venerdì 11 aprile 2014

MISSIONI ALLEATE PARACADUTATE IN CARNIA E CADORE 1944-1945

COMUNICATO AD AMICI E SIMPATIZZANTI 

MISSIONI ALLEATE PARACADUTATE  IN CARNIA E CADORE     1944-1945 


NOTIZIE INEDITE SUL CAPITANO STATUNITENSE RODERICK STEVE HALL


Mercoledì 9 aprile il Messaggero Veneto ha rievocato l’immagine dell’ufficiale statunitense Stive Hall di cui, quasi più non mi ricordavo sebbene, a suo tempo, avevo trattato  giornalisticamente il caso sul Gazzettino di Venezia e prima ancora   nel mio volume “ Lo Sterminio Mancato”-Mursia 1982 .Vi torno sopra brevemente, con riserva di redigere un rapporto più ampio, stante il materiale non pubblicato di cui dispongo relativo all’ operato delle missioni alleate paracadutate  sul territorio delle Alpi orientali in appoggio ai partigiani, talune solo figurativamente in quanto delegate a compiti segreti. Ufficiale dell’OSS (Office of Strategic Services) Steve Hall faceva parte della missione Smith, paracadutata in Carnia nell’estate 1944.
Il lancio era avvenuto  nella zona dei monti Forchia e Losa per cui gli elementi della missione  si insediarono provvisoriamente in una malga dopo di che scesero a valle stabilendo un punto base. Steve Hall non si si trattenne però in Carnia avendo avuto lo specifico incarico di agire in Cadore. Con il plastico avrebbe dovuto provvedere principalmente alla demolizione di alcuni ponti per ostacolare la ritirata tedesca verso il Brennero ma fra i suoi  compiti c’ era anche quello di far saltare la centrale idroelettrica di Cortina d’Ampezzo ( azione che  avrebbe naturalmente messo in difficoltà i tedeschi ma creato gravissimi problemi alla popolazione e all’economia cortinese). Un noto avvocato trevigiano, Piero Gera, deceduto ormai da lunghi anni,  sapendo della mia attività storiografica e   dichiarando che, rischiosamente, aveva avuto il capitano Stive Hall suo ospite nella  sua villa  di Candide, in Cadore, si offerse a suo tempo a darmi delle informazioni. Precisò di avere ospitato l’ufficiale su  richiesta  riservata da esponenti della resistenza. Ebbi pertanto  una serie di preziose informazioni e notizie di prima mano. Fra l’altro il Gera mi disse che,  il capitano Steve Hall, si era illuso che dai nemici tedeschi, come già scrissi a suo tempo sul Gazzettino di Venezia, nel caso egli fosse caduto loro prigioniero, sarebbe stato  rispettato in quanto, a suo giudizio, i medesimi si sarebbero attenuti alle leggi internazionali che imponevano di rispettare l'uniforme. Ma non andò così perché i tedeschi, dopo averlo arrestato su segnalazione di un  guardiacaccia cadorino ed  avergli  strappato, con presumibili metodi, delle ammissioni sui compiti svolti, lo impiccarono a Bolzano, ad un  gancio da macellaio.
Altre interessanti notizie meriterebbero di essere rese note, non solo su Steve Hall, ma anche sul maggiore Smith e un suo subalterno italiano che trascorsero l’inverno 44-45, per un primo periodo in una piccola malga sulle pendici del monte Forchia in territorio del comune di Ovaro, dove a rifornirli di viveri salivano dei valligiani a me noti del villaggio di Ovasta e, per un secondo periodo,  nel menzionato villaggio. 
Compito dei capi missione responsabili era di relazionare i superiori comandi sui risultati e comportamenti resistenziali mediante  rapporti  dei quali mi è stato possibile acquisire copia. Dai giudizi espressi in tali atti emerge che la corrente  partigiana prevalente come del resto io ero informato, travolta a fine estate dai grandi rastrellamenti tedeschi, era di fede comunista e i relativi capi erano  filosovietici e filoslavi.
Un maggiore britannico, di una delle missioni, rientrò alla base nel Sud, all’inizio dell’autunno quando della resistenza, annientata dai rastrellamenti, erano rimasti pochi nuclei della Garibaldi comunista e pochi elementi dell’Osoppo anticomunista, gli uni e gli altri concentratisi in ritirata, come punto di riferimento, su Tramonti nelle Prealpi occidentali. Partendo dalla Carnia il membro britannico fu scortato per sicurezza fino a Tramonti, da dove un aereo speciale sarebbe atterrato  in luogo adatto e poi decollato, diretto al Sud. Per quel viaggio, essendo ancora in atto i rastrellamenti  tedeschi, fu scelta la via delle montagne ed a scortare l’ufficiale  venne incaricato un carnico,  partigiano della Garibaldi, di cui per riservatezza indico le iniziali, S.O., del cognome e nome, che io conobbi personalmente in quanto il medesimo, prima di darsi alla macchia, faceva il boscaiolo in un’industria di utilizzazioni forestali dove io stesso, allora studente, prestavo servizio come amministrativo. Nell’ immediato dopoguerra S., che tornò ad essere  boscaiolo, volle relazionarmi su alcune vicende dell’esperienza partigiana e mi illustrò, in particolare, il momento avvilente del crollo della resistenza e la lunga marcia di scorta all’ufficiale britannico precisando che, assieme al medesimo, raggiunta malga Mont da Riu allora ormai deserta, poichè calava la notte  si fermarono  a dormire adagiandosi  su un tavolaccio per pastori. Mi raccontò che l’ufficiale portava un cinturone girovita, cui era agganciata la pistola, con sovrapposto cucito un  fodero in cuoio, nel quale stavano fittamente infilate delle sterline d’oro. Si trattava di  denaro in dotazione all’ufficiale per le necessità della missione, ovviamente convertibile in valuta italiana od altra. Raggiunto Tramonti S. mi disse che l'aereo giunse effettivamente per cui egli potè assistere al decollo. Volle aggiungere che provò un certo rammarico, allorchè l'aereo prese il volo, per le sterline  delle quali si era invaghito. Riguardo le stesse, dati i tempi dal mitra facile e le esperienze vissute in tal senso, mi confessò di avere pensato che, un altro al suo posto avrebbe eliminato l’ufficiale e se ne sarebbe appropriato. La morte sarebbe stata poi tranquillamente giustificata da un agguato nemico. Ma lui, pur avendo avvertito la tentazione, la represse d’istinto nel rispetto di alcune regole elementari di una sua linea di condotta, sebbene facesse parte di un segreto nucleo partigiano (su cui ero informato) i cui elementi non avevano scrupoli ad usare il mitra per uccidere. Si trattava di  nucleo legato a una stretta ma ragguardevole coalizione notabile carnica, interessata a disinnescare l’impeto rivoluzionario della Garibaldi, guidata da un esponente che suggeriva e dettava regole al tacito nucleo di partigiani aderenti, come quella  di eliminare, in circostanze opportune, i capi sanguinari o  “elementi pericolosi”...
Mi disse infine  che, allorché l’aereo scomparve nel cielo, diretto al Sud dove non c’era più la guerra, gli parve che andasse verso il paradiso, mentre nelle Prealpi, dove lui si trovava in veste da partigiano in fase di  disarmo, regnava un desolante grigiore autunnale e, da voci che circolavano, si diceva che in Carnia stavano insediandosi, per disposizione tedesca a scopo di presidio, decine di migliaia di cosacchi e caucasici. A loro volta migliaia di carnici, in gran parte donne coraggiose meritevoli di encomio nella storia, avendo i tedeschi bloccato ogni rifornimento alimentare per punizione dell’attività partigiana, sebbene la popolazione com’ebbi a ricordare in altri miei scritti, non ne fosse realmente coinvolta, si erano spinti nella maggior parte a piedi attraverso il passo Monte Rest, nel Veneto e nel Friuli, alla ricerca di granaglie ed altre risorse alimentari per sopravvivere, e in  quello stesso periodo stessero faticosamente rientrando, sempre attraverso il calvario del  Monte Rest, sotto la pioggia e la neve che aveva sbiancato le cime ed il passo.

11 aprile 2014
                                                     PIER ARRIGO  CARNIER














martedì 8 aprile 2014

REPUBBLICA DELLA CARNIA e GIUNTA DI GOVERNO due termini che devono sparire dalla storia, ed altro.

COMUNICATO  AD AMICI E SIMPATIZZANTI

QUELL’INSOFFERENTE STATO CONTROVERSO TRA I GIUDIZI CODIFICATI  IMPOSITIVAMENTE SULLA RESISTENZA RISPETTO  A QUELLI TRAMANDATI DALLA MEMORIA POPOLARE. IL VENTILATO PROGETTO DI PROPORRE A LIVELLO DIDATTICO NAZIONALE, PENSIERI E DECRETI DELLA FANTOMATICA GIUNTA DI GOVERNO DI AMPEZZO CARNICO, MESSA IN PIEDI DAI COMUNISTI  NEL SETTEMBRE 1944.


Riferendomi al mio comunicato  24 marzo u.s. “FALSI EROISMI E MARTIROLOGI PARTIGIANI RIFIUTATI E CONTESTATI etc…) riguardo  la targa collocata  a Nimis per iniziativa del sindaco senza il deliberato assenso di rito in memoria di partigiani uccisi dai nazifascisti nel ’44, contenente dei nomi disapprovati dall’esistenza di documenti, leggo oggi, 4 aprile   sul Messaggero Veneto che, nottetempo, ignoti hanno rimosso  la targa . Frattanto, recita  il quotidiano, il sindaco di Nimis avrebbe fatto approvare una delibera  secondo la quale, essendo i fatti accaduti nel periodo settembre 1943 - febbraio 1944, gli stessi non sarebbero includibili  all’interno della guerra di liberazione. Sta di fatto, invece che, qualsiasi atto di opposizione armata contro gli occupanti tedeschi ed i fascisti,  verificatosi nel periodo menzionato, rientra  indiscussamente nel concetto di guerra di liberazione. Per concludere appare  evidente che, onde chiudere un caso spinoso, si sia voluto evitare un  confronto su elementi documentali che avrebbero  provato che la targa conteneva dei nomi o taluni nomi  su cui  la minoranza consigliare aveva sollevato l’obiezione di non trovare giusto valorizzare soggetti le cui azioni non avevano una totale chiarezza.
Si tratta di  controversie  che si trascinano  dal tempo resistenziale e  di attriti tra i giudizi ufficiali impositivi sulla resistenza e quelli tramandati dalla memoria popolare.
Risulta abbastanza di frequente, sugli eventi della resistenza, una diversità  tra il giudizio ufficiale e quello mediatico che proviene  da testimonianze e valutazioni tramandate. Di fatto la popolazione,  testimone degli accadimenti, tenne in realtà un comportamento agnostico vale a dire distaccato dal movimento partigiano e  non vi fu alcun apporto, mi riferisco alla Carnia ed al Friuli,  alla cosiddetta insurrezione  finale al momento della resa tedesca e fascista (25 aprile 1945). Vi fu senz’altro, nella popolazione, un’esplosione di gioia al momento della fine del conflitto determinato dalla  vittoria dalle forze alleate anglo-americane su  quelle  tedesche e fasciste, ma non dei partigiani..
 A questo punto mi permetto  di ribadire, riferendomi in particolare agli avvenimenti partigiani della  Carnia, l’assoluta necessità di eliminare le mistificazioni, di cui ripetutamente ho  motivato  le falsità, da stralciare senza possibilità di appello,  anche per favorire un serio giudizio storico  sui fatti. Richiamo quindi,  ancora una volta, la squallida invenzione di  Repubblica della Carnia, rinverdita e fatta circolare da qualche tempo sulla stampa con  nebulosi propositi celebrativi,  coltivati  da elementi cattedratici di organismi universitari  per farne oggetto di memoria storica a livello didattico nazionale, portando, quale  esempio democratico, pensieri e decreti della Giunta di Governo.  La Giunta venne costituita senza un adeguato suffragio elettivo e fu formata dagli stessi membri del Comitato di Liberazione Nazionale territoriale, eletto dai vari C.L.N. detti “di valle”, della medesima zona, ed assunse la sigla CLNZL (Comitato Nazionale Liberazione Zona Libera). L’elezione della Giunta fu quindi un fatto impositivo voluto dai comunisti, privo di un valido fondamento elettivo popolare e mancante di riconoscimento da parte del Governo del Sud che, già allora, in seguito all’ avanzata delle truppe alleate, si era insediato a Roma..
Tralascio altri particolari  già riferiti nel mio intervento di condanna radicale del filmato “Carnia Libera. Un’estate di Libertà” , pubblicato  sui miei siti Facebook e Blogger il 27 luglio 2013.
La Giunta di Governo ebbe vita breve come una crisalide,  si e no di un paio di settimane. In un clima illusorio ed irreale da teatrino di paese in un ambiente di non acquisita libertà, la stessa sfornò dei decreti taluni di alto contenuto, che esorbitavano palesemente dai limiti reali della propria effettiva funzione che comportava l’adozione di elementari norme gestionali per cui non c’era nulla di straordinario da decretare, mentre le forze tedesche, che già stringevano in una morsa l’intera  Carnia, in  esecuzione a preannunciati rastrellamenti,  stavano  per occupare il villaggio di Ampezzo,  sede della Giunta medesima.
Sulla favola della Repubblica della Carnia o Repubblica libera mi dà ragione l’ufficiale britannico Patrick Martin Smith, membro della Special Force nr.1, paracadutato nel 1944 nel Friuli occidentale dove, in appoggio ai partigiani, stabilì una base che poi venne spostata in Carnia col compito, tenuto segreto, di provocare una sollevazione antinazista in Austria. Ebbi col medesimo dei rapporti nel dopoguerra. Nelle sue memorie, scritte con talento, egli  precisa : “ Il 14 ottobre tedeschi e cosacchi entravano ad Ampezzo, così segnando la fine della resistenza in Carnia. I membri della Giunta riuscirono a rifugiarsi a Tramonti di Sopra, ma ormai non ci poteva essere alcuna pretesa di una “Repubblica”… Più a meridione le speranze alleate di prendere finalmente Bologna affondavano nella pioggia e nel fango…L’illusoria speranza di una Liberazione alleata nel 1944 era crudelmente svanita”.
L’invenzione della Repubblica della Carnia  e della Giunta di Governo, che tale non era perché non ebbe approvazione dal Governo di Roma, sono termini privi di attendibilità nella funzione loro vagheggiata, nella stagione partigiana della Carnia,  ed è  riprovevole che se ne sia fatto uso abusivo e che  si sia tentato di proporli  sul piano didattico nazionale.

07 aprile 2014

                                                                             PIER ARRIGO  CARNIER

sabato 8 marzo 2014



AGLI  AMICI  UCRAINI INTERESSATI  ALLE MIE RIEVOCAZIONI STORICHE  SULLA SECONDA GUERRA

  

I MOVIMENTI INSURREZIONALI UCRAINI. UNA STORIA DI  CUI  QUASI  NULLA  SI  CONOSCE IN ITALIA 

Rilevo che il grafico di Blogger segnala dell’interesse da parte di lettori ucraini alle vicende che vado rievocando il che mi fa piacere e non appena possibile mi propongo di pubblicare le mie conoscenze, in certa parte da me pubblicate a suo tempo sulla stampa, sui movimenti insurrezionali ucraini finalizzati all’indipendenza e quindi contro i sovietici, patrocinati dai tedeschi durante il periodo della loro occupazione all’est. La resistenza degli  insorti, tra cui va ricordata la Ucrajinska Postanska Armjia si protrasse comunque nel dopoguerra, dopo la ritirata tedesca, fino al 1959 e in questa  fase furono i britannici ad appoggiare la lotta con l’invio, mediante aerei che partivano da Cipro,  uomini e mezzi . Trattasi di una vasta vicenda che per gli insorti , nel periodo del dopoguerra, si svolse fra insidie mortali perché i lanci, stante un sistema di incertettazione, finirono per cadere sistematicamente in mano sovietica. Anche i sovietici subirono comunque pesanti perdite come Krusciow ebbe a precisarlo in una sua relazione . Mi riservo anche  di rievocare le vicende  dell’Armata ucraina organizzata dai tedeschi nel periodo della loro occupazione ed affidata al comando dal colonnello generale Pawlo Schandruck che, a fine guerra, giunta in ritirata in Austria nei pressi di Klagenfurt  e consegnatasi ai britannici fu da questi, per intervento del Vaticano, trasferita in Italia  e trovò insediamento nei pressi di Rimini ed a Bellaria. Negli anni   potei conoscere io stesso l’ex colonnello generale Schandruck.

1 novembre 2013

PIER ARRIGO  CARNIER

giovedì 6 marzo 2014

COMUNICATO AD AMICI E SIMPATIZZANTI.

 Mi permetto di esprimere, sotto il profilo storico,  un breve assunto  in riferimento a quanto è accaduto in Ucraina e alla situazione della Crimea.


                                  IL CASO CRIMEA E PUTIN


Putin, presidente della Federazione russa, è uomo molto abile. Egli proviene dalla Polizia segreta comunista e, nell’ attuale situazione di rovesciamento del governo ucraino, sta valutando  quanto  può cogliere di utile nell’interesse della potenza russa che  ha una sua sfera di influenza e fu in passato, come ritengo lo sia nuovamente,  "longa mano" del Kremlino sui Balcani attraverso la Serbia.
Nell’immedato dopo seconda guerra, quale conseguenza dell’ostilità dei tartari (o tatari) della Crimea dimostrata contro Stalin a favore dei tedeschi allorchè questi la invasero, la stessa  subì una forte russificazione per cui l’attuale misura di sicurezza disposta da Putin dislocando in Crimea, a scopo cautelativo alcune forze militari russe, appare giustificata.
L’Ucraina ha pagato nel tempo un alto prezzo per la sua indipendenza e vi sarebbe un’eroica lunga affascinante storia da raccontare, che io conosco molto bene, sulla quale ho anche scritto. L’Ucraina comunque, per motivate ragioni  storiche, etniche e linguistiche non può  sottrarsi alla sua naturale consolidata posizione nella sfera orientale ed aspirare ad un’aggregazione all’Europa Unita,  ma deve stare dalla parte della Federazione Russa.

06 marzo 2014

                                                               PIER ARRIGO  CARNIER

mercoledì 5 marzo 2014

https://www.facebook.com/notes/pier-arrigo-carnier/oscure-vicende-partigiane-che-ufficialmente-passano-sotto-silenzio/634679863238525

martedì 4 marzo 2014

FALSI EROISMI E MARTIROLOGI PARTIGIANI RIFIUTATI E CONTESTATI , LA LOTTA PARTIGIANA FU PER IL COMUNISMO E NON PER LA LIBERTA’ D’ITALIA (affermazione di Gianpaolo Pansa), PORZUS NON FU STRAGE MA UN’ ESECUZIONE MOTIVATA !!

Comunicato ad amici e simpatizzanti  

Essendo apparse di recente, sulla stampa del Friuli,  alcune lettere riferite al lontano periodo resistenziale ed essendo uscita una recente pubblicazione in materia di Pansa,  sono stato pregato di un possibile intervento che  mi accingo  ad esporre.



FALSI EROISMI E MARTIROLOGI PARTIGIANI RIFIUTATI E CONTESTATI , LA LOTTA  PARTIGIANA FU PER IL COMUNISMO E NON PER LA LIBERTA’ D’ITALIA (affermazione di  Gianpaolo Pansa), PORZUS NON FU STRAGE MA UN’ ESECUZIONE  MOTIVATA !!


UN VASTO STRALCIO DI VICENDE



L’opposizione consigliare di Nimis, comune del Friuli orientale, ha ritenuto di contestare l’iniziativa del proprio sindaco in quanto il medesimo avrebbe fatto apporre una targa commemorativa, senza il dovuto deliberato assenso di rito, in memoria di partigiani uccisi dai nazifascisti nel ’44 , stante il fatto che,  dai documenti non tutto sembra corrispondere a quanto esposto  nella cerimonia commemorativa. A fronte di ciò l’opposizione consigliare ha pertanto  chiaramente dichiarato di non trovare giusto valorizzare soggetti le cui azioni non hanno una totale chiarezza (Messaggero Veneto 4 marzo 2014).
L’argomento, che non potrà certo restare lettera morta, mi richiama un altro caso  reso noto  con mio comunicato  su Facebook in data 26 agosto 2013, praticamente nella stessa data in cui la notizia apparve pubblicata  sul Messaggero, mediante  lettera della quale  riporto nuovamente brevi stralci: “…si tratta di un partigiano garibaldino di San Martino al Tagliamento, tristemente noto perché responsabile dell’uccisione di molte persone talora con modalità “ barbare e disumane”. Il tutto il un contesto di azione personale da giustiziere spietato nelle file della Garibaldi con attribuzione a sé stesso del nome di battaglia “ Attila”. Aveva sulla coscienza decine di omicidi….Nei giorni successivi alla liberazione ci fu ad Udine un’adunata di partigiani di tutte le formazioni: bandiere al vento, canti, musiche. Nel corteo sfilavano anche i cartelli col nome dei caduti. Lessi su uno di questi il nome di “Attila”. Era una beffa ingiuriosa. Era stato ricuperato e messo nell’elenco dei martiri. Nei seguì una protesta poi tutto cadde nel silenzio…!
Quello che nella lettera emerge di rilevante è che quel nome (“Attila” col nome proprio) ora lo ritroviamo nell’elenco del monumento eretto alle caserme di Pordenone, insieme alla medaglia d’oro Franco Martelli…”
Ma la casistica non si ferma qui per cui corre l’obbligo di osservare che i “guardiani della memoria”, associazioni finanziate con denaro pubblico, non sembrano svolgere il loro ruolo con l’affidabilità e le valutazioni necessarie.

                                                                 °    °    °

Mi preme ora toccare un altro punto. E’ uscita una nuova pubblicazione, sulla Resistenza, di Gianpaolo Pansa, dal titolo “Bella Ciao”. Pansa ha sempre dichiarato di non ritenersi uno storico, ma scrittore e revisionista lo è,  e in questo nuovo lavoro egli formula delle dichiarazioni fondamentali, confermando i principi  che io stesso ebbi sempre ad affermare da decenni.
Con recensione del 27 febbraio sul Corriere della Sera,  il giornalista Dario Fertilio riferisce a proposito :-... la Resistenza non fu quella che i “guardiani della memoria” vorrebbero farci credere, ma una catena di crudeltà più che di eroismi, un susseguirsi di vendette più che di atti ispirati a giustizia.  Attraverso le vicende reali del libro, così come si svolsero, o come Pansa le ricostruisce,  egli ci ribadisce che la Resistenza fu quasi tutta una vicenda comunista; che i partigiani dissidenti, anche i socialisti, fecero spesso una brutta fine; che le uccisioni individuali dei GAP  avevano precisamente lo scopo di eccitare le rappresaglie fasciste in una spirale distruttiva; che lo scopo finale della lotta comunista non era la libertà dell’Italia, ma l’instaurazione di una democrazia popolare di stile sovietico.
Detto questo non può non tornarmi in mente la stagione della  lotta partigiana in Carnia, di prevalente dominio comunista e, soprattutto,  il pietoso desolante filmato realizzato qualche anno fa  quale interpretazione ed assunto storico inteso a dare ad intendere che la lotta partigiana era lotta per la libertà, dal titolo” Carnia 1944. Un’estate li libertà”,   gravido di vuotezza di contenuti e con stravolgimento di ogni  effettiva verità storica, autentica favola per andicappati. A tale strazio vi si aggiunse poi un secondo lavoro non meno desolante: “ Carnia 1944. Il sangue degli innocenti ”. Da casuali notizie sembra tuttavia  che, sui due filmati,  sia  calato saggiamente il silenzio.
                                                                   °    °    °

Ma c’è  dell’altro. Un amico udinese mi ha segnalato delle lettere apparse sulla stampa del Friulana, una delle quali il 13 marzo, evocanti  la strage dell’ Osoppo a malga Porzus, del febbraio 1945.
Dai    miei accertamenti non si trattò affatto di strage dettata dell’intento di rimuovere la presenza di un nucleo avamposto osovano e quindi italiano da quel luogo, parte di un territorio allora rivendicato dagli slavi di Tito, bensì di azione punitiva venuta a determinarsi in un  specifico clima di tensioni e  circostanze sul terreno resistenziale,  stante l'accusa all’ Osoppo di collusione col nemico tedesco e fascista.
  A proposito dell'Osoppo ritengo qui  fermamente necessario ribadire, come  altre volte ho reso noto attraverso la stampa, l'assoluta necessità di rimuovere nell'opinione pubblica la falsa immagine che i "custodi della memoria dell'Osoppo medesima "  hanno attribuito nel dopoguerra  a tale organizzazione, presentandola come   una colomba propugnatrice della difesa del confine orientale d’Italia contro la minaccia dell’invasione slava su Trieste e sul Friuli. In realtà il vertice dell’Osoppo, durante la resistenza, svolse in tal senso un suo ruolo diplomatico e teorico presso il Ware Office di Londra ed in suo appoggio, sul terreno d’azione, i britannici lanciarono alcune missioni una delle quali, paracadutata nella pedemontana occidentale e poi spostata come base in  Carnia, aveva il compito, tenuto segreto, di provocare una sollevazione antinazista in Austria, disegno che finì nell’ insuccesso (Vicenda da me trattata giornalisticamente, previo contatti con autentici protagonisti britannici della missione stessa, mediante  puntate documentate pubblicate sul Gazzettino di Venezia, nelle date del 3, 6 e 10 luglio 2002).
Tale generosa attribuzione all’ Osoppo è quindi del tutto  impropria, un falso, poichè il confine orientale, da Fiume a Trieste, Gorizia, Tolmino, Kraniska Gora, fu difeso da unità tedesche, cosacche e reparti della Repubblica Sociale Italiana al prezzo di centinaia e centinaia di vite umane  e quindi non dall’Osoppo che non sparò un solo colpo contro gli slavi per cui l’immagine artificiosa, fatta circolare da opportunisti politici di destra su cui si fonda il  culto di Porzus di impropri difensori del confine orientale d’Italia, è  privo di ogni e qualsiasi sostegno storico.
Don Leone Mulloni che fu  parroco di Faedis nel Friuli nel periodo resistenziale,  ha lasciato delle memorie, in riferimento all’ operato partigiano sia della Garibaldi che dell'Osoppo, dalle quali ritengo  trarre alcuni stralci.  Secondo il medesimo, nel giugno 1944, quando già  nella zona di Faedis, praticamente nel Friuli orientale, esisteva l' organizzazione partigiana della Garibaldi, la zona più occidentale venne occupata dall’ Osoppo che giunse da oltre il Tagliamento e dalla Carnia. La stessa, precisa don Mulloni, ebbe l’importantissimo compito di molestare e sabotare la ferrovia Pontebbana, arteria che, assieme a quella del Brennero, alimentava  il fronte tedesco dell’appennino, compito che però non seppe assolvere per vari motivi fra i quali:1) mancanza di menti direttive e disciplina; 2) discordie politiche fra osovani e garibaldini;3) insufficienza di mezzi. Precisa inoltre, il parroco di Faedis, che i paesi della  pedemontana orientale erano divenuti centri incontrastati di animato movimento partigiano. Radio Londra comunicò addirittura che, le cittadine di Nimis, Attimis e Faedis erano già liberate. I garibaldini gonfi di tanto successo, scorrazzavano giorno e notte con lussuose macchine (sequestrate a privati), ballavano, si divertivano e, credendosi già padroni, nominarono l’amministrazione comunale, il sindaco e la  giunta, con criteri prettamente comunisti.
Da quanto mi consta i tedeschi  stavano in quel periodo  preparando, nell’ intero nord Italia, una forte offensiva antipartigiana   che, per quanto concerne la pedemontana orientale del Friuli e le valli del Natisone, scattò nei giorni 27-29 settembre1944 e  la Resistenza venne decisamente travolta. La Garibaldi, scrive  don Mulloni, lasciato un forte presidio a Montemaggiore di Completischis, si unì agli sloveni entrando a far parte del IX Corpus di Tito, mentre l’Osoppo smobilitò le sue forze, rimandando la ripresa dell’attività in primavera e limitando la sua efficienza al solo personale del comando, una ventina d’uomini, che scelsero come dimora una romita stalla (baita Porzus), sita su un costone fra il Carnizza e il Toplinork.


                                                            °    °    °

L’operazione Porzus, sulla base di un ordine del Partito Comunista, fu posta in essere il 7 febbraio 1945 da Toffanin Mario, “Giacca”, capo responsabile di una  formazione GAP (Guardia Armata Partigiana), col quale, nel dopoguerra,  ebbi  vari incontri  che posso sempre dimostrare sulla base di prove,  finalizzati ad  accertare i fatti. Ci si incontrava a Scofije, nella Federativa iugoslava,  un paesino non distante da Koper (Capodistria) nella modesta casa da lui stesso lentamente restaurata, a più riprese, in base alla possibilità di risparmi, poichè  dalla resistenza non gli erano derivati agi economici e privilegi di cui godettero, invece, molti caporioni della resistenza che  fecero brillanti carriere.
 Su Mario Toffanin vengono tutt’ ora scaricate feroci invettive, quali delinquente comune con precedenti penali, che restano però ininfluenti  sul piano storico. Nel caso Porzus  si tratta  di provare  non le carenze di Giacca, che per me era comunque un uomo che aveva un ideale e della coerenza, ma la causale in nome della quale, nel  gelido mattino del 7 febbraio, egli, al comando della colonna GAP, circa un centinaio d'uomini, salì a malga Porzus per esecutore, come infatti avvenne, la compagine degli attendisti osovani  su cui pendeva, come precedentemente accennato, l'accusa  di collusione col nemico tedesco e fascista.
Ebbi da  Giacca, nei vari incontri, la  versione dei fatti, che ovviamente discussi, non presi per  oro colato,  valutai e analizzai, riscontrando comunque nella stessa innegabili elementi di connessione con l’imputazione menzionata di collusione col nemico.
Nella mia attività d’indagine stanti le mie entrature, da autorevole fonte ex militare tedesca, mi fu reso riscontro testimoniale  probatorio dell’ accusa di collusione dell’Osoppo che qui di seguito riporto in estratto, come già pubblicato a suo tempo  nel mio volume “Lo Sterminio Mancato”:
“Lerch( ex capo di  Stato Maggiore dell’Alto comando SS. e Polizia di Trieste) dichiara che contatti avvennero effettivamente tra le SS. e l’Osoppo. Egli afferma testualmente: “…i contatti più volte presi dalle SS. con membri dell’Osoppo…”, “ L’artefice di tali collegamenti (sempre secondo Lerch) era stato von Alvensleben  il quale aveva annodato le fila”.(1=nota) “ La linea politica dell’intesa consentiva peraltro ai tedeschi, con la neutralizzazione dell’Osoppo, di bloccare l’infiltrazione slava a Ovest “.
Si trattò quindi di esecuzione motivata.

Ritengo inoltre di evidenziare , sotto il profilo storico,  che   i servizi segreti tedeschi cioè  d’informazione del Waffen SS.  Kommando   “Adria”, insediato a Trieste,  con impianto radio ricetrasmittente e di propaganda ad Opicina,  coi loro metodi informativi resero noto alla rete partigiana comunista o in ogni caso infiltrarono nella medesima, a fini provocatori come avvenne  in altre circostanze, allo scopo di  suscitare divergenze e reazioni nei rapporti tra l’Osoppo e la Garibaldi e tra quest’ultima e gli sloveni di Tito, la conoscenza dell’intesa raggiunta dalla Platzkommandantur di Udine neutralizzando l’Osoppo da ogni rapporto con gli sloveni di Tito ed altro. L’azione su Porzus ebbe quindi,  nella sua attuazione, delle forti spinte in senso provocatorio a cui  non fu estraneo il concorso degli stessi tedeschi.  Radio Opicina, mediante un’abile propaganda ed altre sofisticazioni, svolgeva anche il compito tossico di suscitare sospetti e disinformazione onde determinare possibili cedimenti e dissoluzioni nell'organizzazione partigiana..
Ebbi in tal senso  preziose informazioni da Franz Hradetzky, Leiter (capo) del Kommando Waffen SS. “Adria” , risparmiato alla condanna capitale nel processo di Lubiana del 1947, dove Rainer ed altri vennero condannati a morte , col quale  grazie alle mie conoscenze austriache, potei più volte incontrarmi  successivamente al suo rientro dalla prigionia in Iugoslavia  dopo aver  scontato  otto, nove anni di carcere nella  fortezza di Sremska Mitrovica, in Serbia.
 Fra l’altro Hradetsky mi dichiarò che,  nella prospettiva di una vittoria dell’Asse, ad evitare l’insorgere di divergenze sui confini  a nord-est dell’Italia, secondo le proposte di von Alvensleben che riflettevano la direttive di Globocnik e la linea politica imposta  dal Supremo commissario Rainer (2=nota), l’Osoppo doveva o avrebbe dovuto abbandonare le zone di confine, quali i dintorni di Gorizia,  zona del cividalese,  valli del Natisone etc., stante la sussistente programmazione in essere e le intese di Rainer col generale sloveno Leon Rupnik, esponente della nascente nuova Slovenia, ducato di Krain etc. Appare quindi evidente che dell’Osoppo i tedeschi sottovalutavano e addirittura ignoravano praticamente i fini protettivi che la stessa avrebbe voluto  esercitare sulle citate zone di confine acquisite praticamente dall’ Italia con trattato di pace della prima guerra mondiale e quindi effettivamente italianizzate.
Si tratta di argomento delicato che ritengo, in un prossimo futuro, di riprendere.
Tornando all’ esecuzione di Porzus la stessa si svolse con glaciale freddezza. Giacca,  provvide di persona ad alcune  esecuzioni. I restanti vennero eliminati in azioni successive e vi fu qualche salvataggio… L’esecuzione comportò,indubbiamente , una dose di crudeltà e di freddezza in quanto vennero eliminati alcuni giovani presenti nel gruppo che nulla potevano sapere, ma questo stava nella logica della lotta armata partigiana e nelle circostanze: non bisognava lasciare testimoni.
Già in passato, vari miei scritti vennero diffusi a puntate, sul caso Porzus,   su intere pagine di quotidiani, quali  L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza (giugno 1997), Il Gazzettino di Venezia (14 e 17.06.1997) e più recentemente La Voce di Mantova  (12 .03.2012).

                                                             °    °    °

Con quanto detto e rilevato non ho ritenuto né intendo  ledere sostanziali  valori resistenziali  legati al legittimo patrocinio della dignità nazionale laddove le circostanze di guerra o la necessità di difesa  collettiva o individuale concretamente lo motivarono, ma semplicemente esercitare il diritto di libertà di espressione e di stampa e ricondurre fatti e vicende al loro giusto posto.

(1=nota)
Si tratta dell’SS. Standartenfuehrer Freiherr von Alvensleben, Platzkommandantur di Udine (comandante la  piazza di Udine)

(2=nota)
In realtà però Friedrich Rainer, Supremo commissario non venne giustiziato ma concentrato nel lager di Bor in Serbia,dove in seguito decedette,  per i motivi da me riferiti nel mio volume "Lo Sterminio Mancato" dei quali, nel dopoguerra, ebbi incontestabili informazioni e prove  da Frau Ada,  moglie del Supremo commissario e poi vedova,  mia cara amica e confidente.

24 marzo 2014
                                                             PIER ARRIGO  CARNIER



































































































































































































sabato 8 febbraio 2014

GRANDE INTERESSE DELLA STORIOGRAFIA RUSSA E LA CULTURA MOSCOVITA PER LA MIA PRODUZIONE LETTERARIA E DOCUMENTALE SUI COSACCHI



COMUNICATO AD AMICI E SIMPATIZZANTI E A CHIUNQUE ABBIA INTERESSE  A  VICENDE  STORICHE

Vengo ad informarvi su un  recente avvenimento mio personale di  rilevante  livello culturale che riconferma, su piano internazionale,  la credibilità e l’attendibilità  dei miei scritti  e della  vasta documentazione d’archivio in mio possesso.


GRANDE INTERESSE DELLA STORIOGRAFIA RUSSA E LA CULTURA MOSCOVITA PER LA MIA PRODUZIONE LETTERARIA E DOCUMENTALE  SUI COSACCHI


Per iniziativa russa, previe debite intese, è giunto ad incontrarmi il 3 febbraio nella mia residenza di Porcia (Pordenone), Vladimir Melichov,  dirigente di uno dei massimi musei storici russi, esattamente il “Russy, Moskovskaj o B l Podolskij raion,  accompagnato da Eugen Martynjuk, atamano presidente dell’ “Internationalen Kosaken Verein e V.”  associazione della Bassa Sassonia che raggruppa cittadini tedeschi di etnia cosacca.
Oggetto dell’incontro, caldamente auspicato da parte russa in precedenti contatti, la presa di conoscenza della documentazione storica dell’archivio da me creato in lunghi anni di impegnativo lavoro  riferito alle vicende dell’occupazione cosacco-caucasica, di cui io stesso fui testimone, verificatasi dal 20 luglio 1944 al  1°maggio1945 nel territorio della Carnia, Friuli e parte del Goriziano, ribattezzato ufficialmente dagli occupanti col termine “Cossackja”. Trattasi di un’enormità di dati, documenti, note, materiale fotografico addirittura con negativi, in buona parte inedito, appunti, scritti, volumi dal contenuto storico in materia e, parallelamente, di altro abbondante materiale documentale e fotografico con appunti, note etc. riferito all’occupazione tedesca nell’”Adriatisches Küstenland” dal 1943 al 1945, con una rara consistente preziosa  documentazione, anche fotografica, specificatamente riferita al Supremo commissario tedesco dr. Friedrich Rainer e relativo entourage.  Considerata la contemporaneità delle due vicende l’assieme documentale costituisce,  ovviamente, un unico blocco.
Già anni addietro una proposta tutt’ora valida di acquisire il  mio archivio da parte di  un prestigioso museo degli Stati Uniti, su iniziativa di una forte associazione cosacco-americana, dalla quale negli anni settanta fui delegato quale rappresentante alle udienze del tribunale Sacharov a Roma, mi fu avanzata dal presidente della stessa, ex generale cosacco dott. Gregori Glaskow che, giunto dagli U.S.A.,  mi fece visita personale a Porcia e col quale si stabilì un nutrito rapporto di corrispondenza ed ebbi, inoltre, col medesimo altri incontri in occasione ai raduni ed alle commemorazioni cosacche in Austria e Germania.Si tratta dicontatti  che confermano la validità della mia attività storiografica editoriale a livello  internazionale, diffusa da qualche tempo via internet, nei  siti  Facebook e Blogger, il cui interesse, sulla base dei grafici, risulta esteso oltre all’ Italia, alla Federazione Russa, all’Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania, Estonia, Polonia, Austria, Bulgaria, Canada, Regno Unito, Finlandia, Taiwan.

Attualmente ho nuovi lavori da sottoporre all’editoria  mentre due  altri volumi, sulla base di contratti regolarmente sottoscritti, sono in mano alla casa editrice MURSIA-Milano  in attesa di editing.
Vari gli argomenti trattati con Melichov. Al medesimo ho consegnato tra l’altro  un lungo rapporto probante, sulla base di fondate testimonianze e ricerche da me personalmente condotte, l’identità del donatore che,  a fine aprile 1945 nel corso della ritirata, versò  nelle mani di don Ludovico Morassi allora parroco di Timau,  villaggio dell’alta Carnia che precede il Plöckenpass, una  consistente somma in denaro con cui fu avviata successivamente  la costruzione della splendida chiesa di Cristo Re. Donatore della somma fu l’ SS.Obergruppernfuehrer Otto Gustav Wächter già governatore  della Galizia con sede a Cracovia, stimato dal Vaticano  per i suoi interventi in difesa dei cinque milioni di galiziani cattolici (UNIATE), in parte polacchi e in parte ruteni.  Wächter, nelle intese allora raggiunte col generale Andrei Andreievic Wlassow paladino dei tedeschi, ottenne che  la Galizia non fosse inclusa nel progetto della Grande Russia, dopo la sconfitta dei comunisti. Nel viaggio di rientro in Russia via Austria, Melikow  ha voluto fermarsi a Timau e visitare, assieme al collega Eugen Martyniuk, la chiesa Cristo Re. 
Per concludere, in quanto al mio archivio, sta  di fatto che il vasto materiale documentale cui ho fatto menzione, stanti gli interessi manifestati da  autorevoli fonti altamente qualificate e considerata la mia età,  in un prossimo futuro io debba decidere per una degna  collocazione ufficiale del medesimo  per cui  sto  valutando a quale organizzazione culturale  io possa   cederlo od affidarlo.

07   febbraio 2014
                                                             PIER ARRIGO  CARNIER



 A sinistra i Carnier mentre riferisce su vicende storiche legate ai documenti del suo archivio, a Wladimir Melichov.

Foto di Wladimir Melichov



 Carnier e Melichov all'ingresso dell'abitazione
 del Carnier.

Foto di Wladimir Melichov



 La splendida chiesa Cristo Re a Timau.

Foto di Wladimir Melichov



 Wladimir Melichov e Eugen Martynjuk all'interno della chiesa Cristo Re.

Foto di Wladimir Melichov