giovedì 19 febbraio 2015

FORTE INTERESSE AGLI ARGOMENTI STORICI DA ME TRATTATI





SEGNALAZIONE AD AMICI E SIMPATIZZANTI
    
Di recente si è registrato un intenso interesse agli argomenti storici da me  trattati via Internet. Sul sito  Blogger   il  dato statistico segnala  che, ad oggi  19 febbraio 2015, sono state complessivamente visualizzate 9.193 (novemilacentonovantatrè) mie  pagine e circa altrettante su Facebook. Tengono banco: l’evidenziazione delle menzogne propinate sulla Risiera di San Sabba, attribuendo alla stessa  la falsa qualifica di campo di sterminio laddove  si trattava di semplice campo di transito - la puerile desolante invenzione di “Carnia Libera” o “Repubblica della Carnia” -  il caso “ Bocche cucite sulla vicenda del capo partigiano “Olmo” - la strage dei partigiani anticomunisti a malga Porzus presentata come tale sul terreno delle convenienze politiche ma smentita sul piano storico da prove e circostanze che dimostrano trattarsi di un'esecuzione motivata - la donazione, da parte del Gruppenfuehrer SS. Otto Gustav Wächter, di una forte somma di denaro al parroco di Timau, don Ludovico Morassi, che consentì al medesimo di realizzare la sua nobile aspirazione, quella di dare avvio alla costruzione della meravigliosa chiesa Cristo Re. Si tratta di luminoso argomento, quello della donazione, che travalica i confini ambientali ed in riferimento al Gruppenfuehrer SS. Wächter, ex governatore della Galizia strettamente legato al Vaticano,  dispongo ora di nuovi eccezionali  documenti che serviranno a porre, nella giusta luce, la sua personalità ed il suo operato. Forte attenzione riscuote, come da me narrata, la rappresaglia tedesca su Avasinis attuata, il 2 maggio 1945, a seguito di un attacco partigiano ed inoltre l’immagine del capo partigiano  MIRKO del quale sono tuttora procuratore “Post mortem” ed ovviamente di KATIA sua compagna di lotta, da me presentati nel loro profilo storico. Forte interesse continua a suscitare, all’estero soprattutto,  la mia motivata critica allo strano congresso sui cosacchi a suo tempo tenuto Verzegnis, in Carnia.  Vi è quindi una  consistente condivisione del mio impegno inteso a ristabilire delle verità travolte da  menzogne politiche propinate per decenni e da deprecabili pressappochismi ed  incompetenza. L’interesse risulta esteso, oltre all’Italia, alla Francia, Austria, Germania, Svizzera, Paesi Bassi,  Svezia, Federazione Russa, Regno Unito, Stati Uniti.

19 febbraio 2015

PIER ARRIGO CARNIER

domenica 8 febbraio 2015

PORZUS - 7 FEBBRAIO 1945



COMUNICATO AD AMICI, SIMPATIZZANTI E CHIUNQUE ALTRO ABBIA INTERESSE ALLA STORIA

                                    PORZUS
                           7 FEBBRAIO 1945

Ho letto sul Corriere  Della Sera di ieri, 7 febbraio, un articolo per la verità non rilevante sulla vicenda di Porzus ed oggi ho notato che l’argomento è stato rievocato da uno dei quotidiani  del Friuli Venezia Giulia e forse da altri.
Conservo una cartella voluminosa di miei articoli pubblicati al riguardo su vari quotidiani a cui corrispondevo o collaboravo (L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Il Gazzettino…), ultimo nel 2012 su “ La Voce di Mantova”,  argomento che trattai anche su alcuni periodici.
Da quanto recentemente ho letto, scritto da altri, vedo che il tenore dei giudizi  dopo settant’anni dai  fatti persegue una linea  accomodante chiaramente politica onde non urtare interessi, metodo da cui dissento nettamente. Nel Friuli, dal mio punto di vista, sussiste un condizionamento nell’esposizione effettiva dei fatti dovuto alla  cappa clericale (non che io sia contrario alla Chiesa) e in riferimento a Porzus si tende a far credere che la ventina di vittime osovane  vadano assunte come simbolo di martirologio in nome  dell’italianità mentre  l’analisi dei fatti e delle prove dimostrano una situazione diversa. Da ex membri dell’Alto comando tedesco di Trieste ebbi a suo tempo conferma che la Platzkommandantur di Udine aveva stretto rapporti con esponenti dell’Osoppo per cui in realtà, tedeschi ed    Osoppo avevano “annodato le fila”, affermazione che trova riscontro nei rapporti che membri delle missioni britanniche, accreditati presso i partigiani (Sir Thomas Mackpherson ed altri) resero a fine informativo al superiore Comando sulla base di informazioni e valutazioni dai medesimi recepite da fonte slava. Considerate le circostanze e le tensioni della guerriglia appare ovvio che, il concetto dell’azione esecutiva di Porzus, fu motivata da decisioni operative  causate di fatto dal cedimento della condotta dall’Osoppo rispetto ai principi della Resistenza, confermato da fonte tedesca.
Questi sono i fatti e non chiacchiere per cui, sotto il profilo storico,  l’azione punitiva su Porzus fu motivata. Ebbi vari rapporti con Giacca (Toffanin Mario), ex capo dei GAP che guidò l’azione esecutiva,  onde arrivare a una chiarificazione e convengo che  le motivazioni dal medesimo addotte coincidono con quanto da me accertato. Che l’operazione esecutiva avesse potuto risparmiare taluni giovani ignari, è stato da me osservato a Giacca, ma le regole della guerriglia e lo stato delle circostanze non evitarono tale crudeltà.
Non condivido naturalmente e disapprovo l’utilizzo strumentale che si fa della vicenda Porzus sul piano politico con pressappochismo ed impreparazione, come già infatti per lunghi decenni l’argomento fu utilizzato dalle forze politiche democratiche  (Democrazia Cristiana) in funzione anticomunista onde  trarre dei successi elettorali. Allora i comunisti attuarono una difesa sbagliata attribuendo la responsabilità, come capro espiatorio,  ad un errore di  Giacca, ed  oggi, per ragioni di comodo, sempre i comunisti  modificati in Partito Democratico, sono disposti a cambiare versione ma il giudizio storico è dato dalle prove menzionate ed è inutile girarvi attorno all’italiana.

  08 febbraio 2015
                                                             PIER ARRIGO CARNIER

mercoledì 4 febbraio 2015

BOCCHE CUCITE SUL CASO DEL CAPO PARTIGIANO "OLMO"



 COMUNICATO A E SIMPATIZZANTI
 
Bocche cucite riguardo la mia lettera sul caso del capo partigiano “OLMO”  pubblicata sul quotidiano il ” Gazzettino”, edizione Udine, il 27 gennaio u.s. Evidentemente si teme  di urtare qualcosa che esploda come quando si cammina su un campo minato ma soprattutto perché si teme la verità,  dopo avere propinato  alle ignare nuove generazioni, da parte di organismi pseudoculturali tenuti in piedi con denaro pubblico, falsità spudorate quali  l’affermazione di  “ Carnia libera” o “Repubblica della Carnia” ed alterato la realtà  resistenziale con  filmati d’una desolante mediocrità infantile,  ritenendo che la Resistenza, che aveva carattere rivoluzionario di base comunista,  debba essere presentata come una fiaba idilliaca, quali  “Carnia 1944. Un’estate i libertà” ed altri consimili di cui , fortunatamente, non si sente più parlare. Il caso “OLMO”, con lettera piu ampia, è uscito inoltre sul quotidiano  “La Voce di Mantova” e,  come articolo su “Trentino Libero” quotidiano on line. Notevole, su tale argomento,  l’interesse manifestato su quanto da me pubblicato via Internet  sul sito Blogger che, alla data di oggi  4 febbraio 2015, registra raggiunte 8.781 persone e circa altrettante sul sito Facebook.
 04 febbraio 2015
 PIER ARRIGO CARNIER    

lunedì 2 febbraio 2015

TIMAU (CARNIA) : LA VERA STORIA DELLA CHIESA "CRISTO RE"



COMUNICATO AD AMICI, SIMPATIZZANTI ED A CHIUNQUE SI INTERESSI A VICENDE STORCHE


Mi è capitato tra le mani il seguente mio articolo, pubblicato 20 giugno 2007 dal quotidiano regionale  Messaggero Veneto, tratto da un mio scritto più ampio diffuso dal  periodico trilingue “ ASOU GEATS”,   che si stampa  a Paluzza in Carnia  in prevalenza  nell ’idioma tedescofono  di Timau e  parte in lingua italiana e friulano. Il periodico ha una sua diffusione anche in Austria.
Lo ripropongo per ricordare la donazione, durante la ritirata tedesca e cosacca a fine aprile, inizi di maggio 1945, di una consistente somma di denaro  da parte di un ufficiale germanico, al parroco don Ludovico Morassi, somma  che servì  ad avviare la costruzione della chiesa “CRISTO RE”. Sulla base di mie annose ponderate ricerche il donatore risultò essere l’Obergruppenfuehrer SS. OTTO GUSTAV WÃCHTER. 

Con tale mio accertamento sulla donazione di Timau, realizzato con impegno e dispendio di denaro  e tempo nell’interesse della verità storica, senza mai chiedere un  centesimo a fonti regionali di preteso patrocinio culturale, sono state travolte maleodoranti invenzioni paesane ed altre, parto  di pennaioli una delle quali romanzata che tuttavia ebbe vita breve.

Prendo occasione per rammentare quanto già avevo detto nello scorso febbraio 2014 in occasione alla visita fattami da esponenti russi, e cioè data la mia età avanzata e considerato l’aggravarsi della pseudo cultura italiana spinta a sinistra, sono ormai propenso a cedere il mio patrimonio documentale storico, frutto di quarant’anni di lavoro e stanti delle proposte fattemi, a un importante  museo archivio di Mosca o degli Stati Uniti.
                             

Timau, un ufficiale tedesco donò i soldi per la chiesa

È stata ripresa da alcuni quotidiani e periodici austriaci e tedeschi, e tra questi il 'Braune Schweiger Zeitung", la notizia, integrata da molteplici particolari, data mediante un mio ampio intervento di venti colonne sul periodico trilingue 'Asou geats" (Così va) che si stampa nell'Alta Carnia a difesa dell'identità delle isole linguistiche e che, nella sua diffusione, raggiunge anche alcune importanti università straniere. L'argomento concerne la storia della chiesa di Timau, in comune di Paluzza, dedicata a Cristo Re, la cui realizzazione fu dovuta all'impegno del parroco don Ludovico Morassi, deceduto da tempo, e alla fattiva collaborazione dei suoi fedeli, oltre ad altri generosi interventi, negli anni difficili del dopoguerra. È accertato che la somma di un milione di lire (siamo nel 1945), versata nelle mani di don Morassi che fu stimolo fondamentale all'idea dell'edificazione della chiesa, fu donata, in momenti tragici alla fine del secondo conflitto mondiale, da un comandante germanico, ufficiale tedesco a tutti gli effetti. Tale fondamentale dichiarazione mi fu fatta direttamente da don Morassi negli anni dell'immediato dopoguerra e trovò inequivocabile conferma nelle affermazioni scritte lasciate dal medesimo nel diario storico parrocchiale. Da peculiari accertamenti in seguito da me affrontati, con l'appoggio di ex militanti tedeschi e austriaci, quel comandante germanico fu identificato nell'Obergruppenfuhrer SS Otto Gustav Wächter, ex governatore di Cracovia, in ritirata da Trieste verso l'Austria. L'alto ufficiale, uomo cattolicissimo e noto per avere svolto un ruolo importante nell'Anschluss (annessione) dell'Austria nel 1938, facendo sosta a Timau, prima di valicare il Plöckenpass, come da prove testimoniali, ebbe un colloquio col parroco e, disponendo sulla propria autocolonna di forti riserve di denaro dovute alla sua posizione di amministratore militare, ritenne motivatamente di elargire quella somma. Con il crollo della Germania e la cessazione delle ostilità Otto Gustav Wächter trovò rifugio e ospitalità temporanea presso l'autorità ecclesiastica austriaca per poi avere asilo e protezione, sotto il falso nome di Otto Reinhardt, in Vaticano. Decedette il 10 settembre 1949 nell'ospedale di Santo Spirito e si seppe, da indiscrezioni, che godeva della protezione del vescovo Alois Hudal. Naturalmente quanto pubblicato su 'Asou geats" spazia nell'esporre tutti i particolari di contorno, inerenti a quanto accadde nei giorni della ritirata, fine aprile inizi di maggio 1945, nel territorio timavese e sul sovrastante passo che immette nell'Austria, in base a molteplici testimonianze raccolte, tra le quali quella del tenente della Werhmacht Norbert Schluga, capo di stato maggiore della Volkssturm nel circondario di Hermagor, nominato in quei giorni a difesa del passo con relative forze, e del commissario capo della dogana Leo Windisch, che si trovava ugualmente sul passo e, fra diverse altre, quella della proprietaria e gestrice dell'Alpengasthof Eder, posto oltre la sommità del valico sul versante austriaco, Grete Klaus, che mi riferì particolari piacevoli di quel periodo, nonostante lo stato di guerra.Piero Arrigo Carnier. Porcia










sabato 17 gennaio 2015

VICENDE PARTIGIANE DELLA CARNIA : il caso "OLMO".

COMUNICATO AD AMICI E SIMPATIZZANTI CHE COSA C’ERA DIETRO L’ELIMINAZIONE DI “OLMO “? Ringrazio tutti coloro, che hanno manifestato attenzione ed interesse riguardo il documento storico da me pubblicato sul caso ENORE CASALI “Olmo” con le precisazioni attinenti, redatto il 07 gennaio e pubblicato il 12, sia su Facebook che su Blogger. Il processo con conseguente esecuzione di “Olmo” nella zona operativa del Gruppo brigate Nord, dichiarato irregolare e falso dal contro processo celebrato per iniziativa di “Ninci” ed “Andrea”, esponenti al vertice della divisione Garibaldi-Osoppo – Friuli, evidenzia le circostanze di smarrimento resistenziale determinate dai rastrellamenti tedeschi di fine estate-autunno 1944 e ben altro. Tale constatazione suffragata da altri elementi pone quindi un’inderogabile domanda che pretende risposta, la stessa che, sotto il profilo storico, mi trovai di fronte a suo tempo sul caso del duplice assassinio di Mirko e Katia ed alla quale io detti risposta documentata nel mio volume “Lo Sterminio Mancato”-Mursia 1982, poi ribadita in vari articoli a mia firma sulla stampa. A tal riguardo venne da me da Londra, lo storico inglese Richard Lamb, biografo di Winston Churcill, essendovi di mezzo, quale motivazione dell’assassinio di Mirko e Katia, l’eliminazione di diversi ufficiali delle missioni alleate accreditate presso le formazioni partigiane. Sull’eliminazione di “Olmo” nessuno ha mai sollevato la necessità di una chiarificazione, tantomeno i vari protagonisti, comandanti e capi partigiani ormai deceduti desiderosi di un dopoguerra tranquillo e celebrativo, per cui sull’argomento cadde il silenzio. Ma la domanda rimane e cioè : che cosa c’era dietro l’eliminazione di Olmo ? Questo è il punto. 17 gennaio 2015 PIER ARRIGO CARNIER

lunedì 12 gennaio 2015

RILEVANTE CHIARIMENTO SULLE VICENDE PARTIAGIANE DELLA CARNIA - 1944

COMUNICATO AD AMICI, SIMPATIZZANTI E SOPRATTUTTO AI CARNICI DELLE SUPERSTITI GENERAZIONI CHE FURONO COME ME TESTIMONI DELLE VICENDE PARTIGIANE E DELL’OCCUPAZIONE COSACCO-CAUCASICA 1944-1945, TRATTANDOSI DI UN RILEVANTE CHIARIMENTO STORICO. L’articolo pubblicato sotto il titolo IL CASO MAGRINI – “OLMO” ha suscitato vivo interesse come infatti supponevo in quanto apportatore di chiarezza. Riprendo qui l’argomento sotto il titolo “ IL CASO “OLMO”. CAPO PARTIGIANO PROCESSATO, GIUSTIZIATO E DICHIARATO INNOCENTE. Ho integrato il testo con qualche nuova considerazione. Di tutto questo ho provveduto ad informare la figlia del Casali, Isa, che vive all’estero spiegando alla stessa che, dopo settantun anni dall’uccisione del padre, il ricupero del dispositivo di un processo partigiano che sentenziò la sua netta riabilitazione, mi ha consentito di riaprire il caso su fondati motivi. L’ uccisione di Olmo, capo partigiano, fu resa pubblica nel novembre 1944 come azione punitiva mentre invece si trattò di eliminazione concertata per sopprimere un testimone scomodo che poteva rivelare oscure vicende a carico di altri. Questo io e la madre, vedova Ines Maria Rupil, lo pensavano allorché, di mia iniziativa negli anni ottanta entrai in rapporto epistolare, intercalato da conversazioni telefoniche, con la stessa emigrata in Argentina. Per confidenze fattemi da partigiani sapevo fin dalla fine della guerra che vi era stato un processo con la riabilitazione di “Olmo”, di cui solo di recente sono entrato in possesso della prova che purtroppo spiacevolmente, Ines Maria Rupil, deceduta il 31 ottobre 2006, non ha potuto conoscere. VICENDE PARTIGIANE DELLA CARNIA - 1944 IL CASO “OLMO”, CAPO PARTIGIANO PROCESSATO, GIUSTIIZIATO E DICHIARATO INNOCENTE A fine novembre 1944 si diffuse la voce che, in base a processo era stato giustiziato dagli stessi partigiani, il trentaduenne capo partigiano Enore Casali “Olmo”. della brigata Garibaldi-Carnia. L’esecuzione era avvenuta nell’alta valle Pesarina, a località Jalna, esattamente il giorno 28 novembre 1944 come da registro di morte del comune di Prato Carnico, su notazione postuma effettuata sulla base di testimonianze, stanti le eccezionali circostanze di guerra (atto n. 4-II-C/1946). Si sparsero voci che la condanna sarebbe stata motivata dall’accusa che il medesimo era ritenuto l’uccisore del commissario partigiano Aulo Magrini”Arturo” del battaglione Carnia, al quale egli stesso apparteneva, ma i manifesti che i cittadini di Pesariis, villaggio posto nella zona dove avvenne l’esecuzione, trovarono affissi sui muri di alcune case, non riferivano affatto tale al accusa ma precisavano trattarsi di condanna ed avvenuta esecuzione motivata da comportamenti che avevano violato la disciplina partigiana. Come io scrissi a pag. 64 del mio volume “l’Armata cosacca in Italia 1944-1945“- De Vecchi 1965- poi Mursia 1990 pag. 67: “…"Olmo"era stato uno dei primi aderenti al movimento partigiano, noto per la parte attiva e rischiosa avuta nelle varie azioni iniziali”. Aveva preso parte anche alle incursioni su Sappada e ad operazioni connesse. Circolarono voci ed indiscrezioni su sue manchevolezze, relative all’imputazione, che tralascio di specificare ma che non erano tali da comportare la condanna a morte. Sorse pertanto, implicitamente,la considerazione che la motivazione della condanna capitale, dichiarata nel manifesto,fosse solo di copertura, ma che l’eliminazione fosse dovuta ad altri motivi e, sempre secondo voci, per ridurlo al silenzio ed annientare talune sue accuse su vicende che riguardavano altri, com’ebbe in seguito a dedurre e dichiararmi la moglie del medesimo, vedova Ines Maria Rupil, su cui riferirò più oltre. Del menzionato processo non fu possibile rintracciare copia perciò non fu dato di conoscere quali furono i membri della giuria e quale l’effettivo capo d’imputazione, nonché in forza a quale potere fosse stata esercitata la facoltà di giudicare. Tale processo e la relativa esecuzione avvennero quando già, dagli inizi dell’ottobre 1944, i cosacchi avevano occupato le valli della Carnia e l’organizzazione partigiana, travolta dai rastrellamenti tedeschi, si trovava sconvolta, notevolmente ridotta e frazionata. Da fonte ex partigiana attendibile (Toniutti Livio che fu capo partigiano ed Agostinis Bruno) seppi, a fine guerra, che i documenti processuali della Garibaldi-Carnia furono sepolti cautelativamente in un punto segreto del villaggio di Pradumbli ( valle Pesarina), arrotolati ed infilati dentro una damigiana.. Da qualche tempo in ogni caso sono entrato sorprendentemente in possesso del dispositivo di una sentenza partigiana di cui già avevo avuto notizia nel primo dopoguerra, relativa a un contro processo tenuto, il 2 dicembre 1944, dal comando della Divisione Garibaldi-Osoppo-Friuli a firma di due autorevoli protagonisti, il comandante Ninci (Lino Zocchi) e il commissario Andrea (Mario Lizzero ). Si tratta di sentenza che definisce irregolare il processo e false le accuse di condanna del capo partigiano “Olmo”, e lo dichiara: “INNOCENTE”. Ed ecco il testo del dispositivo : DIVISIONE GARIBALDI-OSOPPO - FRIULI Date le continue proteste circa il processo, non regolare, svolto contro il compagno Olmo (Casali Enore) da tutti i partigiani della Carnia, abbiamo rifatto il processo e dalle tante testimonianze, trovate nel controverbale, in favore del compagno Olmo, siamo in dovere di dichiararlo : INNOCENTE ! Coloro che si sono resi colpevoli con false accuse e falsi verbali dovranno rispondere anche con la vita nel processo regolare che si svolgerà appena le circostanze lo permetteranno. Il Comandante Il Commissario V.(Ninci) ( Andrea) Zona, 2.12.1944 Merita osservare che, il provvedimento di riabilitazione del capo partigiano “Olmo” a rettifica di un processo giudicato irregolare e falso, celebrato in zona operativa posta responsabilmente sotto il comando Gruppo brigate Nord (brigata Garibaldi-Carnia e Garibaldi Val But), fu invece deciso dal comando della divisione Garibaldi-Osoppo – Friuli che, in quel tragico autunno 1944, a fronte dello sbandamento delle formazioni partigiane, assunse una funzione guida. I responsabili di tale comando, “Ninci” e ““Andrea” giunti in Carnia dalla pedemontana occidentale con forze superstiti, sotto l’incalzare dei rastrellamenti, avevano preso parte, il 20 novembre 1944, all’importante raduno di tutti gli esponenti delle forze partigiane dopo i grandi rastrellamenti tedeschi, Osoppo compresa, nella valle di Pani, e fu in tale riunione che il commissario “Andrea” espresse ed impose la necessità di condurre nell’inverno, contro il parere alleato, la resistenza sui monti ( pagg. n. 63-65 del citato mio volume “L’Armata Cosacca …” ) E rilevante constatare come, il provvedimento di riabilitazione, costituisca prova ed avallo alle conclusioni di un recente processo, celebrato nel 2010 nel Tribunale di Tolmezzo”, a seguito a querela di parte lesa per diffamazione, sul caso del commissario Aulo Magrini “Arturo”. La relativa sentenza stabilì che il commissario cadde il 15 luglio 1944 colpito a morte dai tedeschi, nel corso di un’imboscata tesa dai partigiani agli stessi a località ponte di Nojariis, nella valle del But. Prive di consistenza risultarono pertanto, in senso giuridico sotto il profilo probatorio, le voci che si trascinarono a lungo nel tempo, secondo cui l’uccisione del Magrini non era imputabile ai tedeschi bensì ad azione proditoria di uno dei suoi, con l’accusa di esserne l’autore a carico dal capo partigiano Enore Casali “Olmo”, risultata infondata. Mi permetto in ogni modo di precisare che il rischio di taluni capi, di essere uccisi da membri delle proprie formazioni in realtà esistette, stanti consistenti indizi e particolarità accertate sulla presenza, successivamente al caso Magrini, di una quinta colonna infiltrata nelle file partigiane collegata a una coalizione reazionaria ambientale, argomento sollevato nel mio volume “Lo Sterminio Mancato” – Mursia 1982.. Poco dopo la morte del Magrini, il 27 luglio 1944, durante un attacco del battaglione Carnia alla caserma della gendarmeria tedesca di Sappada, nel vicino territorio del Cadore, cadeva il comandante “Aso”, Italo Cristofoli, ed al riguardo si sparsero voci che, a colpirlo, sarebbe stato qualcuno dei suoi. L’argomento finì per spegnersi ma il caso rimase non definito. Obbiettivo della coalizione reazionaria accennata, attraverso un abile gioco di contatti ed influenze che segretamente avevano coinvolto ed ottenuto l’appoggio di un alto funzionario tedesco, l’ing. Franz Gnadlinger, creando un potere trasversale, era di fare della Resistenza un’organizzazione puramente patriottica, disinnescata da intenti progressisti e rivoluzionari, il che era noto all’Alto comando tedesco… Elementi della Garibaldi, disponibili alla delazione, risultarono attratti dalla reazione che aveva interesse a disporre di un canale informativo riservato sul terreno partigiano onde recepire informazioni… In una riunione tenuta ad Ovaro intorno al 20 ottobre 1944, presenti gli elementi della coalizione e l’alto funzionario tedesco ing. Gnadlinger, fu freddamente proposta dal medesimo ed affrontata una questione “eliminazione individui ”, intesi tali taluni comandanti partigiani, considerati pazzi criminali. “Esisteva quindi un piano, orchestrato anonimamente, contro i rivoluzionari della Garibaldi”. Nel 1983 entrai in contatto con la moglie di Enore Casali, vedova Ines Maria Rupil, emigrata in Argentina la quale mi dichiarò, per iscritto, di essere emigrata in quanto: “ …rimasi con tre figli di 4, 7 e 10 anni, senza casa e nessun aiuto e protezione…”. Riguardo la condanna del coniuge precisò testualmente: “… mio marito, capo partigiano, fu ucciso dagli stessi partigiani in una situazione che non divenne mai chiarita. Dal primo momento si pensò che lo facessero per silenziarlo perché conosceva troppe cose che potevano mettere in situazione difficile molti di loro “ ed in riferimento alla morte del comandante “Aso” asserì che “… il fatto non è mai stato chiaro”. Il lapidario verdetto della sentenza del contro processo assorbente ed invalidante false accuse ed imputazioni addossate al capo partigiano Enore Casali “Olmo” dichiarato INNOCENTE, offre implicitamente attendibilità alle deduzioni della vedova anche per confidenze fattemi a fine guerra da partigiani, per cui la causa della sua eliminazione viene ad assumere altra veste e risulta motivata da interessi di altri a sopprimerlo in quanto ritenuto testimone scomodo di talune vicende. Non tutto quello che si è verificato nel corso della stagione partigiana della Carnia è stato pubblicato o comunque reso noto da parte di depositari, anche e perché vi sono limiti oltre i quali entra in gioco la riservatezza ed il diritto di tutelarla. Porcia (Pordenone), 07 gennaio 2015 PIER ARRIGO CARNIER

venerdì 12 dicembre 2014

STATUTO DEL LAVORO ED ARTICOLO 18.

COMUNICATOAD AMICI E SIMPATIZZANTI Oggi,12 dicembre 2014, ha avuto luogo lo sciopero generale quale protesta contro i provvedimenti del Governo che hanno leso e continuano a ledere consolidati fondamentali diritti delle masse lavoratrici, stante peraltro la grave persistente crisi economica ed il preoccupante stato di disoccupazione. Mentre l’Italia vive, in questi giorni, un nuovo vergognoso scandalo, accertato a Roma capitale, per corruzione ed appropriazione indebita di denaro pubblico, acutizzando con ciò il già travolgente disorientamento dei cittadini onesti, mi permetto ancora una volta di riprendere il vergognoso argomento dell’articolo 18. * * * L'abolizione dell'art.18 è un crimine. Viene con ciò eliminato un diritto sacrosanto edificato in anni lontani, da me vissuti a favore del medesimo, inteso a difendere e conferire un'immagine consolidata alla dignità del prestatore d'opera e a salvaguardia della sua posizione, quale essa sia senza con ciò venir meno al rispetto dei valori e dell’importanza dell’iniziativa imprenditoriale ed industriale, ma si tratta di due posizioni diverse. L'opera demolitrice e di annientamento dell’art. 18 fu avviata, anni addietro, da Berlusconi e Maroni elementi di destra, in contraddizione coi principi della destra storica per cui mi permetto di richiamare uno dei concetti innovativi del fascismo repubblicano(1943-1945) fissati nei 18 punti di Verona : " Il lavoro non è più alservizio del capitale ma il capitale è al servizio del lavoro ". Con l'abolizione dell'art. 18, elemento chiave dello Statuto del Lavoro approvato dopo lunghe vicissitudini negli anni settanta, il prestatore d'opera, spoglia to difondamentali legittimate cautele, risulta proiettato nella precarietà, schiavizzato, inginocchiato a chiedere ed a subire, mentre l’immagine del datore di lavoro risulta potenziata ed assume veste assolutista, il che rammenta il medievale concetto: “ Sono io datore che creo il lavoro e dò la possibilità di vivere al prestatore d’opera…”. Sopprimendo l’art. 18 con quanto connesso, patrimonio di diritti e valori, l’etica dei rapporti tra datore e prestatore, sul piano della civiltà e del progresso inteso sotto il profilo dell’italianità, assume veste di barbarie. 12 dicembre 2014 PIER ARRIGO CARNIER