domenica 21 ottobre 2018

SPIGOLATURE DI LONTANE MEMORIE


COMUNICATO  

Ai centri archivistici e di cultura della Slovacchia e di Mosca, ed a coloro che si interessano a vicende storiche rendo noto quanto vengo ad esporre riguardo i miei rapporti con Svetlana Stalina figlia di Stalin,   con dei  risvolti affiorati nella memoria  riferiti alla città slovacca di Bratislava al tempo del potere staliniano ed alla mia amicizia con Branco dott.  Jelic capo del Governo croato in esilio e dell’ Organizzazione croata clandestina “Ustascia”.

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Uno dei  miei vecchi amici slovacchi, (Franz) con cui discussi a suo tempo le vicende di mons. Josef Tiso, presidente della Slovacchia con mandato dal 26.10.39 al 4.o4.1945,  mi ha telefonato compiacendosi in riferimento ai miei rapporti con Svetlana Stalina a cui ebbi ad accennare nel mio diario con post risalente al 25 aprile 2016 . Con  Wanda mia moglie, fui più volte  a Bratislava, in anni dal clima staliniano, città che comunque ci piaceva. Non posso dimenticare  i ristoranti di regime, dove ti servivano portate favolose alla base di carne. Rammento anche "L’alusca con brinza” (speciale preparato di ricotta) servita su guantiera brillante. Non dimentico  l'accesso, nella sala, dei plenipotenziari locali per  le loro colazioni, e pranzi con relative consorti  e segretarie, donne lussuosamente eleganti onorate di rispetto, dal  puntiglioso, carezzevole ed indimenticabile sussiego e bastava osservare  il modo con cui si mettevano a sedere con compiacenza rituale verso sè stesse... Stalin, fu il grande creatore di questa classe dominante. Nè dimentico la presenza, dovunque, di agenti di polizia. Non stò a spiegare il perché, ma ci capitò  una volta che, la polizia, ci accompagnasse fino all’ uscio della nostra camera all’”Hotel Carlton” ed ebbi sinceramente paura poichè tenevo nella borsa dei documenti che sarebbero potuti risultare compromettenti…..La città è attraversata dal Danubio che scorre lento, possente e silenzioso ed a quel tempo la polizia sparava ed uccideva tranquillamente quegli slovacchi che tentavano di espatriare cercando, a nuoto, di superare il confine e raggiungere la vicinissima Austria. Voci sussurrate circolavano sull'esistenza di locali per favolosi incontri a luci rosse, ma la stampa slovacca non ne parlava. Fra l'altro potemmo renderci conto che esistevano nella città residenze e ville importanti abbandonate da ricchi proprietari fuggiti in occidente in seguito all'espansione sovietica ed alla presa di potere del comunismo. Mi resta caro, in ogni caso,  il ricordo di questa città  dove, io e mia moglie, vivemmo circostanze felici sebbene vi fosse un clima di regime, non privo di paure, ma  in certo senso evocativo sotto il profilo storico,  del passato mondo asburgico austriaco. Ne parlai di questa mia sensazione al dirigente di sala del "Carlton" uno slovacco dai baffi spioventi che mi ricordava i "cecchini" austriaci della grande guerra al quale fece piacere che io avvertissi questa percezione. Di mons. Tiso, uomo di Hitler, ho chiara memoria della sua presidenza,   poi condannato a morte con l’avvento comunista dell’espansione sovietica. Mi è ben chiara anche la figura, come ricordo, del noto Hlinka, presidente del partito popolare slovacco e della sua  interessante visione politica. 
Vengo quindi  a Svetlana Stalina, cioè Svetlana Allelujeva Dzugasvili.  I miei rapporti con la stessa erano incentrati a poter conoscere alcune vicende dello stalinismo  ed avere in particolare   conferma od indizi sull'esistenza di un figlio naturale di Stalin, Ghiorghi Varasasvili, giunto in Italia in seguito a vicende di guerra e caduto da partigiano, contro i tedeschi,  nel Veneto con lo pseudonimo di Monti (capitano Monti), riguardo il quale tengo fermo un libro che mi è costato lunghe e difficili ricerche. A mettermi in contatto con Svetlana fu un ex ministro della Croazia indipendente, riparato come molti altri, alla fine della seconda guerra, in America che io conobbi in Austria ad una delle riunioni  dell’ Organizzzazione  “Ustascia”  a cui prendevo  parte, presentatomi dal mio amico, dottor Branco Jelic, capo del Governo croato in esilio  e  capo  della citata segreta organizzazione “Ustascia” (Nota).  Svetlana, allora espatriata in America, negò la possibilità dell'esistenza di un tale  figlio naturale e, a dire il vero, ebbi l'impressione che fosse  nel suo interesse prendere tale posizione onde difendere la memoria del padre, Stalin. Sussistono tuttavia, in mio possesso, forti indizi per sostenere che realmente si trattasse  di un figlio naturale del dittatore sovietico. Pescindendo da ciò l'elaborazione del caso mi ha portato a conoscere un assieme di particolari di rilevante interesse, riferiti alla famiglia Stalin e soprattutto  ai figli Vassili e Jakov,  quest'ultimo perito nel lager tedesco di Sachsenausen dov’era prigioniero, ucciso da una guardia mentre tentava di fuggire. Stante la trattazione del caso Gheorghi Varasasvili  partigiano, il volume contiene   rilevanti dettagli chiarificatori su  oscure vicende partigiane verificatesi nel Veneto, che ritengo meritevoli di essere conosciute.
20 ottobre 2018                                                            CARNIER PIER ARRIGO

Nota
Ebbi una  lunga amicizia con Branco Jelic che fu stretto collaboratore di Ante Pavelic, Poglavnich della Croazia indipendente (1941-1945) per cui conosco molte particolarità ignorate di interesse storico. Ho pubblicato in ogni caso,  in passato,  grandi articoli al riguardo sulla stampa. Rammento  che uno degli incontri  con Jelic assieme a mia moglie WANDA, verso la fine del 1969 prima del suo decesso all’ ospedale di Berlino, causato dagli  strascichi di un attentato da parte dell’UBDA la polizia segreta di Tito, avvenne a Loibach nel sud Carinzia, ad  un ‘importante riunione di fuoriusciti croati e membri dell’ organizzazione “Ustascja” . Fece seguito il pranzo dei convenuti in un  Hotel del luogo e,  prima del’ inizio, dopo aver fatto il segno della croce, venne intonato l’inno nazionale della Croazia libera  “Lijepa Nasa Domovina” (Bella la nostra Patria). Convengo che la sete di indipendenza espressa e vibrante nel meraviglioso  inno toccò la mia sensibilità, nonostante considerassi e continuo a considerare di fondamentale importanza l’ unità iugoslava purtroppo  venuta a sfasciarsi dopo la morte di Josip Broz Tito quale risultato di un  abile invisibile gioco mafioso di poteri che, dietro le quinte, regola gli eventi.
Pavelic e Jelic concertarono assieme l’ attentato che portò all’ assassinio di re Alessandro Karageorgevic, avvento a Marsiglia nel 1934 . L'incarico  venne affidato e portato a compimento da un  macedone, Vlado Cernozemski,  che esplose contro il re dei colpi di pistola. Ne fu coinvolto, colpito a morte, anche il ministro francese Barthou.  Con Jelic ebbi a rivangare l'argomento nei dettagli ed egli mi disse che l'uccisione del Re  era da considerarsi condizione indispensabile per spianare la strada all’ indipendenza della Croazia.

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