giovedì 17 gennaio 2019

VIDEO INTERVISTA SULLA RISIERA DI SAN SABBA ED ALTRI FATTI RILEVANTI 1943-1945 .




VIDEO INTERVISTA SULLA RISIERA DI SAN SABBA  ED ALTRI FATTI RILEVANTI (1943-1945) - 9 gennaio 2019

DELUCIDAZIONI INTEGRATIVE  SUL VIDEO-INTERVISTA DI CUI SOPRA, PUBBLICATO SU JOUTUBE, SU BLOGGER E  SUL MIO DIARIO FACEBOOK.



Sono lieto della consistente presa di conoscenza di lettori delle mie dichiarazioni espresse nell' intervista diffusa il 9 gennaio corr. su quattro argomenti di rilevante importanza. Sulla Risiera di San Sabba ho denunciato, sulla base di elementi fattuali e su conferma scritta a me diretta, riportata nel mio libro "Lo Sterminio Mancato"- Mursia 1982, da parte del Giudice tedesco dott. Adalbert Ruckerl del Tribunale di Ludwisburg, delegato dalla Suprema corte tedesca alla trattazione delle vicende legate alla "Soluzione finale del problema ebraico", la falsa definizione di campo di sterminio in quanto si trattò di semplicemente di Lager di concentramento e di transito in cui non fu concretizzato il concetto ed il meccanismo di  sterminio. In quanto alle due tragiche vicende di Avasinis, il massacro dei cosacchi per mano partigiana e la rappresaglia tedesca verificatasi dopo, il 2 maggio 1945 andando per ordine, sulla base di una critica costruttiva e documentata, ho evidenziato il barbaro massacro del centinaio di cosacchi (uomini, donne, bambini di cui uno o due in fasce) per mano partigiana e l' abbandono  dei loro cadaveri insepolti, i cui  poveri resti rimasero sul luogo per quattro anni. Fu infatti il 15 ottobre del 1949 che, la Pretura di Gemona, con documento ordinatorio dispose la loro ricognizione, identificazione e poi sepoltura e qui vi sarebbe dell' altro da dire sotto il profilo giuridico, ma lascio perdere. Nei mia intervista diffusa anche su Jou Tube , e in precedente spezzone diffuso via Canale TV. 110- UDINE, è stato esibito e letto il menzionato atto della Pretura di Gemona, del 15.10.1049, tratto dal mio archivio, documento probatorio di una verità orrenda ed inqualificabile su cui si è taciuto per decenni, e sono stato io a scoperchiare questa vergogna su cui tornerò ancora. L' atto della Pretura, come ho potuto osservare, mette paura ed è come una bomba inesplosa da cui si cerca di stare distanti, perchè demolisce certe favole di comodo con cui si è presa in giro la buona fede degli onesti cittadini.  Passando alla rappresaglia tedesca del 2 maggio 1945, avvenuta dopo il massacro dei cosacchi e non prima come, per ragioni di comodo, fu inventato onde salvare la faccia all'operato partigiano (Osoppo-Garibaldi), ho precisato che, la stessa, fu motivata da un attacco partigiano che provocò delle vittime, sulla nazionale Udine-Tarvisio, alle unità tedesche in ritirata dal fronte del Po. L' intervento punitivo su Avasinis venne attuato da forze Waffen SS. che, a protezione della ritirata, si trovavano concentrate ad Ospedaletto. Si trattava di contingenti della Gebirgs Brigade Waffen SS. "karstjaeger" ivi compresa, come forza  subordinata,  l' Einhait ex Blaue Division spagnola (testimonianze probatorie raccolte personalmente dal sottoscritto, fra i cittadini di Avasinis, confermarono la presenza di elementi che parlavano spagnolo) e contingenti della Gebirgs Division Waffen SS. "Prinz Eugen". L' operazione rappresaglia era legittima, ma sconfinò in atti delittuosi e di violenza. Detto qui, sotto il profilo tattico e strategico, la "Karstjaeger", nel quadro di un sistema avanzato, aveva facoltà di agire autonomamente e, in realtà, dalle montagne della Carnia all' Istria, condizionò decisamente la resistenza. Riguardo l’autonomia d’ azione della “Karstjaeger” pubblicai precisazioni scritte in varie circostanze, pure riportate nel mio volume “Lo Sterminio Mancato”  e specificatamente a me confermate, in un incontro nel dopoguerra a Klagenfurt, dal leggendario ex SS. Brigadenfuehrer Heinz Harmel, presente l’ing. Gail, ex ufficiale “ Karstjaeger” e  cognato di Globocnik,  nonchè  gli amici  Ernst Lerch e Franz Hradetsky, reduce quest’ ultimo da nove anni di prigionia passati in Serbia nella fortezza Sremska Mitroviza. Mi permetto  di aggiungere, e ciascuno faccia pure le sue considerazioni che, in questo incontro come in  altri consimili, la conversazione rievocativa di molti frangenti realmente vissuti dai protagonisti,  creava in me un clima galvanizzante e, spogliandomi di sensazioni reticenti,  mi dava un senso di forza gioviale.
Passo quindi alla vicenda di altra  rappresaglia tedesca verificatasi , dal 17 al 22 luglio 1944, sulla zona malghe orientali della Carnia, frontaliere della valle austriaca del Gail. Sull' argomento vi sarebbe molto da dire, particolarmente sull' operazione tattica che fu condotta da controbande composte da elementi Waffen SS., della divisione Brandenburg ( e forse altri elementi), quest’ ultima autorizzata  riservatamente da Hitler, ove necessario, ad indossare le uniformi del nemico e ciò in violazione delle norme internazionali. Ciò che sostanzialmente voglio precisare, come dissi nell' intervista,  l' intervento punitivo, condotto anche a fondovalle (val But) causando complessive 48 vittime civili, ebbe lo scopo, al dilà di rendere le malghe impraticabili quale sostegno ai partigiani come base di appoggio per prelevare a mano armata mandrie di bestiame bovino e consistenti entità di cavalli nelle malghe austriache, di dare alla stessa popolazione carnica una lezione deterrente finalizzata essenzialmente a stroncare i possibili collegamenti, sbandierati dalla corrente partigiana comunista, mediante un ponte sulla val Canale, con le bande comuniste slovene di Josip Broz Tito che, in realtà, stavano infiltrandosi nel Sud Carinzia provocando vittime civili. Le stesse , nell' ormai presunto crollo del III° Reich, avevano l’obbiettivo di preparare il terreno per l’ annessione, di parte della Carinzia dal confine sud fino al Grossglocner, alla nascente Federativa Iugoslava. Ad aggravare le valutazioni tedesche si aggiungeva il fatto che, dalla SIPO (Sichereits Polizei), era stata accertata in Carinzia la presenza di elementi dell' Organizzazione britannica S.O.E. aviolanciati ed aventi base in Carnia, fra i quali l'ufficiale Patrick Martin Smith ed altri, coi quali nel dopoguerra, nel corso di mie indagini, ebbi rapporti in Inghilterra  ed al riguardo pubblicai un ampio rapporto in tre puntate, che suscitò vasto interesse, nelle date 3-6 e 10 luglio 2002 nelle varie edizioni de IL GAZZETTINO. E questi sono fatti e non chiacchiere da pennaioli. L' Organizzazione S.O.E. fu voluta e seguita personalmente da Winston Churcill che riteneva possibile, essendo venuto il momento, provocare una sollevazione antinazista in Austria per un il ritorno della stessa all' indipendenza, ma l'iniziativa si concluse nel fallimento come infatti io ebbi a descrivere nel mio rapporto . La decisione della dura rappresaglia, affidata sul piano esecutivo come già detto in narrativa, a controbande formate da elementi Waffen SS., Brandenburg e forse altri, fu presa dal Ministero dell' Interno tedesco, per iniziativa di un alto funzionario austriaco, e precisamente dal barone Freiherr von Durnberg  Paechter  per ragioni di sicurezza  che, come già precisato, andavano oltre i prelevamenti partigiani, dell' Osoppo e Garibaldi, di mandrie di bestiame bovino e di consistenti entità di cavalli, uccisioni di pastori e funzionari doganali. Non sta in piedi pertanto la versione di parte fornita mediante un video sull' argomento qualche anno fa, dal titolo “Carnia 1944. Il sangue degli innocenti”, che ignora l' autentica motivazione dell' azione deterrente sulla popolazione della Carnia ed  attività comunista partigiana e risulta impegnato a minimizzare le responsabilità partigiane, in ogni caso provocatorie di inevitabili conseguenze. Per concludere la rappresaglia sulle malghe e valle But, del luglio 1944, è argomento al quale ho dedicato lunghe ed accurate indagini per cui, la messa punto dell' azione controbande, tenendo conto di riservate preziose notizie ottenute fiduciosamente in parte nella Gailtal, merita assoluta scrupolosa  attenzione   onde evidenziare in un grafico il movimento delle controbande per essere definitivamente da me pubblicato. E'inoltre opportuno osservare,  sul piano tattico che, mentre le controbande tedesche, dal 17 al 22 luglio, si aggiravano nella zona malghe italiane, con copricapo dalla stella rossa comunista e conforme tipico abbigliamento,  dichiaando nei primi contatti con pastori e malgari la propria identità come "figli di Tito", vale a dire slavi ed esprimendo l’ interesse di conoscere dove trovare i partigiani locali per incontrarli, mentre il vero intento era quello di sfuggirli, compiendo poi, indisturbati, le uccisioni di malga Lanza,  Cordin,   l' eccidio di  Promosio ed altre vittime in val But.  Proprio in quei giorni, per l' esattezza il 20 luglio, la formazione partigiana comunista "Gramsci" di Paularo, non ancora qualificata battaglione,  conduceva un' azione sulla malga austriaca Rattendorf, incendiando l'attigua stazione doganale, uccidendo un funzionario e ferendone un' altro. Si tratta di operazione condotta dal triunvirato guida composto da Buzzi Simone, Menean Luigi e Tarussio Antonio, per cui l’ epigrafe su una targa posta a suo tempo sul luogo a memoria, indicante erroneamente che a guidare l' azione fu il capo Augusto Bellina che non ebbe alcunchè da vedere con la stessa, va assolutamente  rettificata con l’ indicazione dei menzionati tre nomi ed a tal fine esiste mia istanza presentata a suo tempo al competente Burgermeister di Hermagor. Si tratta di argomento sul quale intendo assolutamente tornare e risolverlo citando sulla targa i menzionati tre nomi al posto di quello  errato. Come ultimo argomento dell' intervista ho riferito sulla mia conoscenza del Gran Mufti di Gerusalemme, Amin El Husseini, prestigioso capo dell' allora alleanza arabo-palestinese, verificatasi in Austria . Fu infatti in occasione alla tradizionale commemorazione annuale della tragedia croata a Bleiburg nel sud Carinzia che,  il noto tribuno croato Branko Jelic,  col quale ebbi per anni fino al suo decesso una preziosa amicizia, a presentarmi al Gran Mufti il quale, intrattenendoci poi in conversazione dopo avere pranzato assieme,  ebbe a rievocare i sui rapporti con Hitler che prevedeva  una possibile apertura di contatti col medio oriente ed al riguardo fu anche fatto un primo passo con l' invio di una missione. Al tempo dell' incontro  ebbi sufficientemente a capire che, El Husseini,  finanziava l' iniziativa insurrezionale di fuoriusciti croati “ ex ustascia “  in cui Jelic  aveva  un ruolo guida primario, finalizzata a provocare il ritorno della Croazia all’ indipendenza.  Sulla mia amicizia con Jelic vi sarebbero cose  interessanti da dire in quanto  fu braccio destro di Ante Pavelic, diventato nel 1941 Poglavnig della Croazia. Da quanto seppi Jelic e Pavelic concertarono  insieme, quale atto e condizione irrinunciabile per l' indipendenza croata poi raggiunta nel 1941,  l'attentato che aveva come obbiettivo l’ uccisione di re Alessandro Karageorgevic ,  verificatosi nel 1934 a Masiglia, attuato sulla base di  intese,  dal rivoluzionario macedone  Vlado Cenozemski. Le revlerate colpirono a morte  anche il ministro francese Barhu. Sugli attriti ed intolleranze tra serbi e croati ero sufficientemente informato, mentre sul meccanismo dell’ attentato che avrebbe potuto provocare imprevedibili conseguenze, Jelic mi rivelò confidenzialmente dei dettagli. Mi disse fra l’ altro che, il macedone Cenozemski, si rivelò esecutore indovinato, convinto dall’ idea che l’ eliminazione re Alessandro avrebbe inevitabilmente provocato la caduta della monarchia e creato la condizione dell’ indipendenza non solo della Croazia ma pure della Macedonia. Jelic era medico e parlava sette lingue.  Nel 1971, ferito in un attentato da parte dell’ UBDA  la polizia segreta della Federativa Iugoslava, fu ricoverato nell’ 0spedale civile di Berlino. Ne fui sollecitamente informato da uno dei suoi uomini  e mi riuscì di parlare telefonicamente con lui qualche giorno prima del suo decesso. Nei miei ricordi è rimasta la sua memoria, fra diverse altre di rilevante interesse, riferita a quegli anni in cui balenavano dei promettenti indizi, come spiragli di luce, di una  possibile rinascita geopolitica europea con propositi di rinnovamento travolti dalla perdita della guerra.
15 gennaio 2019                                                 CARNIER PIER ARRIGO

mercoledì 9 gennaio 2019

ANALISI DI UNA REALTA' VISSUTA

         
ANALISI DI UNA REALTA' VISSUTA



Con la  considerazioni che mi permetto qui di seguito legittimamente di esporre non mi riferisco alla specificatamente alla conduzione della trasmissione dianzi menzionata, ma  al sussistente clima dominante, di una politica gestionale prevalente  nella gerarchia degli enti  dell' informazione, stampa, TV. ed ogni altro mezzo informativo di contorno,salvo rare eccezioni, inteso ad evitare, riguardo la resistenza,  rivelazioni incresciose onde non offuscare l'  aureola aulica creata intorno alla stessa o, in ogni caso, ove  capitasse di fronteggiare situazioni negative, cercando il modo per renderle irrilevanti.

Nel  mio post dl 23 corr. riferito alla tramisione sulla resistenza andata in onda il 21 dicembre  di un' intervista da me rilasciata, ho parlato del commisssario partigiano Andrea (Maro Lizzero) riconoscendo che il medesino nel novembre 1944, nei momenti piu tragici ed oscuri della lotta partigiana, in una riunione  nella valle di Pani, seppe imporre con tenacia e  persuasione, presenti diversi capi della Garibaldi ed Osoppo, la continuazione della lotta sui monti. Trattasi di argomento da me trattato nel mio volume "L' Armata cosacca in Italia 1944-1945" relativamente al testo aggiornato acquisito e diffuso dalla cessionaria  Mursia.Milano 1990, già diffuso dal noto editore svizzero De Vecchi fin  dal 1965.
Tra me ed il Lizzero , seppure con contrasti sul terreno delle valutazioni, sussisteva  un silenzioso legame di  rispetto e reciproca apprezzamento che io avvertivo. Le considerazioni oggettive sul piano politico storico non sono facili ed improvvisate, come staccare delle ciliege mature dal ramo d' albero a portata di mano, per cui certi improvvisati pennaioli, paesani e non, che si mettono a scrivere su vicende storiche  senza un patrimonio di acquisite e direi sofferte concezioni, è decisamente meglio che abbandonino l' impresa. L' impegno storico non è quello di sostenere una linea di eventi presunta o realmente vincente, ma di esporre le  causali dei fatti con motivate ragioni e  relative conseguenze su motivate constatazioni guardate da un punto di vista dominante. Lo storico, innanzitutto  non ha confini preferenziali, intesi come tali in senso politico di destra o sinistra e in punto chiave della sua opera  costruttiva sta nel realismo oggettivo degli elementi sottoposti alla sua valutazione che corrisponde, nel concetto di causali ed affetti, a un sistema di incastri.
Lizzero, a mio giudizio, era uomo di chiara convinzione politica a sinistra, comunista,  ed aveva una previsione  su quello che avrebbe potuto essere la realtà con l'imminente fine guerra in cui la posizione dell' URSS  si prefigurava potenza dominante considerando ridimensionati i ruoli delle potenze USA  e GRAN BRETAGNA mediante sollevazioni inevitabili di lunghe sudditanze. Trapelavano vagamente a fine guerra  queste sensazioni , ma in realtà nei primi mesi del \945 l ' avanzata sovietica sull' Ungheria e Cecovlovacchia creò, in occidente, un  timore avvertito in senso generale, mentre  gli alleati sbarcati a Salerno stavano lentamente avanzando sulla penisola verso nord, per cui l'opinione pubblica italiana del nord si augurava che i tedeschi riuscissero ad arginare l'avanzata russa, .che secondo il programma di Stalin,  avrebbe  coinvolto anche l' Italia.
Detto in breve, sotto il profilo storico   e non di parte, ritengo che scriverò su Lizzero,  su Mirko e Giacca, riferendo sulla visione ideale,  ritenuta possibile agli stessi sull' ormai scontato crollo della Germania, dissanguata dalla vastità insostenibili dei fronti. La  guerra si è poi conclusa in modo diverso. GIACCA aveva come obbiettivo di entrare a far parte dell' Armata Rossa una meta che sognava di raggiungere. MIRKO credeva nel comunismo stalinista, giovanissimo avrebbe voluto andare a combattere in Spagna, assieme a dei rivoluzionari, contro il franchismo,
Spesso mi sono chiesto se nella sinistra fosse tutto da buttare e pensavo, a prescindere dall' andazzo partigiano che  nell' opinione pubblica era considerato un evento transitorio da cui non veniva alcuna garanzia futura, che vi sarebbe comunque potuto essere, come prevedeva il Leader Togliatti, un regome di sinistra.

martedì 8 gennaio 2019

FRAMMENTI DI RICORDI


FRAMMENTI DI RICORDI SULLA RITIRATA COSACCA : 2 maggio 1945
PIER ARRIGO CARNIER·DOMENICA 6 GENNAIO 2019



Cari amici e lettori, in relazione alle vicende rivangate nelle recenti trasmissioni televisive con spezzoni di mie dichiarazioni su cui già ho riferito, mi sono tornati in mente dei fatti inerenti alla ritirata cosacca del maggio 1945, che qui di seguito voglio rievocare anche in risposta  a richieste di lettori interessati all' argomento Ovaro, da me trattato nel volume "L'Armata Cosacca in Italia 1944-1945" la cui riedizione, su contratto già firmato con nuova copertina e qualche integrazione, è programmata  dal  mio editore (MURSIA-Milano),  per un prossimo nuovo lancio.

O V A R O

Presto nel mattino del 2 maggio 1945 nella mia valle tutti sentirono un' esplosione che fece vibrare i vetri delle finestre. Si trattava del brillamento di una carica di dinamite, fatta esplodere su iniziativa dei partigiani dell' Osoppo, che provocò nel villaggo di Chialina,  posto ad alcuni chilometri a sud del mio paese, il crollo di  una caserma dove stavano  alloggiati dei cosacchi,  taluni con le proprie famiglie e quindi con donne e bambini. Ovviamente la gran parte decedette sotto il crollo salvo una ventina di feriti. Poco dopo, potevano essere le sette del mattino, ed io assieme ai miei  ero appena alzato, avvertimmo all' esterno uno scalpiccio di  cavalli e sentimmo bussare alla porta. Aprimmo. Sull' uscio comparvero diversi cosacchi, di cui  due ufficiali, mentre un cosacco di fianco alla casa badava  ai cavalli. Entrarono  in casa ed uno dei due ufficiali  chiese in tedesco a mio padre che parlava tedesco  se, nel villaggio, ci fossero dei partigiani, quanti e di quale brigata :- "Non ve ne sono . Vi sono solo i georgiani, circa un migliaio, e sono in fondo al villaggio , passati a fianco dell' organizzazione partigiana Osoppo", rispose mio padre. L' ufficiale chiese poi  se la strada, che proseguiva per l' alta valle, fosse interrotta e in quanto tempo si sarebbe potuta raggiungere l' Austria,  al  che mio padre dette tutte le necessarie informazioni. Avevo allora 19 anni. La guerra era appena finita e regnava un' aria di tensione . Pioveva forte.  Quei cosacchi, sfidando la vigilanza partigiana,  provenivano dal presidio di Ovaro. Avevano le uniformi bagnate e bagnati erano pure i cavalli accostati alla casa, che dava sulla strada  ed era la prima casa del paese venendo da sud.
Usciti di casa con un rapido saluto e rimontati a cavallo, quei cosacchi con folle galoppo si diressero  verso Ovaro. Cadeva ancora una pioggia' insistente  ed io, uscito sulla strada, li seguii con lo sguardo fino ad una curva, dove scomparvero avvolti in un pulviscolo nebbioso provocato dal furioso scalpiccio dei cavalli nelle pozzanghere.Poco dopo, in quel mattino, un compaesano delle famiglie di industriali del mio paese che, verso fine guerra avevano creato una coalizione con l'organizzazione partigiana Osoppo, sostenendo  l'opportunità di attaccare il presidio cosacco di Ovaro per  ottenere la resa e, di conseguenza, bloccare la ritirata di oltre trentacinquemila cosacchi in sosta lungo la bassa val Gorto a sud di Ovaro, bussò a casa mia e disse di esporre la bandiera perchè la  guerra era finita. Mio padre ed io ci affrettammo precisare che un drappello di cosacchi a cavallo, giunto in avanscoperta da Ovaro, era appena ripartito dopo avere ottenuto informazioni rassicuranti sulla via della ritirata. Il compaesano sorrise sarcasticamente ed aggiunse testualmente che ""... ai cosacchi di Ovaro, fra poco, ci pensiamo noi (partigiani assieme ai georgiani), ...""
La menzionata coalizione di notabili industriali con l' 0rganizzazione partigiana Osoppo anticomunista assunse addirittura direi sovranità decisoria, argomento che però andrebbe spiegato nel suo retroscena e nei dettagli, a me ben noti ma nel loro assieme ancora mai rivelati motivando le causali, essendo stato a fianco, quale dipendente aggregato, di uno degli esponenti di maggior prestigio, membro del Comitato di Liberazione Nazionale " Val Gorto". Forze partigiane dell' Osoppo, al comando di Alessandro Foi, con l'appoggio di qualche decina di georgiani che si erano spostati in comune di Forni Avoltri a nord del mio paese, e qualche elemento della Garibaldi che aderì per singola decisione, attaccarono nella tarda mattinata del 2 maggio il presidio di Ovaro che si difese tenacemente finchè, nel primo pomeriggio, intervennero dei rinforzi costituiti dalla Scuola allievi ufficiali di cosacchi di Villa Santina, dotata di un pezzo di artiglieria, e da consistenti forze del I° Reggimento a cavallo del colonnello A.M. Golubow (che io personalmente potei conoscere in Austria nel dopoguerra e dal quale ottenni preziose precisazioni) che si trovava in ritirata a a sud di Ovaro. Applicando la tattica dell' accerchiamento i cosacchi del I° Reggimento sorpresero i partigiani alle spalle che caddero colpiti da raffiche, mentre dei georgiani, sorpresi alla periferia del villaggio, furono fucilati quali traditori.lia cosacca sulla popolazione civile che comportò 28 vittime e degli incendi di fabbricati.
In un’ultima riunione segreta dei membri del C.L.N. e capi partigiani la sera del 1° maggio, in una casa isolata alla periferia nord di Chialina, era stato deciso di rimanere in posizione di trattativa coi cosacchi, ma a modificare le opinioni di alcuni membri del C.L.N. giunsero alla riunione dei nuovi elementi, borghesi, col fazzoletto verde al collo quale attestazione di fiancheggiamento all’ “Osoppo” (si trattava di alcuni imprenditori dell’ industria del legno e qualche altro) i quali col capo partigiano Paolo dell “Osoppo” riuscirono a far prevalere l’opinione di attacco del presidio. A pag. nr. 170 del mio volume “L’Armata Cosacca in Italia 1944-1945”- con nota in calce nr. 15 è incontestabilmente affermato:- L’ opinione dei nuovi elementi ( imprenditori dell’ industria del legno e qualche altro), che rafforzavano il C.L.N. ebbe prevalenza e l’ attacco fu progettato per l’ alba. L’ idea dell attacco era quindi il volere di una terza forza, di natura borghese, che costituiva una corrente a sè stante appoggiata dalla brigata “Osoppo”.
Per farla breve i cosacchi che, secondo il paesano che passò a casa mia invitando ad esporre la bandiera, sarebbero stati sistemati, travolsero invece l' aggressione partigiana, di cui comunque va rispettato il sacrificio delle vittime, talune di giovani promettenti che tuttavia mai avevano sparato un colpo, trascinati ad affrontare un’ azione nell’ illusione di conquistarsi la fama di eroi.... L’ azione, in ogni caso, risultò condotta con svagatezza come ebbe a raccontare, nelle sue memorie, l’insegnante Pittini e, del comandante osovano Alessandro Foi emigrato nell'immediato dopoguerra oltreoceano, non si seppe più nulla. A tarda notte tra il 2 e 3 maggio i cosacchi del presidio di Ovaro, caricati parte dei morti su carrette che poi furono sepolti lungo la strada oltre il Ploeckenpass, col seguito dei trentacinquemila che sostavano a sud lungo la valle, transitarono nel il mio paese per poi seguire la val Calda verso Paluzza e quindi superare il Ploeckepass. Delle particolarità ancora non pubblicate, frutto di un meticoloso direi appassionato lavoro di ricognizione, riconosciutomi da molte fonti e con onestà d'animo dallo scrittore Carlo Sgorlon, stanno nel mio cassetto. E’ doveroso aggiungere che, il nucleo di notabili industriali, uno dei quali membro importante del C.L.N. al cui fianco, come già riferito, io ebbi ad operare per cui conosco come testimone l’intero sviluppo degli eventi, giunti in macchina ad Ovaro nel primo pomeriggio del 2 maggio in quanto avvertiti che la situazione precipitava e quando ormai stava verificandosi l’ intervento dei rinforzi, furono arrestati dai cosacchi del presidio comandato dal colonnello G.P. Nasikow, cioè non da quelli sopraggiunti a rinforzo, ed allineati per la fucilazione due volte, miracolosamente poi sospesa. Trattenuti come ostaggi nella notte seguirono la lenta angosciosa ritirata, per poi essere lasciati liberi lungo la val Calda prima del villaggio di Ravascletto.Uno di loro, persona che ricordo motivatamente con rispetto per la correttezza morale, direttore di banca nel mio paese, rag. De Antoni Migliorati, associatosi al gruppo dei notabili ritenendo doveroso il rendersi utile nelle circostanze del momento, incontratolo nel dopoguerra a Vicenza mi dichiarò che, dopo il primo intento di fucilazione da parte cosacca, tolse di tasca un bloch notes e, con brevi parole, vi annotò freneticamente le proprie volontà testamentarie...
Nella notte menzionata, mentre nevicava, la ritirata attraversò il mio paese reso disabitato dalla paura e solo pochissimi abitanti si mantennero nelle case. La massa transitò, formata da nere colonne staccate l'una dall'altra, mute perchè nessuno parlava e si sentiva solo il cigolare delle ruote delle carrette e qualche nitrito dei cavalli. La scena era biblica, grandiosa, immagine della sofferta epopea cosacca, che cercava la libertà (...Si suchen die freiheit..!.= Essi cercavano la libertà !) La cosacca T.N. Danilewitsch, convivente del colonnello A.I. Medynsky, dirigente della Scuola allievi ufficiali cosacca, da me rintracciata nel dopoguerra in Inghilterra, mi precisò che, fra le forze in ritirata provenienti dalla line a di fronte del Po, c’ erano due battaglioni di donne cosacche di cui mi descrisse l'uniforme dalle mostrine rosso arancione con le lance incrociate. La cosacca S. Helene Kevorkova, laureata in medicina, conosciuta in Austria nel dopoguerra, mi riferì sulla ritirata delle particolarità interessanti, esternando le sue sensazioni umane vissute con partecipazione ardente in quei giorni di fine guerra gravidi di emozioni, di attese e di speranze. Rammento le sue frasi allorchè, in uno degli incontri in Austria, a Doelsach nell' Osttirol, mi riferì, come infatti ebbi a raccontare nel mio ultimo recente libro "Cosacchi contro Partigiani" a pagg. 132-133, la gioia che provò nella ritirata, in territorio austriaco, dopo aver vissuto le bufere, passando le notti rannicchiata sulle carrette, vedendo nella valle Drava il sorgere del sole sui monti Tauri innevati.
Non posso rinunciare, riguardo la Kevorkova, superando la rigidità storiografica i cui principi non ammettono divagazioni sentimentali e romantiche, a ricordarla come donna dotata di personalità piacente nel cui volto affiorava una velata impronta d’ impercettibile austerità dovuta alle sofferte vicende della guerra. Credo che, dopo il crollo del comunismo all’ est, anni 1989-1990, possa avere fatto ritorno in Russia, ma non nascondo che provo nostalgia ricordando i piacevoli colloqui, evocativi di consumate lontane tragedie ed altre vicende, nel clima distensivo dell’ Osttirol in Austria, terra dai sentieri ordinati, in estate profumata di bosco, di fieno e garofano selvatico.


06 gennaio 2019  CARNIER PIER ARRIGO

giovedì 3 gennaio 2019

TRASMISSIONE SU VICENDE RESISTENZIALI DELLA CARNIA 1943-1945

TRASMISSIONE SU VICENDE RESISTENZIALI DELLA CARNIA 1943-1945
Cari amici e lettori, riferendomi alla trasmissione in quattro puntate dedicata dalla TV. locale friulana - UDINE TG. CANALE 110, alle rievocazione delle vicende resistenziali verificatesi in Carnia nel 1944-1945, devo dire che sono rimasto insoddisfatto per non dire disgustato. Avrei voluto lasciar perdere quello che sto per dire, ma mi sono giunte delle telefonate e dei messaggi di cui qui di seguito ne riporto uno, che si riferisce alla puntata del 28 dicembre u.s. e, per correttezza, cito le sole iniziali del mittente.
G.O.: - ""... mi è sembrata una trasmissione buttata un po' li'...Organizzare trasmissioni televisive che vogliono raccontare ciò che accadde in quegli anni di guerra nella nostra Carnia non è facile per fare bene le cose, perchè innanzitutto chi viene invitato a parlare di ciò, dovrebbe essere un po' più preparato e documentato. Sarebbe stato molto più interessante avere anche lei davanti alle telecamere per raccontare le cose come vanno dette...Almeno però, dopo la fine della puntata Terasso ha letto il suo scritto. Purtroppo non ho visto le prime puntate, ma la cosa mi è sembrata un po' misera. Buona sera
Risulta quindi evidente che la vicenda storica rievocata andava trattata diversamente. Ero stato informato, via messaggio che, nella menzionata puntata del 28.12 sarebbero state utilizzate dichiarazioni già da me rilasciate quale testimone sulle vicende della battaglia di Ovaro in merito alla quale, essendo stato allora a fianco di un noto industriale, membro rilevante del Comitato di Liberazione Nazionale "Val Gorto", conoscevo perfettamente il retroscena dei fatti. Tali mie dichiarazioni non sono state però mandate in onda evidentemente perchè disturbavano la versione agiografica dei fatti , impostata e gestita da taluno fra le quinte, con finalità di parte e non al servizio oggettivo della storia.
Debbo rilevare che il documento letto dopo la fine della puntata, ed io mi domando perchè non prima, tratto dal mio archivio privato e consegnato l'8 novembre u.s. al conduttore, è un dispositivo della Pretura di Gemona datato 15 ottobre 1949. Trattasi di documento ordinatorio alla Stazione Carabinieri di Osoppo e .c. al Sindaco di Trasaghis, di provvedere al ricupero dei resti delle vittime in una zona montana sopra il villaggio di Avasinis, e cioè del centinaio di Cosacchi arresisi ai partigiani il 25 aprile 1945 ad Avasinis, garantendo loro salva la vita con l'avallo del Parroco del luogo, don Francesco Zossi, come infatti il medesimo asserisce nel suo diario parrocchiale di cui posseggo copia autentica, ed invece massacrati e lasciati sul luogo insepolti ed i cui pietosi resti ivi restarono per quattro anni, del che ne dà prova l'ordinativo della Pretura del 15. 10.1949. Si tratta di orrendo massacro di prigionieri, militari piuttosto anziani, donne e bambini di cui taluno in fasce, in violazione di precise norme internazionali, tenuto in ombra a lungo pur rivestendo responsabilità penali e da me rivelato ufficialmente nel mio libro “LO STERMINIO MANCATO”-Mursia-Milano 1982 (prima edizione cui altre seguirono).
Da questa vicenda rievocativa di fatti della resistenza, credetemi che come storico riconosciuto per l’opera da me svolta, dalla Suprema Corte di Giustizia di Israele, dal grande storico britannico e docente prof. Gerald Fleming - università Of Surrey,dal regista ebreo internazionale Fred Zinnemann di cui mantengo un grande ricordo per quanto ebbimo insieme a concertare riguardo un film sui cosacchi..., dal biografo di Winston Churcill, Richard Lamb, dalla Direzione Nazionale RAI-TV.- Roma, dal noto scrittore Carlo Sgorlon e da molte altre fonti autorevoli, esco dispiaciuto.
3 gennaio 2018 CARNIER PIER ARRIGO

lunedì 31 dicembre 2018



ROMANIA CON BREVI ACCENNI ALLA IUGOSLAVIA di JOSIP BROZ TITO.


BUKAREST. Grande capitale rumena, nazione ricca di eventi storici  e di cui non si possono ignorare le tenebrose e fascinose leggende, nè  si può  dimenticare il presidente Cjausesku, assassinato assieme alla  moglie col crollo del comunismo, dipinto con termini spietati dal capitalismo occidentale di cui però molti cittadini rumeni parlano invece bene. Analogo è il  caso di Josip Broz Tito, criminalizzato motivatamente dagli italiani quale responsabile delle vittime delle foibe, argomento che tuttavia andrebbe spiegato accuratamente, ma creatore di una Iugoslavia forte ed unita, nella quale molti cittadini che vissero quel periodo, riconoscono che si viveva bene.Tito aveva creato a Belgrado la base dei non allineati, cioè degli stati non aderenti al potere plutocratico economico-finanziario della Gran Bretagna e Stati Uniti, onde  stabilire un bilanciamento, il che era importante. Il suo ardito sganciamento dall' URSS, nel 1948, aveva creato una condizione di favore all' Italia, costringendo il dittatore sovietico, Stalin, mancandogli il supporto dell' area balcanica,  a recedere dal programma di espansione egemonica in occidente che includeva anche il nord Italia. Nella Federativa Iugoslava, nei centri cittadini, nel periodo titino regnava un' aria distensiva d' intonazione populista e, nei pubblici locali, risuonava costante il suono nostalgico di canzoni resistenziali che in certo senso era anche piacevole.  Negli ultimi tempi risuonava una canzone evocativa molto gradevole dal titolo " Iugoslavie" che a me sinceramente piaceva. Oggi quella Iugoslavia forte ed unita, in seguito ad intese decisionali, per certi versi occulte, dei grandi poteri economico-finanziari  a cui la sua unità non era gradita, è stata frantumata in sei repubbliche : Slovenia, Bosnia, Montenegro, Croazia Serbia, Macedonia a cui si aggiungono due province autonome.

31 dicembre 2018                                                CARNIER PIER ARRIGO

domenica 23 dicembre 2018



UDINE TG CANALE 110 - ARGOMENTO : LA RESISTENZA.

PIER ARRIGO CARNIER·DOMENICA 23 DICEMBRE 2018




 Mi riferisco alla trasmissione del 21 dicembre alle ore 20, su UDINE TG - CANALE 110, concernente la resistenza, in cui sono stati introdotti degli spezzoni di mie dichiarazioni rilasciate nell'intervista del 8 novembre u.s.-
Desideravo che l'argomento da me introdotto nella precedente puntata del 7 dicembre poco prima della chiusura, concernente l' assassinio per mano partigiana di 6 (sei) ufficiali alleati delle missioni accreditate, mediante lanci aerei presso le organizzazioni partigiane, essendo a mio giudizio di notevole rilevanza nelle sue motivazioni, fosse stato ripreso per riferire anche sulla fine collegata del comandante Mirko (Arko Mirko), ma purtroppo l' evolversi della trasmissione non lo ha consentito.
In riferimento al centinaio di cosacchi di Avasinis, arresisi ai partigiani verso fine aprile 1945, sulla parola d'onore, confermata dal parroco don Zossi, che avrebbero avuto salva la vita e furono invece massacrati e lasciati senza sepoltura sulle montagne sovrastanti, dove i poveri resti rimasero abbandonati per quattro anni, il conduttore responsabile, giornalista Terasso, ha esibito, con parole appropriate, un documento rilevante da me consegnatogli tratto dal mio archivio, e cioè copia del dispositivo della Pretura di Gemona del Friuli datato 15 ottobre 1949, diretto al Comando Stazione Carabinieri di Osoppo, ordinatorio del ricupero dei resti del massacro con quanto vi consegue.
Su centinaio di cosacchi massacrati formato da militari in prevalenza anziani, donne e bambini, riguardo i quali il parroco don Zossi lasciò scritto nel suo diario che "" ..nella loro permanenza non avevano mai fatto male "" va aggiunto che, dalla mia indagine ricognitiva, risultò che sui poveri resti non fu trovato alcun piastrino di riconoscimento (Erkennungs Marke), nè alcun documento di identità, nè altro ....
Ci tengo a precisare che il diario di don Terenzio Zossi, documento testimoniale prezioso, fui io a procurarlo dopo il decesso del medesimo, recandomi presso il depositario don Terenzio di Gianantonio, parroco di Cazzaso (Tolmezzo) il quale già mi conosceva come autore. Feci del diario, prima della restituzione, tre copie autentiche e pubblicai le parti più incisive di valore testimoniale sulle vicende di Avasinis, nel mio volume "Lo Sterminio Mancato "- Mursia-Milano 1982, prima edizione cui altre seguirono.
Stante il fatto che fisicamente non ero presente, il 21 dicembre corr. , nella sede di trasmissione, non mi è stato possibile contestare, in riferimento alla menzionata rappresaglia tedesca su Avasinis, verificatasi il 2 maggio 1945 dopo l’ avvenuta completa evacuazione delle migliaia di cosacchi di Alesso e dintorni, delle versioni che reputo errate e pressapochiste dei fatti da parte di intervistati presenti. La rappresaglia, con un ampio lavoro di ricognizione, è stata minuziosamente da me descritta nel volume "Lo Sterminio Mancato" e in vari articoli documentati successivi, pubblicati da "Il Gazzettino", supportati da testimonianze di cittadini di Avasinis e di fonte tedesca. La rappresaglia fu attuata da contingenti congiunti tedeschi della"Waffen SS. Gebirgs Brigade "Karstjaeger" con aggregata la formazione "" Einheit ex Blaue Division spagnola"" e ""Waffen SS. Gebirgs Division Prinz Eugen"", forze che si trovavano stazionate ad Ospedaletto a protezione della ritirata dal fronte del Po sulla nazionale Udine-Tarvisio. Mi permetto di aggiungere, per porre fine a versioni pressapochiste di esordienti e non, un ufficiale di mia conoscenza personale, verso le ore 12 del 2 maggio, entrò nel villaggio....
Per concludere mi fa piacere ricordare che, il noto commissario partigiano "Andrea" (Mario Lizzero), della Garibaldi, l' uomo che riuscì ad imporre, in uno dei momenti più oscuri e tragici della resistenza rossa sulle montagne della Carnia, la continuazione della lotta ed al quale, nel dopoguerra, era noto che io conoscevo bene vari retroscena della stessa, nonostante tra noi vi fossero delle divergenze di valutazione, ritenne di asserire che, la posizione precisa da me assunta, andava rispettata, il che risulta affermato dal neo laureando Gregorio Venir, nella sua tesi in storia contemporanea discussa presso l' Università di Bologna nel 1994 dal titolo "I Cosacchi in Carnia 1944-1945" e poi pubblicata. L' autore a proposito dei dialoghi affrontati con Lizzero, onde comprendere orientamenti e fatti della resistenza, riferisce a pag. 40 :""Credo che sia opportuno esaminare più da vicino la posizione del Carnier, che è un nome che spesso ricorre anche nelle parole di Lizzero. Nell' impossibilità di contattarlo personalmente, bisogna accontentarsi dei suoi scritti che, peraltro credo contengano sufficienti indicazioni sulla sua posizione...."". Dopo varie considerazioni sugli eventi resistenziali scrive poi il Venir :"".. credo che in fin dei conti la posizione di Carnier è qui forse la più obbiettiva e la più vicina al vero, se parecchi testi paiono sorvolare sull' accaduto........qualcosa di vero in ciò che dice Carnier c'è, per cui evidentemente ci sono precise responsabilità partigiane.."">Infine a pag. 81, in un ' intervista rilasciata dal Lizzero, il medesimo afferma : ""Carnier ha preso una posizione precisa e va rispettato "".
23 dicembre 2018 CARNIER PIER ARRIGO

sabato 22 dicembre 2018

DIALOGO INTERESSANTE



DIALOGO INTERESSANTE... E' GIUSTO CHE SI SAPPIA CHE...



Вадимъ Ревинъ Caro Pierre Coloro che vivono a Stoccarda non sono cosacchi di Kuban !!! Indossano uniformi cosacchi, ma non sono cosacchi. Più precisamente, del numero totale di persone in questo gruppo di cosacchi reali, solo il 10%. Sfortunatamente, ai nostri giorni, molte persone si presentano come Cosacchi, ma in realtà non sono tali.
Possa Dio concederti salute, caro Pierre. Mi fa  molto piacere incontrarti l'anno prossimo a Lienz. Stoccarda (Deutschland) 21 dicembre 2018.
                               ----------------------------------------------------------------------

Pier Arrigo Carnier.  Grazie per la sollecita interessante risposta riguardo il fatto che vi sono elementi che si spacciano per cosacchi e non sono cosacchi. L' anno scorso sono giunti a casa mia, qui nel Friuli a Porcia Pordenone, a farmi visita Frau Majnenger e un cosacco, cognome Waldemar, che si presentò come atamano. Li avevo già conosciuti a "Peggetz" nel 2016, quando io tenni  il discorso commemorativo dinanzi al monumento del generale Helmut von Pannwitz. Avevano in mano un libro di riproduzioni fotografiche relativo ai cosacchi che furono in Italia,   autore un italiano che non è uno storico ma un avventurista. Sfogliando le pagine rimasi indignato notando che gran parte delle foto furono prese abusivamente, in violazione della legge, dai miei volumi coperti da COPYRIGHT pubblicati in Italia da grandi editori fin dal 1965 ("L' Armata cosacca in Italia 1944-1945" -"Lo Sterminio Mancato" etc.etc.) e quindi appartenenti al mio archivio privato.Ho naturalmente subito informato il mio legale avvocato per decidere i provvedimenti di legge del caso. Mi sento molto offeso  se questo libro (che nemmeno merita di chiamarsi libro) è  presente nella Cappella russo-ortodossa di "Peggetz", io che ho contribuito a far conoscere in Italia e al mondo la vera storia dell' armata cosacca in Italia e la tragedia della Drava, attraverso le mie pubblicazioni e il film "Kossackja", realizzato dalla Direzione della TV.Nazionale Italiana di Roma sul contenuto del menzionato mio libro e su documenti del mio archivio, della durata di due  ore, e mediante  centinaia e centinaia di articoli  come giornalista, in sessant' anni di attività, sulla stampa italiana. Caro cosacco dobbiamo sentirci ancora su questo e sulla mistificazione di altri scritti..., frattanto,  porgo cordiali saluti ed anche Auguri di buone feste.
 21 dicembre 2018                                          CARNIER PIER ARRIGO.