martedì 14 maggio 2019

CARNIER PIER ARRIGO - Storico e giornalista

EUGENIE CIHALOVA' - MOLTO APPREZZATA EUROPARLAMENTARE VERDE CECA E MIA CARA
AMICA VERSO CUI SENTO GRANDE STIMA E RISPETTO


 POTRO' ASCOLTARLA OGGI IN DIRETTA, ALLE 16, NEI SUOI INTERVENTI-



domenica 12 maggio 2019



ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI OVARO E RAPPRESAGLIA TEDESCA SU AVASINIS: 2 maggio 1945


Cari amici e lettori delle zone più disparate, in  relazione alle ricorrenze rievocative  delle vicende Ovaro ed Avasinis, su testate della stampa locale sono apparsi nei giorni corsi i soliti  scritti celebrativi dal tono anemico ma pur sempre agiografico nel confronti del concetto   resistenziale,  guardinghi  a non sconfinare o ad ammettere obiezioni,  ma a procedere in senso unico,  come al tempo del fascismo o del regime stalinista. Naturalmente vi sono state celebrazioni locali con bandiere, sorrisi, pranzi, strette d mano, facce patibolari, tutto ermeticamente in un circuito chiuso con l' aria di una società segreta. Se non sei nel gioco nessuno ti conosce e  se ti passano vicino non ti vedono.
Sull' argomento Ovaro sono state dette cose squallide, evitando il nome del' osovano che condusse l' attacco al presidio cosacco , Alessadro Foi che, dopo il fallimento dell'  azione, messa in atto su pressioni  di una coalizione di notabili, al cui fianco di uno dei membri più validi come dipendente, nel retroscena della preparazione c'ero io (e quindi testimone), scomparve emigrando  oltreoceano e non si seppe più nulla. L' azione sconsiderata contro il presidio che disponeva alla periferia sud, sulla via della ritirata di  oltre 35.000 cosacchi, provocò  una  rappresaglia con 28 vittime civili. Riguardo Avasinis, dove la  rappresaglia tedesca, sempre il 2 maggio, fu provocata ad un attacco partigiano ai tedeschi in ritirata, sull' arteria Udine-Tarvisio, causando delle vittime, sono  sono  state ridette le solite cose su cui non perdo tempo. Naturalmente silenzio assoluto sul massacro compiuto da partigiani dell' Osoppo e Garibaldi associati, del centinaio di cosacchi fra i quali molte le donne e bambini di cui uno o due in fasce, crimine consumato  fine aprile  sulla montagna ad ovest del paese. Detti cosacchi, che formavano il presidio di Avasinis, si erano arresi ai partigiani sulla parola  d' onore alla presenza del parroco del luogo, don Francesco Zossi,  di avere salva la vita ed i cui corpi dopo il barbaro massacro, vennero abbandonati sul luogo senza sepoltura  ed ivi rimasero per quattro anni  finchè,  in data.15.10.1949, la Pretura di Gemona territorialmente competente, ne dispose il ricupero ed il seppellimento. L' operazione comportava l' apertura di una procedura di profilo penale su cui sono documentato, ma che tralascio trattandosi di argomento delicato.  Non posso però evitare di dire che, il silenzio su questo argomento da me denunciato in mie pubblicazioni editoriali ed articoli sulla stampa e via Internet, è torbido e vergognoso. Pennaioli locali, fra i quali un elemento donna della Carnia che non conosce la storia e si è intrufolata in cose più grandi di  lei,   hanno cercato di giustificare il massacro dei cosacchi quale reazione alla rappresaglia tedesca del 2 maggio, avvenuta dopo, riguardo la quale la popolazione, con forche e randelli si era già vendicata uccidendo una quindicina di tedeschi di  passaggio in ritirata, ma che nulla avevano  a che vedere. Su queste vicende detengo importanti  documenti. Ne era al corrente il noto parlamentare comunista ex commissario della Garibaldi Mario Lizzero " Andrea", il quale, sulla resistenza, sapendo del mio serio impegno, era propenso ad un dialogo oggettivo, sapendo qual' era la mia visione ed al riguardo, al  laureando Gregorio Venir che a lui si rivolse per consulenze sulla tesi di laurea incentrata sui Cosacchi, asserendo che il testo principale preso in esame era il  mio volume "L' Armata Cosacca in Italia 19944-1945, il  Lizzero,  come risulta a pagina nr. 88 della tesi, poi pubblicata, asserisce : < Carnier ha preso una posizione precisa e va rispettato>.
Post Scriptum
Desidero aggiungere che posseggo tutto il carteggio relativo ai contatti (1944-1945) dell' ing.Cioni Rinaldo, direttore delle Miniere di Ovaro e membro del CLN "Val Gorto" e l'ing. Franz Gnadlinger, commissario tedesco alla sovraintendenza dei lavori ritenuti di utilità tedesca   a  fini di guerra, ed altre personalità, materiale passatomi in parte dalla vedova Rossana Cioni e poi completato da uno dei due figli. Da quanto io seppi dai dialoghi con la signora Rossana nel dopoguerra,  che già comunque conoscevo , essendomi recato appositamente a conferire con lei, nella sua abitazione ad Ovaro, nei giorni  dopo la battaglia del 2 maggio. su incarico del mio titolare d'Azienda, L.De Antoni, membro importante del citato CLN  " val Gorto". L'ing. Cioni  che, durante la battaglia, si trovava a Mione in posizione dirimpettaia ad Ovaro, ma ad altitudine superiore da cui osservava ciò che accadeva, decise di scendere ad Ovaro,  ma allorchè giunse, stante la situazione, corse al riparo nascondendosi in una casupola  alla periferia nord del paese. Fu  qui che, al termine della battaglia, i cosacchii lo rintracciarono e lo fucilarono sul posto assieme ad altri. L' azione di  rappresaglia  sulla base di tutte le mie indagini,  risultò condotta come guida, dai cosacchi del presidio comandato dal tenente colonnello Nasikow G.P. con l'appoggio delle forze sopraggiunte a rinforzo del I° Reggimento di cavalleria cosacca del colonnello Goluboff, che travolsero l' iniziativa partigiana. Goluboff, dopo la resa ai britannici sulla Drava,  nell' Osttirol, sfuggì alla consegna ai sovietici e grazie alle mie conoscenze lo  potei rintracciare, nel dopoguerra, in Austria. E' ancora interessante che io sveli,  sempre sulla base di quanto seppi al momento dei fatti  che, talune esecuzioni furono attuate sulla base di indizi, essendo il comando di presidio di Ovaro bene informato, tant' è che giunti in ritirata a Comeglians, mio paese,  prelevarono specificatamente un mio compaesano e lo fucilarono. Si tratta del dottor Marco Raber membro dell' organizzazione partigiana Osoppo che, come mi fu dato  personalmente constatare, a fine aprile 45, essendo imminente la fine guerra e la ritirata, si adoperò attivamente a predisporre  l' azione di attacco su Ovaro  assieme a due georgiani , di perfetta mia conoscenza, che prepararono  il collocamento della carica di esplosivo il cui brillamento provocò il crollo della caserma di Chialina, villaggio che precede Ovaro, dove si trovavano asseragliati molti cosacchi con mogli e figli. Questi sono i fatti. Chiudo qui augurandomi che il Padre eterno trovi il modo di bloccare certo proliferare di  favole !!! 
4 maggio 2019                                                                 
                                         CARNIER PIER  ARRIGO

venerdì 10 maggio 2019



SVETLANA  EGOROVA



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  • Pier Arrigo Carnier La cara amica, Svetlana Egorova, di Rostow che tiene vivo lo spirito etnico dei Cosacchi presso i quali vi è un sentito forte interesse alla valorizzazione e conservazione della propria affascinante immagine folcloristica e storica. 08 maggio 2016.
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  • Pier Arrigo Carnier Sempre con grande simpatia ricordo SVETLANA EGOROVA,, cosacca. di Rostow con la quale avevo da tempo collegamenti, poi incontrata fisicamente sulla Drava. Ho una sua foto sul ponte che da " Peggetz" porta "Tristach", luoghi che conosco come le mie tasche, con lo sfondo dei monti Tauri, di una bellezza che sembra suggellare in una luce splendida i ricordi della Drava, dei Cosacchi, delle centinaia e centinaia di morti annegati, delle tradotte dove, ammassata in vagoni merci, la massa fu destinata  in Siberia e dalle quali, passando lentamente nella stazione di Oberdrauburg, uscivano grida di pianto e di disperazione....Quando mi tornano in mente le testimonianze delle vicende  sofferte da me raccolte, non solo a " Peggetz", da superstiti cosacchi, si apre nella mia mente uno scenario in cui rivivo i fatti nel clima di quel tempo: vivo quel senso devastante dei vincitori  e  del dopo consegna, quel silenzio della piana della Drava, tra Oberdrauburg e Lienz, che mi parla dei cosacchi con la mestizia che resta sui luoghi dopo una tragedia, ma in un' aureola di luce fuori dal mondo e , credetemi, mi sento pervadere da un ' indefinibile felicità...!!! La EGOROVA  mi ricorda un' altra SVETLANA, la figlia di Stalin con la  quale in un  lontano passato entrai in rapporti, come  ebbi a ricordare nei  miei post.. Si  trattava di rapporto nato dalla necessità di alcune notizie inerenti a un russo di nome GEORGHI  VARASASVILI, morto partigiiano nel Veneto e ritenuto figlio naturale del dittatore sovietico Josif Vissarionovic Dzugasvili  (Stalin), una storia  rievocativa di molte vicende su cui tengo fermo un mio libro in bozza che andrò naturalmente a pubblicare. 
  •                 SVETLANA ALLELUEVA JOSIFOVRA era nata il 28.02.1926. Lasciata
  •                 la Russia dopo la morte di Stalin, emigrò in America  dove decedette,
  •                 quale cittadina naturalizzata  statunitense il 22.11.2011. Ricordo il suo 
  •                 primo  libro pubblicato in America dal titolo "Trenta lettere a un amico". 
  •                 Avrei dell' altro da dire su particolarità interessanti anche e perchè, nel 
  •                menzionato mio libro in bozza,  parlo di uno dei due figli maschi di Stalin,
  •                JACOV  DZUGASVILI  che, caduto prigioniero dei tedeschi, decedette in 
  •                prigionia nel Lager di Schsenbausen in Germania, si disse ucciso da una 
  •                guardia mentre tentava di scappare. Si tratta di argomento sul quale,,a suo
  •                tempo uscì su Canale 1° della Televisione italiana, una mia intervista 
  •                rilasciata al conduttore Demetrio Volcic. Anche in questo libro vi sono 
  •                particolarità  che ritengo  di vivo interesse frutto della mia  rischiosa  
  •               penetrazione in vicende segrete....Ho la prova, tanto per dirne una, 
  •               che l' UBDA, la polizia segreta iugoslava, mi cercava e,  chi se ne 
  •               intende sa cosa significa. A salvarmi fu un docente di Lubiana, Franc 
  •               Marinic.....



Pier Arrigo Carnier Mi piace cara Svetlana che tu abbia letto quello che ho scritto. Mi ricordo quando mi aspettavi a "Peggetz" accanto al monumento del generale von Pannwitz. C' erano tanti cosacchi in uniforme uno dei quali col la vecchia divisa del reggimento Orenburg, una giornata splendida e quell' atmosfera fascinosa di festa orientale, diversa da ciò che si chiama occidente. Ricordo che leggevo nei tuoi occhi la solennità del momento che ci invadeva entrambi. I momenti della storia sono grandi....





  •          
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giovedì 9 maggio 2019


CARNIER PER ARRIGO



BREVE MESSAGGIO SU " L' ORS di  PANI"


Cari amici della zone più disparate d' Italia ed amici austriaci, tedeschi , cechi, slovacchi, serbi, cosacchi, russi... sto aspettando  il periodo di correzione bozze del mio ultimo lavoro incentrato sull' argomento "ORS di PANI" per cui mi concedo  una sosta riguardo il resto. Già le prima vaghe segnalazioni  via Internet, su questo mio  lavoro, hanno sollevato attenzione per cui mi sono giunte telefonicamente interessanti domande  sull' obbiettivo del medesimo  e ventilate proposte di presentazione in centri di cultura (Veneto, Emilia). Ho perciò spiegato che, dietro al titolo "ORS di PANI" sta la vecchia  Carnia, colta nel realismo storico di sue figure etiche, talune leggendarie del mondo agreste delle montagne che affiora dall' ombra, analizzato con metodo esplorativo che va oltre il lato estetico, onde affrontare constatazioni da cui trarre  valutazioni dal profilo  filosofico. Il lavoro nelle sue argomentazioni, è pervaso da vicende di  guerra e della resistenza. Questa  la verve del libro. Ovviamente alla soglie del lancio  farò una relazione via stampa.
Ho comunque molte altre cose in sospeso oltre 1600 pagine inedite sotto alcuni titoli da portare a condizioni di " Editing", frutto di una lunga dedizione e spesso mi domando se valeva la pena. Mi consola, in ogni caso,  che mi sono   giunte da fuori regione proposte di acquisizione e degna collocazione del mio materiale d' archivio ed anche l' Austria, che ha un' istituzione apposita, e dove la mia attività è nota, ne è propensa.


09 maggio 2019                                                               CARNIER  PIER ARRIGO




Ricordo di una mia presentazione ad Udine alla Libreria Moderna nel 2017
mentre , alla fine, firmo delle copie del libro "Cosacchi contro Partigiani",
a dei convenuti.

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mercoledì 8 maggio 2019

CARNIER PIER ARRIGO



La storia...tratta dall' opuscolo edito dal Santuario e Basilica di Maria Luggau.


Risultati immagini per Santuario della M adonna di Luggau valle del Lesach. Cerco notizie ????



Tratto da Vichipedia pubblico l' estratto  relativo alla storia del maraviglioso Santuario della Madonna di Luggau nella Lesachtal ( Austria), essendovi stato più volte assieme a moglie, luogo adorabile di cui conosco alcune vicende che in parte riguardano una vicenda di cosacchi, sfuggiti  alla consegna ai sovietici da parte britannica sulla Drava nel 1945, pubblicate nel mio volume "L' Armata Cosacca,,,," a pagg, nr 217-218-219-220.Si tratta di Nadia e Alex Melnik, da me rintracciati nel dopoguerra in America dei quali ho riferito una toccante vicenda.
Il Santuario di Luggau è luogo incantevole. Ricordo che provavo sempre un senso di elevazione, un andare verso qualcosa di liberatorio, extra terreno,  di una purezza incantevole.
08 maggio 2019             (Carnier Pier Arrigo )


                                                                   *       *        *


Sono poche le notizie che possediamo relativamente dal paese di Luggau, a 1170 m. sul mare nella Valle del Gail in Carinzia.
Oggi vanta circa 550 abitanti, ma alla fine del secolo XVI il paese era composto da circa 16 case abitate dai contadini che lavoravano nei campi e nei boschi dei signori di Pittersberg.
La narrazioni sulle origini del santuario della Madonna di Luggau venne posta per iscritto allorchè il conte Giovanni di Ortenburg, governatore della Carinzia, radunò gli anziani della vallata per raccogliere dalla loro viva voce quanto sapevano sulla storia del santuario mariano. Tra gli altri era presente un vegliardo di 116 anni soprannominato "Mattia dei Prati".
Secondo questo racconto, dove sorge oggi la Chiesa si trovava un campo assai fertile, coltivato da una donna pia, ma povera. Un giorno, stanca dal lavoro, si pose a sedere e si appisolò. Nel sogno ebbe come una visione: in quel medesimo luogo sarebbe sorta una chiesa ed ella stessa anzi avrebbe dovuto impegnarsi in questa costruzioni.
Svegliatasi dal sonno, in un primo momento non pensò più alla visione, anche perchè non riusciva a capacitarsi come una povera donna come lei avrebbe potuto erigere una chiesa. Ma l'idea, nonostante gli sforzi, le rimaneva fissa nella mente e la tormentava giorno e notte. Disse allora a se stessa: "Se in tutto questo c'è qualcosa divero, io accenderò una candela nel campo e questa dovrà ardere continuamente per tre giorni e tre notti.. In tal caso dovrò ritenere che la visione è venuta dal Cielo". Detto e fatto: la candela arse per tre giorni senza mai spegnersi nonostante il forte vento.
Convinta allora che l'ordine veniva dall'Alto, con i suoi risparmi comprò prima di tutto una immagine dell' Addolorata, una "Pietà" che portò di casa in casa raccontando l'accaduto e chiedendo aiuti per la costruzione della Chiesa. Ma Elena (questo era il nome della donna) raccolse solo derisioni e scherni; venne anzi presa per pazza e truffatrice e chiusa in prigione. I giudici però dovettero riconoscere la sua rettitudine e la rilasciarono.
 Le sofferenze e le umiliazioni subite, indubbiamente per volere del Cielo, mutarono l'atteggiamento dei compaesani verso di Lei ed alcuni contadini, senza averne avuto richiesta fornirono il legname necessario per la costruzione della cappella dove venne collocata l'immagine dell'Addolorata che Elena aveva acquistato.
Mentre il falegname stava lavorando per la copertura del tetto, un abitante del luogo - minorato mentale - entrò nella piccola cappella e colpito forse dalla vivacità dei colori della statua, la prese con se e stava per portarla via quando il falegname lo ammonì invitandolo a rimettere la sacra immagine al suo posto.
La narrazione ci dice che il poveretto obbedì al comando dell'operaio e contemporaneamente riacquistò l'uso della ragione.
Il fatto contribuì a spargere ancor più la fama del piccolo santuario.
 

                                               ______________________________________










domenica 5 maggio 2019


CARNIER PIER ARRIGO 

L' ANDAZZO DELLE FORZATE CELEBRAZIONI 
RESISTENZIALI.


 Vasta eco ha avuto la mia critica del  4 corr. intesa ad evidenziare l' inconsistenza storica e mediocrità di contenuti di certa stampa nel riferire sulla ricorrenza delle celebrazioni del 2 maggio  sulle rappresaglie tedesche di Avasinis ed Ovaro, rese scialbe nel  senso informativo  seguendo il principio di parte nel non addurre le autentiche causali e possibilmente falsarle. Ho in serbo una vasta trattazione dei due casi, che avrei avuto la tentazione di pubblicare su un noto quotidiano di mia fiducia, a cui molto ho collaborato, ma ho ritenuto di rimandare. Nessuno ancora conosce l' autentica verità, che io invece conosco e sono documentato, sul retroscena delle trame intese ad accordare all ing. Gnadlinger, commissario tedesco, la versione di comodo da far giungere al supremo commissario Rainer, a Trieste, in ossequio al suo obbiettivo di riportare il territorio alla normalità  che, l' organizzazione partigiana della Carnia, ripulita da presenze slave, era finalmente solo di carattere patriottico. Vi fu infatti una tacita intesa in tal senso  In realtà  comunque organizzazione partigiana carnica, dopo i grandi rastrellamenti tedeschi, all''inizio dell' autunno  era  a brandelli,  ridotta a gruppi sparuti  rintanati in luoghi diversi e, dal punto di vista storico, l' unico aspetto che dimostrava consistenza politica, nato dal vuoto di potere dopo il crollo del fascismo, aveva come fondamento motivazioni di rivendicazione sociale, che non significavano  libertà nè amore patriottico, il  resto era privo di fermezza di contenuti. L' OSOPPO, nata in ritardo dopo la GARIBALDI, su rispettabile ispirazione vescovile per la difesa del Friuli orientale dalla minaccia di un' invasione slava, dimostrò ben altro e, dopo lo scioglimento nel tardo autunno 1944, uno dei residui nuclei con la funzione di comando, mentre si crogiolava a Porzus, chiese per ben due volte all' aviazione alleata , come da prova documentale  in mio  possesso, il bombardamento terroristico della città di Udine !! Ho pubblicato il citato documento sul quotidiano on line "Trentino libero" e via Internet. Risultato : profondo silenzio. Tutti capiscono che c'è del marcio, e molto, ma hanno paura ad ammetterlo e preferiscono stare a distanza. Nessuno sa, inoltre. qual' era il programma tedesco sull' OSOPPO, negli ultimi mesi di guerra, ma lo so io !
Si  tengono a tal proposito dibattiti  in senso chiuso, con grande riservatezza, partecipi pennaioli protetti perchè  fidi discepoli, fra i quali un elemento donna, che non conosce affatto la storia intrufolatasi in vicende più grandi di lei.. Questo è il pietoso  andazzo, risultato di una società inerte  che non si oppone anche per mancanza di cultura

5 maggio 2019                                                  CARNIER PIER ARRIGO

giovedì 2 maggio 2019


   


   "L '" ORS di PAN I "

Si appresta il tempo in cui è programmato,  da parte della MURSIA  mio editore milanese, il lancio su piano nazionale,del mio  ultimo  libro, dal titolo parte  L'"ORS di PANI", pseudonimo di ANTONIO ZANELLA, cavaliere Stella del Lavoro (1) assassinato assieme a Maria la figlia, nella notte sul 5 marzo 1955, tragedia di cui fui diretto  testimone e che ha lasciato un segno nella mia esistenza. Credo sempre che, la mia presenza  in quella notte di neve e di tormenta nell’ alta valle , non sia stata  casuale ma regolata da un destino dettato da forze insondabili.  Allo  Zanella ero legato da cara profonda amicizia e nondimeno da stima ed affetto a Maria, la figlia.  Sarà questo  mio lavoro,  frutto di una lunga silente meditazione, basato su  principi di realismo storico, a far luce sulla vita dell ' "Ors", patriarca-pastore assurto, per spontaneo riconoscimento popolare, a  simbolo etico dell' ambiente agreste-montanaro della Carnia..  Dello Zanella  alle genti piaceva la sua posa, ruvida ma non rozza  pervasa da un filo  di regalità, uomo di malghe esprimente quel piglio  tipico del potere contadino . L' "ORS"  era  uomo d' azione, dal  carattere forte.  Talvolta certe  sue pose assumevano solennità profetica. L' esposizione narrativa  contiene inevitabili riferimenti a vicende  della resistenza,  con particolare riferimento a Mirko (Arko Mirko) comandante partigiano iugoslavo  e Katia (Gisella  Bonanni) sua compagna di lotta, ai quali nell' inverno 1944.1945 lo Zanella dette generosa assistenza. Mirko e Katia, su mandato, furono proditoriamente assassinati  da due sicari partigiani alla vigilia della liberazione. E' storia lunga che credo, dati i miei collegamenti informativi, quale procuratore irrevocabile sul   caso, nominato nella Federativa Iugoslava, di essere il solo a conoscerla in tutti i suoi risvolti (2) . L'infiltrato sovietico  Cernikow a cui Mirko era collegato,  d' intesa con una missione alleata, aveva concordato il suo trasferimento assieme a Katia, per curare il suo stato di aggravata emottisi al Sud, a Monopoli e di là sarebbe stato trasferito nell' URSS.  Ma vi fu l’ assassinio e un aereo specifico, un Westland Lysander MK. alla data prestabilita, giunse inutilmente a sorvolare la valle, fece diversi giri e poi andò via
Il libro,nella sua struttura organica, seguendo un ordine cronologico, fermo restando che l' argomento "Ors di Pani" costituisce parte portante si occupa pure   di altre vicende : figure di contrabbandieri  su cui riferisco sulla loro  rischiosa attività  attraverso  valichi alpini. Segue un' analisi di  vita nelle malghe, rievocando un' esperienza concretamente da me vissuta :. care malghe della Carnia, i cui nomi hanno un' eco antica:  Pieltinas, Mont di Riu,Vinadia Grande,Litim , Malins , Arvenis  ("Norvenas" nell' idioma carnico)., Chiaula Granda..Si passa  quindi a  LA CIRCASSA , parte che riassume vicende di guerra relative al periodo 1944-1945.  La rievocazione di una serie di fatti è rafforzata da nuove conoscenze, frutto di studio e di  indagini mai da me abbandonate. Sono anche aggiunti miei ricordi personali. Il titolo suggerisce l 'dea che possa trattarsi di Cosacchi, come infatti si tratta assieme a Caucasici.  Viene poi la parte titolata ODONE E LA PADRONA, che affronta la trattazione di figure del mondo agreste  delle genti carniche di montagna, con metodo  esplorativo che va oltre il lato estetico,  onde affrontare  constatazioni di fatto  intese a produrre  valutazioni dal profilo filosofico quale risultato immateriale al di sopra di semplici constatazioni agiografiche. Credo  lo si possa ritenere argomento di notevole interesse.Vi sono poi  dei ricordi di caccia  in cui rivivo momenti suggestivi e  rammento figure particolari : un bracconiere e un commerciante di pelli da conciare del Comelico.  FRAMMENTI DI RICORDI è la parte che chiude il libro evidenziando lontane sensazioni  dei miei anni adolescenti e giovani: ricordi di vita di paese e di odiose prevaricazioni,  di oscura umile gente delle montagne, dalle vite sofferte passata senza storia travolta dall' oblio, tempo di  inevitabili emigrazioni in massa oltreoceano, disgrazie, funerali, corone di fiori offlociate sulle tombe dei cimiteri...E' il risultato del mio   realismo storico, inteso come specchio della verità senza infingimenti. La bozza, già predisposta per la stampa, l' ho tenuta nel cassetto col proposito di rileggerla dopo un certo tempo per valutarne l' effetto mentre comunque lavoravo  e molto su altre tematiche Secondo un detto tedesco ciò che impiega tempo lungo è buono (  das kostet   lange Zeit ist gut ) ed io credo che questo mio lavoro lo sia.

2 maggio 2019                                                                             CARNIER PIER ARRIGO


( 1 ) = “Ors di Pani” = Orso della valle di Pani, soprannome del cav. Antoniio Zanella, tramandato dal padre Tomaso Zanella, detto “Ors dell’ Amariana. Antonio Zanella, come precisato nell’ introduzione era cavaliere Stella del Lavoro, titolo onorifico concesso nel periodo del regime fascista.

( 2 )= il caso MIRKO costituisce una monografia a sè in


Foto che mi ritrae assieme allo Zanella nell' inverno 1953.


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