mercoledì 4 marzo 2020



CARNIER PIER ARRIGO

LA VERA RESISTENZA E LA SVOLTA DI SALERNO

Talune argomentazioni apparse di recente sulla stampa nazionale ed anche ambientale del Friuli Venezia Giulia sulla Resistenza mi hanno stimolato a ribadire e formulare alcune precisazioni, pubblicando un mio scritto già diffuso il 9 maggio 2014, sui miei siti Facebook e Blogger, oggetto di recente viva attenzione dì molti lettori.

La maggioranza degli italiani, non per ignoranza, ma per scarso interesse alla cultura storica o per naturale svagatezza riguardo la conoscenza delle autentiche verità non conosce quello che fu realmente la Resistenza, il suo vero obbiettivo politico, l’autentica portata delle forze operative. Ad annebbiare e d alterare pesantemente la situazione ci pensò poi la funzione didattica che fece della Resistenza un improprio filone agìografico consacrato all’ affermazione di lotta per la libertà dell’Italia.

Pochi italiani conoscono inoltre ciò che effettivamente fu la Svolta di Salerno dove il Governo del Sud, su proposizione di Palmiro Togliatti, leader del Partito Comunista rientrato da Mosca nel 1944 e poi eletto ministro della giustizia, espresse il riconoscimento per l'Italia del Nord occupata dai tedeschi, del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia che fu formato da varie rappresentanze politiche e quindi su base democratica ma, con sua riserva, che l’Italia sarebbe poi diventata una Repubblica progressista subalterna all’Unione Sovietica. A confermare tale situazione traggo alcuni brani significativi da un risposta data di recente, dal direttore del Gazzettino di Venezia a un interlocutore in materia e pubblicata sul proprio quotidiano, nella pagina LETTERE AL DIRETTORE, il 4 maggio 2014 e di cui riassumo sinteticamente il contenuto: “ …La svolta di Salerno fu una grande intuizione di un politico di grande e spregiudicata intelligenza come Palmiro Togliatti, ma, come ormai molte fonti storiche hanno confermato, non fu una scelta autonoma del grande capo del Pci, ma una decisione condivisa e pianificata con Stalin, il dittatore e sanguinario leader dell’Unione Sovietica, paese-guida con cui il partito comunista italiano mantenne un rapporto di fedeltà ed anche di subalternità fino a tutti gli anni Sessanta. Salerno e le mosse successive testimoniano pertanto non la scelta compiutamente “democratica” del Pci , ma la grande abilità di Togliatti, che vide in quella svolta un necessario passaggio obbligato per avvicinare o portare il Pci alla conquista del potere e preparare il terreno per la successiva trasformazione dell’Italia in una cosiddetta democrazia popolare, guidata dal partito unico subalterna all’Unione Sovietica ed alla sua politica totalitaria. Se questo progetto fallì non fu certo per una diversa scelta strategica dei vertici del Pci o per la loro decisione di svincolarsi in qualche modo dall’orbita sovietica. Il legame con l’Urss restava comunque fortissimo e indissolubile. Lo testimonia il fatto che, nel febbraio del 1948, Togliatti e i suoi salutarono con valutazioni entusiastiche il colpo di stato in Cecoslovacchia ad opera degli uomini di Stalin. L’italia rimase invece, pur con tutti i suoi limiti, un Paese libero e ancorato all’Occidente il che lo si deve, non ai meriti di Togliatti, bensì alla sua sconfitta e a quella del Fronte popolare nelle elezioni dell’aprile del 1948.”

Le precisazioni di cui sopra confermano inoppugnabilmente che l’obbiettivo resistenza non era la libertà d’Italia ma l’instaurazione del potere comunista. Lo sforzo resistenziale cadde quindi nel 1948 con la sconfitta alle elezioni del Fronte popolare stante la prevalente disapprovazione, da parte degli Italiani, dell’orientamento comunista Si tratta di circostanza che ricordo perfettamente trovandomi allora quale militare del 4° Alpini battaglione Aosta, con altri commilitoni e forze di polizia, comandate come misura di sicurezza nella circostanza elettiva, nella città di Biella in Piemonte.

Riferendomi ancora una volta alle vicende resistenziali della Carnia ed alle ultime squallide invenzioni di Zona libera o Repubblica della Carnia, osservo che, in occasione a tradizionali circostanze rievocative, la stampa ambientale, anche di recente, rievoca con genericità luoghi comuni ma mai si parla con concretezza dei veri protagonisti che dettero il via all ’iniziativa partigiana su principi ideali filostalinisti quali Mirko, Nembo, Guerra, Grifo, Diego, Remo Milanese, Cernikow, Gracco, Alfonso, Aso ed altri, comandanti e capi che, nella maggior parte, pagarono con la vita la propria fede ideale di base marxista, caduti in azione, fucilati dai tedeschi o vittime di azione proditoria. La storia partigiana della Carnia, nella sua effettiva realtà con relativi comportamenti e metodi, è ancora da scrivere.

09 maggio 2014                                    PIER ARRIGO CARNIER

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