giovedì 16 giugno 2016

CELEBRAZIONE DELLA TRAGEDIA COSACCA DELLA DRAVA IN DATA 28 MAGGIO 2016




1° giugno 2016. Pier Arrigo Carnier nell'area del monumento dedicato al generale Helmut  von Pannwitz, a località Tristach (Lienz). mentre parla al pubblico convenuto alla cerimonia, in prevalenza di russi e cosacchi, con alla  destra l'arcidiacono dott. Georg Kobro che traduce al braccio in russo.




                            Pier Arrigo Carnier assieme a Svetlana  Egorova, cittadina cosacca
                            di Rostov, particolarmente interessata e cultrice di vicende storiche
                            cosacche.






                               Pier Arrigo Carnier. dinnanzi al monumento dedicato al generale
                               Helmut von Pannwitz con l'indimenticabile cara Erika Pätzold, cittadina
                               di Lienz, delegata dalla " Schwarze Kreuze" austriaca alla
                               cura del cimitero cosacco di " Peggetz".
   

COMUNICATO

Alle associazioni cosacche delle comunità  ZAPOROGHI (Zaporoz’e) del basso Dnieper, di ROSTOV (Rostovna-Donu) e  KRASNODAR (Kuban), nonché alle associazioni delle comunità cosacche presenti in Germania, Francia, Serbia, Slovenia, Slovacchia, Stati Uniti, Canada, ed a quelle caucasiche del Nord Caucaso e  Monaco di Baviera.


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Ha avuto luogo il 28 maggio u..s. la ricorrente celebrazione annuale della tragedia cosacca della Drava, verificatasi nel giugno 1945,  con cerimonia mattutina ad ore 10  a Tristach, dinanzi al monumento in memoria del generale Helmut von Pannwitz e alle ore 11 con messa da requiem nella cappella di recente realizzazione in stile russo-ortodosso nel cimitero cosacco di “Peggetz” alla periferia sud-est di Lienz, nell’Östtirol.  
Massiccia la presenza di partecipanti, legati in parte da ragioni di parentela alle vittime della tragedia, ma nella stragrande maggioranza cittadini giunti dalla Federazione Russa, da vari paesi d’Europa, d’America e dal Canada, a confermare il riconoscimento della celebrazione nel suo assunto storico. Ammirevole il comportamento dell’Amministrazione della città di Lienz, stante ovviamente il consolidato avallo dalla superiore autorità del Land Östtirol e del Governo austriaco con la riconosciuta ufficialità all’ evento assunto dalla storia senza false reticenze. L’Amministrazione ha infatti dotato la città di segnaletica e di tabelle in bronzo con relative scritte ed altro poste sui luoghi legati alla presenza dell’Armata cosacca. Autorità ortodosse celebranti, il giorno 28, furono il vescovo Mark dr. Arndt, capo della chiesa russo-ortodossa in Germania con autorità sulle parrocchie di Salisburgo e Lienz, assieme ai preti russi Eugenio Skopincev e Viktor Meschko e all’ arcidiacono dott. Georg Kobro. La cerimonia è stata  ripetuta, con gli stessi orari mercoledì 1° giugno, celebranti il prete padre Viktor Meschko assieme all’arcidiacono dott. Geork Kobro.  Ho preso parte anch’ io a questo secondo appuntamento assieme ad  amici, interessati alle vicende storiche, venuti dall’Italia quali  Giovanni Bastianutti da Udine, Francesco Cussini da Cividale  e  Renzo Mantovani da Ostiglia (Modena). Dinanzi al monumento dedicato al generale von Pannwitz, terminato il rito liturgico, avendomi  l’arcidiacono Kobro offerto la facoltà di parlare, ho rievocato l’iter  della vicenda cosacca alla quale anche l’Italia è storicamente legata avendo i Cosacchi, nel lontano 1944-1945, svolto un ruolo essenziale di presidio nell’Adriatisches Küstenland nel territorio assegnato del Friuli, Carnia  e parte del Goriziano ribattezzato dagli stessi “ COSSACKJA” con  la precisazione che, in ogni caso, forze cosacche assieme ad unità tedesche ed a contingenti della Repubblica Sociale di Salò attestate lungo la linea del fronte da Fiume, a Gorizia, Tolmino, Kraniska Gora, respinsero in difesa dell’Italia al prezzo di centinaia e centinaia di morti, i ripetuti tentativi delle forze partigiane slave di Tito finalizzati ad occupare Trieste e parte del Friuli orientale. Si tratta di un aspetto rilevante che , certi storici  , passano accuratamente sotto silenzio in certo senso perché non conoscono bene la storia.  Ovviamente non tralasciai la doverosa precisazione che l’occupazione costò sacrifici sopportati dalle popolazioni della Carnia, del Friuli in particolare nelle zone pedemontane ed altre, nel concorrere con le risorse foraggiere, a proprio discapito, al mantenimento delle migliaia di cavalli dell’Armata e seguito della massa di civili, onere ed altri sacrifici che furono affrontati e sopportati in genere con dignitosa consapevolezza, in considerazione delle circostanze di guerra.
In quanto alla tragedia precisai che, le vittime della forzata consegna ai sovietici provo- cate negli accampamenti, da parte britannica sulla base di attendibili testimonianze, si calcolano in 700, inumate in fosse comuni nel venerato cimitero di “ Peggetz”. Alle stesse si aggiunsero altre 800, dovute in parte  ad  annegamento nella Drava in seguito al crollo del ponte  sul quale,  dei cosacchi in massa stavano transitando nel tentativo di fuga verso i boschi e le montagne, in seguito all’ordine britannico dell’immediato rimpatrio nell’Unione Sovietica. Tuttavia  la maggioranza delle vittime fu dovuta a suicidio collettivo per  annegamento volontario nel fiume allora in piena, provocato dal panico  causato dall’ordine di consegna menzionato. Si tratta di scena biblica, toccante la cui ricostruzione scenica stava molto a cuore al grande regista internazionale Fred Zinneman che,  nel corso degli anni settanta, venne ad incontrarmi nella  mia residenza in Italia, con la proposta che io fossi il suo consulente, che ovviamente accettai, nella realizzazione di  un filmato sulla vicenda cosacca, tutto incentrato sul meccanismo della consegna che calpestò dei  principi inviolabili, ferendo brutalmente la  leggendaria antica dignità dei cavalieri della steppa. Lavorammo insieme tracciando l’iter del filmato. Gli  proposi di dare un certo spazio introduttivo alla vicenda partigiana italiana, che mi sembrava inevitabile, avendo la stessa motivato   la dislocazione dei Cosacchi nell’Adriatisches Küstenland, ma Zinnemann  decisamente non ne volle   sapere… Mi resi conto che era un grande regista e, lasciatemelo dire, allorchè vidi il suo film “Sette giorni un’estate”,  girato sulle montagne svizzere, non potei trattenermi dal piangere per l’alto contenuto di umanità dettato da una delle scene...”. La messa in campo della lavorazione del film sui Cosacchi, quando già io avevo procurato l’intervento delle comparse concesse dall’esercito della Danimarca, che avrebbero assunto la veste della cavalleria cosacca, venne sospesa dalla FOX francese, cui spettava la produzione, motivata dalla presunzione che il film , nel suo contenuto, metteva inevitabilmente in cattiva luce gli alleati vincitori, li disarcionava dalla loro posizione  di emblematici  tutori di democrazia  …In stretto contatto con Zinnemann potei seguire  con trepidazione delle   consultazioni ad alto livello, ma la decisione presa dalla FOX rimase tale  ed egli ne fu profondamente  deluso e sconfortato. Posseggo di lui una splendida foto che ogni tanto guardo sempre commuovendomi, inviatami dopo il suo decesso da una signora inglese delegata a gestire le sue memorie. Zinnemann era cittadino britannico, in precedenza tedesco ma di origine ebrea.
Mi pare giusto ricordare che, sui luoghi della tragedia a Lienz e lungo la Drava, feci ritorno sempre nel corso degli anni settanta, assieme all’atamano generale del Kuban, Wiaceslaw Naumenko che, giunto dagli Stati Uniti mi volle a suo fianco perchè gli riferissi come testimone, quanto io sapevo sulla consegna, avendolo appreso dai superstiti, circa oltre 300 alloggiati nelle baracche di lager “Peggetz” alla periferia sud-est di Lienz, vicenda nella quale avevo avuto l’appoggio del Bürgermeister di Lienz il quale, come precisai in altre circostanze, convocò dei cosacchi superstiti nell’Amtgemeinde a rilasciare dichiarazioni nel mio interesse. Ovviamente Naumenko prese atto anche di  quanto potevo riferire sui luoghi da me  visti e percorsi di persona, lungo le rive del fiume, dove parte gli annegati, successivamente al tragico evento furono sbrigativamente sepolti, dalla pietà da gente austriaca, all’interno di boschi di ontani, piantando sopra la fossa una croce puramente indicativa fatta con rami d’albero. Erano stati  tempi, quelli della mia ricognizione in. cui la gente austriaca preferiva  non parlare molto di quanto aveva visto.
Nell’alta meravigliosa valle Drava, profumata in estate di fiori d’acquilegia e garofano selvatico,  immersa in quel  silenzio dell’ordine austriaco, il marchio dell’ infame  azione della consegna forzata ai sovietici, che  materialmente ebbe poi  luogo a Judenburg nella Stiria, dove avveniva il passaggio di consegne dai britannici ai sovietici dei prigionieri cosacchi che scendevano scortati dalle tradotte ferroviarie e da colonne di autocarri, ha  assunto  una connotazione storica indelebile che via via verrà tramandata ai posteri .
A proposito di vittime cosacche  mi parve giusto ricordare  quanto ebbe a verificarsi anche in Italia a fine guerra, dopo le cessate ostilità, mediante vari massacri dei prigionieri ivi comprese donne e bambini, in Carnia, nel Friuli, nel Veneto ed in particolare  nelle le valli del Natisone dove centinaia di cosacchi si arresero in parte all’Osoppo con promesse di protezione ed altre centinaia si arresero alla formazione slovena Beneska Ceta, per poi finire  gli uni e gli altri oltre la linea di confine, su territorio sloveno, trucidati ed inumati in fosse.
Non potevo infine tralasciare di riferire, nella mia esposizione, al pubblico che mi ascoltava ( il protodiacono dott. Kobro traduceva in russo) la storia più volte ribadita in altre circostanze del milione di lire donato durante la ritirata al parroco di Timau, come lui ebbe ad annotare sul diario parrocchiale, da un comandante germanico che poi, sulla base di mie accurate lunghe indagini e grazie alle mie amicizie austriache, risultò essere l’SS. Gruppenfuehrer OTTO GUSTAW WÃCHTER, cattolicissimo,  ex governatore di Cracovia e poi amministratore militare in Italia a Gardone Riviera, personalità gradita al Vaticano con cui il medesimo ebbe chiare intese, delle quali sono a conoscenza, nell'interesse dei cattolici della Rutenia e Galizia riguardo il loro futuro nel caso di vittoria tedesca. Ritirandosi da Trieste, dove venne a trovarsi negli ultimi momenti,  l'SS. Gruppenfuehrer Wächter, sostando a Timau, ritenne di compiere quell'offerta. Trattasi di donazione, della quale egli fu artefice che, stando agli alti principi della Chiesa, assume carattere sovrannazionale ed universale. Fu , infatti, un  atto dettato dalla coscienza in un momento tragico, legato alle vicende storiche della Carnia del secondo conflitto mondiale, che rimane ad imperitura memoria ed avvolge di fascino suggestivo la chiesa di CRISTO RE. Questa è la realtà storica per cui i cosacchi con tale donazione non hanno alcunchè da vedere, com'ebbe perentoriamente a dichiararmi don Ludovico Morassi, per cui l'esistenza della Chiesa è legata al nome dell'alto ufficiale tedesco.
17 giugno 2016
                                                  PIER ARRIGO CARNIER












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