venerdì 14 maggio 2021

 


 CARNIER PIER ARRIGO

PICCOLI GRANDI RICORDI.

IL MONDO DELLE MALGHE E DEI PASTORI CARNICI

Fin da ragazzo ebbi un' attrazione dal mondo agreste contadino della Carnia in particolare per l' ambiente dei pastori e malgari, questi ultimi che, in genere, era gente possidente benestante Ero attratto dalla conoscenza del loro ambiente, comunque chiuso. Volevo capire il loro modo di essere, definire il motivo del loro andamento nel camminare appartato anche sulle strade maestre, inevitabilmente ripetitivo del loro andare per sentieri e scorciatoie di montagna. In estate salendo certi luoghi prativi, mi piaceva vedere lo scintillio delle falci che, falciatori uomini e donne tenevano in mano per affilare il profilo della lama mediante la cosiddetta "coote " una pietra che tenevano affondata in un fodero di legno che pendeva sul fianco agganciato ad una cinghia attorno al corpo. Stante la mia sensibilità verso pastori e malghe mio padre, fin quand' ero ragazzo mi portava a fare un giro sulle montagne circostanti il mio paese, per conoscere l' ambiente delle malghe. Via via negli anni, con mio fratello Alcide o qualche amico, ma soprattutto da solo mi dedicai molto a fare delle camminate sulle montagne..Via via conobbi quindi tutte le malghe e casere delle Carnia e in parte quelle austriache riferite alla Gail Tal , Lesach tal e dintorni del Weissensee. In seguito, nel corso dei miei due anni di militanza nelle truppe alpine, conobbi l' ambiente dei malgari della val d' Aosta e poi quello del Trentino ed Alto Adige il che mi diede modo di fare dei confronti delle malghe e dei malgari della Carnia.Questo piaceva molto all' Ors di Pani e fu alla base della nostra amicizia cui si aggiunse la mia accurata conoscenza, nata da studio, della regolamentazione sul piano di diritto ad uso civico od allodiale inerente ai beni patrimoniali silvo-pastorali della vecchia Carnia che, la Repubblica Veneta, ebbe a disciplinare
Come dissi conobbi tutte le malghe della Carnia, talune ormai inesistenti, cadute in abbandono e quindi finite in distruzione per varie ragioni in relazione al cambiamento dei tempi. Ai vecchi tempi chi possedeva una malga era un piccolo padre eterno poi le cose cambiarono. Conobbi una delle più vecchie malghe, la Gergia che, da tempo in fase di abbandono era in stato di crollo.Stava giù lungo un dorsale di montagna sulla sinistra della valle Naverza. Era malga di inizio stagione, si caricava ( in carnico "" si chiamava" ) verso il 25 maggio per la durata di una quindicina di giorni e poi passare la mandria su altra malga. Giunto sul luogo mi apparvero i resti : spezzoni afflosciati di travi del tetto della casera e di una "loza". Lì per li', in un silenzio profondo, ebbi la sensazione che, quei resti parlassero, mi ravvisassero il tipico odore di casera e di frasche bruciate, delineassero figure di pastori in penombra....e provai commozione. Era giugno. Ricordo che il brave campiglio ed i tratti di ripido pascolo erano ricchi di tarassaco a chiazze, fiore giallo dorato.. .In Pani, seduto assieme all' "Ors" nel suo casolare e parlando di malghe, ebbi a riferirgli queste mie sensazioni sulla Gergia che, in stato di abbandono stava scomparendo ed egli mi ascoltò in silenzio, guardandomi col suo sguardo profondo che ti trascinava nella profondità dei secoli....!!!
L' "Ors", sempre parlando di malghe, insisteva nel dire che il pascolo vergine iniziale delle malghe era oro ai fini della produzione casearia. Secondo lui l' erbaio cresciuto sullo scioglimento delle nevi conteneva, nella sua freschezza, delle preziosità. Faceva poi distinzione tra i pascoli posti a levante e quelli a ponente, cioè a "miez dì" o a "miezegnot" , nel senso che i prodotti caseari dei pascoli a levante dalle erbe piuttosto asciutte, erano più adatti per la conservazione.
Riandando alll' accennata Navarza, splendida valle di malghe con vasta abetaia sulle montagne ad ovest della Carnia , mi piace ricordare un fatto. Mio cognato, Nigris Guseppe, in detta valle era comproprietario di malga Palazzo e vasto bosco sottostante di abete. Vi fu un periodo in cui ebbi l' incarico di cercare un nuovo gestore della malga che trovai in un malgaro di Buttea nelle valli di Lauco. Palazzo era malga agevole raggiungibile con strada da automezzi. Oltre al pascolo disponeva di vaste fasce di prato, dette " bioichias", per sfalcio e conservazione del fieno in covoni per l' alimentazione della mandria ridotta, dopo la smonticazione agli inizi settembre che, per il periodo di "germaria", salvo caduta di prime nevicate, perdurava fino a metà ottobre. Questi particolari a parte credo possa interessare che, la grossa proprietà di malga Palazzo e vasto bosco Naverza, in godimento comunale ad uso civico invendibile, fu privatamente acquisita da Nigris padre di mio cognato, nel periodo di occupazione austroungarica 1916-1918 dopo lo sfondamento del fronte italiano a Caporetto.. L' occupante aveva infatti pieni poteri per una tale decisione. Rammento che, in un mio colloquio col commissario per gli usi civici della regione Friuli Venezia Giulia, dottor Carmelo Palermo avente sede a Trieste, il medesimo mi confermò la piena legittimità di tale vendita.
14 maggio 2021 C ARNIER PIER ARRIGO


sabato 10 aprile 2021

        CARNIER  PIER ARRIGO

DONAZIONE DI UN MILIONE DI LIRE A DON LUDOVICO MORASSI, PARROCO DI TIMAU (CARNIA) IL 2 MAGGIO 1945.

Torno in argomento su tale vicenda perchè, proprio ieri dalla Russia, il cosacco Vlado Vasilijevic, in relazione alla mia rievocazione del caso il 7 aprile corr. mi scrive un po' genericamente, non conoscendo la lingua taliana, dicendo : ""..... i cosacchi non hanno dato niente a Timau tutto è finito a Lienz,"". In realtà a Lienz, in base a prove a me risulta che i britannici, dopo la resa dell' Armata cosacca col seguito dei profughi civili, sequestrarono tutto il denaro depositato dai cosacchi in custodia nella cassa detta Banca di campo, si disse sedici milioni...
Sulla vicenda donazione di Timau da parte del SS. Gruppenfuehrer Otto Gustaw Wachter ho un grosso involucro cartaceo probatorio, con dichiarazioni, nomi, date etc. etc. Come scrissi sulla stampa e in un vasto articolo sul periodico di Timau "" asou geats "", nel mumero di agosto 2010, in base a quanto dichiarato da don Ludovico Morassi, con scarne parole nel diario parrocchiale, la donazione fu fatta "" .. come compenso per la sepoltura di diverse vittime della ritirata"". Era ed è quindi tutto chiaro ma si volle radicalmente modificare la verità, , falsarla, forse con mentalità filopartigiana , togliere l' onore al donatore che era un comandante tedesco e fui io a scoprire chi effettivamente era, cioè l' SS. Gruppenfuehrer Otto Gustav Wachter, ex governatore della Galizia, uomo cattolicissimo. Ho tutto in mano per scrivere la sua biografia ma sinceramente non so dove arrivare data la mia età e i miei molti impegni storici e letterari da chiudere. Non posso però evitare di esprimere il mio biasimo su chi manipolò questa vicenda, girando il merito in senso generico ai cosacchi per vederli arrivare a spendere qualche soldo a Timau o per richiamare, in senso storico, dei turisti a conoscere la chiesa di CHRISTO RE, bellissima, ma nella cui realizzazione i cosacchi non centrano per nulla !!!
Provai profondo disgusto, a suo tempo quando dopo il decesso di don Ludovico Morassi, il sostituto don Attilio Balbussi che, passando per Timau e facendo una breve sosta nel noto ristorante-bar, lo vedevo sempre giocare a carte con paesani , a mia richiesta si rifiutò di darmi copia della pagina del diario parrocchiale contenente la dichiarazione probatoria della donazione, avvenuta il 2 maggio 1945. Cambiando metodo ne feci poi richiesta tramite una donna timauese che era " membro servente del consiglio parrocchiale", ma il rifiuto si ripetè. Una terza volta un' amico di Verzegnis mobilitò per me don Bellina, noto parroco carnico, che si presentò personalmente da don Balbussi, a Timau e poi mi dette una risposta scritta senza soluzione del caso...
Essendo il fatto divenuto noto, mediante miei articoli sulla stampa mai contestati, con la dichiarazione provata che non furono i Cosacchi autori della donazione, ciò che mi stupisce è che, in senso morale, nessuno abbia preso posizione per una doverosa rettifica della falsa versione. Tutto è rimasto inerte, dominato da indifferenza e disinteresse. Un vecchio amico che aveva vissuto l' emigrazione oltreoceano e si era creato, con sacrifici, una situazione meritevolmente benestante, a fronte di certa flemmaticità e indifferenza di certa gente carnica, soleva dire : ""...gente da polenta e jota !! "" e jota era una minestra paesana dei tempi poveri, fatta di zucca di campo.
9 aprile 2021 CARNIER PIER ARRIGO
Cristina Di Cara, Rui Giuliano e 1 altra persona
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mercoledì 7 aprile 2021

 CARNIER PIER ARRIGO


                       FRAMMENTI  DI  STORIA

  Il Gruppenfuehrer SS. barone OTTO GUSTAV WACHTER, riuscì  a guerra finita ad evitare l' arresto rifugiandosi sulle montagne del salisburgese, ospite di un fidatissimo ex Karstjaeger che dalla Carnia si era ritirato col suo battaglione, sostando a Paularo e passando per le malghe Ramaz , Cordin e passo omonimo che immette nell' Austria. Dal rifugio, sui monti del salisburghese, Wachter con falsa carta di identità di cui  posseggo copia, raggiunse il Vaticano dove venne  ospitato e protetto e vi decedette, nel 19949,  si disse rivelando solo allora la sua vera identità,  ma io penso che già da subito l' abbia rivelata stanti i suoi precedenti importanti rapporti.Di lui, nel mio volume" Lo sterminio mancato" pubblicai delle notizie essenziali e una sua foto fatta a Trieste dove appare assieme al Supremo commissario Rainer. Wachter era perfettamente a conoscenza del disegno coltivato da Rainer di fare del Friuli, Carnia compresa,  uno Stato cuscinetto per un lento aggancio al III° Reich, ritenendo  fondata la valutazione, di fondamento scientifico,  che si trattava di popolo di etnia diversa dall' italianità.  Conosco bene tutte le sue vicende che aggiornai grazie ad uno dei suoi figli che viveva assieme ad altri  in un noto castello  austriaco, comunque ormai deceduto.

 7 aprile 2021                                                 CARNIER PIER ARRIGO.  

martedì 6 aprile 2021

   

CARNIER PIER ARRIGO

LA VERA STORIA DELLA DONAZONE DI UN MILIONE DI LIRE, IL 2 MAGGIO 1945, DAL SS. GRUPPENFUEHRER OTTO GUSTAV WACHTER A DON LUDOVICO MORASSI PARROCO DI TIMAU.

Circolarono voci, subito dopo la fine della guerra che, i cosacchi in ritirata, avrebbero donato un milione di lire al parroco di Timau , don Morassi Ludovico, titolare della Parrocchia locale. Assieme ad un collega di studi, Norberto Di Centa di Timau, mi recai appositamente da don Morassi per sentire la versione del fatto, che mi piaceva e affascinava e su cui intendevo scrivere. Ascoltando in silenzio tale mia richiesta, in canonica. don Morassi alzando le braccia verso il cielo, esclamò quasi irritato :"" Ma è ora di finirla di far circolare questa menzogna. I cosacchi in ritirata non mi hanno donato proprio niente. La donazione mi è stata fatta da un comandante germanico, come da verbale da me sottoscritto nel diario parrocchiale. Chiuso il discorso, lo dico e lo ripeto !!!. Assieme a Norberto mi fermi a parlare col parroco del più e del meno. Qualche anno dopo chiesi al successore di don Morassi, che era deceduto, di avere copia del verbale, ma incontrai difficoltà in quanto il medesimo si trincerava sotto il diritto al segreto e, successivamente, da un terzo parroco ottenni il documento che conferma la dichiarazione fattami da don Morassi. Nel frattempo annualmente in occasione alla commemorazione della tragedia della Drava a Lienz, che ricorre in giugno, cosacchi che provenivano dalla Gemania, assieme ad altri che risiedevano in Austria ed a taluni provenienti da oltreoceano, finita la cerimonia della Drava si spostavano a Timau ad onorare il ricordo della donazione coacca, grazie alla quale era partita l' iniziativa, voluta da don Ludovico Morassi, di costruire la chiesa di CRISTO RE che infatti fu realizzata. Nel frattempo avevo avviato ricerche per scoprire chi era veramente il comandante germanico, donatore della menzionata somma e, sulla base di incontrovertibili testimonianze, rilasciatemi da importanti ex ufficiali austriaci, ne ebbi prova e pubblicai la notizia sulla stampa. Il donatore della somma a mani di don Morassi era l' SS. Gruppenfuehrer, barone austriaco OTTO GUSTAV WACHTER, ex governatore della Galizia, con precedenti alti incarichi nella gerarchia del potere nazista in Austria su cui tralascio dei dettagli. Uomo cattolicissimo dagli stretti legami col Vaticano, passando in ritirata per Timau fece quindi la donazione.

Durante un mio rientro dall' Austria, dopo aver partecipato alla celebrazione della Drava volli fermarmi a Timau e, con uno dei paesani di notorietà locale, affrontai il tema della donazione. Notai sulla piazza, in sosta, due autocorriere tedesche, dalla tipica carrozzeria gialla che, ovviamente, erano giunte coi cosacchi da Lienz per la solita visita in memoria. Il signore di Timau, di cui tralascio il nome, sapeva della mia pubblicazione sulla stampa che riferiva il nome del donatore, SS. Gruppenfuehrer Wachter, a conferma della dichiarazione del parroco, stesa sul diario parrocchiale, due elementi probatori che, il denaro, non era assolutamente donazione dei cosacchi. Il signore, con un giro tortuoso di parole, e privo di elementi per contraddirmi, ammise che, l' irresponsabile versione della donazione attribuita ai cosacchi , nata da pressapochismo ed ignoranza paesana e rigidamente contestata dal parroco don Morassi, veniva tenuta in piedi per ragioni di comodo onde creare in Timau, non solo riguardo i cosacchi a titolo di memoria storica e che, in qualche modo con le loro visite elargivano offerte, anche generose, alla Chiesa e portavano dei soldi agli alberghi e bar e, allo stesso scopo a fine turistico sotto un profilo di interesse storico dava motivo di visite alla Chiesa di CRISTO RE, ovviamente falso, nato da invenzione.

Ho voluto rievocare questa vicenda, la cui ricerca della verità mi è costata a suo tempo, lavoro e spese, per ricordare ancora una volta e mettere in luce una della fandonie lasciate ancora in piedi dal' indifferenza ambientale dei carnici. Il famoso ministro della propaganda tedesca, Josef Goebbels che, a parte tutto era senza dubbio intelligente, amava ripetere che, una menzogna ripetuta due volte diventa verità credibile !!
Aggiungo infine che, all' interno della Chiesa, c'è una scritta scorretta sulla donazione, frutto del pressapochismo paesano ma pure di consapevole aggiramento della realtà e verità del fatto. Scritta che va modificata !!!!!

6 aprile 2021                                 CARNIER   PIER ARRIGO

mercoledì 31 marzo 2021

 CARNIER PIER ARRIGO


                                      SONO TUTTI  MORTI

Torno in argomento su una vicenda di cui parlai diversi anni fa, perchè di quando in quando mi riaffiora in mente. Un amico udinese, Bastianutti friulano autentico, circa oltre quindici anni fa, mi informò che, a Villa Santina, in un' assemblea ambientale di carnici non so a quale livello di ufficialità, si prese in esame il riconoscimento di meriti letterari e storici su opere divulgate in quel periodo. Stava fra queste il mio volume "L' Armata cosacca in Italia 1944-1945" diffuso in prime edizioni nel 1965 dal grande editore svizzero De Vecchi con sede a Milano, assunto poi, nel 1990, come cessionaria dall' Editrice Mursia-Milano con svariate edizioni e tutt'ora sul piano di nuova diffusione. Essendo io l' autore non vorrei peccare di agiografia, ma ricordare però dei fatti e cioè che, sul filone storico del volume la RAI-TV-Direzione Roma, con apposita equipe sotto la guida del regista SergioTau, realizzò il film "COSSACKJA" della durata di due ore. Sollecitato da interesse venne poi subito da Londra il grande regista internazionale Fred Zinnemann, quattro premi Oskar, ad incontrarmi a Porcia di Pordenone, con immediata proposta, che accettai, di essere suo consulente in un film sulla tragedia cosacca della Drava trattata nel mio menzionato libro, per cui ci rivedemmo in Austria e lavorammo insieme. La regia fu quindi completata. Ho già spiegato in miei scritti che, per intervento di alte forze politiche anglo americane, che temevano l'effetto negativo che il film avrebbe provocato riguardo i vincitori, con la forzata consegna dei cosacchi ai sovietici e sarebbe stato prodotto dalla 20a Centuri Fox Francese, per decisione di Zinnemann fu sospeso. Tornando al libro, per i contenuti apprezzati a livello nazionale ed oltre, il medesimo non aveva certamente bisogno di un riconoscimento da parte della Carnia, anche se pur sempre gradito essendo mia piccola patria natale. Accadde, invece che, alcuni elementi coalizzati da tendenza politica, così mi disse Bastianutti ed altra fonte, intesi ad offuscare localmente ma inutilmente per motivi di parte, il palese successo di portata nazionale de "L' Armata cosacca in Italia 1944-1945", libro che ha messo radici profonde perchè contiene prove incontestabili, riuscirono a a sviare la disponibilità positiva d' un riconoscimento che sussisteva nei convenuti. Riguardo tali elementi, schieratisi contro, seppi che si trattava di taluno, un certo Ferigo, mio compaesano cioè di Comeglians, ma che ai tempi dei cosacchi non era ancora nato e mai personalmente mi conobbe. Seppi qualche anno fa, leggendo il giornale, che era morto. Altro opponente era di una frazione di Comeglians mio citato comune . Elemento di estrema sinistra dedito ad attività sindacale. So che scrisse poesie e credo qualcosa d' altro ovviamente di tendenza a sinistra, su cui non entro in merito. Seppi tre quattro anni fa del suo decesso. Un terzo era di Ovaro, autentico saccente che frequentò, per un periodo, l' Accademia della milizia fascista a Roma passato poi, con la caduta del fascismo, alla sinistra. Era elemento che bazzicava nel consiglio comunale di Ovaro e , dopo la riunione ambientale di Villa Santina, decedette. Mi fu segnalato casualmente un quarto oppositore, pure di Ovaro, comunque deceduto.
Il tempo passa e questa vicenda di Villa Santina, cui ho voluto accennare, rimase in me cosa scialba a cui non detti importanza, paragonabile alla malinconica sensazione della caduta autunnale di foglie al vento. In conclusione questi elementi oppositori paesani carichi di invidia, sono tutti morti e dormono nei cimiteri in assicurato silenzio, mentre io con 95 anni, grazie alla buona stella, sono ancora qui, col programma di dar seguito a varie nuove pubblicazioni che tengo concretamente in bozza. Mai mi sono aspettato nulla da nessuno. Nè mi aspetto. Sta nel realismo sociale che tutti ti sorridano, ti dicano bravo perchè effettivamente un' opera storica costa, non nasce come il radicchio nell' orto ed io ne sò qualcosa, ma stanno alla finestra lontani dal fronte !!!
Vorrei dire ancora qualcosa sull' argomento COSACCHI. Mi permetto di rammentare che sono stato io dar corso a questo filone storico sulla via giusta, come in seguito onestamente riconosciuto dallo scrittore Carlo Sgorlon, autore del libro "I cosacchi dai fiumi perduti" con un' ampia recensione elogiativa nei miei riguardi sul quotidiano Il Piccolo di Trieste. Via via negli anni, varie sono apparse le pubblicazioni sull' argomento talune ultimamente nate come i funghi, scopiazzando disinvoltamente dal mio volume e con illecito utilizzo di miei documenti ed immagini coperte da Copyright, miei diritti non prescritti. Non posso poi tralasciare di dire che, in qualche pubblicazione, vi è stato travolgimento di fatti per incompetenza e vi stato poi chi ha inscenato maldestramente la messa a punto di un suo incontro e suoi dialoghi delicati con l' Atamano generale Krassnoff, assolutamente mai esistiti, nella sede della valle di Verzegnis. Purtroppo la gente non sà nulla e legge queste brodaglie !!!
30 marzo 2021 CARNIER PIER ARRIGO
    

martedì 30 marzo 2021

CARNIER PIER ARRIGO

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Stupenda foto di SILVANO LAZZERI, prima guerra mondiale credo fronte del Trentino, da dove partì la Strafexspedition del Feldmarschall Conrad von Hoetzendorff.





General ungarisce division Budapest, Ludvig Goighinger


La Strafexspedition fu il grande sforzo dell' esercito imperiale austriaco. Dal 15 maggio al 16 giugno 1916, finito nell' insuccesso per motivate cause tant'è che l'mperatore Karlo, successo a Franz Jose, che si trovava a Spilimbergo, decise ed ordinò il rientro nelle posizioni di partenza. C' è un fatto tuttavia molto affascinante su cui già scrissi diversi anni fa su Il Gazzettino o Messaggero , su due piedi non ricordo bene, e cioè che, nella parte finale della linea offensiva verso Venezia o diciamo verso la foce del Piave ebbe a verificarsi un' ardita azione austriaca, quella precisamente della divisione ungherese Budapest, dislocata attorno a San Donà di Piave, della quale parte consistente al comando del generale Goiginger a nord di Nervesa della Battaglia, attraverso un ponte allestito ma pericolante, riuscì a superare il Piave ed attestarsi sul Montello, posizione che mantelle per alcuni giorno e dalla quale, su disposizione dell' imperatore che, stante il carente andamento del' offensiva sul resto del fronte, giudicò inutile, dovette ritirarsi. L'operazione ritirata, degna da manuale, fu condottadi notte senza perdite d' uomini e mezzi. Per tale operazione il generale Goiginger ebbe l' alto riconoscimento al merito Imperatrice Maria Theresie. Scriverò ancora su quest' azione deglungheresi della divisione Budapest vista, come storic al disopra delle parti.
Accanto alla foto della valle la foto del generale GOIGINGER. Testimonianze di anziani cittadini veneti da me ascoltate , sopravvissuti in quelle zone d' azione, dissero che , da giorni le forze combattenti austroungariche lamentavano una forte carenza di viveri e mancavano della razione del pane. In gran parte gli ungheresi erano giovani ed apparivano pallidi e provati. Ho sempre nutrito ammirazione per gli ungheresi, per motivi personali che tralascio di spiegare, con profondo apprezzamento del famoso libro " I ragazzi di via Pal", autore Ferenc Molar, ovviamente ungherese, per la delicatezza umana dei contenuti.
29 marzo 2021
CARNIER PIER ARRIGO


Commenti
Rui Giuliano
Grazie, non sapevo che avessero superato il Piave, in merito a quest'ultimo la propaganda creò un falso storico e mi riferisco alla canzone del Piave "il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio...." già giorni prima del 24 maggio 1915 le nostre truppe erano attestate nelle varie località, trincee, ecc.. Avrebbe avuto senso se si riferiva all'autunno/inverno 1918
· Rispondi · 10 h

Pier Arrigo Carnier

CONQUISTA DEL MONTELLO

Vi è assoluta certezza che la divisione ungherese Budapest, superato il Piave, si attestò sul Montello. Ricordo che, sulla base di testimonianze controllai il punto di allestimento del ponte da parte di genieri , si trovava a nord di Nervesa della Battaglia dove, sulla destra della strada che sale, diciamo verso Pieve di Soligo, c' è una Villa che era di proprietà di ebrei venuti da Maccaccari Gazzo ( Verona). Non vi sono dubbi su questa brillante azione dell' esercito imperiale austro ungarico. Su questo ed altro da gran tempo ( ho 95 anni) parlai con competenti austriaci ad alto livello.
Il 15 maggio 1916 le truppe italiane erano attestate sulla destra del Piave. Pioveva, un autentico diluvio. Il generale austroungarico August Urbanski von Ostrimecz, ex capo dell' Evidenz Burau (Servizi segreti) di cui posseggo il diario inedito donatomi dalla figlia Aidi Heidi, cognato del Feldmarschall Conrad von Hetrzendorff capo dell' operazione Strafexspedition, al comando della 24a divisione austriaca, con sede a Villa Varda (Brugnera di Pordenone) ebbe l' ordine di muoversi e posizionarsi sul Piave. Racconta nel diario lo stato di difficoltà, per il tempo ed altre valutazioni, nell' accingersi al passaggio del Piave su un ponte pericolante. Consultatosi coi suoi ufficiali, stanti gli attacchi aerei italiani, ritenne che avrebbe arrischiato le vite della sua divisione e si rifiutò di eseguire l' ordine. Fu chiamato d'urgenza a San Vito al Tagliamento dal Supremo comando e destituito. La divisione ungherese invece, più a nord, si espose ed affrontò il rischio con straordinario successo. Altro vi sarebbe da dire.....
Sempre sulla base del diario Urbansky von Oastrimiecz una delle cause di insuccesso della Strafexspedition oltre alle difficoltà dell' imperatore Karlo nel decidere a chi affidare il comando guida, se a Conrad von Hoetzendorf o a Boroevic, le cui strategie e tattiche erano controverse, decisione che comportò ritardi ed anche conseguenze e, in ogni caso l' affidamento guida fu dato Conrad, altro elemento essenziale, in senso negativo, fu il mancato supporto dell' artiglieria tedesca e le carenze delle granate del munizionamento dell' artiglieria austriaca. Ho pubblicato a suo tempo vari articoli su vicende riferite nel diario.

Merita aggiungere, riguardo Urbanski che, il medesimo, nel periodo in cui fu a capo dell' Evidenz Burau, visse una vicenda ch'ebbe grande risonanza e sulla quale fu in seguito girato un noto film. Trattasi precisamente delle scoperta di alto tradimento del colonnello austriaco Redl in favore dell' esercito zarista. Redl, convocato di fronte ad Urbansky e reo confesso, si suicidò con un colpo di pistola. Corse voce, ritenuta attendibile dal principe ereditario Francesco Ferdinando d' Asburgo che, sarebbe stato Urbanski a posare la pistola carica sul tavolo, quale tacita offerta a Redl, di scegliere tra il suicidio o comunque la morte certa mediante fucilazione per alto tradimento. Urbansky ne parla nel suo diario:........ ed a tal proposito ne parlai con la figlia Aidi Heini a Graz, dove viveva. Il principe Francesco Ferdinando, fervente cattolico non tollerò questa desunta verità e, per tale motivo, tolse l' incarico di capo dell' Evidenz Burua ad Urbanski il quale rientrò nell' esercito col suo grado di generale. Di lì a breve, nel 1914. il principe ereditario e la consorte, com'è storicamente noto, morirono assassinati a Saraievo.
La vicenda dell' esercito austroungarico sul Piave e la chiamata in causa del prezioso diario Urbanski hanno rimosso in me il caso Redl, sul quale ho ritenuto di attardarmi conoscendo bene il retroscena, ritenendo che, al dilà della risposte date all' interlocutore Rui, si tratta di argomento che possa suscitare interesse nei lettori !!!
Potrebbe essere un'immagine raffigurante montagna, albero e natura
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Persone raggiunte
1
Interazione
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