lunedì 5 ottobre 2015

COMMISSARIO “GUERRA” E COMANDANTE “GRIFO” DIVISIONE GARIBALDI-CARNIA

     
                                              COMUNICATO

  COMMISSARIO “GUERRA” E COMANDANTE  “GRIFO”
                      DIVISIONE GARIBALDI-CARNIA


Mi sono giunte delle  telefonate interlocutorie da fonti diverse   motivate da una certa diatriba, relativamente a  lontane vicende della guerra partigiana, scaturita da festeggiamenti tenuti a Cussignacco nel Friuli, in onore a  scomparse figure  resistenziali locali che agirono in Carnia e in parte con riferimento al comandante partigiano Grifo (Andrea Pellizzari), cittadino di Socchieve, caduto il 2 marzo 1945 a località “Tolvis” sulle montagne della destra alta val Tagliamento, sotto un attacco di sorpresa  condotto dai cosacchi su segnalazione e da me ricordato a pagg. 96,97 del volume “L’Armata Cosacca In Italia 1944-1945”. Mi è stato chiesto se, a guidare fisicamente quell’attacco,  risulti  vi sia stato un delatore e si  fa il nome di   Foschiani Mario “Guerra”, commissario della Garibaldi, caduto due giorni prima prigioniero dei cosacchi.
Ritengo che l’argomento, in relazione alle interlocuzioni postemi, meriti da parte mia delle precisazioni. Foschiani  Mario, (1=Nota)commissario della Garibaldi-Carnia, succeduto  al commissario  Gracco, dopo la morte di questi avvenuta il 14 dicembre 1944 in un’azione condotta dai caucasici ìn val Pesarina, fu arrestato dai cosacchi del Terek, il 28 febbraio 1945, a località “Chiandalis”  nell’alta val Tagliamento in Carnia, in base a una segnalazione segreta come   asserito  nel già citato mio volume.
Trascinato a fondovalle il Foschiani, incatenato e collocato su una carretta cosacca trainata da due cavalli, fu portato in giro per la Carnia, ed esibito a scopo deterrente come importante capo partigiano catturato, naturalmente destinato a morte.  Sta di fatto che, sulla piazza del mio paese, lo vidi anch’io e lo osservai da vicino. Ne sono quindi testimone a tutti gli effetti. Stava  rincantucciato sulla carretta, abiti logori e in condizioni fisiche da fare pietà  tant’è che  pareva nemmeno respirasse. Era il 2 marzo 1945. Terminato il giro di esibizione in vari presidi il Foschiani venne incarcerato a Tolmezzo, poi trasferito ad Udine nelle carceri di via Spalato e quindi processato e fucilato, assieme a diversi altri partigiani  taluni dei quali di mia personale conoscenza, con un’esecuzione plateale su sentenza del supremo commissario dott  Friedrich Rainer  il 9 aprile 1945, notizia che già detti in varie altre circostanze.
Ed ora vengo al punto.  Il 2 marzo 1945 il Foschiani, come sopraprecisato, stava esattamente disteso su una carretta cosacca nella piazza del mio paese dove rimase per alcune ore. Era in condizioni fisiche da non potersi reggere in piedi. Escludo quindi categoricamente che possa essere stato lui, in quello stesso giorno, alcune ore prima, a fare fisicamente da guida, come traditore in quanto capo partigiano prigioniero, ai cosacchi che  agirono con un attacco di sorpresa sul costone del casolare “Tolvis” dove il comandante Grifo, capo di Stato maggiore della “Garibaldi-Carnia” e comandante del battaglione “Carnia", dopo una prima reazione, cadde colpito. a morte. Ancora negli anni sessanta (1960) nei frequenti contatti che io ebbi a Socchieve con la sorella del Pellizzari Andrea, Battistina, col fratello Osvaldo, che allora lavorava a Torino, col Parroco del luogo Don Pietro Del  Medico e vari altri cittadini, mai risultò che, a guidare i cosacchi nell’attacco su “Tolvis”, vi sia stato fisicamente un capo partigiano e più precisamente Foschiani Mario.  Certamente sottoposto ad interrogatorio può darsi che, sotto dure minacce, egli possa aver rilasciato qualche informazione ma la  notizia che il medesimo fece  da guida in quella specifica azione non sta in piedi  e va  ritenuta assolutamente priva di ogni fondamento.
Le menzionate azioni cosacche facevano parte di un programma più vasto predisposto  contro i partigiani. Come  scrissi, a pagg. 97-98 de “L’Armata...”, quale testimone del tempo e sulla base di fonti informative tedesche. Si era iniziata con queste azioni l’offensiva di primavera, con vari attacchi cosacchi e caucasici ai punti di svernamento dei pochi nuclei partigiani superstiti, comprese delle azioni tedesche, come infatti avvenne, il 3 marzo 1945, da parte di  una grossa formazione di Karstäger che, dopo aver pernottato nel villaggio di Muina, si diresse sul monte Avedrugno con l’obiettivo di cogliere di sorpresa dei partigiani asseragliati nella malga omonima, che però era già stata evaquata. Sulla stessa vennero lanciate delle bombe che provocarono un incendio con conseguente distruzione . I presidi di tutto  tutto il Kosakenland avevano ricevuto ordini precisi. L’offensiva faceva affidamento sull’azione di sorpresa da condursi possibilmente prima dell’alba. Una primavera di sangue ( Krovàvaja vesna), dissero i cosacchi, poiché con essa si  dovevano raggiungere ed annientare le ultime resistenze partigiane nei più  remoti rifugi montani “
Le azioni successive continuarono pertanto ad articolarsi sulle alture e sui monti, col favore di delatori e di spie e con lo stratagemma di ostaggi.
Da parte tedesca la localizzazioni dei luoghi da raggiungere  e colpire, sulla base di informazioni e anche delazioni, (lettere anonime di segnalazione pervenivano  in abbondanza all’Alto comando SS. e di Polizia di Trieste) venne identificata mediante preventiva ricognizione aerea, tramite una “Cicogna” che  sorvolò, a più riprese, la zona Carnia. (Testimonianza SS. Sturmbannführer-Capo di Stato maggiore  Ernst. Lerch – Alto comando tedesco SS. e di Polizia  di Trieste).

05 ottobre 2015
PIER ARRIGO CARNIER


(1=Nota)=  Mario Foschiani, commissario della Garibaldi-Carnia, già combattente antifranchista, risultava condannato a quattordici anni di carcere politico dal regime fascista. 

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