domenica 21 febbraio 2021

 





                                                 

                                   




 VENEZIA- Foto bellissima per il brillio di luce dell' acqua  che poi si espande ed in contrasto ai cupi vecchi muri che resistono ai secoli, dà sempre i senso che sia luce mattutina.....!!!!

                                                                         CARNIER PIER ARRIGO

giovedì 18 febbraio 2021


L' ORS DI PANI (cav. ANTONIO ZANELLA) a destra assieme al sottoscritto CARNIER PIER ARRIGO.

L' ORS DI PANI (cav. ANTONIO ZANELLA) a destra assieme al sottoscritto CARNIER PIER ARRIGO. Eravamo grandi amici legati da un filo mediatico per cui sono depositario di sue segrete confidenze. Grande amico lo ero anche di Maria, detta la figlia dell' Ors,, ch mi rivelò le sue vicende e le delicate sue sensazioni. Le piaceva alzarsi nelle notti autunnali per ascoltare, durante le burrasche, il fischio del vento., notare l' incurvarsi delle piante di contorno al casolare e l' agitarsi dei neri boschi della montagna. Nel dormiveglia riandando alle vicende di Pani la rivedo in vestaglia scesa al piano terra del casolare, con l' uscio semiaperto, che guarda i cupi costoni della valle dai boschi agitati dal vento impetuoso, ne adora gli screzi prodotti sulle piante quasi a spezzarle. Il vento per lei aveva una voce, le parlava. Per questa sua attrazione dal fascino di un potere selvaggio, Maria mi piaceva , mi aveva rivelato tutte le sue sfaccettature. Bramavo le sue confidenze che sentivo venivano dall' animo. Donna intelligente, controllata nel parlare ed attenta nell' ascoltare come una sentinella, fiera della consapevolezza che, alla morte dell' Ors, sarebbe diventata erede del suo grosso patrimonio già in parte a lei intestato racchiuso nell' alta valle fatto di beni : prati con case, stalle, boschi, bestiame la cui creazione ha una sua storia non casuale a me ben nota. E' una storia di cui fu artefice, all' origine, Tommaso Zanella detto "Ors de l'Amariana", vicenda da romanzo, scintillante di marenghi e napoleoni d' oro non cascati dal cielo, ma risultato di rischi, azzardi, sacrifici, acutezza e lacrime, gestita
ed accresciuta poi, dopo il decesso incidentale di Tommaso, dal figlio Antonio "Ors di Pani".
Il mio libro "L' Ors di Pani. Storie e racconti della Carnia"-Mursia,Milano 2019, ultimo dei miei lavori, ha raccolto forte successo su piano nazionale e continua a mietere consensi. E' un libro sofferto scritto con l'anima.
Molti sono i messaggi di congratulazione con dichiarati apprezzamenti, che sottolineano la profondità dei contenuti, pervenutimi da carnici, friulani, gente del Comelico ( Cadore), veneti, sardi, italiani. Silenzio di tomba , invece, da parte dei comuni viciniori alla valle di Pani, regno dell' "Ors", cioè Socchieve, Enemonzo, Raveo... dei quali, con qualche anticipo sul lancio del libro, contemporaneamente alla propaganda diffusa dal mio editore nazionale MURSIA, avevo provveduto ad informare chi di competenza sull' uscita del mio lavoro. Non sprecarono nei miei riguardi una parola di compiacenza, silenzio assoluto. Seppi invece che, una coalizione di elementi di quei luoghi si era messa celermente a rabberciare una pubblicazione con urgenza sull' Ors di Pani, come se dar vita a un libro fosse come fare uno sgabello, mentre un libro costa fatiche, riflessioni, revisioni e chiede tempo, . E' naturale ch' io supponga inevitabilmente che, l' obbiettivo fosse quello di precedermi o, in ogni caso, di cogliere e beneficiare del favorevole clima che avrebbe creato sull' argomento dell' "Ors", il lancio del mio lavoro dall' editore nazionale MURSIA a fianco del quale od in coda la citata coalizione pensava che ci si poteva mettere, per trarne beneficio, come certi pesciolini che seguono lo squalo.
L' edizione del libro dell' accennata coalizione, con titolo Antonio (Toni) " Ors di Pani " .. fu poi stampata da un tipografo di Treviso ed uscì dopo il lancio del mio senza alcun pubblico annuncio. Fu messa in vendita, non ufficialmente sul mercato delle librerie, ma con appoggi presso negozi paesani. Un' operazione svoltasi insomma in sordina nell' ombra, come chi compie qualcosa di poco chiaro a conferma di certo metodo dei carnici, non di tutti, in qualche modo egregiamente espresso in un detto che io sentivo ripetere in circostanze di condanna ancora negli anni adolescenti, da gente anziana che scuoteva la testa : " Chiargnej, cence Dio e cence Madone ! " ( Carnici senza Dio e senza Madonna ! ).
Parlai di questo gioco dietro le quinte anche ad una cara amica di Forni Avoltri che, con un messaggio, apprezzò molto il mio lavoro "L' Ors di Pani. Storie e racconti della Carnia". La stessa, come risposta, tagliò corto con un virtuale colpo di sciabola e richiamò alla mia attenzione un vecchio detto : ""Non ti curare di loro ma guarda e passa !!!!"
18 febbraio 2021 CARNIER PIER ARRIGO

 


mercoledì 17 febbraio 2021

 

Pier Arrigo Carnier
tSS6ph onsohredco ·
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PORZUS 7 FEBBRAIO 1945. NON FU ECCIDIO MA UNA PUNIZIONE MOTIVATA. ECCO LA REALTA' OGGETTIVA
Rispondo a ENZO ZORUCHOWO che, a seguito di quanto da me pubblicato l' 8 febbraio in ricorrenza alla vicenda PORZUS, è intervenuto pubblicando il video realizzato il 10 febbraio 2003 contenente la dichiarazione fatta sul luogo in tale data, dal comandante VANNI .
Riassumo quanto dice Vanni, appreso dalla sua recita nel video, chiedendo venia ove vi fosse qualche inesattezza . Ecco le sue frasi :"" Quale ex membro della Val Natisone e dirigente del Partito comunista non fui implicato nell' eccidio del barbaro misfatto di malga Porzus del quale risultano responsabili, oltre a "Giacca" comandante dell' azione dei GAP, due esponenti della Federazione del Partito Comunista Italiano di Udine. A titolo personale chiedo perdono e scusa agli eredi delle vittime di quel barbaro misfatto. Questa dichiarazione l' avrebbe dovuta fare il Comando del Raggruppamento delle forze partigiane comuniste del Friuli. orientale"".
A fine dichiarazione Padoan e don Redento Bello, prete celebrante la funzione religiosa della manifestazione e a suo tempo partigiano dell Osoppo, si abbracciano fraternamente. Si tratta di una messinscena in qualche modo gestita, intesa a chiudere con bonarietà, quasi alla paesana, un' aggrovigliata vicenda di contrasti che merita trattata invece con una seria spiegazione e cioè : - da un lato c' era l' ambiguità dell' Osoppo, di stare seduta su più sedie ed ecco la sua posizione : 1) proclamatasi garante dell' integrità del Friuli minacciata da pretese di annessione slava, quantomeno di alcune zone mistilingue di prevalenza slava al confine orientale; 2) collegata ufficialmente agli alleati anglo-americani , da cui riceveva, mediante lanci aerei, rifornimenti di armi, munizioni, vettovagliamenti e denaro onde condurre l' attività anti tedesca con accredito di missioni paracadutate presso le formazioni ; 3) in contrapposizione alla posizione ufficiale anti tedesca l' Osoppo era invece legata ai tedeschi ( aveva con gli stessi intrecciato le fila)
in rapporti, precisamente con la Platzkommandantur di Udine
( Waffen SS. Sturmbannfuehrer Freiherr von Alvensleben ) ed infine stava conducendo trattative di alleanza coi Fascisti repubblicani e la Decima MAS di Valerio Borghese. Sul piano resistenziale venivano quindi le formazioni comuniste, scese in campo prima di quelle osovane, il cui obbiettivo ideale , al dilà dell' impegno operativo anti tedesco con sabotaggi ed azioni di attacco nelle retrovie, consisteva: 1) -affrontare a fine guerra un programma politico di rivolgimenti sociali di fondamento marxista; 2) - soddisfare le pretese slave di annessione alla nascente Federativa delle aree di confine, qualora di maggioranza etico-linguistica slava, ed altro.... L' Osoppo, nel suo malcelato comportamento, si rivelò quindi d' intralcio alle forze partigiane comuniste dando luogo a motivati sospetti violativi dei principi resistenziali. Fece quindi scattare l' allarme nel capo delle formazioni GAP, "Giacca", preposte a funzioni d' indagine e garanzia di sicurezza delle formazioni operative comuniste combattenti del Friuli orientale. Con l' assenso del P.C.I. di Udine "Giacca" pose in atto in atto l' annientamento fisico del residuato nucleo di circa venti osovani acquartierati a Porzus, dei quali 17 furono effettivamente uccisi con un' operazione graduale. Nel clima di tensioni dello stato di guerra di quel periodo da me vissuto e di cui conosco il retroscena, l' azione punitiva su Porzus appare motivata. Dal punto di vista di una valutazione storica credo non vi sia altro da aggiungere.
17 febbraio 2021. CARNIER PIER ARRIGO
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Pier Arrigo Carnier
Ringrazio Kelen Fabro, Laura Zanardo, Alida Petris , Andrea Forti e molti altri per l' aver preso visione delle mie precisazioni sul caso Porzus. a lungo travagliato da un groviglio di versioni di parte, di fonte partigiana oppure parto di storici squallidi o prezzolati, tutti distanti dalla verità, guidati dall' obbiettivo di costruire un qualcosa che s' innesti nella linea di interesse politico dominante che considera le vittime dei martiri versione attorno a cui giocano degli interessi. Ma la realtà, su basi probatorie è un'altra.
Laura Zanardo, Kelen Fabro e altri 3
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domenica 14 febbraio 2021

 CARNIER PIER ARRIGO


L' ANIMA DEL BOSCO E LA SUA MUTA VOCE

Dedico questo mio post alla memoria dei boscaioli della vecchia Carnia, grandi specialisti nel loro mestiere, gente dall' onestà suprema che viveva di nulla....!!!






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Dedico questo mio post alla memoria dei boscaioli della vecchia Carnia, grandi specialisti nel loro mestiere, gente dall' onestà suprema che viveva di nulla....!!!
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Mi riferisco a un bosco detto "" Chianeschchias", posto su un altopiano sopra il mio paese, in Carnia. Lo percorreva una mulattiera che si staccava dalla strada maestra di fondovalle e aveva inizio di fianco alla mia casa. Saliva quindi su un altopiano di prati, campi e stalli e, percorrendo il lato nord di un grande bosco passava poi accanto a un casolare dal nome tedesco, detto Tauz abitato da contadini, quindi continuava sul monte.
Percorsi infinite volte quella mulattiera e, più volte, volli spingermi all' interno del bosco dal nome detto "" Chianeschchias"", etimologicamente indecifrabile, un bosco vasto dove a lungo la proprietà non faceva dei tagli di piante, il che significava che non aveva bisogno di denaro.
Si trattava di bosco di conifere, della specie abete rosso, con talune piante altissime che, per vederne le cime, dovevi alzare la testa e sembrava raggiungessero il cielo. Guardato da distanza il bosco era cupo, di un verde imponente. Talune piante evidenziavano dei fusti consistenti nel diametro di base e mi sarebbe piaciuto avere con me il misuratore metallico, in carnico detto "cavalet", per soddisfare la mia curiosità di verifica. Merita precisare che, ai tempi cui mi riferisco, il legname di abete rosso era oro. Erano piante dalla corteccia morbida non rugosa, il che dipendeva dalla qualità del terreno. Il clima interno del bosco era mite ed odorava di muschio e di aghifoglie in frollimento, che veniva dal mantello di superficie del suolo. All' interno regnava un' ombra dal tepore amico, direi lievemente dolce. Girando lo sguardo tra il fitto dei tronchi avvertivo l' esterno luminoso che fasciava il bosco di luce ed era altra cosa, due cose diverse e il percepire questa diversità rivelava un senso di classificazione che aveva ragioni filosofiche. Rammento che, all' improvviso, provavo la sensazione di non essere solo e che una voce, quella del bosco, mi parlasse ed io percepissi il senso delle parole, ma non la voce. Il bosco parlava col silenzio. Mi rendevo conto che ero entrato coi sensi nel mondo metafisico, sentivo l' avvenuto sdoppiamento del pensiero e provavo uno stato immateriale dell' essere. Accusai l' evidenza che, il bosco, aveva un' anima.
Percorrendo la mulattiera che seguiva il lato superiore del bosco, circa a metà aprile inizi di maggio, anche a distanza si avvertiva un piacevole profumo che, col fresco del mattino assumeva un tono vivo e carezzevole. Si trattava del profumo del"Mezereo" fiore arboreo colore lilla, ovviamente di vegetazione spontanea, cresciuto fra il cespugliame. Percorrendo la mulattiera per raggiungere il casolare Tauz mi capitò, una volta, di notare in uno spazio dal lato superiore alla stessa, dei tronchi raggruppati per cui mi resi conto che, dopo lungo tempo, vi era stato un taglio eccezionale di piante. Già da anni, a quel tempo, svolgevo attività di amministrativo in una azienda industriale di utilizzazioni boschive. Avevo quindi contatto coi boscaioli carnici anche in funzione di miei sopralluoghi nelle zone di lavoro per cui avevo acquisito dimestichezza sull' abbattimento e sezionamento delle piante. Mi soffermai pertanto a guardare quei tronchi. Notai che la finitura delle testate ed il taglio dei rami era stata eseguita con cura, con l' accetta bene affilata e da mani esperte, il che mi piacque. Erano tempi in cui si viveva di piccole cose. Sempre a quei tempi, anni 1940-1960, la Carnia disponeva di maestranze eccezionali nel il settore boschivo. Come già detto ebbi dei rapporti coi boscaioli in sede operativa, raggiungendoli nei boschi, anche perchè, quindicinalmente, consegnavo loro la busta paga. Mi sedevo con gli stessi in mezzo ai boschi, a parlare e discutere su eventuali problemi. A mezzogiorno talvolta facevo colazione coi medesimi mangiando polenta, formaggio e lardo. In quanto alla polenta mi piace ricordare che era fatta di una di farina color giallo grigio di un tipo di grano, la cui semente , si diceva che in tempi lontani era stata portata in Carnia da emigranti, al loro rientro dall' America. Oppure la polenta veniva fatta di farina di granturco del Friuli, detta di Mortegliano ( blave di Mortean ), ed il gradito profumo nell'un caso o nell' altro, a cottura eseguita in un grosso paiolo su fuoco di ramaglie, si espandeva nel bosco e lo l' avvertivi a distanza.
Nel corso di grandi utilizzazioni boschive dell' azienda ricordo di aver preso conoscenza di molti boschi importanti, tra i quali il "Bandito" nell' alta val Gorto, il "Digola" in comune di Sappada, territorio cadorino, di vari boschi della val Visdende (Comelico) dalla nota pregevole qualità dell' abete rosso. Conobbi poi, nell' alta val Pesarina, i boschi detti di "Lavardet" e il "Palabuina". L' operazione di utilizzazione boschiva, sul piano operativo dei boscaioli, aveva le seguenti fasi delle quali cito la corrispondente dizione nell' idioma ladino-carnico : 1) abbattimento delle piante cioè " trai in frata" oppure "frataa " ; 2) sezionamento in tronchi con taglio dei rami, vale a dire " sezionaa" ; il concentramento dei tronchi a porto di carico su carri o automezzi, cioè " bignatura" oppure "bignaa" se riferito a zone agevoli eventualmente su terreno declinante agevole per lo slittamento dei tronchi, detto invece "paissaa", se riferito a zone accidentate, dove l' opera di concentramento veniva fatta mediante traino con cavallo, dotato di adeguata bardatura per il trascinamento di uno, due tronchi per volta. No so se, da qualcuno la vita del boscaiolo sia stata descritta, ma meriterebbe di farlo, per rendere note le fatiche del passato, oggi alleviate quasi annullate dal meraviglioso modernismo di strumenti specificatamente creati a tale scopo.
10 febbraio 2021 CARNIER PIER ARRIGO
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domenica 7 febbraio 2021

 


7 FEBBRAIO 1945 - PORZUS (TOPLI UORK) FU UNA MOTIVATA AZIONE PUNITIVA NON UN ECCIDIO

Ieri, come sempre, certa stampa affiliata al potere politico naturalmente di sinistra, ha rievocato l' eccidio di PORZUS verificatosi nel febbraio 1945, attuato da formazioni partigiane GAP, sotto il comando di "Giacca" (Mario Toffanin) con cui furono eliminati, dal 7 al 18 febbraio 1945, circa una ventina di partigiani dell' organizzazione partigiana Osoppo, in primo istante i capi BOLLA, ENEA, un partigiano che tentava la fuga e LIVIA ( Elda Turchetti) uccisi direttamente da Giacca in nome della causa rivoluzionaria.

Giacca è deceduto diversi anni fa in Slovenia ed ebbi col lui diversi incontri a Scoffie, piccolo villaggio. sloveno. Conosco bene la sua storia. Dal mio punto di vista si trattava di rivoluzionario ed il suo sogno era di finire arruolato nell Armata Rossa sovietica. Motivo sostanziale dell' azione punitiva su Porzus decisa dal vertice dell' allora Partito Comunista friulano, di cui Giacca era comunque materialmente consapevole, confermato dalle mie indagini e da fonte tedesca autorevole, stava nel legame dell' Osoppo con il comando tedesco della Platzkommandantur di Udine (SS. Sturmbannfuehrer Freiherr von Alvensleben) ,reso da me noto in vari articoli sulla stampa, su cui si è fatto assoluto silenzio, e nel mio volume "Lo Sterminio Mancato"- Mursia 1982 con successive riedizioni. Trattasi di volume molto apprezzato dalla Suprema corte di Giustizia di Israele che, a suo tempo, inviò un' apposita missione guidata dal giudice Horowitz ad incontrarmi nella mia residenza a Porcia di Pordenone. Da nessun altro, nella regione Friuli Venezia Giulia, la Suprema corte di Giustizia di Israele ha mai inviato una missione, ma i signori del potere fanno finta di non sapere nulla......

La logora vecchia versione di comodo data dalla stampa su Porzus, facendo passare le vittime come martiri, dal punto di vista storico non risponde a verità. Le cose stanno quindi diversamente,

Per rendere nota la posizione dell' Osoppo vi sarebbe ben altro da dire. Il 20 giugno 2017 il quotidiano TRENTINO LIBERO ha pubblicato un mio articolo con allegato documento probatorio, attestante che il Questore di Udine in riferimento ai collegamenti dell' Osoppo con i Comandi degli alleati anglo-americani, mediante lettera riservata personale scriveva all' Eccellenza il Prefetto, con riferimento all'a attività partigiana : "" Nota fonte confidenziale informa che da parte della brigata "Osoppo" è stato chiesto altro bombardamento terroristico su Udine""

Non ancora pubblicato tengo di riserva un preciso rapporto sulla vicenda di Ovaro, 2 maggio 1945, dove un contingente dell' Osoppo, risvegliatasi dopo il sonno invernale ed suo scioglimento autunnale su pressioni di una coalizione di notabili carnici, dei cui intenti sono direttamente testimone in quanto legato da rapporto
(e qui parlo come storico ), condusse un' azione di attacco contro quel presidio cosacco che si concluse in in desolato, pietoso fallimento , dando luogo a una dura rappresaglia cosacca sulla popolazione civile !!!

8 febbraio 2021 CARNIER PIER ARRIGO


Post Scriptum


Ad uno dei dirigenti osovani,, don Aldo Moretti ( don Lino) a suo tempo e non mi spiego, fu conferita la medaglia d' oro. Si dice che a fine guerra, d' accordo con un noto ex capo partigiano comunista, fece il giro delle parrocchie della Carnia per raccogliere documenti, a fine storico, sull' operato della resistenza ed a Paularo si fece consegnare, dal parroco, un prezioso diario, poi mai restituito, dove erano state annotate le uccisioni di civili per mano partigiana e ben altro, in particolare l' uccisione di quattro pastori, due dei quali poveri ragazzi a malga Cordin ( una storia dolorosa da strappare lacrime) ed anche il caso dell' uccisione di due pastori a malga Lanza . L' argomento è stato trattato con incompetenza da sedicenti storici di paese ivi compresa la vicenda delle contro bande tedesche che agirono per rappresaglia, dal 17 al 22 luglio 1944, compiendo il massacro dei pastori e civili a malga Promosio e poi dei civili nella
val But . Trattasi di argomento alla cui conoscenza ho dedicato lungo tempo e denaro non chiacchiere, su cui ritengo di avere certezze in senso storico anche e perchè ho beneficiato dell' appoggio di importanti testimonianze austriache e tedesche. Tengo fermi diversi lavori in fase di limatura, ma spero lentamente comunque di poter concludere il tutto. Di particolare interesse la vicenda dell' azione di rappresaglia sulle malghe carniche al confine dell' Austria, condotta dalle controbande tedesche, che trovarono l' ambiente dal 17 al 22 luglio, come sopa precisato senza alcuna presenza partigiana....., argomento sul quale fu prodotto, da elementi filo partigiani e finanziato con denaro pubblico, uno o due video addomesticati onde ridurre quasi annientare le responsabilità partigiane....

                            CARNIER PIER ARRIGO
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