mercoledì 13 gennaio 2016
martedì 5 gennaio 2016
VIVO INTERESSE, NEI LETTORI,RIGUARDO IL GIUDIZIO ASSUNTIVO SULLA RESISTENZA CARNICA E SULL’ IMMAGINE DI MIRKO E KATIA
.
Ho notato un forte
interesse riguardo il post del 30.12.15 LA STAGIONE DELLA
RESISTANZA CARNICA NELLA SUA EFFETTIVA REALTA’, già reso pubblico su questo
sito, e alla risposta da me data sul caso MIRKO a Laura Matelda Puppini., che
qui di seguito riporto assieme al testo delle domande rivoltemi ( Vedi
allegati). Stante tale attenzione vorrei precisare che vari miei post già
pubblicati sui siti Facebook e Blogger riferiscono su Mirko e Katia, legati
all’infiltrato sovietico Cernikow e quindi al disegno di Stalin di un
rivolgimento espansionistico nell’Europa occidentale, nord Italia compreso. I
due ferventi stalinisti vissero il tardo autunno e l’inverno 1944-1945 fino
alla data del loro assassinio in aprile, come già scrissi in vasti articoli
documentati sulla stampa ( prevalentemente su Il Gazzettino e su “Asou Geats”,
quest’ultimo periodico carnico diffuso anche in Austria) in due rifugi, il
primo costruito con assi di larice prelevate ad Ampezzo nella segheria dei
Nigris (Giuseppe Nigris era mio cognato) di fronte ai caseggiati dell’Ors di
Pani agli inizi del Coladôr. Mise piede, in quel rifugio, il medico dottor
Bonanni di Raveo, (Nota n.1) chiamato d’urgenza mediante un montanaro sceso
dalla valle, in quanto Mirko era peggiorato in salute con sbocchi di sangue per
l’emottisi. Sentendosi insicuri Mirko e Katia si spostarono poi in un punto
dominante, sui crinali dell’alta valle a località “Pala dai Zocs” dove,
all’alba ella liberazione caddero assassinati. Nel secondo rifugio nessuno mai
mise piede ad eccezione del sovietico Cernikow. Riguardo la fase finale della
loro sopravvivenza, divenuti nemici della Resistenza italiana, secondo Mirko
fiaccata e nella quale si era spento l’ impulso rivoluzionario che io stesso, testimone del tempo, non mancai di avvertire. Col cav. Antonio Zanella “Ors di Pani”
splendido, intelligente, acuto ineguagliabile montanaro, tornammo più volte a
rivangare le confidenze fattegli da Mirko sui suoi principi ideali del divenire
e su altri particolari importanti. Ricordo soprattutto che ne parlammo a lungo,
nel suo casolare, una serata mentre nell'alta valle nevicava e tutt'intorno le montagne erano plumbee. Sull’ultimo periodo vissuto da
Mirko e Katia ho riferito nel mio post “MIRKO e KATIA–MONOPOLI (Bari)” del
29.10.2014.
5 gennaio 2016
PIER ARRIGO CARNIER
Nota n.1
Testimonianza di
Angelica e Carmela Bonanni, a me care, sorelle del medico.
ALLEGATI
Domande postemi
Laura Matelda
Puppini Dato che non siamo più giovanissimi, e che Lei conosceva,
se non erro, il fratello ed il padre di Katia, Gisella Bonanni, (la moglie o
fedele compagna di Mirko, poco importa, per me la giovane che fu al fianco di
Mirko, combattè e soffrì con lui, che era tisico, ed affetto da emotisi),
sarebbe importante che ci confermasse se effettivamente Mirko, che, dalle
informazioni sinora avute, non combattè mai in Veneto, era veramente un
ufficiale dell'areonautica di re Pietro, se si chiamava Arko Mirko, o se Mirko
era il nome di battaglia, se è vero che era di Lubiana, tenendo conto, che se
le informazioni vengono dalla famiglia Bonanni, come penso, potrebbe esser solo
quello che essi sapevano, senza altra prova. La ringrazio se vorrà dare questo
contributo. Laura Matelda Puppini
Risposta alle
domande.
Sono tutt’ora
procuratore irrevocabile “post mortem” di Mirko nome di battaglia, la cui
identità anagrafica, assolutamente certa è Arko Mirko, da me dichiarata in
pubblicazioni editoriali e in vari articoli sulla stampa e me ne assumo ogni
responsabilità. Fui io a cercare i familiari di Mirko in Iugoslavia e ad
informarli sulla sua fine mentre i responsabili della Resistenza nulla avevano
comunicato e l’ANPI di Udine mi dichiarava di nulla sapere come se il noto
comandante partigiano non fosse esistito…. Fui nominato con due procure
irrevocabili nella Federativa Iugoslava, una del 1987 l’altra nel 1998, con
ampi poteri onde difendere la memoria di ARKO MIRKO ed accertare gli esecutori ed
i mandanti del suo assassinio ed ogni altra connessa particolarità. Le
informazioni in mio possesso sull’identità anagrafica di Mirko rigorosamente
controllate, vengono dalla Iugoslavia da me accertate presso l’autorità civile,
e non dalla famiglia Bonanni che comunque lo riconobbe nei documenti ed
immagini da me esibite, famiglia con la quale, in ogni caso, ebbi molti
rapporti diretti così come con Bonanni Dionisio, fratello di Katia.
Gisella Bonanni
”Katia” era compagna di Mirko non assolutamente moglie . Mirko era nato in
Slovenia e a 21 anni, nel 1943, faceva parte, quale studente, della Scuola
militare di idroaviazione di Divulie, dell’Esercito regio iugoslavo di re
Pietro Karagergevic presso Spalato in Dalmazia. Con l’occupazione italiana
della Slovenia, Dalmazia etc. Mirko cadde prigioniero delle truppe italiane
nella menzionata Scuola militare di Divulie. Venne immediatamente internato in
Italia in un campo di prigionieri a Padova e poi ricoverato in ospedale. Prova
documentale in mio possesso.
31 dicembre 2015
PIER ARRIGO
CARNIER
venerdì 1 gennaio 2016
LA STAGIONE DELLA RESISTENZA CARNICA NELLA SUA EFFETTIVA REALTA’
COMUNICATO
Ancora una volta, come vengo a spiegare nello scritto che segue, mi si è presentata la necessità di un intervento sulle vicende della Resistenza carnica 1944-1945, che in parte concerne la mia stessa posizione di storico e giornalista e in altra parte verte sulla concreta realtà delle vicende partigiane che ho esposto linearmente nei punti essenziali.
* * *
Mi è stata segnalato da un amico della Carnia uno scritto su Facebook di Matelda Maura Puppini e Marco Puppini dal titolo “ SU QUEL DISSACRARE
Si osserva poi nel prosieguo dello scritto con
riferimento al volume “L’Armata Cosacca in Italia…” che lo scrivente "" cita
spesso fonti cosacche o carinziane, non credo proprio favorevoli ai partigiani,
oltre al discutibilissimo Dionisio Bonanni, quest’ultimo citato in altro mio
volume “Lo Sterminio Mancato” "" sempre della Mursia " scrivendo
da pubblicista, non certo da storico ". Ci tengo a precisare che Dionisio
Bonanni “Rosso” comandante partigiano del battaglione “Giornate Nere” della Garibaldi, fratello di
Katia assassinata dai partigiani assieme a Mirko (Arko Mirko), non è definibile
con l’aggettivo discutibilissimo che gli è stato affibbiato, evidentemente non
essendo al corrente, gli autori dello
scritto, di varie vicende che , invece, io conosco, ma soprattutto non tollero
che i due volumi menzionati “L’Armata Cosacca
in Italia” e “ Lo Sterminio Mancato”, fondamentalmente storici, costati anni di
lavoro, il secondo soprattutto, vengano qualificati “ scrivendo da pubblicista, non certo da storico”. Fra l’altro “ Lo Sterminio Mancato” depositato
negli anni ottanta presso la Suprema corte di Giustizia d’Israele, dal noto storico britannico e
docente universitario ad Oxfort, Gerald Fleming, quale prova a discarico dell’ucraino Ivan Demjaniuk
accusato, su false indicazioni, di essere il boia di Treblinka, fu documento che risultò determinante, unitamente alla mia
testimonianza resa in giudizio, a prosciogliere l’imputato dalla condanna a
morte già pronunciata. Credo che tutto questo basti in assoluto a
confermare la validità storica dei due volumi.
* * *
Leggendo il menzionato
scritto di Laura e Marco Puppini lo trovo incentrato in una disamina critica sulla
pubblicazione locale dal titolo “ FATTI e MISFATTI ” stampata
nell’immediato dopo seconda guerra, autore Antonio Toppan, anziano insegnante che fu maestro elementare di mia
madre. Rammento che il medesimo venne a portarci in casa tale pubblicazione, appena stampata, ed al riguardo ne parlammo. Eravamo nel clima
di ripresa dell’immediato dopoguerra e sinceramente, per opinione generale,
soprattutto dopo i fatti partigiani veramente deludenti e gravemente irresponsabili
di Ovaro del 2 maggio 1945, l’immagine partigiana era decisamente crollata,
sprofondata nel discredito.
In ogni caso oggettivamente,
a tutt’oggi, il giudizio della popolazione carnica, perlomeno in generale nei
superstiti della mia generazione è lontano da una memorizzazione entusiasta e non
tanto per effetto generato da certe pubblicazioni
più o meno recenti, che battono piste già aperte sollevando curiosità più che
interesse sostanziale, ma soprattutto
per convinzioni assunte e radicate al tempo dei fatti e quindi tramandate. Al riguardo mi permetto
di riportare, qui di seguito, parte di una lettera inviatami recentemente, via Internet, da un
giovane carnico, il quale ha avvertito, sorprendentemente, la necessità di
esternare il giudizio negativo dei suoi genitori sui partigiani e denunciare
quella mentalità sommersa della popolazione carnica su verità nascoste,
riguardo le quali per una serie di ragioni si tace :
Egregio signore Pier Arrigo
Carnier,
“” Salve, seguo il suo blog…<
omissis>…“” … da Ampezzano quale sono ho letto i suoi scritti riguardo la
resistenza in Carnia e finalmente ho trovato riscontro a quelli che fino a
prima erano solo racconti dei miei genitori, come lei ben sa e scrive qui nessuno
vedeva di buon occhio i partigiani e io mi sono sempre chiesto perchè in
pubblica sede nessuno ha mai controbattuto gli elogi e gli onori fatti ai
partigiani nelle pompose commemorazioni, forse da buoni carnici si lascia passare il passato e si
guarda avanti ? Forse ha fatto comodo tacere viste le amministrazioni
compiacenti ?.. “” <omissis>…
25.08.2015
L.P…
Per
discrezione ho indicato solo le iniziali del mittente.
Ho ricevuto, in passato, altre
lettere dal contento incisivamente negativo, una delle quali inviatami da una valligiana
originaria della val d’Aupa ma residente
altrove, di cui riporto le iniziali (M.P.V.) e cito della stessa uno stralcio:
“”“” I nostri cari partigiani, ed io continuo a sostenere che si trattava di
volgari ladri che agivano sotto una bandiera che era solo di comodo per le loro
scorribande, non si sono limitati a rubare nei villaggi ma si sono appropriati
anche di formaggi ed altri generi alimentari in malga ed è il caso di mio nonno
che gestiva con discreto successo una
malga posizionata verso malga Lanza.””
E più oltre, nella medesima
lettera, la valligiana conclude : “” I
pochi vecchi che sono ancora rimasti e che, con cognizione di causa possono
parlare, se interrogati esprimono tutti un’identica frase e cioè :- Grazie ai
tedeschi non è successo il peggio, se non ci fossero stati loro i partigiani ci
avrebbero distrutto””.
Ed a proposito delle rapine
di bestiame, da parte dei partigiani della Garibaldi ed Osoppo nelle malghe
austriache della valle del Gail il
cronista Natalino Sollero da Paularo scriveva sul MessaggeroVeneto in data 21
luglio 1994: “” I fatti sono ancora bene impressi tra gli anziani di Paularo che ricordano i partigiani
scendere a valle come barbari: capelli lungi sul torso nudo, fazzoletto rosso
al collo, forme di formaggio infilzate sui fucili, cavalcavano e trascinavano
numerosi cavalli e armenti””
Vi furono quindi dei comportamenti
partigiani che lasciarono un segno negativo nella popolazione carnica perciò
sussiste la consapevolezza di una verità
contrapposta alla versione ufficiale
infiorata di significati eloquenti , orchestrata in ossequio al potere,
tipica dell’ambiguità italiana che tende ad eludere le proprie responsabilità.
I tedeschi hanno perduto la guerra ed hanno accettato la dura sconfitta, ma non
sono saliti, come gli italiani, sul carro dei vincitori, ieri nemici oggi amici.
Occorre in ogni modo dare
all’argomento un profilo storico. La lotta partigiana, in Carnia come
probabilmente altrove, ebbe uno sviluppo difficile. Si trattò di una lotta che
non poteva essere esente da complicazioni, risentimenti, deviazioni e rivalità,
ma esprimeva i segnali di una volontà riformatrice radicata prevalentemente su
basi comuniste. Nella premessa del diario storico della divisione Garibaldi-Carnia, come in altre circostanze ho ritenuto di ricordare, è chiaramente
precisato trattarsi di “ un movimento rivoluzionario che non ha precedenti
nella storia della popolazione carnica”. La lotta, finalizzata al principio di
giustizia ed equità, era pertanto ispirata al modello del comunismo sovietico
ed a quel tempo poco si conosceva dell’effettiva realtà sovietica, ma l’idea era
un punto attraente.
L’ex partigiano garibaldino R.
Guiducci, che fu nel battaglione Friuli comandato da Mirko, allora studente ed
in seguito laureatosi ingegnere ma specializzatosi poi in sociologia e divenuto
famoso sociologo italiano, ci tenne a sottolineare in una
relazione informativa inviatami, che partigiani della Garibaldi portavano sul
berretto come insegna, del resto nota, la stella rossa comunista e, solamente a fine estate 1944 per disposizione
impartita dal leader Palmiro Togliatti, detta insegna fu modificata, inserendo la stella a sul fondo
tricolore della bandiera italiana e questo avvenne in relazione al
riconoscimento del C.L.N.come organismo centrale della lotta clandestina .
Onde delineare i fatti
essenziali della Resistenza carnica va
precisato ce la stessa registrò l’apertura
ad un collegamento con le forze partigiane slovene di Josip Broz Tito (Nota
n.1)), poi .nel momento critico preannunciante l’inizio dei grandi rastrellamenti
tedeschi, che preludeva al travolgimento della lotta, come infatti avvenne, vi
fu una richiesta ai sovietici, avanzata
dal vertice della Garibaldi, per un intervento di forze in Carnia mediante un ponte
aereo. La richiesta rimase ovviamente inascoltata, non rientrando nell’ ambito
delle necessità strategiche delle forze sovietiche allora fortemente impegnate
sulla Vistola.
Non vi fu infine una parte della
Carnia definita “Zona libera” ed il filmato “ Carnia 1944. Un’estate di
libertà” fa davvero pietosamente sorridere.
Tutto ciò premesso non va però
dimenticato che, in ogni caso, la
Resistenza carnica al dilà della zona d’ombra lasciata dai
comportamenti nella memoria popolare, sopportò sacrifici, difficoltà di
vettovagliamento, visse delusioni, ebbe vittime, subì deportazioni nei lager
d’oltralpe per cui, seppure nel coacervo di intrighi, taluni inestricabili, vi
furono figure di resistenti che pagarono con la vita la fedeltà ideale al
principio di una radicale giustizia sociale intesa apportatrice di profonde
riforme.
Era questo il prevalente auspicato futuro dei resistenti, ma le potenze vincenti, gli Stati Uniti soprattutto,
imposero all’Italia, nazione vinta, la costituzione di un governo democratico, con la minaccia di
cessare gli aiuti per la ricostruzione nel caso fosse prevalsa la sinistra. Cadde
pertanto decisamente la promessa del leader Togliatti che l’Italia avrebbe
avuto, in ogni caso, un governo progressista, deludendo l’aspettativa in cui la
maggioranza dei resistenti aveva creduto.
Chiudo
qui questo mio intervento riportando, come nota, lo stralcio dello scritto che
mi riguarda.(Nota n.2)
31 dicembre 2015
PIER ARRIGO CARNIER
Nota n.1
Memoriale a cura di Tranquillo
de Caneva "Ape", ex comandante della Brigata Garibaldi-Carnia e Carlo Bellina "Augusto", ex
comandante della Brigata Garibaldi val But. Agosto 1951
Nota n.2
…………………………………..- omissis-............................................................
Quindi, nella narrazione sulla
storia della resistenza carnica, si inseriva il pubblicista Pier Arrigo
Carnier, che divulgava, già nel 1957, una sua breve memoria sui cosacchi in
Carnia; che prima di editare “L’ Armata cosacca in Italia”, faceva controllare
il suo scritto, non si sa perché, dal Padre degli Armeni dell’isola di San
Lazzaro, il quale, in relazione alla vicenda cosacca, parlava di similitudine
con lo sterminio degli armeni, quasi fossero la stessa cosa; che afferma di
aver preso parte «dalla fine della seconda guerra mondiale» a «tutti i raduni
cosacchi dei superstiti dello “Stan” di Pjotr Krassnov,ed in particolare, in
Austria, alla commemorazione della tragedia sulla Drava» (Pier Arrigo Carnier,
L’armata cosacca in Italia, 1944-1945, riedizione Mursia 1990, p. 5); che cita,
spesso, fonti cosacche o carinziane, non credo proprio favorevoli ai
partigiani, oltre il discutibilissimo Dionisio Bonanni, (Pier Arrigo Carnier,
Fonti documentaristiche e testimoniali, in Pier Arrigo Carnier, Lo sterminio
mancato, Mursia ed., 2000, pp.9-10) ed altri, senza riferire se vi sia stata
registrazione, e scrivendo da pubblicista, non certo da storico .....................................................-omissis-.........................................................
a.
venerdì 11 dicembre 2015
ANCORA SULLE DONNE DELLA CARNIA
COMUNICATO
Da un mio articolo pubblicato
dal Gazzettino di Venezia, di cui sono tuttora collaboratore culturale, nella
pagina “Frontiere” dal titolo “ MALGHE
DELLA CARNIA – Storia di un’umanita perduta “, pubblicato il 22 gennaio
2007. stralcio una parte dedicata alle donne “farinarie” che qui di seguito riporto.
ECCO CHI ERANO LE “FARINARIE”
Si trattava di donne che assolvevano
al faticoso compito dei trasporti a spalla, mediante la gerla, dei fabbisogni
alimentari e delle necessarie masserizie, dal fondovalle alle malghe. Le stesse
conoscevano ovviamente mulattiere, sentieri
e scorciatoie.
L’attività era regolata da un
ordinamento gerarchico ed al vertice della gerarchia, che comprendeva “Anziane
farinarie” ed “Apprendiste farinarie”, c’era la “Madre farinaria” (Mari
farinaria), la quale stipulava dei contratti con i rispettivi conduttori delle malghe in cui venivano
elencati i diritti ed i doveri e cioè : inizio e termine stagionale del
rapporto di lavoro; modalità del compenso, sia in denaro che in prodotti
caseari della malga; elenco delle località dove recapitare le merci e le
masserizie; provvedere al reclutamento delle persone per il trasporto,
eccetera; garantire la sostituzione con altre persone in caso di forzata
assenza; segnalare periodicamente al conduttore della malga lo stato dei
sentieri e delle mulattiere. Praticamente la “Madre farinaria” stipulava dei
singoli contratti di appalto, con i conduttori delle malghe, per cui gestiva
l’intera operazione e compensava le subalterne.
Ovviamente nel viaggio di
ritorno a valle, non appena la malga aveva concretamente avviato la produzione
casearia, le “farinarie” si accollavano
un carico di prodotti destinati alle rivendite od altrove, su indicazioni del
conduttore.
Queste donne lasciavano i
paesi prima dell’alba, al buio, per affrontare i duri sentieri della montagna.
Indossavano abbigliamenti severi: un fazzoletto scuro di flanella in testa,
abito e giubbetto con lunga gonna di rigatino e calze pure scure, una maglia di
lana da togliere con il caldo, munite naturalmente del tipico ombrello dei
montanari in caso di pioggia.
Brevi versi di grande effetto incisivo nell’idioma carnico, che qui di seguito riporto (Nota n.1 ) esprimono dei significati toccanti che i veri
carnici comprendono, perfettamente appropriati a ricordare la fatica delle
“farinarie”:
Tròis das
mès monts
strafònz di sudôr
clevas,
ciampèis e transièras,
balinâs in tal scur
e in
tal lusôr
(Sentieri delle mie
montagne,/ grondanti di sudore,/ erte mulattiere,/campigli e tratturi,/
calpestati nell’oscurità/ e nella luce.)
Una storia, come già detto
quasi sconosciuta, quella delle
“farinarie”, il cui impiego non era esteso a tutte le valli della Carnia ma da gran tempo era invece in uso
nelle valli orientali: valle del But e relative convalli.
Nel corso della prima guerra
mondiale (1915-1918), durante la quale venne forzatamente sospesa la
monticazione del bestiame, l’attività di
dette donne ebbe continuazione. Furono
infatti utilizzate a scopo militare nel
trasporto, sempre mediante la gerla, di munizioni da portare con grande rischio
in prima linea, nonché di tavolame e
lamiere per la costruzione di ricoveri, reticolati ed altro. Divennero quindi
le gloriose portatrici carniche, donne soprattutto di Timau, doverosamente
ricordate nella storiografia della grande guerra ed alle poche sopra vissute,
circa una decina d’anni fa, venne conferita dal Presidente della Repubblica la
massima onorificenza militare.
* * *
Ritengo di segnalare in base ai ai dati statistici di Blogger, un
rilevante interesse in Italia, ma pure
in Russia ed Ucraina, sui due post
riferiti alla donna carnica del 6 e 9 dicembre corr.con citazione, nel
secondo, delle affermazioni di Tolstoj sulle cosacche del Grebegn.
11 dicembre 2015
PIER ARRIGO CARNIER
Nota n.1
Versi riportati nella parte
introduttiva della pubblicazione di Nazario Screm dal titolo “Le malghe antiche
della valle d’Incaroio”,, stampato circa dieci anni fa in Carnia, con accenni all’argomento
delle “farinarie”e un vecchio elenco delle stesse, donne della valle
d’Incaroio.
giovedì 10 dicembre 2015
LE DONNE CARNICHE RESPONSABILI E GUIDA SUPERIORI ALL’UOMO E LE
DONNE COSACCHE DEL GREBEGN “ …più forti, più intelligenti, più progredite e più
belle dei cosacchi”
Forte, imprevedibile ed inatteso consenso ha ottenuto il mio
post del 6 corr. “LA GERLA ,
MEZZO DI TRASPORTO A SPALLE NELLA REALTA’ STORICA ELLA DONNE CARNICHE”,
soprattutto attraverso il sito Blogger che spazia su vaste amicizie
internazionali in Francia, Germania, Austria, Slovenia, Bosnia, Ucraina,
Federazione Russa, Stati Uniti, delineando l’immagine e
l’inviolabile dignità della donna carnica e, in ogni caso, il senso
più profondo, della donna. Non mi aspettavo, dal mio post, una tale
risonanza ispirata dalla foto di cinque valligiane carniche con la gerla,
anni trenta, resa pubblica, via Internet, dal Gruppo “ Ricordi di un
tempo che fu” di Forni.
*
* *
Oggi le condizioni sociali della Carnia sono cambiate per
cui ritengo che la gerla , come strumento di trasporto a spalle, rappresenti
ormai solo un ricordo mentre la situazione economica, rispetto all’epoca
dei miei riferimenti, è precipitata in senso profondamente negativo, a
seguito della disastrosa crisi italiana, per cui ritengo che i valori
e le capacità guida e risolutive superiori all’uomo della donna carnica
sussistano più che mai preziose ed attuali.(Nota n.1)
Nel corso della mia esistenza, nel dopo seconda guerra, per varie
ragioni, mi fu dato di conoscere comportamenti e modi di vivere di varie
comunità, tra le quali quelle serbe, croate, bosniache, slovacche, ungheresi, ucraine, russe con
aspetti spesso sorprendenti, ma non posso tralasciare di riferire una
situazione circostanziata che, in certo senso, collima nei punti essenziali con
quanto da me dichiarato sulla donna carnica. Scrisse infatti Leone Tolstoj, il
grande scrittore russo, nel suo libro “ I COSACCHI”, precisando che gli stessi
trascuravano le faccende domestiche ed il lavoro dei campi, dedicandosi solo
alla guerra e per il resto oziavano, lasciando che al lavoro agreste,
alle faccende e all’ordine della casa vi pensasse e provvedesse la donna, per
cui la stessa assunse autorità e potere. Scrisse effettivamente Tolstoj,
riferendosi ai cosacchi del Grèbegn: “…Il cosacco che in presenza di estranei stima contrario alle
convenzioni parlare in tono affettuoso, o così per ozio, con la sua donna,
involontariamente ha il senso della superiorità di lei, quando ci rimane solo a
faccia a faccia. Tutta la
casa, tutto il capitale, tutta l’azienda sono roba che lei ha messo insieme,
che si regge esclusivamente grazie alle sue fatiche e alle sue premure.
Per quanto egli sia
fermamente convinto che il lavoro sia vergognoso per un cosacco, e
convenga soltanto a un bracciante tartaro o a una donna, confusamente egli
sente che tutto ciò di cui si giova, e che chiama suo, è un prodotto di codesto
lavoro, e che la donna (sia la madre o la moglie) da lui considerata una sua
sguattera, ha la facoltà di privarlo di tutto ciò di cui si giova. Inoltre, l’incessante, duro lavoro
da uomo e tutte le preoccupazioni scaricate addosso a lei hanno finito col dare
alla donna del Grebegn un carattere singolarmente indipendente e virile, e
hanno sorprendentemente sviluppato in lei la forza fisica, il buon senso, la
risolutezza e la tenacia. Le donne, per la maggior parte, sono più forti e più
intelligenti e più progredite e più belle dei cosacchi. “
9 dicembre 2015
PIER ARRIGO CARNIER
Nota n.1
Meriterebbe la donna carnica, trattandosi di delicato argomento
sociale, come introduttivamente accennato nel mio post del 6 corr., un’accurata
trattazione così come altri aspetti di carattere economico e patrimoniale della
Carnia, uno dei quali i patrimoni silvo-pastorali ad uso civico ed allodiale,
diversi l’uno dall’altro nella loro proiezione sotto l profilo di
diritto, di cui ritengo di essere esperto.
sabato 5 dicembre 2015
giovedì 3 dicembre 2015
NOTEVOLE INTERESSE RIGUARDO I MIEI SPOT SUI CASI OLMO, GUERRA E "COSACCHI: LO STRANO CONGRESSO DI VERZEGNIS.
COMUNICATO
3 dicembre 2015
PIER ARRIGO CARNIER
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