sabato 8 marzo 2014



AGLI  AMICI  UCRAINI INTERESSATI  ALLE MIE RIEVOCAZIONI STORICHE  SULLA SECONDA GUERRA

  

I MOVIMENTI INSURREZIONALI UCRAINI. UNA STORIA DI  CUI  QUASI  NULLA  SI  CONOSCE IN ITALIA 

Rilevo che il grafico di Blogger segnala dell’interesse da parte di lettori ucraini alle vicende che vado rievocando il che mi fa piacere e non appena possibile mi propongo di pubblicare le mie conoscenze, in certa parte da me pubblicate a suo tempo sulla stampa, sui movimenti insurrezionali ucraini finalizzati all’indipendenza e quindi contro i sovietici, patrocinati dai tedeschi durante il periodo della loro occupazione all’est. La resistenza degli  insorti, tra cui va ricordata la Ucrajinska Postanska Armjia si protrasse comunque nel dopoguerra, dopo la ritirata tedesca, fino al 1959 e in questa  fase furono i britannici ad appoggiare la lotta con l’invio, mediante aerei che partivano da Cipro,  uomini e mezzi . Trattasi di una vasta vicenda che per gli insorti , nel periodo del dopoguerra, si svolse fra insidie mortali perché i lanci, stante un sistema di incertettazione, finirono per cadere sistematicamente in mano sovietica. Anche i sovietici subirono comunque pesanti perdite come Krusciow ebbe a precisarlo in una sua relazione . Mi riservo anche  di rievocare le vicende  dell’Armata ucraina organizzata dai tedeschi nel periodo della loro occupazione ed affidata al comando dal colonnello generale Pawlo Schandruck che, a fine guerra, giunta in ritirata in Austria nei pressi di Klagenfurt  e consegnatasi ai britannici fu da questi, per intervento del Vaticano, trasferita in Italia  e trovò insediamento nei pressi di Rimini ed a Bellaria. Negli anni   potei conoscere io stesso l’ex colonnello generale Schandruck.

1 novembre 2013

PIER ARRIGO  CARNIER

giovedì 6 marzo 2014

COMUNICATO AD AMICI E SIMPATIZZANTI.

 Mi permetto di esprimere, sotto il profilo storico,  un breve assunto  in riferimento a quanto è accaduto in Ucraina e alla situazione della Crimea.


                                  IL CASO CRIMEA E PUTIN


Putin, presidente della Federazione russa, è uomo molto abile. Egli proviene dalla Polizia segreta comunista e, nell’ attuale situazione di rovesciamento del governo ucraino, sta valutando  quanto  può cogliere di utile nell’interesse della potenza russa che  ha una sua sfera di influenza e fu in passato, come ritengo lo sia nuovamente,  "longa mano" del Kremlino sui Balcani attraverso la Serbia.
Nell’immedato dopo seconda guerra, quale conseguenza dell’ostilità dei tartari (o tatari) della Crimea dimostrata contro Stalin a favore dei tedeschi allorchè questi la invasero, la stessa  subì una forte russificazione per cui l’attuale misura di sicurezza disposta da Putin dislocando in Crimea, a scopo cautelativo alcune forze militari russe, appare giustificata.
L’Ucraina ha pagato nel tempo un alto prezzo per la sua indipendenza e vi sarebbe un’eroica lunga affascinante storia da raccontare, che io conosco molto bene, sulla quale ho anche scritto. L’Ucraina comunque, per motivate ragioni  storiche, etniche e linguistiche non può  sottrarsi alla sua naturale consolidata posizione nella sfera orientale ed aspirare ad un’aggregazione all’Europa Unita,  ma deve stare dalla parte della Federazione Russa.

06 marzo 2014

                                                               PIER ARRIGO  CARNIER

mercoledì 5 marzo 2014

https://www.facebook.com/notes/pier-arrigo-carnier/oscure-vicende-partigiane-che-ufficialmente-passano-sotto-silenzio/634679863238525

martedì 4 marzo 2014

FALSI EROISMI E MARTIROLOGI PARTIGIANI RIFIUTATI E CONTESTATI , LA LOTTA PARTIGIANA FU PER IL COMUNISMO E NON PER LA LIBERTA’ D’ITALIA (affermazione di Gianpaolo Pansa), PORZUS NON FU STRAGE MA UN’ ESECUZIONE MOTIVATA !!

Comunicato ad amici e simpatizzanti  

Essendo apparse di recente, sulla stampa del Friuli,  alcune lettere riferite al lontano periodo resistenziale ed essendo uscita una recente pubblicazione in materia di Pansa,  sono stato pregato di un possibile intervento che  mi accingo  ad esporre.



FALSI EROISMI E MARTIROLOGI PARTIGIANI RIFIUTATI E CONTESTATI , LA LOTTA  PARTIGIANA FU PER IL COMUNISMO E NON PER LA LIBERTA’ D’ITALIA (affermazione di  Gianpaolo Pansa), PORZUS NON FU STRAGE MA UN’ ESECUZIONE  MOTIVATA !!


UN VASTO STRALCIO DI VICENDE



L’opposizione consigliare di Nimis, comune del Friuli orientale, ha ritenuto di contestare l’iniziativa del proprio sindaco in quanto il medesimo avrebbe fatto apporre una targa commemorativa, senza il dovuto deliberato assenso di rito, in memoria di partigiani uccisi dai nazifascisti nel ’44 , stante il fatto che,  dai documenti non tutto sembra corrispondere a quanto esposto  nella cerimonia commemorativa. A fronte di ciò l’opposizione consigliare ha pertanto  chiaramente dichiarato di non trovare giusto valorizzare soggetti le cui azioni non hanno una totale chiarezza (Messaggero Veneto 4 marzo 2014).
L’argomento, che non potrà certo restare lettera morta, mi richiama un altro caso  reso noto  con mio comunicato  su Facebook in data 26 agosto 2013, praticamente nella stessa data in cui la notizia apparve pubblicata  sul Messaggero, mediante  lettera della quale  riporto nuovamente brevi stralci: “…si tratta di un partigiano garibaldino di San Martino al Tagliamento, tristemente noto perché responsabile dell’uccisione di molte persone talora con modalità “ barbare e disumane”. Il tutto il un contesto di azione personale da giustiziere spietato nelle file della Garibaldi con attribuzione a sé stesso del nome di battaglia “ Attila”. Aveva sulla coscienza decine di omicidi….Nei giorni successivi alla liberazione ci fu ad Udine un’adunata di partigiani di tutte le formazioni: bandiere al vento, canti, musiche. Nel corteo sfilavano anche i cartelli col nome dei caduti. Lessi su uno di questi il nome di “Attila”. Era una beffa ingiuriosa. Era stato ricuperato e messo nell’elenco dei martiri. Nei seguì una protesta poi tutto cadde nel silenzio…!
Quello che nella lettera emerge di rilevante è che quel nome (“Attila” col nome proprio) ora lo ritroviamo nell’elenco del monumento eretto alle caserme di Pordenone, insieme alla medaglia d’oro Franco Martelli…”
Ma la casistica non si ferma qui per cui corre l’obbligo di osservare che i “guardiani della memoria”, associazioni finanziate con denaro pubblico, non sembrano svolgere il loro ruolo con l’affidabilità e le valutazioni necessarie.

                                                                 °    °    °

Mi preme ora toccare un altro punto. E’ uscita una nuova pubblicazione, sulla Resistenza, di Gianpaolo Pansa, dal titolo “Bella Ciao”. Pansa ha sempre dichiarato di non ritenersi uno storico, ma scrittore e revisionista lo è,  e in questo nuovo lavoro egli formula delle dichiarazioni fondamentali, confermando i principi  che io stesso ebbi sempre ad affermare da decenni.
Con recensione del 27 febbraio sul Corriere della Sera,  il giornalista Dario Fertilio riferisce a proposito :-... la Resistenza non fu quella che i “guardiani della memoria” vorrebbero farci credere, ma una catena di crudeltà più che di eroismi, un susseguirsi di vendette più che di atti ispirati a giustizia.  Attraverso le vicende reali del libro, così come si svolsero, o come Pansa le ricostruisce,  egli ci ribadisce che la Resistenza fu quasi tutta una vicenda comunista; che i partigiani dissidenti, anche i socialisti, fecero spesso una brutta fine; che le uccisioni individuali dei GAP  avevano precisamente lo scopo di eccitare le rappresaglie fasciste in una spirale distruttiva; che lo scopo finale della lotta comunista non era la libertà dell’Italia, ma l’instaurazione di una democrazia popolare di stile sovietico.
Detto questo non può non tornarmi in mente la stagione della  lotta partigiana in Carnia, di prevalente dominio comunista e, soprattutto,  il pietoso desolante filmato realizzato qualche anno fa  quale interpretazione ed assunto storico inteso a dare ad intendere che la lotta partigiana era lotta per la libertà, dal titolo” Carnia 1944. Un’estate li libertà”,   gravido di vuotezza di contenuti e con stravolgimento di ogni  effettiva verità storica, autentica favola per andicappati. A tale strazio vi si aggiunse poi un secondo lavoro non meno desolante: “ Carnia 1944. Il sangue degli innocenti ”. Da casuali notizie sembra tuttavia  che, sui due filmati,  sia  calato saggiamente il silenzio.
                                                                   °    °    °

Ma c’è  dell’altro. Un amico udinese mi ha segnalato delle lettere apparse sulla stampa del Friulana, una delle quali il 13 marzo, evocanti  la strage dell’ Osoppo a malga Porzus, del febbraio 1945.
Dai    miei accertamenti non si trattò affatto di strage dettata dell’intento di rimuovere la presenza di un nucleo avamposto osovano e quindi italiano da quel luogo, parte di un territorio allora rivendicato dagli slavi di Tito, bensì di azione punitiva venuta a determinarsi in un  specifico clima di tensioni e  circostanze sul terreno resistenziale,  stante l'accusa all’ Osoppo di collusione col nemico tedesco e fascista.
  A proposito dell'Osoppo ritengo qui  fermamente necessario ribadire, come  altre volte ho reso noto attraverso la stampa, l'assoluta necessità di rimuovere nell'opinione pubblica la falsa immagine che i "custodi della memoria dell'Osoppo medesima "  hanno attribuito nel dopoguerra  a tale organizzazione, presentandola come   una colomba propugnatrice della difesa del confine orientale d’Italia contro la minaccia dell’invasione slava su Trieste e sul Friuli. In realtà il vertice dell’Osoppo, durante la resistenza, svolse in tal senso un suo ruolo diplomatico e teorico presso il Ware Office di Londra ed in suo appoggio, sul terreno d’azione, i britannici lanciarono alcune missioni una delle quali, paracadutata nella pedemontana occidentale e poi spostata come base in  Carnia, aveva il compito, tenuto segreto, di provocare una sollevazione antinazista in Austria, disegno che finì nell’ insuccesso (Vicenda da me trattata giornalisticamente, previo contatti con autentici protagonisti britannici della missione stessa, mediante  puntate documentate pubblicate sul Gazzettino di Venezia, nelle date del 3, 6 e 10 luglio 2002).
Tale generosa attribuzione all’ Osoppo è quindi del tutto  impropria, un falso, poichè il confine orientale, da Fiume a Trieste, Gorizia, Tolmino, Kraniska Gora, fu difeso da unità tedesche, cosacche e reparti della Repubblica Sociale Italiana al prezzo di centinaia e centinaia di vite umane  e quindi non dall’Osoppo che non sparò un solo colpo contro gli slavi per cui l’immagine artificiosa, fatta circolare da opportunisti politici di destra su cui si fonda il  culto di Porzus di impropri difensori del confine orientale d’Italia, è  privo di ogni e qualsiasi sostegno storico.
Don Leone Mulloni che fu  parroco di Faedis nel Friuli nel periodo resistenziale,  ha lasciato delle memorie, in riferimento all’ operato partigiano sia della Garibaldi che dell'Osoppo, dalle quali ritengo  trarre alcuni stralci.  Secondo il medesimo, nel giugno 1944, quando già  nella zona di Faedis, praticamente nel Friuli orientale, esisteva l' organizzazione partigiana della Garibaldi, la zona più occidentale venne occupata dall’ Osoppo che giunse da oltre il Tagliamento e dalla Carnia. La stessa, precisa don Mulloni, ebbe l’importantissimo compito di molestare e sabotare la ferrovia Pontebbana, arteria che, assieme a quella del Brennero, alimentava  il fronte tedesco dell’appennino, compito che però non seppe assolvere per vari motivi fra i quali:1) mancanza di menti direttive e disciplina; 2) discordie politiche fra osovani e garibaldini;3) insufficienza di mezzi. Precisa inoltre, il parroco di Faedis, che i paesi della  pedemontana orientale erano divenuti centri incontrastati di animato movimento partigiano. Radio Londra comunicò addirittura che, le cittadine di Nimis, Attimis e Faedis erano già liberate. I garibaldini gonfi di tanto successo, scorrazzavano giorno e notte con lussuose macchine (sequestrate a privati), ballavano, si divertivano e, credendosi già padroni, nominarono l’amministrazione comunale, il sindaco e la  giunta, con criteri prettamente comunisti.
Da quanto mi consta i tedeschi  stavano in quel periodo  preparando, nell’ intero nord Italia, una forte offensiva antipartigiana   che, per quanto concerne la pedemontana orientale del Friuli e le valli del Natisone, scattò nei giorni 27-29 settembre1944 e  la Resistenza venne decisamente travolta. La Garibaldi, scrive  don Mulloni, lasciato un forte presidio a Montemaggiore di Completischis, si unì agli sloveni entrando a far parte del IX Corpus di Tito, mentre l’Osoppo smobilitò le sue forze, rimandando la ripresa dell’attività in primavera e limitando la sua efficienza al solo personale del comando, una ventina d’uomini, che scelsero come dimora una romita stalla (baita Porzus), sita su un costone fra il Carnizza e il Toplinork.


                                                            °    °    °

L’operazione Porzus, sulla base di un ordine del Partito Comunista, fu posta in essere il 7 febbraio 1945 da Toffanin Mario, “Giacca”, capo responsabile di una  formazione GAP (Guardia Armata Partigiana), col quale, nel dopoguerra,  ebbi  vari incontri  che posso sempre dimostrare sulla base di prove,  finalizzati ad  accertare i fatti. Ci si incontrava a Scofije, nella Federativa iugoslava,  un paesino non distante da Koper (Capodistria) nella modesta casa da lui stesso lentamente restaurata, a più riprese, in base alla possibilità di risparmi, poichè  dalla resistenza non gli erano derivati agi economici e privilegi di cui godettero, invece, molti caporioni della resistenza che  fecero brillanti carriere.
 Su Mario Toffanin vengono tutt’ ora scaricate feroci invettive, quali delinquente comune con precedenti penali, che restano però ininfluenti  sul piano storico. Nel caso Porzus  si tratta  di provare  non le carenze di Giacca, che per me era comunque un uomo che aveva un ideale e della coerenza, ma la causale in nome della quale, nel  gelido mattino del 7 febbraio, egli, al comando della colonna GAP, circa un centinaio d'uomini, salì a malga Porzus per esecutore, come infatti avvenne, la compagine degli attendisti osovani  su cui pendeva, come precedentemente accennato, l'accusa  di collusione col nemico tedesco e fascista.
Ebbi da  Giacca, nei vari incontri, la  versione dei fatti, che ovviamente discussi, non presi per  oro colato,  valutai e analizzai, riscontrando comunque nella stessa innegabili elementi di connessione con l’imputazione menzionata di collusione col nemico.
Nella mia attività d’indagine stanti le mie entrature, da autorevole fonte ex militare tedesca, mi fu reso riscontro testimoniale  probatorio dell’ accusa di collusione dell’Osoppo che qui di seguito riporto in estratto, come già pubblicato a suo tempo  nel mio volume “Lo Sterminio Mancato”:
“Lerch( ex capo di  Stato Maggiore dell’Alto comando SS. e Polizia di Trieste) dichiara che contatti avvennero effettivamente tra le SS. e l’Osoppo. Egli afferma testualmente: “…i contatti più volte presi dalle SS. con membri dell’Osoppo…”, “ L’artefice di tali collegamenti (sempre secondo Lerch) era stato von Alvensleben  il quale aveva annodato le fila”.(1=nota) “ La linea politica dell’intesa consentiva peraltro ai tedeschi, con la neutralizzazione dell’Osoppo, di bloccare l’infiltrazione slava a Ovest “.
Si trattò quindi di esecuzione motivata.

Ritengo inoltre di evidenziare , sotto il profilo storico,  che   i servizi segreti tedeschi cioè  d’informazione del Waffen SS.  Kommando   “Adria”, insediato a Trieste,  con impianto radio ricetrasmittente e di propaganda ad Opicina,  coi loro metodi informativi resero noto alla rete partigiana comunista o in ogni caso infiltrarono nella medesima, a fini provocatori come avvenne  in altre circostanze, allo scopo di  suscitare divergenze e reazioni nei rapporti tra l’Osoppo e la Garibaldi e tra quest’ultima e gli sloveni di Tito, la conoscenza dell’intesa raggiunta dalla Platzkommandantur di Udine neutralizzando l’Osoppo da ogni rapporto con gli sloveni di Tito ed altro. L’azione su Porzus ebbe quindi,  nella sua attuazione, delle forti spinte in senso provocatorio a cui  non fu estraneo il concorso degli stessi tedeschi.  Radio Opicina, mediante un’abile propaganda ed altre sofisticazioni, svolgeva anche il compito tossico di suscitare sospetti e disinformazione onde determinare possibili cedimenti e dissoluzioni nell'organizzazione partigiana..
Ebbi in tal senso  preziose informazioni da Franz Hradetzky, Leiter (capo) del Kommando Waffen SS. “Adria” , risparmiato alla condanna capitale nel processo di Lubiana del 1947, dove Rainer ed altri vennero condannati a morte , col quale  grazie alle mie conoscenze austriache, potei più volte incontrarmi  successivamente al suo rientro dalla prigionia in Iugoslavia  dopo aver  scontato  otto, nove anni di carcere nella  fortezza di Sremska Mitrovica, in Serbia.
 Fra l’altro Hradetsky mi dichiarò che,  nella prospettiva di una vittoria dell’Asse, ad evitare l’insorgere di divergenze sui confini  a nord-est dell’Italia, secondo le proposte di von Alvensleben che riflettevano la direttive di Globocnik e la linea politica imposta  dal Supremo commissario Rainer (2=nota), l’Osoppo doveva o avrebbe dovuto abbandonare le zone di confine, quali i dintorni di Gorizia,  zona del cividalese,  valli del Natisone etc., stante la sussistente programmazione in essere e le intese di Rainer col generale sloveno Leon Rupnik, esponente della nascente nuova Slovenia, ducato di Krain etc. Appare quindi evidente che dell’Osoppo i tedeschi sottovalutavano e addirittura ignoravano praticamente i fini protettivi che la stessa avrebbe voluto  esercitare sulle citate zone di confine acquisite praticamente dall’ Italia con trattato di pace della prima guerra mondiale e quindi effettivamente italianizzate.
Si tratta di argomento delicato che ritengo, in un prossimo futuro, di riprendere.
Tornando all’ esecuzione di Porzus la stessa si svolse con glaciale freddezza. Giacca,  provvide di persona ad alcune  esecuzioni. I restanti vennero eliminati in azioni successive e vi fu qualche salvataggio… L’esecuzione comportò,indubbiamente , una dose di crudeltà e di freddezza in quanto vennero eliminati alcuni giovani presenti nel gruppo che nulla potevano sapere, ma questo stava nella logica della lotta armata partigiana e nelle circostanze: non bisognava lasciare testimoni.
Già in passato, vari miei scritti vennero diffusi a puntate, sul caso Porzus,   su intere pagine di quotidiani, quali  L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza (giugno 1997), Il Gazzettino di Venezia (14 e 17.06.1997) e più recentemente La Voce di Mantova  (12 .03.2012).

                                                             °    °    °

Con quanto detto e rilevato non ho ritenuto né intendo  ledere sostanziali  valori resistenziali  legati al legittimo patrocinio della dignità nazionale laddove le circostanze di guerra o la necessità di difesa  collettiva o individuale concretamente lo motivarono, ma semplicemente esercitare il diritto di libertà di espressione e di stampa e ricondurre fatti e vicende al loro giusto posto.

(1=nota)
Si tratta dell’SS. Standartenfuehrer Freiherr von Alvensleben, Platzkommandantur di Udine (comandante la  piazza di Udine)

(2=nota)
In realtà però Friedrich Rainer, Supremo commissario non venne giustiziato ma concentrato nel lager di Bor in Serbia,dove in seguito decedette,  per i motivi da me riferiti nel mio volume "Lo Sterminio Mancato" dei quali, nel dopoguerra, ebbi incontestabili informazioni e prove  da Frau Ada,  moglie del Supremo commissario e poi vedova,  mia cara amica e confidente.

24 marzo 2014
                                                             PIER ARRIGO  CARNIER



































































































































































































sabato 8 febbraio 2014

GRANDE INTERESSE DELLA STORIOGRAFIA RUSSA E LA CULTURA MOSCOVITA PER LA MIA PRODUZIONE LETTERARIA E DOCUMENTALE SUI COSACCHI



COMUNICATO AD AMICI E SIMPATIZZANTI E A CHIUNQUE ABBIA INTERESSE  A  VICENDE  STORICHE

Vengo ad informarvi su un  recente avvenimento mio personale di  rilevante  livello culturale che riconferma, su piano internazionale,  la credibilità e l’attendibilità  dei miei scritti  e della  vasta documentazione d’archivio in mio possesso.


GRANDE INTERESSE DELLA STORIOGRAFIA RUSSA E LA CULTURA MOSCOVITA PER LA MIA PRODUZIONE LETTERARIA E DOCUMENTALE  SUI COSACCHI


Per iniziativa russa, previe debite intese, è giunto ad incontrarmi il 3 febbraio nella mia residenza di Porcia (Pordenone), Vladimir Melichov,  dirigente di uno dei massimi musei storici russi, esattamente il “Russy, Moskovskaj o B l Podolskij raion,  accompagnato da Eugen Martynjuk, atamano presidente dell’ “Internationalen Kosaken Verein e V.”  associazione della Bassa Sassonia che raggruppa cittadini tedeschi di etnia cosacca.
Oggetto dell’incontro, caldamente auspicato da parte russa in precedenti contatti, la presa di conoscenza della documentazione storica dell’archivio da me creato in lunghi anni di impegnativo lavoro  riferito alle vicende dell’occupazione cosacco-caucasica, di cui io stesso fui testimone, verificatasi dal 20 luglio 1944 al  1°maggio1945 nel territorio della Carnia, Friuli e parte del Goriziano, ribattezzato ufficialmente dagli occupanti col termine “Cossackja”. Trattasi di un’enormità di dati, documenti, note, materiale fotografico addirittura con negativi, in buona parte inedito, appunti, scritti, volumi dal contenuto storico in materia e, parallelamente, di altro abbondante materiale documentale e fotografico con appunti, note etc. riferito all’occupazione tedesca nell’”Adriatisches Küstenland” dal 1943 al 1945, con una rara consistente preziosa  documentazione, anche fotografica, specificatamente riferita al Supremo commissario tedesco dr. Friedrich Rainer e relativo entourage.  Considerata la contemporaneità delle due vicende l’assieme documentale costituisce,  ovviamente, un unico blocco.
Già anni addietro una proposta tutt’ora valida di acquisire il  mio archivio da parte di  un prestigioso museo degli Stati Uniti, su iniziativa di una forte associazione cosacco-americana, dalla quale negli anni settanta fui delegato quale rappresentante alle udienze del tribunale Sacharov a Roma, mi fu avanzata dal presidente della stessa, ex generale cosacco dott. Gregori Glaskow che, giunto dagli U.S.A.,  mi fece visita personale a Porcia e col quale si stabilì un nutrito rapporto di corrispondenza ed ebbi, inoltre, col medesimo altri incontri in occasione ai raduni ed alle commemorazioni cosacche in Austria e Germania.Si tratta dicontatti  che confermano la validità della mia attività storiografica editoriale a livello  internazionale, diffusa da qualche tempo via internet, nei  siti  Facebook e Blogger, il cui interesse, sulla base dei grafici, risulta esteso oltre all’ Italia, alla Federazione Russa, all’Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania, Estonia, Polonia, Austria, Bulgaria, Canada, Regno Unito, Finlandia, Taiwan.

Attualmente ho nuovi lavori da sottoporre all’editoria  mentre due  altri volumi, sulla base di contratti regolarmente sottoscritti, sono in mano alla casa editrice MURSIA-Milano  in attesa di editing.
Vari gli argomenti trattati con Melichov. Al medesimo ho consegnato tra l’altro  un lungo rapporto probante, sulla base di fondate testimonianze e ricerche da me personalmente condotte, l’identità del donatore che,  a fine aprile 1945 nel corso della ritirata, versò  nelle mani di don Ludovico Morassi allora parroco di Timau,  villaggio dell’alta Carnia che precede il Plöckenpass, una  consistente somma in denaro con cui fu avviata successivamente  la costruzione della splendida chiesa di Cristo Re. Donatore della somma fu l’ SS.Obergruppernfuehrer Otto Gustav Wächter già governatore  della Galizia con sede a Cracovia, stimato dal Vaticano  per i suoi interventi in difesa dei cinque milioni di galiziani cattolici (UNIATE), in parte polacchi e in parte ruteni.  Wächter, nelle intese allora raggiunte col generale Andrei Andreievic Wlassow paladino dei tedeschi, ottenne che  la Galizia non fosse inclusa nel progetto della Grande Russia, dopo la sconfitta dei comunisti. Nel viaggio di rientro in Russia via Austria, Melikow  ha voluto fermarsi a Timau e visitare, assieme al collega Eugen Martyniuk, la chiesa Cristo Re. 
Per concludere, in quanto al mio archivio, sta  di fatto che il vasto materiale documentale cui ho fatto menzione, stanti gli interessi manifestati da  autorevoli fonti altamente qualificate e considerata la mia età,  in un prossimo futuro io debba decidere per una degna  collocazione ufficiale del medesimo  per cui  sto  valutando a quale organizzazione culturale  io possa   cederlo od affidarlo.

07   febbraio 2014
                                                             PIER ARRIGO  CARNIER



 A sinistra i Carnier mentre riferisce su vicende storiche legate ai documenti del suo archivio, a Wladimir Melichov.

Foto di Wladimir Melichov



 Carnier e Melichov all'ingresso dell'abitazione
 del Carnier.

Foto di Wladimir Melichov



 La splendida chiesa Cristo Re a Timau.

Foto di Wladimir Melichov



 Wladimir Melichov e Eugen Martynjuk all'interno della chiesa Cristo Re.

Foto di Wladimir Melichov

sabato 18 gennaio 2014

IN MEMORIA DI LIDIA FEDEOROVNA E DEL GENERALE KRASSNOFF



IN MEMORIA DI LIDIA FEDEOROVNA E DEL GENERALE KRASSNOFF

A pagina nr. 239 del mio volume “L’Armata Cosacca in Italia…”, già nella prima edizione del 1965, a cui molte altre  seguirono, a proposito di Lidia Fedeorovna consorte di Krassnoff, scrivevo : “ La consorte dell’atamano generale decedette in Germania il 23 giugno 1949, alle ore 4 nella clinica di Munik nel villaggio di Walchensee posto tra la città di Kochel e Mittenwald, a circa 75 km. da Monaco. Le furono tributate onoranze di rito ortodosso, officiate dal presule di Monaco con la presenza del coro. Alle esequie convennero rappresentanti superstiti del mondo cosacco e dell’armata bianca. Nel cimitero di Walchensee sulla lapide dalla croce russa ortodossa, figura una semplice epigrafe: Lydia von Krassnoff ".
La consorte, vedova a seguito della nota esecuzione del coniuge  da parte sovietica nel 1947, come io seppi era rimasta priva di ogni mezzo finanziario e fu ospitata presso il barone tedesco M.M Medem di Amburgo la cui moglie era stata amica d’infanzia di Krassnoff e, a tal riguardo, ebbi preziose informazioni dalla baronessa tedesca Irina von Schweder. Particolari interessanti meriterebbero di essere fatti conoscere su Lidia Fedeorovna riferitimi dalla von Schweder oltre a quelli inerenti al periodo trascorso dalla stessa a Villa di Verzegnis, in Carnia, dal 27 febbraio al 1° maggio 1945, che, assieme a mia moglie Wanda,  apprendemmo da Tamara Cambiagio in Sifer, rintracciata a Rjeka (Fiume) nella Iugoslavia di Tito. La Cambiagio, di origine italiana, era infatti testimone di vicende russe, iugoslave e cosacche, queste  ultime in quanto presente come profuga russa fra i cosacchi nella cittadina di  Tolmezzo  in Carnia ( Italia nord orientale ) ed ammessa a far visita al quartier generale dell'atamano nella vicina valle di Verzegnis, assieme a  nobildonne cosacche e russe fra cui la Kolesnikoff, acquartierate nella citata cittadina ed altrove nella Kossackja, territorio così chiamato in quanto presidiato dai cosacchi ivi insediati.
Nello scorrere degli anni  la tomba di Lydia Fedeorovna finì purtroppo  in abbandono poichè nessuno ne seguiva la cura pagando l’onere cimiteriale  per cui la stessa per  effetto delle regole di rotazione, come infatti mi scrisse, nel 2010,  il protodiacono russo ortodosso dott Georg Kobro, già da tempo non esisteva. La lapide comunque, fu salvata  e collocata  in posizione visibile  lungo la facciata interna del muro perimetrale del cimitero.
A riattivare il meritato ricordo di Lidia Fedeorovna assieme a quello del consorte  generale Piotr Nikolaevic, sulla cui  notorietà mi sembra superfluo tracciare un profilo, ci pensò il  protodiacono Georg Kobro nel  predisporre una degna epigrafe, accollandosi le spese assieme a un austriaco di Lienz che aveva conosciuto anni di prigionia nella Russia sovietica.
Fin dall’inizio degli anni settanta conoscevo comunque il protodiacono Georg Kobro, allora giovane universitario membro del coro russo-ucraino presente alle annuali commemorazioni della tragedia cosacca sulla Drava alla periferia di Lienz. Nel 1974  kobro fu pure presente, nella veste di Dolmetscher (interprete) a un lungo colloquio che io ebbi al Boznerhof di Lienz con l’ex colonnello cosacco Nikolai Nazarenko, giunto dagli U.S.A., presidente della World Federation Kossack National Liberation Movement (WFCNL) alla quale appartenni nominato con l'incarico di rappresentante ufficiale.                                                      
L’inaugurazione della lapide,  nel menzionato cimitero di Walchensee,  avvenne il 24 aprile 2010 con la presenza di rappresentanze e dell’eminente arcivescovo russo ortodosso di Ginevra, dott. Michael Donskoff. Ed eccone il testo in italiano che, nell'epigrafe, risulta rispettivamente in lingua tedesca e russa :
“ Giacciono in questo cimitero i  resti della cantante di camera e pianista signora Lydia Fyodorovna in Krassnoff, nata a Grüneisen (1878-1949) e sottratta alla tragedia cosacca e russa di Lienz (Austria), vedova dello scrittore russo ed atamano dei cosacchi generale Pyotr Nikolaevic Krassnoff (1869-1947). Assieme a  migliaia di cosacchi e russi il generale Krassnoff fu consegnato dagli inglesi ai sovietici a Lienz (Osttirol), nel 1945  fu esecutato a Mosca il 16.01.1947 assieme ai generali Shkuro, von Pannwitz, Domanov ed altri, così come avvenne per il generale A. Wlassow c impiccato a Mosca dagli scherani di Stalin. Essi morirono per una Russia libera. Ad eterna memoria! 



 Testo,in  tedesco e russo, della lapide collocata nel 2010 per nobile iniziativa el protodiacono Georg Kobro all'interno del muro perimerakle del cimitero di Walchensee nelle alpi bavaresi.




Aggiungi didascalia
  


Momento della cerimonia nel cimitero di Walchensee: in primo piano il protodiacono Georg Kobro dietro a cui a sinistra l'arcivescovo di Ginevra Michael Donskoff.



18  Gennaio 2014
                                                                                                 PIER ARRIGO CARNIER



giovedì 9 gennaio 2014

SEMPRE A PROPOSITO DEI DUE FILMATI SULL'ATTIVITA' PARTIGIANA INERENTI A CARNIA LIBERA.

9 gennaio 2014 alle ore 19.02
COMUNICATO AD AMICI E SIMPATIZZANTI



SEMPRE A PROPOSITO DEI DUE FILMATI, DI CUI GIA' MI SONO OCCUPATO, SULL'ATTIVITA' PARTIGIANA  INERENTI A CARNIA LIBERA


Diversi carnici che vivono nella   destra Tagliamento, praticamente in provincia di Pordenone, sono venuti ad incontrarmi desiderosi di esprimere la loro condivisione sulla mia radicale disapprovazione dichiarata mediante esposizione critica   con vari interventi via Internet, sul sito Facebook e soprattutto su  Blogger  che ha diffusione planetaria, sui filmati “Carnia libera. Un’estate di libertà” e “ Carnia libera. Il sangue degli innocenti”.
Si tratta di cittadini, taluni   diretti testimoni delle vicende partigiane  carniche (1944-1945) ed altri  comunque informati per  acquisita conoscenza da fonti testimoniali. Tutti concordemente hanno respinto le pietose informazioni propinate soprattutto nel primo dei due filmati e le incisive discordanze storiche del secondo, confermando che, nel 1944, la Carnia non visse affatto un’estate di libertà e non vi fu  una Repubblica della Carnia. Si trattò, invece, di un’estate di tensioni e paure,  bagnata del sangue delle vittime delle rappresaglie tedesche, soprattutto nel luglio 1944, quale atto deterrente intimidatorio contro la prospettata e dichiarata unione operativa di intenti tra partigiani comunisti carnici e partigiani iugoslavi di Josip Broz Tito. Alla fine di quell’estate, da me personalmente vissuta per cui ne sono testimone,  avendo i tedeschi bloccato  ogni rifornimento alimentare alla Carnia quale punizione per l’attività partigiana,  migliaia di carnici si videro costretti  a spingersi, nella maggior parte attraverso il passo di monte Rest, sulla pianura veneta e friulana alla ricerca di risorse alimentari per sopravvivere.  Vorrei veramente che qualcuno mi spiegasse dove stava quella fantasiosa estate di libertà, presentata nel menzionato filmato privo di ogni sostanziale contenuto storico equindi indegno di una diffusione sotto il profilo  didattico e di una seria informazione.
Varie voci circolanti lasciano  comunque  intendere che,  nell’opinione pubblica,  da qualche tempo sono stati avvertiti forti  segnali di biasimo e disapprovazione sui contenuti di entrambi i  filmati per cui sulla stagione delle favole partigiane sta calando il tramonto !!
Vorrei consigliare, per quello che sono le mie esperienze in quest’ Italia ormai devastata oltreché dalla crisi economica da un torpore morale, di smettere di   strumentalizzare  la vicenda partigiana a fine politico anche e perché la vera storia della stessa è oggettivamente  in buona  parte da rivedere e quindi da riscrivere nel rispetto dei suoi concreti e reali significati.

9 gennaio 2014
                                                                            PIER ARRIGO  CARNIER