martedì 26 gennaio 2021

 

Pier Arrigo Carnier

 emozionato.

16 h 
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PIO SOLERO, NOTO PITTORE CADORINO DI SAPPADA E UNA DEPLOREVOLE VICENDA PARTIGIANA DEL 1944 .

Cercando notizie su Wikipedia sul pittore cadorino Pio Solero, brillante paesaggista che sovente passava a casa mia, a Comeglians in Carnia, in quanto amico di mio padre e talvolta assieme a lui venne anche il famoso pittore ucraino Jussupoff, mi è capitato di notare fra le note biografiche, l' articolo che qui di seguito in parte riporto diffuso dall' organismo lettterario EFFEMERIDE in cui si riferische che, la moglie Teresa Treichl, venne uccisa nel 1944 dai partigiani della Carnia, fatto che io ben conosco a cui accenno a pag. 121 del mio libro "Lo sterminio mancato"-Mursia-Milano 1982 e successive riedizioni.
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EFFEMERIDE. Il dramma del pittore Pio Solero (la cui moglie fu trucidata dai partigiani )
by Amerino Griffini 28 Aprile 2019
– 19 Aprile 1975. Dopo una vita trascorsa tre le montagne, si spegne a 94 anni il pittore Pio Solero, nato e morto a Sappada (Belluno). E a Sappada a fine luglio del 1944 si verificò anche un dramma che stride con la serenità del luogo dove si svolse: una banda partigiana assaltò il piccolo presidio della Guardia Nazionale Repubblicana che, esaurite le munizioni si arrese. Dopo la soppressione dei militi, i partigiani se ne andarono portando con loro il Segretario della sezione del Partito fascista repubblicano del paese, la cuoca del presidio della GNR e Maria Teresa Treichl, nata a Monaco di Baviera ma a Sappada residente perché moglie del pittore Solero che in quel momento, stimato da tutti i suoi concittadini, era anche il Podestà locale.
L’abitazione dei Solero e altre case furono svaligiate; poi, poco fuori dal paese, due dei tre rapiti furono uccisi con i calci dei fucili mentre la signora Treichl in Solero fu trascinata via, come si saprà da testimonianze post guerra. Dopo essere stata ripetutamente violentata e seviziata fu uccisa dai partigiani che l’avevano rapita. Il suo corpo non fu più ritrovato. Solero che era assente da Sappada quel giorno e che, dopo la guerra, dovette anche assaggiare il carcere di Baldenich, alla periferia di Belluno, proseguì il suo percorso da solo; l’unico figlio della coppia, aviatore, era morto in un incidente di volo. I suoi quadri, così sereni fino alla sconvolgente fine della moglie, divennero più cupi.
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Seguono nello scritto varie notizie biografiche che tralascio per occuparmi dell' uccisione della moglie del Solero ed altro che io ben conosco con l' aggiunta di precisazioni.
L' azione partigiana su Sappada fu condotta da forze partigiane della Garibald-Carnia contro il presidio GNR ( Guardia Nazionale Repubblicana) formato da una certa entità di elementi. Dopo breve reazione il presidio si arrese ed i componenti furono uccisi salvo due militi e la cuoca che, assieme al segretario del rinnovato partito fascista di Sappada, Luigi Cecconi e la signora Maria Teresa Treichl, moglie del pittore Pio Solero , sindaco di Sappada, fatti prigionieri furono portati via dai i partigiani nel rientro in val Pesarina, in Carnia. Appena fuori da Sappada vennero però uccisi bestialmente i due militi.
I partigiani dell' azione vivevano con stazionamenti mobili in val Pesarina ed il commissario che guidò l' azione, aveva sede in una casa con bar nel villaggio Pradumbli, frazione del comune di Prato Carnico. Pradumbli era ed è noto quale patria di anarchici e comunque di partigiani. Di frequente in estate, nel primo dopoguerra, passavo per Pradumbli per salire sui monti sovrastanti alle malghe Litim ed oltre nella valle Naverza : malghe Losa e Gerona. Mi soffermavo quindi nel bar menzionato gestito da Mary Agostinis, con la quale, stante il fatto che ci si trovava nelle feste e balli di paese, avevo confidenza. Era più anziana di me ed era donna vivace e gioviale, custode di vicende partigiane consumate nella valle e in paese, su cui però si sbottonava e mi parlava. Di Pradumbli comunque conoscevo di persona molti partigiani, tutti a sinistra, ex dipendenti dell' azienda industriale di cui io stesso ero amministrativo, e quindi boscaioli che poi, a fine guerra, tornarono ad esserlo, dopo aver portato sfolgoranti fazzoletti rossi al collo, vestito divise ben confezionate con pantaloni stirati da donne " pesarine " volontarie, quali fiancheggiatrici della lotta. Se ricordo quel periodo stento a crederci : mi riappare quel senso di festa, individui gallonati dalla sera alla mattina, voci di uccisioni di tizio e caio, perchè fascista, come se nulla fosse. Su tutto nel tempo è calato il silenzio e talvolta rifletto per rinfrancare i reali ricordi vissuti . Ad ogni modo venendo a Maria Teresa Treichl, tedesca di Monaco di Baviera moglie di Pio Solero, seppi da Mary ed anche da altri, a Pradumbli, i particolari della sua fine, che preferisco non ripetere, in ogni caso precisati nello scritto EFFEMERIDE. Venne uccisa dai partigiani qualche giorno dopo essere rientrati a valle dall' azione su Sappada. Il cadavere della Treichl fu trovato abbandonato in una sterpaglia in territorio di Prato Carnico. La fine di Luigi Cecconi , podestà di Sappada, è più complessa e a tal proposito a suo tempo pubblicai degli articoli sulla stampa. Mary Agostinis mi spiegò che, quale prigioniero, il Cecconi stava in una stanza di casa sua, dove pure c' era il bar. Il commissario partigiano che lo aveva in custodia, tentennò per un po' di tempo sul da farsi : "" Girava qui nel bar irrequieto con carte in mano, poi infine decise. Luigi Cecconi, fu fucilato subito sotto il paese, sul bordo del torrente che scende dal monte e confluisce nel fume Pesarina, che scorre a fondovalle a breve distanza ed ivi fu sepolto in una fossa scavata tra le pietre e la sabbia.. Il commissario partigiano che decise e comandò l'uccisione a meno che non l' abbia eseguita personalmente e questo non lo so,, nome di battaglia dall' iniziale con "A", persona che io conoscevo fin da ragazzo, morì a breve distanza di tempo durante un' azione contro i tedeschi, lungo la strada di una valle opposta che porta a superare il confine con l' Austria. Svolsi sul caso, come storico, delle indagini ed ebbi contatti con una figlia del Cecconi, di nome Verina, di cui conservo le sue lettere. Luigi Cecconi era padre di cinque figli. La famiglia non fu informata dell' esecuzione ed allorchè chiedeva notizie le fu detto per mesi che il prigioniero stava bene e si chiedeva, per il medesimo, il cambio della biancheria....
Quando tornavo sui monti del lato ovest della val Pesarina, passando per Pradumbli , inevitabilmente l' uccisione del Cecconi mi riaffiorava imperturbabile in mente. Mery Agostinis è deceduta il 19 ottobre 1995 a 79 anni, essendo nata nel 1916. Lei sapeva bene chi era l' uccisore che girava irrequieto nel bar con delle carte in mano, celebrato nel dopoguerra come eroe e decorato...!!?? Rispetto a quanto detto nello scritto EFFEMERIDE merita correggere che la coppia, Solero-Treichl, avesse un solo figlio morto aviatore, in un incidente di volo. Che io sappia senza mettere in dubbio la notizia di un figlio morto nell' incidente di volo, di cui mai seppi nulla, so invece per certo che la coppia aveva due figli, maschio e femmina, che conobbi personalmente e coi quali più volte mi incontrai : uno era Walter il quale, in conseguenza alla barbara uccisione della madre, per reazione si arruolò subito nelle Waffen SS. Lo incontrai più volte dopo la fine della guerra. La figlia si chiamava Mariucci, giovane bionda, bella e simpatica, di tipicità tedesca. Viveva a Sappada nella casa paterna e curò la memorialistica e la conservazione di parte delle opere pittoriche del padre, alla cui memoria l' Amministrazione comunale di Sappada aperse una mostra permanente. Confermo inoltre che, nel giorno dell' azione partigiana sul presidio GNR di Sappada, la casa del Solero fu svaligiata e devastata dai detti partigiani, commissario compreso. Ultimo particolare, riguardo la cuoca arrestata del presidio GNR, la cui fine o sopravvivenza rimase insoluta. 25 gennaio 2021 .
CARNIER PIER ARRIGO

domenica 24 gennaio 2021

 

CARNIER PIER ARRIGO

S E N S A Z I O N I


20.01.2021 Giorni fa la cara amica Clara Tavano, assentendo a una mia espressione sulla città lagunare di Venezia aggiunse che la stessa è veramente il "centro incrocio del Mondo". A tal riguardo ripeto perciò detta mia espressione. Confesso cioè che a Venezia provai delle emozioni fuori dell' orbita umana. Più volte nel pieno dell' estate , a San Marco o a Rialto, l' enorme sciame di turisti dall' indefinibile brusio di voci, incrocio di lingue, assumeva per me l' immagine di una folla pervasa da brividi di felicità, in certo senso staccata dalla realtà come se fosse di passaggio e s' incamminasse verso l' approdo radioso di un altro mondo... e, fin qui, siamo nel realismo storico..
Congiuntamente però insorgeva in me una seconda sensazione, direi di contenuto metafisico. Osservando la marea di folla che defluiva intasando le calli ed accalcandosi nelle piazze, in San Marco od altra, la figura dell' uomo singolo, perdeva di effetto e il brulicare della massa assumeva personalità oggettiva quale elemento materico fra le realtà universali, vale a dire quella animale (uomo incluso), la vegetale arborea e non, la minerale e quella fluida: acqua, mare, oceani. Sono persuaso e portato a ritenere che, la visione da me avvertita sulle citate componenti sottratte al loro immobilismo estetico, fosse dovuta al sussistente stimolo della remota forte spiritualità universale di Venezia..
Cerco però di spiegarmi in altro senso. In altri termini nella visione accennata l' individuo, come singolo, diventando componente di massa fra gli elementi oggettivi citati, perde o perderebbe ogni individualità e vengo quindi al punto. Pur trattandosi di sensazione astratta la stessa, per intuizioni percepibili, preannunciava e preannuncia con preveggenza nella realtà sociale, l' avanzare progressivo impercepibile ma sussistente di un potere dominante, autorevole gestore del mondo dove l' uomo, con l' azzeramento del patrimonio di libertà e di libero arbitrio di cui dispone nell' essere, diviene uno strumento. Da tutto ciò si evidenzia che, attorno all' uomo, dal punto di vista metafisico, non sussistono elementi garanti la sua perpetuazione. Questo spiega, di fronte 'immanenza degli enti materiali, la mancanza di prova certa sui fini dell'esistenza umana e sul concetto scientifico dell' origine.
Come sappiamo alla ricerca metafisica appartengono i problemi dell' esistenza di Dio, dell' immortalità dell' anima, dell' essere "in sè".
Mi piace ricordare che a Venezia, oltre ad Ezra Pound grande poeta, vidi più volte casualmente anche De Chirico, pittore che realizzò delle importanti opere sotto il profilo metafisico.
CARNIER PIER ARRIGO






L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, albero, spazio all'aperto e natura
Edith Da Col, Alida Petris e altri 

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DIDASCALIA FOTO

Foto i cui sono stato ripreso sui monti di confine con l' Austria (anno 1982) zona delle malghe , Chiaula granda. Dimon e Dimonut... sotto malga Cercevesa della quale, rammento, restavano solo le tracce di base dei muri perimetrali della casera. Si trattava di malga a suo tempo alpeggiata da Tommaso Zanella "Ors de l' Amariana" ( padre dell' "Ors di Pani "), grande personaggio, che pagava l' acquisto di beni con monete d' oro, di cui conservo i segreti, mai da me rivelati, delle sue vicende d' oltralpe e credo di esserne l' unico.... A parte questo, riguardo le malghe, ricordo che in anni lontani prima di entrare in talune casere, Plumbs, Ombladet, Mont di Tierc ( Mont di Chierc detto in carnico), Floriitz, Mont da Riu, Pieltinas.... c'era da farsi il segno della croce stanti, le figure ieratiche e provate che si affacciavano, in ogni caso certamente gente buona....
Si tratta del passato di una grande Carnia : tempi di fatica, di paura, di grandi mandrie, talune di razza norica dai mantelli rossastri in genere provenienti dalle valli della destra pedemontana, dalle montagne di Lauco, dalla media val Tagliamento ( Socchieve, Invillino , Raveo, Colza "Nestona"...) . Quando salivano per la monticazione o vi facevano ritorno a fine della stessa passando per i paesi, generavano l' effetto di una sfilata con pastori e malgari dal passo solenne che procedevano in testa. Richiamata dal tumultuoso e, in certo senso festoso bronzeo rintrono di zampogne, la gente usciva di casa a guardare. Fra i conduttori, di fianco e in coda, c' erano sempre belle donne montanare ( gente di val d' Arzino, dei monti di Lauco). Le ricordo sorridenti, espressive di una propria felicità di cui comunque mi sentivo coinvolto e , sinceramente, la rammento in senso nostalgico, piccola gioia lontana andata perduta . Rammento poi che alla smonticazione, in settembre, il festoso passaggio delle mandrie nei paesi lasciava lo strascico del caldo odore dei mantelli delle bestie, odore di mandria, di malga, di pascolo brucato, anzi piluccato color paglierino, con lembi color verdolino e piccoli ciuffi di piccole rose blu siberiane che pretendevano rispetto, sfidanti con audacia il primo gelo. L' immagine del pascolo scialbo di fine stagione, vitalizzato dal volo solitario di allodole, che si mettevano in sosta sui tetti delle malghe a battenti chiusi, mi è rimasta in memoria: era piacevole, aveva un suo linguaggio.

24 gennaio 2021 CARNIER PIER ARRIGO


lunedì 11 gennaio 2021

  

CARNIER  PIER ARRIGO


                EVOCAZIONE  DI RICORDI LONTANI

  •  Avevo  quindici  anni quando una  paesana circa cinquantacinquenne dal  soprannome  Nena di Ana che, nel prosieguo di questo post chiamerò Nena , mi chiese se potevo accompagnarla a   malga  Crostis, sul monte Crostis, a ripigliare la sue due vacche. Era settembre, fine  dell' alpeggio del bestiame e quindi tempo di smonticazione. Accettai volentieri. Partimmo all' alba, lei   vestita di scuro alla carnica, scialle,   fazzoletto in testa ed una saccoccia con qualcosa da mangiare. Era  donna tipica  alta e gioviale. Mi piaceva  il suo piglio. Io con sacco da montagna e  dentro, come Nena, qualcosa  da mangiare. Passammo per il villaggio  di Mieli e lei volle entrare per alcuni minuti nella chiesa. Vi entrai anch' io  : piccola chiesa di paese piuttosto disadorna ,  due donne scure stavano silenziose sedute nei banchi.  Passammo poi per i villaggi di  Frassenetto, Noiaretto e Tualis, quindi iniziammo la salita della montagna  lungo la  carreggiabile a me ben nota. Nena, durante la prima guerra, 15-18,  in qualche modo aveva fatto parte delle donne ausiliarie al servizio dell' esercito, donne nella maggioranza fecero le  portatrici e dettero  un glorioso encomiabile supporto tardivamente riconosciuto. Lei, non portatrice, aveva svolto altro  servizio ausiliario presso le forze dislocate in seconda linea che correva in parte proprio sulla  vetta del  monte Crostis con piazzate postazioni di artiglieria, pezzi da calibro 149. A tal proposito ebbi modo di conoscere, a suo tempo, un certo Campello, distinto signore romano che passava nei mesi estivi un periodo da villeggiante nel mio paese e, nella veste di ufficiale era stato su quella seconda linea del fronte. Nena, salendo lungo il bosco di Tualis, mi diceva che, nel tal punto, durante la guerra,  c' erano dei baraccamenti costruiti per servizi di  pronto soccorso e infermeria, mensa e quale dormitorio per le forze di ricambio ovviamente con degli addetti in  servizio stabile. Mi precisava  poi che, nel tal luogo, era morto un  maggiore, di cui citava il nome,  colpito da schegge di una granata nemica  e, nel tal' altro punto  erano morti un tenente di sua conoscenza ed altri . Lasciato il bosco e  superata malga "Agar", dopo una zona prativa giungemmo  lungo un ripido  pascolo  sotto  malga "Chiadinas",  mi raccontò che d' inverno  una valanga, in quel luogo,   aveva inesorabilmente travolto una colonna di soldati circa una trentina: tutti morti.  A un certo punto mi indicò poi  in fondo al pascolo, realmente visibili parti di due cannoni ed infatti si notavano dei resti ed una canna, fatti precipitare dagli artiglieri dalle posizioni poste sulla vetta,  al momento in cui, dopo lo sfondamento del fronte italiano a Caporetto, vi fu l'ordine di ritirata. Diversamente le linee del fronte carnico, prima e seconda, sarebbero rimaste imbottigliate.
  • Arrivammo a malga Crostis. La mandria non era uscita sul pascolo, stava nell' alloggiamento detto " loza". Entrammo nella casera : c'erano  il casaro e due pastori quindi ci salutammo e , dopo aver scambiato alcune frasi, ci sedemmo sugli scranni posti attorno al tavolo della casera. Con premura il casaro disse : " Avrete fame !". Quindi dopo pochi minuti mise sul tavolo due scodelle con ricotta  calda fumante e, su un tavoliere in legno, una grossa porzione di polenta. Mangiammo sebbene avessimo entrambi viveri per merenda, anzi io divorai la ricotta con polenta spezzettata, fatta con quella farina grezza di un tipo di granturco che, ai vecchi tempi,  si coltivava in Carnia  e se ne sentiva il piacevole profumo a distanza.
Dopo aver parlato del più e del meno, uno dei due pastori disse a Nena :" Ti consegno le bestie  e se magari non partite subito le lascio libere nel campiglio ( chiampei ) tanto non vanno chissà dove "- Aggiunse inoltre : " Sono le due migliori della mandria, hanno  le corna perfette ed anche la struttura. Prestai attenzione a quelle parole e  quando  vidi le vacche mi resi conto che veramente erano due belle bestie di razza bruno alpina. Sinceramente a me però piaceva la razza norica. 
A un certo punto decidemmo di andare. Salutammo e lasciammo la malga. Non c' era nulla da pagare a conguaglio per l' alpeggio delle due vacche : la resa del latte. in base alla pesatura fatta metà stagione, pareggiava il costo di tenuta delle due bestie.
Scendendo lungo il  pascolo  notammo più sotto in una zona di prati di monte,  delle donne sedute con delle slitte a traino a mano vicino a dei covoni di fieno  " las medas". Siccome ne io ne Nena avevamo l' orologio chiesi, gridando ad  alta voce perchè sentissero,  se potevano dirci che ora era. Nemmeno loro evidentemente avevano  l'orologio e,  con risposta un po' umoristica  una di loro,  alzandosi in piedi,  gridò  in dialetto carnico: " A è ora di chest' ora nè pì tart nè pi adora ". Il che significava : è ora di quest' ora nè più tardi nè più presto. Erano donne di Tualis e riconobbi quella che aveva gridato gridato la risposta.
Lasciammo perdere e riprendemmo la discesa. S' era fatto caldo come se fosse agosto. Lo scenario di montagne che ci stava di fronte, ad ovest, era incantevole sotto la luce diafana del sole. Da sinistra a destra , si delineavano catene di monti dei  quali in primo notavo i monti Avedrugno, Col Gentile, Forchia, Pieltinas, Dolomiti pesarine. Talm, Tuglia . Ripercorremmo in discesa il bosco di conifere,  proprietà collettiva detta  "" ad uso civico"" del paese di Tualis, frazione del comune di Comeglians, vale a dire in pieno esclusivo godimento  le necessità urbane del detto villaggio: vecchia storia della Carnia risalente al medioevo  sulla quale, per studio,  mi formai preziosa competenza. Arrivammo nel tardo pomeriggio in paese. Accompagnai Nena con le due vacche fino allo stallo che stava sull' altopiano sopra il paese, in una  zona di prato di fianco al grande bosco d' abeti detto " Chianeschchias". Ci salutammo. Lei mi strinse in un forte affettuoso abbraccio pronunciando gradite frasi nell' idioma carnico con la cadenza di pronuncia del medio Gorto, la mia valle.

Porcia di Pordenone  11 gennaio 2021    
                                                                             CARNIER PIER ARRIGO             






            Immagine delle portatrici carniche operanti come ausiliarie dell' esercito
            nella zona della prima nlla prima linea del fronte carnico, guerra 1915-1918,
            dei monti Cellon, Pal Piccolo,  Pal Grande, Freikofel.









 


giovedì 3 dicembre 2020

 



si chinava comunque  a cogliere le  bianche rose di quei rosai dall' e profumo delicato, durante la  fioritura in giugno e luglio.  Ne faceva un mazzo da mettere nel vaso sul tavolo in  cucina. Diceva che nel cogliere quelle rose ne recideva con accortezza i gambi con una forbice che teneva in tasca.

Nell' immaginarla camminare a passi misurati la vedevo trasfigurata in un' immagine angelica, bramosa di sensazioni idilliache immateriali che le  davano  gioi ed istantanea mi balzava in mente l' immagine di Celtine, la figura ideale delle montagne della Carnia..e a tal proposito non posso evitare una spiegazione............
 Per completare l' immagine del bosco aggiungeva che, a volte , un capriolo e talvolta un camoscio sceso dalle montagne, com' era capitato  anche a me, attraversava il bosco come un fulmine spezzando il silenzio  dando luogo a un momento quasi di sgomento, dopo di che l' atmosfera del bosco si ricompone  Riferiva poi  la sensazione da fiaba che provava d' inverno mentre fittamente nevicava. Mi  spiegava che usciva dal casolare con l' ombrello, quello in tela resistente in uso ai contadini pastori e malgari,  dalla bordatura a strisce colorate celeste, rosso blu e arancione. Scendeva lungo la mulattiera e si fermava ai margini del medesimo immersa con le scarpe da montagna nella neve.
Le piaceva assistere  al fitto nevicare sul manto verde del bosco, in un silenzio pervaso delicatamente  da quel  fluire, con l' orizzonte inerte, marmoreo,cupo facendo intendere  fantasiosamente l' emergenza di  villaggi sommersi con valligiani chiusi nelle case accanto a focolai o a  ferrosi "spolerts " di cucina, sognando caprioli rintanati fra cespugli e tordi,ciuffolotti e capinere sonnecchianti in agoli protettivi dei sottobosco.

 presagio,  di attesa e di minacce del nevicare, preludente difficoltà, caduta di  valanghe loghi di miseria di povera gente.
Poi si finiva per richiamare alla memoria vicende tramandate, sepolte. Riemergeva la storia di Celtine...ma cià che noon finiva mai di affascinare era la rievocazione di verità miste a leggenda di donne vissute in epoca remota, donne carniche meravigliose, travolgenti..........



In età avanzata Irma aveva assunto una figura austera che rammentava l'immagine della Jotti, presidente camera dei deputati e non ero solo io a pensarlo......




 PICCOLI,  GRANDI  RICORDI DELLE MONTAGNE DELLA CARNIA



Il titolo potrebbe anche essere    GENTE DI CARNIA


IRMA GAGIOLO    -

L'ascesi s'incontra già nelle fasi primordiali e arcaiche della religione. ... l'ascetismo è invece in altre religioni l'elemento essenziale e centrale della vita ... e lotta nella quale anche l'uomo è implicato, in quanto è spirito nella materia, onde per ...




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locale avesse aperto in anticipo. Ma non era così poichè, pur essendo superata la mezzanotte, il bar-locanda non aveva ancora chiuso. Giunti nelle valli faceva ancora buio ed in attesa che si facesse veramente giorno, per iniziare la ricerca dei funghi, sostammo all' interno di una staipa fatta di travi in legno, scure per la vecchiaia e rivestite all' interno di un  sottile strato di muschio. orse istintiva la domanda sul motivo del perchè stentava a farsi giorno per cui si fece evidente anche la risposta sul come stavano realmente le cose.

Andando oltre al ricordo delle valli di Ovasta sempre per la ricerca di funghi, da solo battevo altre contrade. Di fianco alla mia casa in val Gorto, partiva una mulattiera che saliva su un altopiano e raggiungeva del casolari con stalle e dimore di contadini.  Il rimo era Tauz di radice tedesca, abitato da montanari dalla parlata carnica piuttosto a voce alta, dal tono dei malgari, usando spesso termini rudi ed a volte lascivi, per cui in casuali riferimenti spregiativi alle donne dicevano " quella piscia di donna" definizione derivata dal verbo pisciare.

Rammento il vecchio proprietario detto Zuan da Braida seduto d' estate fuori dal casolare mentre sul piccolo incudine piantato nel terreno  fra le ginocchia batteva la falce, vale a dire l' affilava. Figura prestigiosa  della famiglia era Irma la nuora, giovane  moglie del figlio  "Giovanin".  L' avevo conosciuta prima del matrimonio a malga Jelma nei giorni di monticazione, dov' era giunta col padre a portare le vacche. Venivano  di Sostasio in val Pesarina . Irma era alta ed aveva del   fascino nelle movenze del portamento. Parlava con fermezza e,ove occorresse, non  risparmiava frasi lapidarie e  spregiative verso chi le meritasse .Prima che si sposasse, nel corso di un certo periodo, la rivedevo alle feste da ballo in val Pesarina, a Prato e Pradumbli. I balli erano organizzati alla buona in qualche stanzone  di paese dal pavimento in tavole di legno  che scricchiolava per la vecchiaia, al punto da temere che potesse cedere  ed affondare con un piede. A Pradumbli avevo confidenza con Mery Agostinis che gestiva il bar del paese, giovane donna molto sveglia che non si lasciava incantare. Pradumbli fu nota patria di anarchici e durante la resistenza (1944-1945) covo di partigiani. Ne successero di tutti i colori e d' altronde, nata dal nulla, la resistenza non poteva essere diversa. Umili boscaioli divennero ardenti capi partigiani comunisti: uniformi nuove grigioverde o color cachi confezionate da donne volontarie, ampi fazzoletti rossi al collo. Vi fu un' estate favolosa (1944) poi nell' autunno coi grandi rastrellamenti tedeschi ed appoggio fascista, le cose precipitarono e i boscaioli,in gran parte tornarono ad essere boscaioli. Mery fu testimone di varie vicende, talune oscure che, negli incontri del primissimo dopoguerra, volle confidarmi. Nella sua abitazione con bar si era insediato un noto commissario e dopo un ' azione condotta a Sappada,divenne luogo di custodia del podestà di quella cittadina, arrestato in quanto esponente del ripristinato partito fascista. Si trattava di Luigi Cecconi padre di cinque figli che il commissario  ritenne di condannare a morte.La fucilazione fu eseguita in luogo sottostante il paese vicino a un torrente  ed ivi sepolto. I familiari chiesero notizie e la risposta trascinata a lungo fu che era tenuto prigionieri e si chiedeva della biancheria di cambio... Ci sarebbe molto da dire ma lo farò in altra sede.

 A quelle feste da ballo conobbi una donna  con la quale ebbi una storia  e,  per sentirmi più libero nel raccontare, come si fa nel romanzo,  la citerò  con lo pseudonimo di Elga  Era  più anziana di me il che  costituiva per me  maggior interesse :  mi piacevano le donne non ventenni ma quelle che avevano alle spalle qualche storia. Tra noi noi si stabilì una spontanea  amicizia che andava oltre la simpatia. Facemmo qualche giro sulle montagne. In uno di questi passammo a malga Losa e poiValuta, raggiungemmo Mont da Riu e qui  facemmo dietrofront, passando poi  alle malghe  Gerona, Pieltinas dove consumammo dei viveri di scorta. Conversammo e mi piacque enumerare i malgari che avevano a lungo monticato la malga, fra i quali Mario Concina. Raggiungemmo poi  Vinadia grande. dove sostammo . Era fine settembre con le  malghe già smonticate per cui nelle stesse regnava quel malinconico silenzio tipico dei luoghi a festa è finita. Ci trovavamo seduti su una panca all' interno della casera ed  io stavo osservando la "mussa" in legno con perno base in metallo  che, nella fase casearia di lavorazione quotidiana, tiene appesa la caldaia in rame riempita del latte della mungitura e serve a rimuoverla per  dare la giusta cotta e poi a rimetterla sul  fuoco di ramaglie acceso nella cavità del lastrico. Lei, Elga ,si tolse il maglione di lana e sotto, pur stante il reggipetto, il seno si evidenziò palpitante. All' interno della casera si sentiva il tipico odore di malga misto a quello di cenere e caligine. Per farla breve facemmo l' amore sul vecchio tavolo scricchiolante della casera. Elga era  donna travolgente, aveva una struttura fisica provocante con delle cosce ampie ma  al limite giusto, che avrebbero ingoiato il mondo, autentico dono  dai poteri eccitanti.

.Seguì uno stato fisico di rilasso immersi in  una calma paragonabile all' indefinibile  distensione che investe il paesaggio dopo lo scroscio di un temporale con tempesta. Parlammo  poi con spontaneità dello stato psichico in cui ti innalza, fuori dal mondo, la consumazione dell' atto sessuale e ci piacque parlarne con libertà e realismo. Uscimmo poi dalla casera. Faceva caldo quasi da sentirsi in agosto. Il pascolo era  immerso nel silenzio con odore d'erbe appassite e terra smossa da zampate di vacca,,  ma qua e là nel campiglio si notava un rinverdire a chiazze, piacevole  riverbero vegetativo di fine stagione,  mentre allodole pigolanti volavano basse con brevi soste sui tetti degli alloggiamenti delle vacche. Ci incamminammo  lentamente sulla sulla mulattiera di ritorno  a valle.  Avevamo di fronte le dolomiti  che col tramonto apparivano color   rosso viola.

 Nell' evolversi delle cose Elga poi si sposò ed  emigrò nel Francia . Uscì pertanto dalla mia vita. lasciando  un inevitabile  caro ricordo.degli anni giovani quale parte del patrimonio interiore. Via via nel tempo ti rendi conto che tutto passa e ciò che conta è il  vivere con generosità d' animo, fare del bene ed  essere consapevoli di che cos'è la dignità umana, del valore fondante della stessa con alto rispetto per quella altrui.

Di quando in quando passando per Tauz, mi fermavo a salutare Irma e scambiare con lei qualche considerazione..Questo accadeva anche d' inverno quando, con la neve gelata  salivo con gli sci sul monte Podzof per cui,  passando accanto al casolare di Tauz, come accennato mi fermavo  a salutare. Giunto sul monte mentre stavo per buttarmi in picchiata nel  canalone detto "Lavinal" , che in carnico significa luogo di slavine,  guardando dall' alto verso il  casolare,  notavo   accanto al medesimo. nella luce abbagliante del candore della neve, un piccola figura scura  che guardava verso l' alto :era Irma. Nello scorrere del tempo pensai spesso con disappunto a quel buttarmi in discese rischiosissime : se cadevo e finivo contro un  tronco  d' albero era finita. 

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Quella di Tauz era una famiglia contadina benestante.Viveva con tranquillità dal punto di vista economico.: Disponeva di vasti beni prativi, bosco e stalla con oltre venticinque vacche che,  all' inizio di giugno venivano portate all' alpeggio in fondo alla val Pesarina,  a malga Lavardet, che aveva due dislocazioni:  la prima in zona agevole accessibile con automezzi, inframmezzata da bosco nero cioè di abeti, dove rammento di avere incontrato il pastore detto " Piluch" cognome Concina,  che veniva da Invillino, mentre dava delle manciate di sale rosso alle vacche affondando il braccio nella gola. Traeva il sale da una bisaccia penzolantegli sul fianco, assicurata da cinghia di sostegno attorno al collo. Lavardet era  zona  piacevole, piuttosto umida nella parte boschiva. A qualche chilometro verso ovest la strada, superando un valico,  immetteva nel Comelico che fa parte del Cadore. L' altra malga era Mimoias posta ad altitudine superiore. Non aveva un ampio campiglio ed il pascolo si estendeva ad  est  infiltrandosi in canaloni tra le ricce dolomitiche, con abbondante fioritura di stelle alpine   ((Leontopondium alpinum). che  restavano  inutilizzati nella parte alta stante la ripidità. Pascolo difficile, mi diceva un vecchio pastore, ma dall' ottimo erbaio perchè godeva di certi sali  contenuti nelle rocce sovrastanti che, con le piogge, defluivano sul manto erboso sottostante. Il termine erbaio era usato sovente dall' "Ors di Pani",  Antonio  Zanella mio amico che,  quando parlava di malghe faceva una distinzione riguardo il pascolo,  se posto a "miez dì" (mezzogiorno, cioè a levante) o a "miezegnot" (mezzanotte cioè a ponente) poichèl' la saporazione dei prodotti caseari risultava diversa.

Dopo Tauz c' era il gruppo di casolari detti " La Braida",  abitati da famiglie di montanari in parte dal cognome Del Missier. Dalla Braida dipartiva un strada percorribile con automezzi che superato un vallone raggiungeva in salira il ridente villaggio di Clavais, detto in carnico Clavajas termine di origine slava.

Prima di proseguire mi piace ricordare che, nella zona prativa di Tauz di Sopra in una tarda mattinata di giugno, leggermente piovosa mi capitò di scorgere a distanza in uno spazio fra i cespugli la sagoma di un fungo di grosse dimensioni rispetto a quelli di livello normale, Non  credevo ai miei occhi e addirittura rallentai il passo. Giunto sul luogo rimasi incantato. Si trattava di un porcino. Era qualcosa di impossibile, perfetto nella forma e frescura. Lo trassi con delicatezza dal radicamento nel muschio. Rientrato a casa e posato sulla bilancia pesava quasi quattro chilogrammi.

Riprendo  da dove mi ero fermato cioè da Clavais frazione del comune di Ovaro in carnico Davaar, che si suppone pure di origine slava. Clavais, ai tempi della mia giovinezza,era un paese ordinato con addossate ai muri delle stalle  molte slitte in legno di fabbricazione locale quale mezzo per il trasporto con traino a braccia, del  fieno del monte sovrastante, il Podzof, pure termine slavo. Lo sfalcio della grande area prativa che avvolgeva il monte salvo una parte boscata sul fianco nord, avveniva da fine giugno  a tutto luglio. La fienagione  era i genere affrontata dalle donne. La superficie dei prati, dopo lo sfalcio, risultava perfetta. Non un filo d' erba era stato risparmiato : su notava il segno della falciata fatta con cura indubbiamente con falci affilate. Del fieno, in agosto, risultavano riempite le staipe oltre ai covoni, detti "medas",  allestiti in zona a portata delle slitte con metodo a pressione, eseguito normalmente dalle donne che,  tenendo le mani sul un palo conficcato nel terreno,  iniziavano dalla base a pressarvi attorno il fieno in senso circolare, a piedi scalzi. Ad operazione completata il covone o "meda" veniva pettinato con  rastrelli creando una superficie spiovente, di modo che  l'acqua delle piogge vi scorreva senza penetrare. Se affondavi una mano nei covoni o nella catasta di fieno delle staipe e strappavi una manciata di fieno, sentivi un forte  profumo aromatico .  

Tornando al discorso dei funghi battei proprio anche il monte Podzof e vi trovai dei porcini eccezionali,  non proprio della grandezza di quello raccolto a Tauz di sopra. La ricerca d funghi costituiva anche uno svago , oltretutto per camminare su sentieri e girare per boschi, dei quali mi piacevano i silenzi. Affrontai anche i sentieri del monte Talm, ad ovest di Comeglians il mio paese, monte a cui fanno seguito sempre ad ovest le già citate dolomiti pesarine, mentre a nord-est i suoi fianchi con prati zone boschive e pascolo con malga "Chiampiut", affondavano nell' alta valle di Gorto. "Chiampiut" come malga mi piaceva. Era di proprietà dei signori Screm, possidenti del mio paese e fu a lingo monticata da un contadino e malgaro di Calgaretto, frazione del comune di Comeglians soprannominato "Mini". Immancabilmente "Mini" lo notavi ai mercati autunnali di valle avvolto in una lunga mantella nera : al San Nicolò di Comeglians San Martino di Ovaro e Villa Santina, quest ultimo definito in carnico  : " marchiaat da Vila". A quei mercati affluiva numerosa la gente dei paesi, anche e perchè c'era l' abbinazione del ballo. Nei mercati era tipico il vociare di donne che gestivano bancherelle dove, se d' inverno, si vendevano soprattutto mandorlati, frutta secca, arance (naransas) e mandarini. <c<' era inoltre il banco dei prodotti caseari e salumi con affiancato un automezzo tipo furgone, che conteneva il carico dei formaggi e affumicati. Al bancherellista  piaceva declamare il nome della malga di provenienza dei  formaggi e ricotta . "...a l'è formadi da mont di Pieltinas, Vinadia,Mont di Riu Plumbs, Chiaula Granda Norvenas....". In zona separata aveva  luogo il mercato del bestiame ritrovo di vacari e commercianti,

Riguardo il monte Talm avvertivo interesse a conoscere il significato etimologico del termine per cui feci delle indagini, che però non produssero alcun risultato. probabilmente anzi quasi certamente deriva dal tedesco. Sul  versante sinistro del monte esistevano tracce medievali di una strada carreggiabile che scendeva da Sappada, nel Cadore, e proseguiva verso sud, che si diceva utilizzata dai sappadini benestanti, popolazione dalla parlata tedescofona er portare a seppellire i loro morti nel cimitero della Pieve di Gorto, posta si un' altura nei pressi del villaggio di Cella, attuale frazione del comune di Ovaro.Nel cimitero della Pieve esistevano vecchie lapidi con epigrafi in tedesco ce credo siano state conservate- Cella era noto e credo lo sia ancora per l' esistenza di cave di argilla e fornaci che da tempo immemorabile, ad uso edilizio, producevano laterizi cioè tegole e coppi per i tetti delle case nonchè ciotole e dell' altro per uso casalingo. Parte delle tegole e coppi, onde renderle pregiate, venivano trattate con una vernice verde ottenuta solvendo del rame con degli acidi. Per la maggior parte i tetti dei paesi della Carnia furono realizzati con la produzione di Cella, fatta salva una percentuale proveniente dalle fornaci di Spresiano i zona trevigiana. Non posso tralasciare un particolare. Nei dintorni di Cella c' un' altra vecchia borgata, chiamata Riu che in qualche modo credo legata, per probabili vecchi diritti a malga Mont di Riu che sta sul versante ovest nella zona sottstamte in monte Col Gentile.