccolo incudine piantato nel terreno  fra le ginocchia batteva la falce, vale a dire l' affilava. Figura prestigiosa  della famiglia era Irma la nuora, giovane  moglie del figlio  "Giovanin".  L' avevo conosciuta prima del matrimonio a malga Jelma nei giorni di monticazione, dov' era giunta col padre a portare le vacche. Venivano  di Sostasio in val Pesarina . Irma era alta ed aveva del   fascino nelle movenze del portamento. Parlava con fermezza e,ove occorresse, non  risparmiava frasi lapidarie e  spregiative verso chi le meritasse .Prima che si sposasse, nel corso di un certo periodo, la rivedevo alle feste da ballo in val Pesarina, a Prato e Pradumbli. I balli erano organizzati alla buona in qualche stanzone  di paese dal pavimento in tavole di legno  che scricchiolava per la vecchiaia, al punto da temere che potesse cedere  ed affondare con un piede. A Pradumbli avevo confidenza con Mery Agostinis che gestiva il bar del paese, giovane donna molto sveglia che non si lasciava incantare. Pradumbli fu nota patria di anarchici e durante la resistenza (1944-1945) covo di partigiani. Ne successero di tutti i colori e d' altronde, nata dal nulla, la resistenza non poteva essere diversa. Umili boscaioli divennero ardenti capi partigiani comunisti: uniformi nuove grigioverde o color cachi confezionate da donne volontarie, ampi fazzoletti rossi al collo. Vi fu un' estate favolosa (1944) poi nell' autunno coi grandi rastrellamenti tedeschi ed appoggio fascista, le cose precipitarono e i boscaioli,in gran parte tornarono ad essere boscaioli. Mery fu testimone di varie vicende, talune oscure che, negli incontri del primissimo dopoguerra, volle confidarmi. Nella sua abitazione con bar si era insediato un noto commissario e dopo un ' azione condotta a Sappada,divenne luogo di custodia del podestà di quella cittadina, arrestato in quanto esponente del ripristinato partito fascista. Si trattava di Luigi Cecconi padre di cinque figli che il commissario  ritenne di condannare a morte.La fucilazione fu eseguita in luogo sottostante il paese vicino a un torrente  ed ivi sepolto. I familiari chiesero notizie e la risposta trascinata a lungo fu che era tenuto prigionieri e si chiedeva della biancheria di cambio... Ci sarebbe molto da dire ma lo farò in altra sede.

 A quelle feste da ballo conobbi una donna  con la quale ebbi una storia  e,  per sentirmi più libero nel raccontare, come si fa nel romanzo,  la citerò  con lo pseudonimo di Elga  Era  più anziana di me il che  costituiva per me  maggior interesse :  mi piacevano le donne non ventenni ma quelle che avevano alle spalle qualche storia. Tra noi noi si stabilì una spontanea  amicizia che andava oltre la simpatia. Facemmo qualche giro sulle montagne. In uno di questi passammo a malga Losa e poiValuta, raggiungemmo Mont da Riu e qui  facemmo dietrofront, passando poi  alle malghe  Gerona, Pieltinas dove consumammo dei viveri di scorta. Conversammo e mi piacque enumerare i malgari che avevano a lungo monticato la malga, fra i quali Mario Concina. Raggiungemmo poi  Vinadia grande. dove sostammo . Era fine settembre con le  malghe già smonticate per cui nelle stesse regnava quel malinconico silenzio tipico dei luoghi a festa è finita. Ci trovavamo seduti su una panca all' interno della casera ed  io stavo osservando la "mussa" in legno con perno base in metallo  che, nella fase casearia di lavorazione quotidiana, tiene appesa la caldaia in rame riempita del latte della mungitura e serve a rimuoverla per  dare la giusta cotta e poi a rimetterla sul  fuoco di ramaglie acceso nella cavità del lastrico. Lei, Elga ,si tolse il maglione di lana e sotto, pur stante il reggipetto, il seno si evidenziò palpitante. All' interno della casera si sentiva il tipico odore di malga misto a quello di cenere e caligine. Per farla breve facemmo l' amore sul vecchio tavolo scricchiolante della casera. Elga era  donna travolgente, aveva una struttura fisica provocante con delle cosce ampie ma  al limite giusto, che avrebbero ingoiato il mondo, autentico dono  dai poteri eccitanti.

.Seguì uno stato fisico di rilasso immersi in  una calma paragonabile all' indefinibile  distensione che investe il paesaggio dopo lo scroscio di un temporale con tempesta. Parlammo  poi con spontaneità dello stato psichico in cui ti innalza, fuori dal mondo, la consumazione dell' atto sessuale e ci piacque parlarne con libertà e realismo. Uscimmo poi dalla casera. Faceva caldo quasi da sentirsi in agosto. Il pascolo era  immerso nel silenzio con odore d'erbe appassite e terra smossa da zampate di vacca,,  ma qua e là nel campiglio si notava un rinverdire a chiazze, piacevole  riverbero vegetativo di fine stagione,  mentre allodole pigolanti volavano basse con brevi soste sui tetti degli alloggiamenti delle vacche. Ci incamminammo  lentamente sulla sulla mulattiera di ritorno  a valle.  Avevamo di fronte le dolomiti  che col tramonto apparivano color   rosso viola.

 Nell' evolversi delle cose Elga poi si sposò ed  emigrò nel Francia . Uscì pertanto dalla mia vita. lasciando  un inevitabile  caro ricordo.degli anni giovani quale parte del patrimonio interiore. Via via nel tempo ti rendi conto che tutto passa e ciò che conta è il  vivere con generosità d' animo, fare del bene ed  essere consapevoli di che cos'è la dignità umana, del valore fondante della stessa con alto rispetto per quella altrui.

Di quando in quando passando per Tauz, mi fermavo a salutare Irma e scambiare con lei qualche considerazione..Questo accadeva anche d' inverno quando, con la neve gelata  salivo con gli sci sul monte Podzof per cui,  passando accanto al casolare di Tauz, come accennato mi fermavo  a salutare. Giunto sul monte mentre stavo per buttarmi in picchiata nel  canalone detto "Lavinal" , che in carnico significa luogo di slavine,  guardando dall' alto verso il  casolare,  notavo   accanto al medesimo. nella luce abbagliante del candore della neve, un piccola figura scura  che guardava verso l' alto :era Irma. Nello scorrere del tempo pensai spesso con disappunto a quel buttarmi in discese rischiosissime : se cadevo e finivo contro un  tronco  d' albero era finita. 

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( 3  )


Quella di Tauz era una famiglia contadina benestante.Viveva con tranquillità dal punto di vista economico.: Disponeva di vasti beni prativi, bosco e stalla con oltre venticinque vacche che,  all' inizio di giugno venivano portate all' alpeggio in fondo alla val Pesarina,  a malga Lavardet, che aveva due dislocazioni:  la prima in zona agevole accessibile con automezzi, inframmezzata da bosco nero cioè di abeti, dove rammento di avere incontrato il pastore detto " Piluch" cognome Concina,  che veniva da Invillino, mentre dava delle manciate di sale rosso alle vacche affondando il braccio nella gola. Traeva il sale da una bisaccia penzolantegli sul fianco, assicurata da cinghia di sostegno attorno al collo. Lavardet era  zona  piacevole, piuttosto umida nella parte boschiva. A qualche chilometro verso ovest la strada, superando un valico,  immetteva nel Comelico che fa parte del Cadore. L' altra malga era Mimoias posta ad altitudine superiore. Non aveva un ampio campiglio ed il pascolo si estendeva ad  est  infiltrandosi in canaloni tra le ricce dolomitiche, con abbondante fioritura di stelle alpine   ((Leontopondium alpinum). che  restavano  inutilizzati nella parte alta stante la ripidità. Pascolo difficile, mi diceva un vecchio pastore, ma dall' ottimo erbaio perchè godeva di certi sali  contenuti nelle rocce sovrastanti che, con le piogge, defluivano sul manto erboso sottostante. Il termine erbaio era usato sovente dall' "Ors di Pani",  Antonio  Zanella mio amico che,  quando parlava di malghe faceva una distinzione riguardo il pascolo,  se posto a "miez dì" (mezzogiorno, cioè a levante) o a "miezegnot" (mezzanotte cioè a ponente) poichèl' la saporazione dei prodotti caseari risultava diversa.

Dopo Tauz c' era il gruppo di casolari detti " La Braida",  abitati da famiglie di montanari in parte dal cognome Del Missier. Dalla Braida dipartiva un strada percorribile con automezzi che superato un vallone raggiungeva in salira il ridente villaggio di Clavais, detto in carnico Clavajas termine di origine slava.

Prima di proseguire mi piace ricordare che, nella zona prativa di Tauz di Sopra in una tarda mattinata di giugno, leggermente piovosa mi capitò di scorgere a distanza in uno spazio fra i cespugli la sagoma di un fungo di grosse dimensioni rispetto a quelli di livello normale, Non  credevo ai miei occhi e addirittura rallentai il passo. Giunto sul luogo rimasi incantato. Si trattava di un porcino. Era qualcosa di impossibile, perfetto nella forma e frescura. Lo trassi con delicatezza dal radicamento nel muschio. Rientrato a casa e posato sulla bilancia pesava quasi quattro chilogrammi.

Riprendo  da dove mi ero fermato cioè da Clavais frazione del comune di Ovaro in carnico Davaar, che si suppone pure di origine slava. Clavais, ai tempi della mia giovinezza,era un paese ordinato con addossate ai muri delle stalle  molte slitte in legno di fabbricazione locale quale mezzo per il trasporto con traino a braccia, del  fieno del monte sovrastante, il Podzof, pure termine slavo. Lo sfalcio della grande area prativa che avvolgeva il monte salvo una parte boscata sul fianco nord, avveniva da fine giugno  a tutto luglio. La fienagione  era i genere affrontata dalle donne. La superficie dei prati, dopo lo sfalcio, risultava perfetta. Non un filo d' erba era stato risparmiato : su notava il segno della falciata fatta con cura indubbiamente con falci affilate. Del fieno, in agosto, risultavano riempite le staipe oltre ai covoni, detti "medas",  allestiti in zona a portata delle slitte con metodo a pressione, eseguito normalmente dalle donne che,  tenendo le mani sul un palo conficcato nel terreno,  iniziavano dalla base a pressarvi attorno il fieno in senso circolare, a piedi scalzi. Ad operazione completata il covone o "meda" veniva pettinato con  rastrelli creando una superficie spiovente, di modo che  l'acqua delle piogge vi scorreva senza penetrare. Se affondavi una mano nei covoni o nella catasta di fieno delle staipe e strappavi una manciata di fieno, sentivi un forte  profumo aromatico .  

Tornando al discorso dei funghi battei proprio anche il monte Podzof e vi trovai dei porcini eccezionali,  non proprio della grandezza di quello raccolto a Tauz di sopra. La ricerca d funghi costituiva anche uno svago , oltretutto per camminare su sentieri e girare per boschi, dei quali mi piacevano i silenzi. Affrontai anche i sentieri del monte Talm, ad ovest di Comeglians il mio paese, monte a cui fanno seguito sempre ad ovest le già citate dolomiti pesarine, mentre a nord-est i suoi fianchi con prati zone boschive e pascolo con malga "Chiampiut", affondavano nell' alta valle di Gorto. "Chiampiut" come malga mi piaceva. Era di proprietà dei signori Screm, possidenti del mio paese e fu a lingo monticata da un contadino e malgaro di Calgaretto, frazione del comune di Comeglians soprannominato "Mini". Immancabilmente "Mini" lo notavi ai mercati autunnali di valle avvolto in una lunga mantella nera : al San Nicolò di Comeglians San Martino di Ovaro e Villa Santina, quest ultimo definito in carnico  : " marchiaat da Vila". A quei mercati affluiva numerosa la gente dei paesi, anche e perchè c'era l' abbinazione del ballo. Nei mercati era tipico il vociare di donne che gestivano bancherelle dove, se d' inverno, si vendevano soprattutto mandorlati, frutta secca, arance (naransas) e mandarini. <c<' era inoltre il banco dei prodotti caseari e salumi con affiancato un automezzo tipo furgone, che conteneva il carico dei formaggi e affumicati. Al bancherellista  piaceva declamare il nome della malga di provenienza dei  formaggi e ricotta . "...a l'è formadi da mont di Pieltinas, Vinadia,Mont di Riu Plumbs, Chiaula Granda Norvenas....". In zona separata aveva  luogo il mercato del bestiame ritrovo di vacari e commercianti,

Riguardo il monte Talm avvertivo interesse a conoscere il significato etimologico del termine per cui feci delle indagini, che però non produssero alcun risultato. probabilmente anzi quasi certamente deriva dal tedesco. Sul  versante sinistro del monte esistevano tracce medievali di una strada carreggiabile che scendeva da Sappada, nel Cadore, e proseguiva verso sud, che si diceva utilizzata dai sappadini benestanti, popolazione dalla parlata tedescofona er portare a seppellire i loro morti nel cimitero della Pieve di Gorto, posta si un' altura nei pressi del villaggio di Cella, attuale frazione del comune di Ovaro.Nel cimitero della Pieve esistevano vecchie lapidi con epigrafi in tedesco ce credo siano state conservate- Cella era noto e credo lo sia ancora per l' esistenza di cave di argilla e fornaci che da tempo immemorabile, ad uso edilizio, producevano laterizi cioè tegole e coppi per i tetti delle case nonchè ciotole e dell' altro per uso casalingo. Parte delle tegole e coppi, onde renderle pregiate, venivano trattate con una vernice verde ottenuta solvendo del rame con degli acidi. Per la maggior parte i tetti dei paesi della Carnia furono realizzati con la produzione di Cella, fatta salva una percentuale proveniente dalle fornaci di Spresiano i zona trevigiana. Non posso tralasciare un particolare. Nei dintorni di Cella c' un' altra vecchia borgata, chiamata Riu che in qualche modo credo legata, per probabili vecchi diritti a malga Mont di Riu che sta sul versante ovest nella zona sottstamte in monte Col Gentile.

lunedì 30 novembre 2020

CARNIER PIER ARRIGO


TRIESTE - CITTA' DI CONFINE VERSO L' EST
TRIESTE, uno scorcio. Città che ebbe validi raffinati scrittori. Non posso dimenticare Carolus L. Cergoly, autore del romanzo FERMO LA' IN POLTRONA , brillante evocazione in certo senso sarcastica dell' atmosfera imperiale austro-ungarica, epoca per certi versi favolosa. Carolus L. Cergoly fu cofondatore del quotidiano Il Corriere di Trieste al quale collaborai ed imparai da lui molte cose. Si disse che era di tendenza filoslava, forse per motivi di interesse finanziario con la confinante Iugoslavia di Josip Broz Tito i cui graniciari sparavano ed uccidevano, lungo la linea di confine, quegli slavi che tentavano di espatriare clandestinamente in occidente e molte furono le vittime. Erano i tempi in cui gli italiani di confine, in lunghe colonne di auto, di sabato e domenica, sciamavano nella vicina Slovenia per acquisti di merci e buon prezzo e fare il pieno di benzina a costo incredibilmente ridotto. L' immagine di Tito era dovunque esposta nei bar, supermercati etc. Piacevano le musiche folcloristiche in voga negli ambienti pubblici che creavano un permanente clima festoso per certi versi celebrante la resistenza jugoslava che fu, a mio avviso, vera resistenza. A me, piaceva, veramente la canzone " Jugoslavie" : la percepivo come inno nazionale. Mi colpivano i toni fascinosi dal contenuto declamante e lo strascico nostalgico che rievocava un groviglio di sofferte vicende passate, bagnate di sangue...All' interno della Federativa iugoslava si percepiva un senso di assestamento e normalizzazione, costruttivo della nuova Iugoslavia. ed era apprezzabile. Nonostante tutto restava però un filo di sospetto, almeno in me che conoscevo come studioso il retroscena dei grandi massacri di fine guerra, un qualcosa di nascosto dietro la porta cioè di non limpido. Questa fu una mia sensazione su cui meriterebbe scrivere.
POST SCRIPTUM
Mi spiego sulla riserva finale di cui sopra. Nato e cresciuto nel fascismo e nazionalsocialismo in cui si credeva ed anch'io ci credevo come dottrina irrinunciabile e che, in realtà, fu forma necessaria a raddrizzare per quanto riguarda l' Italia, lo sbandamento dell' immediato dopo della prima guerra e fu la spinta che raddrizzò l' economia nazionale e portò l' Italia ad una posizione di prestigio. Il fascismo e il nazionalsocialismo predicavano la condanna assoluta di ogni fede a sinistra, concetto che costituiva il punto chiave della fedeltà di destra. Via via negli anni del dopo seconda guerra ritengo di aver compreso, con chiarezza, il concetto di libertà, argomento non semplice e mi disincagliai da fedeltà politica, credo sbagliando perchè, il non assumere un inquadramento sincero ed attivo sul piano politico, ti separa da interessi vitali ed importanti. Comunque le esperienze di vita poi ti insegnano, purtroppo un po' tardi. Vissi anche dei periodi quasi simpatizzando per un senso di anarchia il che, a mio giudizio, derivava dalla mia immersione nella comprensione del vasto panorama culturale dell' arte pittorica, la cui splendida forza favoleggiante ti introduce a conoscenze sublimi, ma ti distanzia da interessi materiali ed altro. Detto questo come premessa voglio motivare che cos' era e che cos'è il filo di sospetto cui ho accennato, quel qualcosa di nascosto dietro la porta cioè non limpido, sensazione che avvertivo nei rapporti in veste di turista o comunque di cittadino a diporto nella realtà della Federativa iugoslava staccatasi nel 1948 dall' influenza sovietica, ma pur sempre radicata su principi marxisti. Era il riemergere di una residua avversione, radicata nell' animo negli anni del fascismo e nazionalsocialismo, contro il concetto di sinistra. Nella forza dell' autogestione socialista della Federativa iugoslava avvertivo un' innovazione indubbiamente valida ed anche invitante. Josip Broz Tito si era reso poi veramente prestigioso con la creazione, a Belgrado, della sede degli Stati non allineati, organismo che aveva la sua rilevanza internazionale. Ma c'era sempre un che' residuo, un qualcosa di minimo che bisognava deglutire, ed era quell' avversione ex fascista al concetto di sinistra, radicata nell' animo che, in realtà, meritava di essere superata e bisognava credere nella nuova Iugoslavia, la cui unità era importante.. Il mondo social comunista iugoslavo, quello dell' est, dello stalinismo comunista dell' URSS, è comunque caduto, scomparso in modo allucinante. Non mi è mai riuscito di capire se il crollo fu dovuto a insostenibili principi di fondamento ideale o se sia stata invece l' opera massonico-capitalista ad innescare e provocare il crollo con le sue larvate, lente ed occulte manovre. Se si pensa ai lunghi decenni di imperialismo di sinistra, all' impegno dedicato da politici, studiosi, convegni, tragedie, al trascinarsi di un sistema che poi è improvvisamente finito e del quale quasi non si sente nemmeno più parlare, si resta senza parole.
27 novembre 2020
CARNIER PIER ARRIGO

Laura Zanardo, Stojka Radulović e altri 15

venerdì 27 novembre 2020

         CARNIER PIER ARRIGO

TRIESTE - CITTA' DI CONFINE VERSO L' EST
TRIESTE, uno scorcio. Città che ebbe validi raffinati scrittori. Non posso dimenticare Carolus L. Cergoly, autore del romanzo FERMO LA' IN POLTRONA , brillante evocazione in certo senso sarcastica dell' atmosfera imperiale austro-ungarica, epoca per certi versi favolosa. Carolus L. Cergoly fu cofondatore del quotidiano Il Corriere di Trieste al quale collaborai ed imparai da lui molte cose. Si disse che era di tendenza filoslava, forse per motivi di interesse finanziario con la confinante Iugoslavia di Josip Broz Tito i cui graniciari sparavano ed uccidevano, lungo la linea di confine, quegli slavi che tentavano di espatriare clandestinamente in occidente e molte furono le vittime. Erano i tempi in cui gli italiani di confine, in lunghe colonne di auto, di sabato e domenica, sciamavano nella vicina Slovenia per acquisti di merci e buon prezzo e fare il pieno di benzina a costo incredibilmente ridotto. L' immagine di Tito era dovunque esposta nei bar, supermercati etc. Piacevano le musiche folcloristiche in voga negli ambienti pubblici che creavano un permanente clima festoso per certi versi celebrante la resistenza jugoslava che fu, a mio avviso, vera resistenza. A me, piaceva, veramente la canzone " Jugoslavie" : la percepivo come inno nazionale. Mi colpivano i toni fascinosi dal contenuto declamante e strascico nostalgico che rievocava un groviglio di sofferte vicende passate, bagnate di sangue...All' interno della Federativa iugoslava si percepiva un senso di assestamento e normalizzazione, costruttivo della nuova Iugoslavia. ed era apprezzabile. Nonostante tutto restava però un filo di sospetto, almeno in me che conoscevo come studioso il retroscena dei grandi massacri di fine guerra, un qualcosa di nascosto dietro la porta cioè di non limpido. Questa fu una mia sensazione su cui meriterebbe scrivere.
POST SCRIPTUM
Mi spiego sulla riserva finale di cui sopra. Nato e cresciuto nel fascismo e nazionalsocialismo in cui si credeva ed anch'io ci credevo come dottrina irrinunciabile e che, in realtà, fu forma necessaria a raddrizzare per quanto riguarda l' Italia, lo sbandamento di fine della prima guerra ed immediato dopo e fu la spinta che raddrizzò l' economia nazionale e portò l' Italia ad una posizione di prestigio. Il fascismo e il nazionalsocialismo predicavano la condanna assoluta di ogni fede a sinistra, concetto che costituiva il punto chiave della fedeltà di destra. Via via negli anni del dopo seconda guerra ritengo di aver compreso, con chiarezza, il concetto di libertà, argomento non semplice e mi disincagliai da fedeltà politica, credo sbagliando perchè, il non assumere un inquadramento sincero ed attivo sul piano politico, ti separa da interessi vitali ed importanti. Comunque le esperienze di vita poi ti insegnano, purtroppo un po' tardi. Vissi anche dei periodi quasi simpatizzando per un senso di anarchia il che, a mio giudizio, derivava dalla mia immersione nella comprensione del vasto panorama culturale dell' arte pittorica, la cui splendida forza favoleggiante ti introduce a conoscenze sublimi, ma ti distanzia da interessi materiali. Detto questo come premessa voglio motivare che cos' era e che cos'è il filo di sospetto cui ho accennato, quel qualcosa di nascosto dietro la porta cioè non limpido, sensazione che avvertivo nei rapporti in veste di turista o comunque di cittadino a diporto nella realtà della Federativa iugoslava staccatasi nel 1948 dall' influenza sovietica ma pur sempre radicata su principi marxisti. Era il riemergere di una residua avversione, radicata nell' animo negli anni del fascismo e nazionalsocialismo, contro il concetto di sinistra. Nella forza dell' autogestione socialista della Federativa iugoslava avvertivo un' innovazione indubbiamente valida ed anche invitante e Josip Broz Tito si era reso veramente prestigioso con la creazione, a Belgrado, della sede degli Stati non allineati, organismo che aveva la sua rilevanza internazionale. Ma c'era sempre un che' residuo, un qualcosa di minimo che bisognava deglutire, ed era quell' avversione ex fascista radicata nell' animo che in realtà meritava di essere superata e bisognava credere nella nuova Iugoslavia unita.. Il mondo social comunista iugoslavo, quello dell' est, dello stalinismo comunista dell' URSS, è comunque caduto, scomparso in modo allucinante. Non mi è mai riuscito di capire se il crollo fu dovuto a insostenibili principi di fondamento ideale o se sia stata l' opera massonico-capitalista ad innescare e provocare il crollo con le sue larvate, lente occulte manovre. Se si pensa ai lunghi decenni di imperialismo di sinistra, all' impegno dedicato da politici, studiosi, convegni, tragedie, al trascinarsi di un sistema che poi è improvvisamente finito e del quale quasi non si sente nemmeno più parlare, si resta senza parole.
27 novembre 2020
CARNIER PIER ARRIGO
L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto e acqua
Laura Zanardo, Stojka Radulović e altri 13

giovedì 26 novembre 2020

   


CARNIER  PIER ARRIGO


VENEZIA, GLI EBREI  ETC. ETC.


In un libro di BARBARA VANIN di Mestre in base a una segnalazione pervenutami dall' Accademia di San Francisco - California (Stati Uniti) , riguardo gli argomenti dell' esodo giuliano dalmata degli italiani c'è una citazione sotto il mio nome : Carnier Pier Arrigo. La foto di cui sopra appartiene al menzionato archivio di Venezia, città meravigliosa unica al mondo, dove io trascorsi professionalmente diciotto anni : città dalle vaste possibilità formative culturali. Di quando in quando nella zona verso San Marco, mentre passeggiava, mi capitò di vedere il grande pittore De Chirico ed anche Ezra Paund, l' uomo che evidenziò delle verità essenziali su aspetti positivi del Fascismo, aspetti che in un colloquio a Firenze me li sottolineò anche Degli Uberti, noto personaggio fiorentino discendente da Dante Alighieri. Gli italiani non sanno che dir male del Fascismo, ma le radici ideali, messe in luce da Ezra Paund, evidenziavano delle verità.

Gli anni che passai a Venezia furono splendidi, anni puliti e la foto di cui sopra sembra ricordarmeli. Molto avrei da dire perchè conobbi diversa gente di cultura e diversi ebrei e di questi il loro modo di essere : molto loquaci, intelligenti, pratici. Un ebreo, commercialista, che aveva studio in Corte dei Licini, dialogando mi disse un giorno in veneziano : <<..i miei meio clienti, Carnier, i sè quei de le bancherele in piassa >> . Perchè, io ribattei ?? << Parchè i te paga subito e in contanti>> ( Traduzione : << I miei migliori clienti, Carnier, sono quelli delle bancherelle in piazza>>. Perchè : << Perchè mi pagano subito r in contanti >>). Molti sono i miei ricordi su Venezia. Alcuni veramente piacevoli ed indimenticabili. Li ho memorizzati in note e stanno nel cassetto. Di frequente andavo a trovare Anna Toniolo, arguta giornalista veneziana. Abitava lungo il Canal Grande e aveva sposato un russo, il professor Ivanow figlio del generale Ivanow. Del suocero teneva su un mobile in vista la sua foto in uniforme da generale cosacco ed accanto posato uno splendido pugnale dall' impugnatura decorata, ovviamente cosacco. Andavo da lei anche su invito quando diverse amiche convenivano nel suo salotto, fra le stesse alcune belle distinte ebree. belle in senso tipico non delle bambole. Delle stesse mi è rimasto in mente come scolpito il loro modo di essere, i principi per conservare a lungo l' esistenza, il non sprecarsi in parole inutili la cura incessante, che si capiva dai loro dialoghi, del loro corpo. Intelligenti al di sopra di ogni immaginazione, straordinarie nei movimenti come calcolati, donne che mi stupivano, mi affascinavano....Anna Toniolo di vasta cultura, mi parlò di vicende importanti, famosi processi di un lontano passato, di straordinarie donne russe vissute a Venezia tra le quali Katharina Pawlowna detta contessa Scavronskaja, moglie del generale russo Bagration, che fu da lei tradito per ragioni di stato per cui  divenne l'amante di Clemens Metternic, famoso ministro austriaco, una storia da scrivere. La Toniolo sapeva molto su di lei da preziose inedite testimonianze del passato : Katharina contessa Scavronskaja era donna stupenda, soave come caduta in terra da un paradiso sulle stelle. Sapeva come visse a Venezia, passato il trionfo di amante di Metternich, e mi descriveva il come si nutriva, come si muoveva e certe ristrettezze. Annotai tutto.....Fu sepolta nel cimitero dell' isola di San Lazzaro, nella laguna. Una domenica andai sulla sua tomba dove sta una lapide ingrigita con foto sotto lastra della sua immagine, tratta dal dipinto di un pittore. Era una giornata sciroccosa, nubi basse sulla laguna : nel cimitero quell' austero profondo silenzio che incute alto rispetto e ti allontana dalle cose terrene per cui ti sembra di essere fuori dal mondo e percepisci un senso di pace dell' anima.. Mi chinai per leggere bene l' epigrafe un po' danneggiata dal tempo: sinceramente provai tenerezza e mi passò per la mente il profumo del mondo imperiale russo ed austroungarico , le tante cose che sapevo ed era come se lei fosse risorta e le vedessi davanti nel modo di essere dei suoi tempi eccelsi, per conto mio splendidi ed irripetibili. La Toniolo mi parlò anche di Jussupow, il principe russo di alto lignaggio che uccise Rasputin il quale, venendo da Parigi a trascorrere un periodo di diversione a Venezia, passava dei pomeriggi a casa sua a conversare con suo marito e lei. Passando ad altro molto piacevoli i dintorni lagunari di Venezia : Punta Sabbioni, Ca' Savio e, verso sud,  Chioggia su cui c'è da raccontare. Come già detto ho annotato tutto e pubblicherò, ma ho tanto cose da pubblicare, il che un po' mi preoccupa per cui confido che Dio mi conservi i salute. I cosacchi mi hanno detto che io andrò avanti nel vivere...

domenica 22 novembre 2020


RIPUBBLICAZIONE VICENDA  IRMA GAGLIOLO- FUNGHI- MALGA LAVARDET  ETC.












































si chinava comunque  a cogliere le  bianche rose di quei rosai dall' e profumo delicato, durante la  fioritura in giugno e luglio.  Ne faceva un mazzo da mettere nel vaso sul tavolo in  cucina. Diceva che nel cogliere quelle rose ne recideva con accortezza i gambi con una forbice che teneva in tasca.

Nell' immaginarla camminare a passi misurati la vedevo trasfigurata in un' immagine angelica, bramosa di sensazioni idilliache immateriali che le  davano  gioi ed istantanea mi balzava in mente l' immagine di Celtine, la figura ideale delle montagne della Carnia..e a tal proposito non posso evitare una spiegazione............
 Per completare l' immagine del bosco aggiungeva che, a volte , un capriolo e talvolta un camoscio sceso dalle montagne, com' era capitato  anche a me, attraversava il bosco come un fulmine spezzando il silenzio  dando luogo a un momento quasi di sgomento, dopo di che l' atmosfera del bosco si ricompone  Riferiva poi  la sensazione da fiaba che provava d' inverno mentre fittamente nevicava. Mi  spiegava che usciva dal casolare con l' ombrello, quello in tela resistente in uso ai contadini pastori e malgari,  dalla bordatura a strisce colorate celeste, rosso blu e arancione. Scendeva lungo la mulattiera e si fermava ai margini del medesimo immersa con le scarpe da montagna nella neve.
Le piaceva assistere  al fitto nevicare sul manto verde del bosco, in un silenzio pervaso delicatamente  da quel  fluire, con l' orizzonte inerte, marmoreo,cupo facendo intendere  fantasiosamente l' emergenza di  villaggi sommersi con valligiani chiusi nelle case accanto a focolai o a  ferrosi "spolerts " di cucina, sognando caprioli rintanati fra cespugli e tordi,ciuffolotti e capinere sonnecchianti in agoli protettivi dei sottobosco.

 presagio,  di attesa e di minacce del nevicare, preludente difficoltà, caduta di  valanghe loghi di miseria di povera gente.
Poi si finiva per richiamare alla memoria vicende tramandate, sepolte. Riemergeva la storia di Celtine...ma cià che noon finiva mai di affascinare era la rievocazione di verità miste a leggenda di donne vissute in epoca remota, donne carniche meravigliose, travolgenti..........



In età avanzata Irma aveva assunto una figura austera che rammentava l'immagine della Jotti, presidente camera dei deputati e non ero solo io a pensarlo......




 PICCOLI,  GRANDI  RICORDI DELLE MONTAGNE DELLA CARNIA



Il titolo potrebbe anche essere    GENTE DI CARNIA


IRMA GAGIOLO    -

L'ascesi s'incontra già nelle fasi primordiali e arcaiche della religione. ... l'ascetismo è invece in altre religioni l'elemento essenziale e centrale della vita ... e lotta nella quale anche l'uomo è implicato, in quanto è spirito nella materia, onde per ...




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locale avesse aperto in anticipo. Ma non era così poichè, pur essendo superata la mezzanotte, il bar-locanda non aveva ancora chiuso. Giunti nelle valli faceva ancora buio ed in attesa che si facesse veramente giorno, per iniziare la ricerca dei funghi, sostammo all' interno di una staipa fatta di travi in legno, scure per la vecchiaia e rivestite all' interno di un  sottile strato di muschio. orse istintiva la domanda sul motivo del perchè stentava a farsi giorno per cui si fece evidente anche la risposta sul come stavano realmente le cose.

Andando oltre al ricordo delle valli di Ovasta sempre per la ricerca di funghi, da solo battevo altre contrade. Di fianco alla mia casa in val Gorto, partiva una mulattiera che saliva su un altopiano e raggiungeva del casolari con stalle e dimore di contadini.  Il rimo era Tauz di radice tedesca, abitato da montanari dalla parlata carnica piuttosto a voce alta, dal tono dei malgari, usando spesso termini rudi ed a volte lascivi, per cui in casuali riferimenti spregiativi alle donne dicevano " quella piscia di donna" definizione derivata dal verbo pisciare.

Rammento il vecchio proprietario detto Zuan da Braida seduto d' estate fuori dal casolare mentre sul piccolo incudine piantato nel terreno  fra le ginocchia batteva la falce, vale a dire l' affilava. Figura prestigiosa  della famiglia era Irma la nuora, giovane  moglie del figlio  "Giovanin".  L' avevo conosciuta prima del matrimonio a malga Jelma nei giorni di monticazione, dov' era giunta col padre a portare le vacche. Venivano  di Sostasio in val Pesarina . Irma era alta ed aveva del   fascino nelle movenze del portamento. Parlava con fermezza e,ove occorresse, non  risparmiava frasi lapidarie e  spregiative verso chi le meritasse .Prima che si sposasse, nel corso di un certo periodo, la rivedevo alle feste da ballo in val Pesarina, a Prato e Pradumbli. I balli erano organizzati alla buona in qualche stanzone  di paese dal pavimento in tavole di legno  che scricchiolava per la vecchiaia, al punto da temere che potesse cedere  ed affondare con un piede. A Pradumbli avevo confidenza con Mery Agostinis che gestiva il bar del paese, giovane donna molto sveglia che non si lasciava incantare. Pradumbli fu nota patria di anarchici e durante la resistenza (1944-1945) covo di partigiani. Ne successero di tutti i colori e d' altronde, nata dal nulla, la resistenza non poteva essere diversa. Umili boscaioli divennero ardenti capi partigiani comunisti: uniformi nuove grigioverde o color cachi confezionate da donne volontarie, ampi fazzoletti rossi al collo. Vi fu un' estate favolosa (1944) poi nell' autunno coi grandi rastrellamenti tedeschi ed appoggio fascista, le cose precipitarono e i boscaioli,in gran parte tornarono ad essere boscaioli. Mery fu testimone di varie vicende, talune oscure che, negli incontri del primissimo dopoguerra, volle confidarmi. Nella sua abitazione con bar si era insediato un noto commissario e dopo un ' azione condotta a Sappada,divenne luogo di custodia del podestà di quella cittadina, arrestato in quanto esponente del ripristinato partito fascista. Si trattava di Luigi Cecconi padre di cinque figli che il commissario  ritenne di condannare a morte.La fucilazione fu eseguita in luogo sottostante il paese vicino a un torrente  ed ivi sepolto. I familiari chiesero notizie e la risposta trascinata a lungo fu che era tenuto prigionieri e si chiedeva della biancheria di cambio... Ci sarebbe molto da dire ma lo farò in altra sede.

 A quelle feste da ballo conobbi una donna  con la quale ebbi una storia  e,  per sentirmi più libero nel raccontare, come si fa nel romanzo,  la citerò  con lo pseudonimo di Elga  Era  più anziana di me il che  costituiva per me  maggior interesse :  mi piacevano le donne non ventenni ma quelle che avevano alle spalle qualche storia. Tra noi noi si stabilì una spontanea  amicizia che andava oltre la simpatia. Facemmo qualche giro sulle montagne. In uno di questi passammo a malga Losa e poiValuta, raggiungemmo Mont da Riu e qui  facemmo dietrofront, passando poi  alle malghe  Gerona, Pieltinas dove consumammo dei viveri di scorta. Conversammo e mi piacque enumerare i malgari che avevano a lungo monticato la malga, fra i quali Mario Concina. Raggiungemmo poi  Vinadia grande. dove sostammo . Era fine settembre con le  malghe già smonticate per cui nelle stesse regnava quel malinconico silenzio tipico dei luoghi a festa è finita. Ci trovavamo seduti su una panca all' interno della casera ed  io stavo osservando la "mussa" in legno con perno base in metallo  che, nella fase casearia di lavorazione quotidiana, tiene appesa la caldaia in rame riempita del latte della mungitura e serve a rimuoverla per  dare la giusta cotta e poi a rimetterla sul  fuoco di ramaglie acceso nella cavità del lastrico. Lei, Elga ,si tolse il maglione di lana e sotto, pur stante il reggipetto, il seno si evidenziò palpitante. All' interno della casera si sentiva il tipico odore di malga misto a quello di cenere e caligine. Per farla breve facemmo l' amore sul vecchio tavolo scricchiolante della casera. Elga era  donna travolgente, aveva una struttura fisica provocante con delle cosce ampie ma  al limite giusto, che avrebbero ingoiato il mondo, autentico dono  dai poteri eccitanti.

.Seguì uno stato fisico di rilasso immersi in  una calma paragonabile all' indefinibile  distensione che investe il paesaggio dopo lo scroscio di un temporale con tempesta. Parlammo  poi con spontaneità dello stato psichico in cui ti innalza, fuori dal mondo, la consumazione dell' atto sessuale e ci piacque parlarne con libertà e realismo. Uscimmo poi dalla casera. Faceva caldo quasi da sentirsi in agosto. Il pascolo era  immerso nel silenzio con odore d'erbe appassite e terra smossa da zampate di vacca,,  ma qua e là nel campiglio si notava un rinverdire a chiazze, piacevole  riverbero vegetativo di fine stagione,  mentre allodole pigolanti volavano basse con brevi soste sui tetti degli alloggiamenti delle vacche. Ci incamminammo  lentamente sulla sulla mulattiera di ritorno  a valle.  Avevamo di fronte le dolomiti  che col tramonto apparivano color   rosso viola.

 Nell' evolversi delle cose Elga poi si sposò ed  emigrò nel Francia . Uscì pertanto dalla mia vita. lasciando  un inevitabile  caro ricordo.degli anni giovani quale parte del patrimonio interiore. Via via nel tempo ti rendi conto che tutto passa e ciò che conta è il  vivere con generosità d' animo, fare del bene ed  essere consapevoli di che cos'è la dignità umana, del valore fondante della stessa con alto rispetto per quella altrui.

Di quando in quando passando per Tauz, mi fermavo a salutare Irma e scambiare con lei qualche considerazione..Questo accadeva anche d' inverno quando, con la neve gelata  salivo con gli sci sul monte Podzof per cui,  passando accanto al casolare di Tauz, come accennato mi fermavo  a salutare. Giunto sul monte mentre stavo per buttarmi in picchiata nel  canalone detto "Lavinal" , che in carnico significa luogo di slavine,  guardando dall' alto verso il  casolare,  notavo   accanto al medesimo. nella luce abbagliante del candore della neve, un piccola figura scura  che guardava verso l' alto :era Irma. Nello scorrere del tempo pensai spesso con disappunto a quel buttarmi in discese rischiosissime : se cadevo e finivo contro un  tronco  d' albero era finita. 

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( 3  )


Quella di Tauz era una famiglia contadina benestante.Viveva con tranquillità dal punto di vista economico.: Disponeva di vasti beni prativi, bosco e stalla con oltre venticinque vacche che,  all' inizio di giugno venivano portate all' alpeggio in fondo alla val Pesarina,  a malga Lavardet, che aveva due dislocazioni:  la prima in zona agevole accessibile con automezzi, inframmezzata da bosco nero cioè di abeti, dove rammento di avere incontrato il pastore detto " Piluch" cognome Concina,  che veniva da Invillino, mentre dava delle manciate di sale rosso alle vacche affondando il braccio nella gola. Traeva il sale da una bisaccia penzolantegli sul fianco, assicurata da cinghia di sostegno attorno al collo. Lavardet era  zona  piacevole, piuttosto umida nella parte boschiva. A qualche chilometro verso ovest la strada, superando un valico,  immetteva nel Comelico che fa parte del Cadore. L' altra malga era Mimoias posta ad altitudine superiore. Non aveva un ampio campiglio ed il pascolo si estendeva ad  est  infiltrandosi in canaloni tra le ricce dolomitiche, con abbondante fioritura di stelle alpine   ((Leontopondium alpinum). che  restavano  inutilizzati nella parte alta stante la ripidità. Pascolo difficile, mi diceva un vecchio pastore, ma dall' ottimo erbaio perchè godeva di certi sali  contenuti nelle rocce sovrastanti che, con le piogge, defluivano sul manto erboso sottostante. Il termine erbaio era usato sovente dall' "Ors di Pani",  Antonio  Zanella mio amico che,  quando parlava di malghe faceva una distinzione riguardo il pascolo,  se posto a "miez dì" (mezzogiorno, cioè a levante) o a "miezegnot" (mezzanotte cioè a ponente) poichèl' la saporazione dei prodotti caseari risultava diversa.

Dopo Tauz c' era il gruppo di casolari detti " La Braida",  abitati da famiglie di montanari in parte dal cognome Del Missier. Dalla Braida dipartiva un strada percorribile con automezzi che superato un vallone raggiungeva in salira il ridente villaggio di Clavais, detto in carnico Clavajas termine di origine slava.

Prima di proseguire mi piace ricordare che, nella zona prativa di Tauz di Sopra in una tarda mattinata di giugno, leggermente piovosa mi capitò di scorgere a distanza in uno spazio fra i cespugli la sagoma di un fungo di grosse dimensioni rispetto a quelli di livello normale, Non  credevo ai miei occhi e addirittura rallentai il passo. Giunto sul luogo rimasi incantato. Si trattava di un porcino. Era qualcosa di impossibile, perfetto nella forma e frescura. Lo trassi con delicatezza dal radicamento nel muschio. Rientrato a casa e posato sulla bilancia pesava quasi quattro chilogrammi.

Riprendo  da dove mi ero fermato cioè da Clavais frazione del comune di Ovaro in carnico Davaar, che si suppone pure di origine slava. Clavais, ai tempi della mia giovinezza,era un paese ordinato con addossate ai muri delle stalle  molte slitte in legno di fabbricazione locale quale mezzo per il trasporto con traino a braccia, del  fieno del monte sovrastante, il Podzof, pure termine slavo. Lo sfalcio della grande area prativa che avvolgeva il monte salvo una parte boscata sul fianco nord, avveniva da fine giugno  a tutto luglio. La fienagione  era i genere affrontata dalle donne. La superficie dei prati, dopo lo sfalcio, risultava perfetta. Non un filo d' erba era stato risparmiato : su notava il segno della falciata fatta con cura indubbiamente con falci affilate. Del fieno, in agosto, risultavano riempite le staipe oltre ai covoni, detti "medas",  allestiti in zona a portata delle slitte con metodo a pressione, eseguito normalmente dalle donne che,  tenendo le mani sul un palo conficcato nel terreno,  iniziavano dalla base a pressarvi attorno il fieno in senso circolare, a piedi scalzi. Ad operazione completata il covone o "meda" veniva pettinato con  rastrelli creando una superficie spiovente, di modo che  l'acqua delle piogge vi scorreva senza penetrare. Se affondavi una mano nei covoni o nella catasta di fieno delle staipe e strappavi una manciata di fieno, sentivi un forte  profumo aromatico .  

Tornando al discorso dei funghi battei proprio anche il monte Podzof e vi trovai dei porcini eccezionali,  non proprio della grandezza di quello raccolto a Tauz di sopra. La ricerca d funghi costituiva anche uno svago , oltretutto per camminare su sentieri e girare per boschi, dei quali mi piacevano i silenzi. Affrontai anche i sentieri del monte Talm, ad ovest di Comeglians il mio paese, monte a cui fanno seguito sempre ad ovest le già citate dolomiti pesarine, mentre a nord-est i suoi fianchi con prati zone boschive e pascolo con malga "Chiampiut", affondavano nell' alta valle di Gorto. "Chiampiut" come malga mi piaceva. Era di proprietà dei signori Screm, possidenti del mio paese e fu a lingo monticata da un contadino e malgaro di Calgaretto, frazione del comune di Comeglians soprannominato "Mini". Immancabilmente "Mini" lo notavi ai mercati autunnali di valle avvolto in una lunga mantella nera : al San Nicolò di Comeglians San Martino di Ovaro e Villa Santina, quest ultimo definito in carnico  : " marchiaat da Vila". A quei mercati affluiva numerosa la gente dei paesi, anche e perchè c'era l' abbinazione del ballo. Nei mercati era tipico il vociare di donne che gestivano bancherelle dove, se d' inverno, si vendevano soprattutto mandorlati, frutta secca, arance (naransas) e mandarini. <c<' era inoltre il banco dei prodotti caseari e salumi con affiancato un automezzo tipo furgone, che conteneva il carico dei formaggi e affumicati. Al bancherellista  piaceva declamare il nome della malga di provenienza dei  formaggi e ricotta . "...a l'è formadi da mont di Pieltinas, Vinadia,Mont di Riu Plumbs, Chiaula Granda Norvenas....". In zona separata aveva  luogo il mercato del bestiame ritrovo di vacari e commercianti,

Riguardo il monte Talm avvertivo interesse a conoscere il significato etimologico del termine per cui feci delle indagini, che però non produssero alcun risultato. probabilmente anzi quasi certamente deriva dal tedesco. Sul  versante sinistro del monte esistevano tracce medievali di una strada carreggiabile che scendeva da Sappada, nel Cadore, e proseguiva verso sud, che si diceva utilizzata dai sappadini benestanti, popolazione dalla parlata tedescofona er portare a seppellire i loro morti nel cimitero della Pieve di Gorto, posta si un' altura nei pressi del villaggio di Cella, attuale frazione del comune di Ovaro.Nel cimitero della Pieve esistevano vecchie lapidi con epigrafi in tedesco ce credo siano state conservate- Cella era noto e credo lo sia ancora per l' esistenza di cave di argilla e fornaci che da tempo immemorabile, ad uso edilizio, producevano laterizi cioè tegole e coppi per i tetti delle case nonchè ciotole e dell' altro per uso casalingo. Parte delle tegole e coppi, onde renderle pregiate, venivano trattate con una vernice verde ottenuta solvendo del rame con degli acidi. Per la maggior parte i tetti dei paesi della Carnia furono realizzati con la produzione di Cella, fatta salva una percentuale proveniente dalle fornaci di Spresiano i zona trevigiana. Non posso tralasciare un particolare. Nei dintorni di Cella c' un' altra vecchia borgata, chiamata Riu che in qualche modo credo legata, per probabili vecchi diritti a malga Mont di Riu che sta sul versante ovest nella zona sottstamte in monte Col Gentile.