mercoledì 8 dicembre 2021

 

Siamo addolorati nel comunicarvi che ieri, 7 dicembre 2021, Pier Arrigo Carnier è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari.
I funerali verranno celebrati alle 14.00 di venerdì 10 dicembre, nel duomo San Giorgio di Porcia (PN).

-Famiglia Carnier

giovedì 16 settembre 2021

















                 
                      






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SEZIONE CULTURALE

Donazione di Timau del SS Gruppenfuehrer Otto Gustav von Wachter ex Governatore della Galizia

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Pordenone, 12 settembre 2021. – di Pier Arrigo Carnier*

Egregio Direttore, mi riferisco al libro dal titolo "La via di fuga" recentemente stampato dall' editore italiano Ugo Guanda-Milano, autore lo storico britannico Philippe Sands, avvocato che insegna diritto presso lo University College London, partecipe di importanti processi di competenza della corte penale internazionale.

Il volume è la biografia del SS. Gruppenfuehrer barone Otto Gustav Wachter, ex governatore nazista della Galizia che, dopo la retrocessione del fronte orientale fu in Italia. Nel volume Sands mette in evidenza gli abusi di potere del SS Gruppenfuehrer, nel corso del suo governatorato, fra i quali la sua corresponsabilità sull' eliminazione di almeno 525 mila persone. Pone inoltre in particolare rilievo il caso " Donazione di Timau" di cui Wachter fu il protagonista a suo tempo da me rivelata, come di seguito vengo a precisare.

Ritengo pertanto utile esporre cronologicamente alcuni elementi essenziali. Il 2 maggio 1945, con la ritirata cosacca frammista a tedeschi, secondo annotazione di don Ludovico Morassi parroco di Timau sul diario parrocchiale, un comandante germanico gli fece donazione della somma di £ire 1.000.000 a ricompensa dell' opera di seppellimento di varie vittime verificatesi lungo il tragitto, tutte sepolte nel cimitero locale.

Sull' identità del comandante germanico don Morassi, da me personalmente sentito, non si espresse, mantenne cioè un' assoluto riserbo. Avviai quindi delle indagini in Austria e Germania dove, da ex ufficiali delle Waffen SS di mia conoscenza ed amicizia, responsabili di posizioni di alto comando, Ernst Lerch e Franz Hradetzky, emerse che l' SS Gruppenfuehrer Otto Gustav Wachter, fu visto dagli stessi, a Timau, incontrare ed appartarsi con don Morassi. Sentita anche sul caso con interesse la testimonianza dell' anziana madre del parroco, stante che, la figura di Wachter di fatto stava in piedi su testimonianze certe quale donatore, ne detti notizia alla stampa. Nel libro "La via di fuga", a pagina 142, si accenna alla citata donazione per poi, a pagina 410, fornire un' accurata spiegazione facendo il mio nome quale storico-giornalista rivelatore del caso e riportando quanto da me pubblicato in un articolo dal titolo "Storia della Chiesa di "Cristo Re - Timau".

Il libro fu scritto da Sands essendo stata messa a sua disposizione, dai due figli di Otto Wachter, eredi e residenti a Schloss Hagenberg in Niederoesterreich - Hagenberg 1,A 2133 Fallbach, tutto il carteggio disponibile, compresa la mia corrispondenza da lungo tempo avviata, inizialmente con uno dei figli che, dopo aver letto il mio libro " Lo sterminio mancato" dove riferisco anche sul padre, SS Gruppenfuhrer Wachter che, lasciata la Russia come già precisato, fu in Italia con l' incarico fino all' agosto 1944, di amministratore militare dei comandi di campo nr. 101(Milano) e 104 (Trieste) con foto del medesimo scattata a Trieste assieme al Supremo commissario Rainer ed al già citato Franz Hradetzky, capo del Waffen SS Kommando "Adria".

La notizia sulla donazione fatta da Wachter come alto esponente tedesco, diffusa sulla stampa, fu recepita anche in Austria. Imprevedibile e sorprendente mi pervenne sollecitamente la chiamata da Vienna ad un incontro con l' allora famoso storico austriaco Hugo Portisch, "Doyen" ambasciatore diplomatico della storia contemporanea.
Partii in aereo assieme a mia moglie Wanda dalla base intermedia di Treviso. A Vienna alloggiammo all' Hotel Imperial dove poi in una sala riservata si svolsero, per due giorni, gli incontri con Portisch affiancato da un addetto. Cecoslovacco d' origine ma austriaco di adozione Portisch giunse al primo incontro e mise sul tavolo dei miei scritti e due miei libri: "L' Armata cosacca in Italia " e " Lo sterminio mancato"- Mursia editore.

Portisch volle primariamente che gli spiegassi il caso donazione e soprattutto capire la motivazione per cui Wachter, da fine aprile inizi di maggio, nei giorni di crollo del III° Reich, si trovasse in Italia. Consapevolmente, in base a notizie, spiegai che, a fine guerra l' SS Gruppenfuehrer, che manteneva contatti con l'Armata ucraina, unità da lui creata comandata dal generale Schandruck. La stessa ritiratasi dalla Russia a seguito della retrocessione del fronte orientale, era giunta il 7 aprile 1945 in Austria a Spittal an der Drau. Da voci attendibili la presenza di Wachter in Italia, esattamente in Carnia assieme al generale Pawlo Schandruk comandante l' Armata ucraina, era motivata dal proposito di prendere contatti coi capi cosacchi per la possibile aggregazione dell' Armata ucraina.

I capi delle stesse, d' intesa con Wlassow, comandante dell'Armata russa di liberazione, avevano concordato di porre in atto una resistenza ad oltranza sulle montagne austriache retrostanti le Alpi. Principalmente però Wachter teneva in animo l' interesse protettivo del Vaticano di salvare l' Armata ucraina, sottraendola ad ogni costo alla consegna ai sovietici come effettivamente avvenne.

Dalla mia corrispondenza coi Wachter, eredi di Otto, risulta che, il generale Schandruck comandante l' Armata ucraina, per gli scopi accennati, abbia avuto un colloquio col leggendario generale cosacco Andrei Shkurò, responsabile della riserva cosacca, che però non dimostrò interesse alle proposte fattegli.

Da quanto a me risulta da fonte cosacca Shkurò, quale capo della riserva cosacca in Italia, fin dalla metà aprile si era trasferito in Austria, a Klagenfurt, e quindi a Lienz nell' Osttirol, dove si erano concentrate le forze cosacche in ritirata dall' Italia, insediandosi nell' Albergo " Zu Goldenen Fisch" e qui, il 26 maggio, fu arrestato dai britannici.
In ogni caso l ' SS Gruppenfuehrer Wachter e il generale Schandruck da fine aprile e per alcuni giorni all' inizio di maggio, furono in Italia, cioè in Carnia con lo scopo. come già detto, di colloquiare con dei capi cosacchi. Lo precisa Horst A. Wachter nella corrispondenza col sottoscritto, confermando la sua presenza a Timau.

L' 8 maggio l' Armata ucraina si arrese ai britannici a St. Andrae in Lungau- Salzburg e fu trasferita, armi e bagagli, in Italia con destinazione Rimini. Bellaria-Riccione, autentico miracolo dovuto alla potente influenza del Vaticano su consenso di Winston Churcill, cui si aggiungono dei meriti di Wachter il quale, durante il suo governatorato in Galizia, in collegamento col Vaticano si era attivamente adoperato convincendo Wlassow, paladino dei tedeschi per il futuro della Russia, ottenendo dal medesimo l' impegno che, il territorio dei cinque milioni galiziani cattolici uniate venisse escluso, nel caso di vittoria tedesca, dalla confederazione di Stati che avrebbero costituito la nuova Russia. I componenti l' Armata ucraina, dopo la permanenza in Italia per oltre due anni nei menzionati campi, emigrarono, in Inghilterra e nel Canada. Questo salvataggio dell' armata, vale a dire di vite umane, in cui Wachter ebbe una sua parte rilevante, è quindi un suo atto positivo nel bene in contrapposizione agli abusi di potere elencati da Sands nel suo volume.

Nel primo dopoguerra per diversi anni l' Inghilterra aiutò molto con lanci aerei di armi, munizioni, mezzi finanziari e missioni, l' organizzazione alla macchia di consistenti forze partigiane ucraine, che miravano all' indipendenza in opposizione al potere sovietico, argomento a cui, stante le mie fonti d' informazione, a suo tempo mi dedicai pubblicando vari consistenti articoli sulla stampa ( quotidiani L' Arena di Verona, Il giornale di Vicenza, Messaggero Veneto etc.) . Gli stessi, su segnalazione furono letti anche nel Canada dal generale Schandruck il quale mi scrisse esprimendo riconoscenza.

Vi sarebbe dell' altro da dire in riferimento alla latitanza di Wachter, a fine guerra per oltre due anni sulle montagne del Salisburghese, onde sfuggire all' arresto prima di riparare a Roma nel Vaticano, lui disse senza rivelare la su identità.

Visse su quelle montagne assieme ad un ex Waffen SS. della Gebirgs Brigade Karstjaeger, caporale Rathmann Burkardt (Buko) che, col grosso della Brigata, si era ritirato dalla Carnia seguendo il tragitto Tolmezzo, Paularo, malga Ramaz., malga Cordin, Austria, argomento su cui dei particolari interessanti meriterebbero essere raccontati.

* storico, giornalista

(nella foto Otto Gustav von Wachter)


sabato 26 giugno 2021

 COMUNICATO URGENTE AD AMICI SU FACEBOOK, ITALIANI, RUSSI,COSACCHI, SERBI, SLOVENI, STATUNITENSI....


E' uscito dal noto editore GUANDA-che ha sede a CLES (Trento) il volume dello storico britannico PHILIPPE SANDS, avvocato che insegna diritto presso lo University College London, partecipe di importanti processi di competenza della Corte penale internazionale.
Titolo del volume, pagine 459, LA VIA DI FUGA. Detto in breve è la biografia del SS. Gruppenfuehrer barone OTTO GUSTAV WACHTER, colui che, il 2 maggio 1945 transitando in ritirata per Timau in Carnia, versò nelle mani del parroco don Ludovico Morassi, a titolo di donazione la somma di lire 1.000.000- E' una storia da me sofferta ma da me rivelata sulla stampa quarant' anni fa, quale frutto di un' annosa ricerca, che smentì la falsa attribuzione della donazione ai Cosacchi, anch' essi in ritirata, messa in piedi da certa nauseabonda mentalità paesana e trascinatasi sordamente a lungo. Nella piacevole narrativa del libro, a pg. 142, si riferisce sulla motivata presenza del SS. Gruppenfuehrer Otto a Timau e si accenna alla citata donazione, per poi, a pagina nr. 410, fornire un' accurata dettagliata spiegazione facendo il mio nome quale storico-giornalista( Pier Arrigo Carnier) e riportando, con citazione cifrata, la vicenda della donazione sotto il titolo ""Storia della Chiesa di "Cristo Re" .
Sono in possesso del volume e, confesso, nel prenderlo in mano, per una prima lettura ricognitiva veloce, confesso che ho sentito un profumo di primavera, un annuncio di verità come quando nell' orto cogli delle rose ancora umide, bagnate dallo sciogliersi della rugiada formatasi verso il mattino.
Su questi argomento ho ricevuto già dei messaggi. Risponderò a tutti. Riguardo i contenuti del libro, indubbiamente opera di valore, mi riservo la facoltà, su taluni argomenti, di un mia possibile considerazione e valutazione oggettiva.
25 giugno 2021 ore 2324 CARNIER PIER ARRIGO

domenica 13 giugno 2021

 

 CARNIER PIER ARRIGO


RIPUBBLICO LA FOTO DELLA CARA AMICA ANTONELLA COSMO RESA PUBBLICA ALCUNI GIORNI FA' AVENDOMI LA STESSA ISPIRATO DEI SUCCESSIVI CARI RICORDI CHE DI SEGUITO VOGLIO ESPRIMERE IN UN COMMENTO.


Pier Arrigo Carnier
Traendo spunto dal fatto che la mia cara amica Cosmo è trevisana, esattamente di Vittorio Veneto, ho avuto ispirazione di rievocare vari e cari ricordi con riferimento al territorio trevisano di Conegliano, Vittorio Veneto, S.Fior e al vasto e meraviglioso compendio collinare di famosi vigneti che, da Susegana, si estende verso nord fio a Vittorio. Conegliano è cittadina ridente e felice. Non posso dimenticare che, negli anni giovani , mi piaceva come mi piace tutt'ora , la parlata in trevisano riferita in particolare alle donne, dall' eufonia soffice e gradevolmente scivolante, per cui Conegliano si pronuncia "Coneian" . Per le donne di quei luoghi rammento che andavano matti gli artiglieri del reggimento di artiglieria someggiata di stanza a Conegliano. Someggiata significava artiglieria dotata di cannoni di medio calibro da caricare smontati a pezzi in groppa a muli. su basti appositamente attrezzati. Di conseguenza la caserma di Conegliano era dotata di stalle capienti con traffico di mangimi, paglia e necessità di accurate pulizie. Gli artiglieri, che sovente allestivano un campo estivo in Carnia, in un' area idonea nei pressi di Povolaro, frazione del comune di Comeglians, il mio paese, intonavano in marcia una loro canzone di cui rammento il ritornello : "".....ee come noi altri no ghe n'è altri, non ghe n' è altri. Ee se ghe 'è ancora che i vegna fora che i vegna fora !!!""
Da sposato, nel primo dopo seconda guerra, con mia moglie Wanda, con la mia mercedes bianca 240, andavo spesso a Conegliano dove avevo degli amici. Ci sedevamo puntualmente, come prima tappa se bel tempo, all'esterno di un noto bar gelateria nella piazza centrale di fronte alla stazione ferroviaria. Vi facevano un gelato e dei dolci che erano una meraviglia. Rammento che, a raccogliere le ordinazioni, si presentava un cameriere non alto, dal perfetto camice bianco che faceva un grande ossequio. Da seduti si sentivano fischi dei treni in arrivo e partenza. Mia moglie girava poi per i negozi ed ovviamente io l'accompagnavo lungo il corso centrale della cittadina, che stava lì a due passi. I gestori e i dipendenti dei vari negozi , donne in prevalenza, erano estremamente affabili con delle trovate scherzose piacevoli. In un negozio di tessuti la proprietaria gestrice, donna veramente attraente e bastava guardarla nel suo gongolarsi dietro il banco, dopo avermi squadrato con un' occhiata da capo a fondo, volgendosi a mia moglie disse : "" ..signora, me lo presta per una settimana...!?"". Naturalmente la buttammo in ridere. Dopo di che, saliti in macchina e raggiunta Susegana qualche chilometro più a sud, iniziavamo verso nord il viaggio sulle colline dagli splendidi vigneti. Rammento che a Susegana, almeno qualche volta, sentivo il dovere di fare una sosta per rendere ossequio in un cimitero alle decine e decine di vittime della Scuola allievi ufficiali della Repubblica sociale italiana di Oderzo che, arresisi a fine seconda guerra ai partigiani comandati da Bianco, che personalmente conobbi, vennero barbaramente uccisi. Rammento che, quando entravo nel silenzio del cimitero. l'ombra di tale crimine dei partigiani, mi turbava e mi pareva di avvertire un odore di morte !! Dovevo poi fare uno sforzo per raggiungere la dovuta serenità. Quindi si proseguiva sulle colline.
Nuova tappa piacevole dal sapore contadino era, ma non sempre, una sosta presso un vecchio caseggiato , adattato alla funzione di tappa di ristoro per turisti , dove si faceva uno spuntino con del salame di produzione artigianale veramente squisito, vino bianco dei colli e pane scuro di segala. Rammento che molto mi piaceva sbocconcellare quel pane scuro dal sapore sano. Gestiva quel punto di ristoro una donna dei luoghi, molto scrupolosa nel servire e con cui si conversava. Rammento che, poco distante, avendo costituito quei luoghi , nella prima guerra mondiale, retrovia del fronte austroungarico della prima linea del Piave, esisteva su un tratto di roccia una lapide in bronzo a memoria della fucilazione, da parte austroungarica, di diversi soldati cecoslovacchi colpevoli di diserzione. Il viaggio poi proseguiva, sempre su territorio di vigneti del famoso vino bianco "Prosecco" che, note aziende vinicole hanno reso famoso non solo in Italia ma nel mondo.
Al termine delle colline si finiva di fronte alle montagne, a Vittorio Veneto.
Ho lasciato per ultimo un argomento direi rilevante. In uno stabile sulle colline coneglianesi, nella parte sud a cui si sale da Susegana, ristrutturato alla meglio con funzioni di trattoria con camere per eventuali soggiorni, prese sede, come base di riunioni, un Club di intellettuali battezzato "Verdurin", formato da letterati di fama nazionale, fra i quali lo scrittore Alberto Moravia ed altri nomi rilevanti. Gli stessi, provenienti da tutt' Italia, presero a riunirsi con una certa frequenza con soggiorni, pranzi e cene, onde trattare temi culturali in quel luogo riposante, gradito per la semplicità contadina veneta. La notizia ovviamente dilago' ed ach'io, di passaggio, mi presentai a dare un' occhiata. La gestione era familiare diretta da due coniugi di quei paesi collinari. Seppi che, l' ingresso nel Club come socio, era subordinato alla valutazione da parte di una giuria. Il "Verdurin" andò avanti negli anni quale organismo prestigioso, simbolo di cultura in quel luogo dai favolosi vigneti, inframmezzati da brevi boschi di robinie ed altra specie che, in primavera, con le loro chiome di fiori emanavano un soave profumo.
Al dilà di tutto questo trafficai molto nei dintorni di Conegliano nei molteplici villaggi ad ovest verso Valdobbiadene dove si alzano i monti della destra pedemontana, con casolari sparsi e malghe dai pascoli però diversi da quelli della Carnia, in quanto ripidi e dal fondo calcareo arido. Ricordo che parlai con un certo Brunoro che gestiva una malga con consistente mandria che mi spiegò il sistema di monticazione di quella zona.
Per finire non posso dimenticare di dire che, per le mie indagini sulla resistenza partigiana 1944-1945, dedicai degli anni al menzionato territorio veneto, parlai con un' infinità di testimonianze. In quei luoghi le vicende partigiane furono un vero groviglio di intrighi, il che stava nella natura dell' insurrezione gonfiata a fine guerra anche da favole. Svolsi un lavoro davvero massiccio e spesso mi chiedo se ero io ad averlo fatto. Ho al riguardo dei risultati fermi ancora da pubblicare. Elemento rilevante fu l' argomento di un ritenuto figlio naturale di Stalin, il dittatore scovietico. Quale militante fra i collaborazionisti turchestani il medesimo scappò dal Convalescenziario di Villa Gera, a Conegliano, e si buttò coi partigiani della brigata Piave assumendo il nome di capitano Monti. Una storia altamente interessante per la cui stesura ebbi importanti notizie da testimoni tedeschi e presi pure contatti con Svetlana Allelueva Stalina figlia di Stalin, che trovai donna dalle qualità straordinarie. Come già scrissi da qualche parte il capitano Monti cadde sulle colline di Conegliano colpito a morte da militi della Xa MAS. Fu sepolto a Tovena nel Trevigiano. Conservo la foto del suo funerale: tempi neri di miserie, incertezza e fame. Nella convinzione che era figlio di Stalin, decorso un certo tempo le sue spoglie furono dissotterrate di notte nel cimitero di Tovena e fatte sparire (reato di sottrazione di cadavere) col progetto di farne una speculazione e trarre profitto...ed io ne conosco la verità per ora top-segret... Spesso. ricordando quegli anni di ricerca, vera ricerca, sento un brivido e provo nostalgia congiunta a tristezza perchè, credetemi, anche soffersi.
13 giugno 2021
CARNIER PIER ARRIGO

   

venerdì 4 giugno 2021

 

CARNIER  PIER ARRIGO


ANTONELLA COSMO, SPLENDIDA AMICA DI VITTORIO VENETO, CHE ESPRIME LA GIOVIALITA'  FELICE DELLE DONNE  VENETE, DICIAMO TREVIGIANE ESUBERANTI NEL DIALOGARE E SORRIDERE:  O MEGLIO RIDERE.....!!!!  FOTO OVVIAMENTE SCATTATA A VENEZIA, CITA' SUBLIME  !!!



Commenti: 1


Foto che chiamerei imperiale che associa la giovialità femminile allo splendore di sensazioni che offre la città lagunare, Venezia !!!




domenica 23 maggio 2021

 


Pier Arrigo Carnier
23 m ·
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I M P O R T A N T E

RIPORTO QUI DI SEGUITO IL POST RIEVOCATIVO DELLA DONAZIONE DELLA SOMMA DI LIRE 1.000.000, IL 2 MAGGIO 1945, AL PARROCO DI TIMAU DON LUDOVICO MIRASSI, DAL SS. GRUPPNFUEHRER BARONE OTTO GUSTAV WACHTER CHE FU GOVERNATORE DELLA GALIZIA, IN QUANTO DALL' AUSTRIA IL FIGLIO DEL MEDESIMO MI HA INFORMATO IERI SUL RECENTISSIMO INTERESSE, NON SOLO ITALIANO MA ESTERO, ALLE DICHIARAZIONI, DA ME RESE PUBBLICHE A SUO TEMPO SULL' ARGOMENTO. DARO' IN SEGUTOI PIU' ACCURATE PRECISAZIONI NELL' INTERESSE DELLA VERITA' STORICA EFFETTIVA SPESSO MANIPOLATA ALL' ITALIANA DA POLITICI E SEDICENTI STORICI RANNICCHIATI NELL' OMBRA-.

Pier Arrigo Carnier
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DONAZIONE DI UN MILIONE DI LIRE A DON LUDOVICO MORASSI, PARROCO DI TIMAU (CARNIA) IL 2 MAGGIO 1945.

Torno in argomento su tale vicenda perchè, proprio ieri dalla Russia, il cosacco Vlado Vasilijevic, in relazione alla mia rievocazione del caso il 7 aprile corr. mi scrive un po' genericamente, non conoscendo la lingua taliana, dicendo : ""..... i cosacchi non hanno dato niente a Timau tutto è finito a Lienz,"". In realtà a Lienz, in base a prove a me risulta che i britannici, dopo la resa dell' Armata cosacca col seguito dei profughi civili, sequestrarono tutto il denaro depositato dai cosacchi in custodia nella cassa detta Banca di campo, si disse sedici milioni.. Questa precisazione già è stata fatta da me nel mio volume ""L' Armata cosacca in Itallia 1944-1945 "".
Sulla vicenda donazione di Timau da parte del SS. Gruppenfuehrer Otto Gustaw Wachter ho un grosso involucro cartaceo probatorio, con dichiarazioni, nomi, date etc. etc. Come scrissi sulla stampa e in un vasto articolo sul periodico di Timau "" asou geats "", nel numero di agosto 2010, in base a quanto dichiarato da don Ludovico Morassi, con scarne parole nel diario parrocchiale, la donazione fu fatta "" .. come compenso per la sepoltura di diverse vittime della ritirata"". Era ed è quindi tutto chiaro ma si volle radicalmente modificare la verità, , falsarla, forse con mentalità filopartigiana , togliere l' onore al donatore che era un comandante tedesco e fui io a scoprire chi effettivamente era, cioè l' SS. Gruppenfuehrer Otto Gustav Wachter, ex governatore della Galizia, uomo cattolicissimo. Ho tutto in mano per scrivere la sua biografia ma sinceramente non so dove arrivare data la mia età e i miei molti impegni storici e letterari da chiudere. Non posso però evitare di esprimere il mio biasimo su chi manipolò questa vicenda, girando il merito in senso generico ai cosacchi per vederli arrivare a spendere qualche soldo a Timau o per richiamare, in senso storico, dei turisti a conoscere la chiesa di CHRISTO RE, bellissima, ma nella cui realizzazione i cosacchi non centrano per nulla !!!
Provai profondo disgusto, a suo tempo quando dopo il decesso di don Ludovico Morassi, il sostituto don Attilio Balbussi che, passando per Timau e facendo una breve sosta nel locale noto ristorante-bar, lo vedevo sempre giocare a carte con paesani , a mia richiesta si rifiutò di darmi copia della pagina del diario parrocchiale contenente la dichiarazione probatoria della donazione, avvenuta il 2 maggio 1945. Cambiando metodo ne feci poi richiesta tramite una donna timauese che era " membro servente del consiglio parrocchiale", ma il rifiuto si ripetè. Una terza volta un' amico di Verzegnis mobilitò per me don Bellina, noto parroco carnico, che si presentò personalmente da don Balbussi, a Timau e poi mi dette una risposta scritta senza soluzione del caso...
Essendo il fatto divenuto noto, mediante miei articoli sulla stampa mai contestati, con la dichiarazione provata che non furono i cosacchi autori della donazione, ciò che mi stupisce in senso morale, è che nessuno abbia preso posizione per una doverosa rettifica della falsa versione. Tutto è rimasto inerte, dominato da indifferenza e disinteresse. Un vecchio amico che aveva vissuto l' emigrazione oltreoceano e si era creato, con sacrifici, una situazione meritevolmente benestante, a fronte della flemmaticità e indifferenza di certa gente carnica, soleva dire : ""...gente da polenta e jota !! "" e jota era una minestra paesana dei tempi poveri, fatta di zucca di campo.
9 aprile 2021 CARNIER PIER ARRIGO
Commenti: 1

Pier Arrigo Carnier
Come già scrissi il 7 corr. nel ringraziare i lettori, in conseguenza alle mia dichiarazioni diffuse sulla stampa regionale e sul periodico di Timau, dal titolo " asou geats", fui convocato a Vienna, all Hotel Imperial, dal grande storico austriaco Portisch che, della donazione, volle prendere atto con tutti i dettagli. L' oasi paesana di Timau rimase invece inerte, insensibile a un chiarimento culturale, chiusa nel suo guscio, interessata a tenere in piedi un' invenzione nata da un intrigo di ragioni di comodo, contro la verità scritta sul diario parrocchiale da don Ludovico Morassi e da me confermata.!!!
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martedì 18 maggio 2021

 


RIPRENDO L'ARGOMENTO   ""PICCOLI GRANDI RICORDI,, IL MONDO DELLE MALGHE E DEI PASTORI CARNICI.


RIPRENDO L'ARGOMENTO ""PICCOLI GRANDI RICORDI,, IL MONDO DELLE MALGHE E DEI PASTORI CARNICI.
Ai tempi della mia giovinezza la situazione agro silvo pastorale della Carnia costituiva elemento di sufficiente autonomia economica o quantomeno consistente in tal senso . Da una relazione del prof. Marchettano pubblicata dall' Ente Tre Venezie, nell' attività delle malghe carniche, circa oltre 300, alpeggiavano 40.000 capi di bestiame in parte provenienti per transumanza, dalla pedemontana occidentale. Si trattava, riguardo la specie bovina, in prevalenza di razza norica dal mantello rossastro, agile per i pascoli alpini ed olandese dal mantello maculato, un po' più tozza. La bruno alpina venne introdotta dopo e, a tal proposito, assistetti a discussioni tra l'"Or di Pani", maestro di valutazioni sulla resa del bestiame, e dei vaccari. Al dilà di quanto detto nel post di cui al menzionato titolo, desidero aggiungere, per chi ha interesse di studio su tale vicenda , quanto segue.
Nel corso di mie lontane ricerche nel Comelico, e precisamente a Presanajo, mi fu detto da gente anziana che parlava il cimbro ma ovviamente anche l' italiano che, stando a voci tramandate la situazione primitiva dell'attività pastorale della Carnia su pascoli non estesi, essendo in prevalenza il territorio occupato da boschi di resinosa e latifoglia quest' ultima in prevalenza della specie faggio favorita da terreni dal composto con dolomia cariata, risultava organizzata in zone con casolare, detto "" chias "", per la rudimentale lavorazione casearia ( strumento essenziale era la " mussa ", perno a cui veniva appesa con gancio la caldaia in rame ), ma senza ricoveri per il bestiame. Nella notte il bestiame veniva tenuto in mandria, in uno spazio circondato da palizzate "las antilarias ". Il luogo era chiamato ""Chiaula" termine celtico. Residuati di tale definizione esistono infatti, quali : Chiaula tumicina, Chiaula granda, Pecol di chiaula e Chiaula, villaggio del comune di Paularo. L' espansione del pascolo avvenne con un lento lavoro di abbattimento dei boschi e, in quanto alle resinose, col metodo di "cercinare" le piante onde provocarne l' essicazione , creando con mezzo da taglio una ferita circolare incisiva sulla corteccia, a una certa altezza dal terreno.
Con l' assunzione dei poteri di Venezia sulla Carnia il metodo del "" cercinare" venne severamente punito. Nacquero dal cercinare i pascoli, credo ancora esistenti, di "Cercinats di Losa " e "Cercinaats di Forchia" di cui ebbi a parlare in occasione a vicende partigiane del 1944-1945.
17 magio 2021 CARNIER PIER ARRIGO
17 magio 2021               CARNIER  PIER ARRIGO

venerdì 14 maggio 2021

 


 CARNIER PIER ARRIGO

PICCOLI GRANDI RICORDI.

IL MONDO DELLE MALGHE E DEI PASTORI CARNICI

Fin da ragazzo ebbi un' attrazione dal mondo agreste contadino della Carnia in particolare per l' ambiente dei pastori e malgari, questi ultimi che, in genere, era gente possidente benestante Ero attratto dalla conoscenza del loro ambiente, comunque chiuso. Volevo capire il loro modo di essere, definire il motivo del loro andamento nel camminare appartato anche sulle strade maestre, inevitabilmente ripetitivo del loro andare per sentieri e scorciatoie di montagna. In estate salendo certi luoghi prativi, mi piaceva vedere lo scintillio delle falci che, falciatori uomini e donne tenevano in mano per affilare il profilo della lama mediante la cosiddetta "coote " una pietra che tenevano affondata in un fodero di legno che pendeva sul fianco agganciato ad una cinghia attorno al corpo. Stante la mia sensibilità verso pastori e malghe mio padre, fin quand' ero ragazzo mi portava a fare un giro sulle montagne circostanti il mio paese, per conoscere l' ambiente delle malghe. Via via negli anni, con mio fratello Alcide o qualche amico, ma soprattutto da solo mi dedicai molto a fare delle camminate sulle montagne..Via via conobbi quindi tutte le malghe e casere delle Carnia e in parte quelle austriache riferite alla Gail Tal , Lesach tal e dintorni del Weissensee. In seguito, nel corso dei miei due anni di militanza nelle truppe alpine, conobbi l' ambiente dei malgari della val d' Aosta e poi quello del Trentino ed Alto Adige il che mi diede modo di fare dei confronti delle malghe e dei malgari della Carnia.Questo piaceva molto all' Ors di Pani e fu alla base della nostra amicizia cui si aggiunse la mia accurata conoscenza, nata da studio, della regolamentazione sul piano di diritto ad uso civico od allodiale inerente ai beni patrimoniali silvo-pastorali della vecchia Carnia che, la Repubblica Veneta, ebbe a disciplinare
Come dissi conobbi tutte le malghe della Carnia, talune ormai inesistenti, cadute in abbandono e quindi finite in distruzione per varie ragioni in relazione al cambiamento dei tempi. Ai vecchi tempi chi possedeva una malga era un piccolo padre eterno poi le cose cambiarono. Conobbi una delle più vecchie malghe, la Gergia che, da tempo in fase di abbandono era in stato di crollo.Stava giù lungo un dorsale di montagna sulla sinistra della valle Naverza. Era malga di inizio stagione, si caricava ( in carnico "" si chiamava" ) verso il 25 maggio per la durata di una quindicina di giorni e poi passare la mandria su altra malga. Giunto sul luogo mi apparvero i resti : spezzoni afflosciati di travi del tetto della casera e di una "loza". Lì per li', in un silenzio profondo, ebbi la sensazione che, quei resti parlassero, mi ravvisassero il tipico odore di casera e di frasche bruciate, delineassero figure di pastori in penombra....e provai commozione. Era giugno. Ricordo che il brave campiglio ed i tratti di ripido pascolo erano ricchi di tarassaco a chiazze, fiore giallo dorato.. .In Pani, seduto assieme all' "Ors" nel suo casolare e parlando di malghe, ebbi a riferirgli queste mie sensazioni sulla Gergia che, in stato di abbandono stava scomparendo ed egli mi ascoltò in silenzio, guardandomi col suo sguardo profondo che ti trascinava nella profondità dei secoli....!!!
L' "Ors", sempre parlando di malghe, insisteva nel dire che il pascolo vergine iniziale delle malghe era oro ai fini della produzione casearia. Secondo lui l' erbaio cresciuto sullo scioglimento delle nevi conteneva, nella sua freschezza, delle preziosità. Faceva poi distinzione tra i pascoli posti a levante e quelli a ponente, cioè a "miez dì" o a "miezegnot" , nel senso che i prodotti caseari dei pascoli a levante dalle erbe piuttosto asciutte, erano più adatti per la conservazione.
Riandando alll' accennata Navarza, splendida valle di malghe con vasta abetaia sulle montagne ad ovest della Carnia , mi piace ricordare un fatto. Mio cognato, Nigris Guseppe, in detta valle era comproprietario di malga Palazzo e vasto bosco sottostante di abete. Vi fu un periodo in cui ebbi l' incarico di cercare un nuovo gestore della malga che trovai in un malgaro di Buttea nelle valli di Lauco. Palazzo era malga agevole raggiungibile con strada da automezzi. Oltre al pascolo disponeva di vaste fasce di prato, dette " bioichias", per sfalcio e conservazione del fieno in covoni per l' alimentazione della mandria ridotta, dopo la smonticazione agli inizi settembre che, per il periodo di "germaria", salvo caduta di prime nevicate, perdurava fino a metà ottobre. Questi particolari a parte credo possa interessare che, la grossa proprietà di malga Palazzo e vasto bosco Naverza, in godimento comunale ad uso civico invendibile, fu privatamente acquisita da Nigris padre di mio cognato, nel periodo di occupazione austroungarica 1916-1918 dopo lo sfondamento del fronte italiano a Caporetto.. L' occupante aveva infatti pieni poteri per una tale decisione. Rammento che, in un mio colloquio col commissario per gli usi civici della regione Friuli Venezia Giulia, dottor Carmelo Palermo avente sede a Trieste, il medesimo mi confermò la piena legittimità di tale vendita.
14 maggio 2021 C ARNIER PIER ARRIGO


sabato 10 aprile 2021

        CARNIER  PIER ARRIGO

DONAZIONE DI UN MILIONE DI LIRE A DON LUDOVICO MORASSI, PARROCO DI TIMAU (CARNIA) IL 2 MAGGIO 1945.

Torno in argomento su tale vicenda perchè, proprio ieri dalla Russia, il cosacco Vlado Vasilijevic, in relazione alla mia rievocazione del caso il 7 aprile corr. mi scrive un po' genericamente, non conoscendo la lingua taliana, dicendo : ""..... i cosacchi non hanno dato niente a Timau tutto è finito a Lienz,"". In realtà a Lienz, in base a prove a me risulta che i britannici, dopo la resa dell' Armata cosacca col seguito dei profughi civili, sequestrarono tutto il denaro depositato dai cosacchi in custodia nella cassa detta Banca di campo, si disse sedici milioni...
Sulla vicenda donazione di Timau da parte del SS. Gruppenfuehrer Otto Gustaw Wachter ho un grosso involucro cartaceo probatorio, con dichiarazioni, nomi, date etc. etc. Come scrissi sulla stampa e in un vasto articolo sul periodico di Timau "" asou geats "", nel mumero di agosto 2010, in base a quanto dichiarato da don Ludovico Morassi, con scarne parole nel diario parrocchiale, la donazione fu fatta "" .. come compenso per la sepoltura di diverse vittime della ritirata"". Era ed è quindi tutto chiaro ma si volle radicalmente modificare la verità, , falsarla, forse con mentalità filopartigiana , togliere l' onore al donatore che era un comandante tedesco e fui io a scoprire chi effettivamente era, cioè l' SS. Gruppenfuehrer Otto Gustav Wachter, ex governatore della Galizia, uomo cattolicissimo. Ho tutto in mano per scrivere la sua biografia ma sinceramente non so dove arrivare data la mia età e i miei molti impegni storici e letterari da chiudere. Non posso però evitare di esprimere il mio biasimo su chi manipolò questa vicenda, girando il merito in senso generico ai cosacchi per vederli arrivare a spendere qualche soldo a Timau o per richiamare, in senso storico, dei turisti a conoscere la chiesa di CHRISTO RE, bellissima, ma nella cui realizzazione i cosacchi non centrano per nulla !!!
Provai profondo disgusto, a suo tempo quando dopo il decesso di don Ludovico Morassi, il sostituto don Attilio Balbussi che, passando per Timau e facendo una breve sosta nel noto ristorante-bar, lo vedevo sempre giocare a carte con paesani , a mia richiesta si rifiutò di darmi copia della pagina del diario parrocchiale contenente la dichiarazione probatoria della donazione, avvenuta il 2 maggio 1945. Cambiando metodo ne feci poi richiesta tramite una donna timauese che era " membro servente del consiglio parrocchiale", ma il rifiuto si ripetè. Una terza volta un' amico di Verzegnis mobilitò per me don Bellina, noto parroco carnico, che si presentò personalmente da don Balbussi, a Timau e poi mi dette una risposta scritta senza soluzione del caso...
Essendo il fatto divenuto noto, mediante miei articoli sulla stampa mai contestati, con la dichiarazione provata che non furono i Cosacchi autori della donazione, ciò che mi stupisce è che, in senso morale, nessuno abbia preso posizione per una doverosa rettifica della falsa versione. Tutto è rimasto inerte, dominato da indifferenza e disinteresse. Un vecchio amico che aveva vissuto l' emigrazione oltreoceano e si era creato, con sacrifici, una situazione meritevolmente benestante, a fronte di certa flemmaticità e indifferenza di certa gente carnica, soleva dire : ""...gente da polenta e jota !! "" e jota era una minestra paesana dei tempi poveri, fatta di zucca di campo.
9 aprile 2021 CARNIER PIER ARRIGO
Cristina Di Cara, Rui Giuliano e 1 altra persona
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