mercoledì 1 febbraio 2017

AUTENTICO SUCCESSO DELLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME "COSACCHI CONTRO PARTIGIANI", MURSIA EDITORE, ALLA NOTA LIBRERIE MODERNA UDINESE.

PRESENTAZIONE ALLA "LIBRERIA MODERNA UDINESE" DEL VOLUME "COSACCHI CONTRO PARTIGIANI" MURSIA EDITORE - MILANO
Ieri 27 gennaio alle ore 18 è stato presentato ad Udine, alla nota Libraria Moderna al centro, il mio ultimo recente libro " Cosacchi contro Partigiani" della casa editrice MURSIA. Relatore il docente prof. Paolo Venti molto brillante al quale risposi su varie intelligenti fondamentali domande sul piano storico e poi intervenni nella discussione ed ebbi modo di puntualizzare vicende rilevanti vissute nel corso della mia lunga attività cultuale storico scientifica. La sala era affollata. Tutto è andato molto bene. Fra i convenuti, oltre a vari amici, c' era la signora Agarinis vedova del noto scrittore Sgorlon che come tale si è presentata con mio onorato, vero piacere di conoscerla. Non posso tralasciare di ricordare, a proposito della forzata consegna dei cosacchi sulla Drava bestialmente ammassati su tradotte formate da vagoni merci che vennero piombati, fui preso da un raptus di commozione mentre stavo pronunciando la frase che, quelle tradotte transitando per Oberdrauburg, dove facevano una sosta, cittadini austriaci, avvicinatisi ai vagoni, ( Nota ) udivano dei pianti di donne e delle grida disperate.....Dopo di che ripresi comunque a parlare.
Fra le molteplici richieste di notizie e chiarificazioni un signore di Interneppo , di cui non ricordo il nome, mi chiese se, in detto suo paese, c’erano i cosacchi, non avendone mai sentito parlare. Stavo firmando delle dediche, per cui non ho risposto, ma rientrando a casa ci ho ripensato e mi è venuta spontanea la risposta che qui di seguito riporto, sperando che l’interessato, se affiliato Facebook, abbia modo di leggerla.o che qualcuno magari lo informi. Ad Interneppo, nel 1944-1945, si trovavano stanziate parecchie maestranze di tedeschi ed austriaci delle organizzazioni TODT ed ENZIAN, addette alle opere di fortificazione e collocazione di ostacoli anticarro contro un presunto e temuto sbarco alleato e, credo anche che, nel paese, vi fosse la direzione di una delle due organizzazioni . Non c’era quindi bisogno di stanziare delle forze cosacche a presidio. Ricordo anche perfettamente che il comandante partigiano “Fontana” ( Venturini Giovanni) col quale negli anni settanta ebbi vari incontri e colloqui nella sua casa posta in montagna a sud ovest di Avasinis (“Fontana” fu colui che comandò la fucilazione, a fine guerra, degli undici tedeschi della Karstjager alla confluenza del torrente Leale nel Tagliamento – pagina nr. 221 del mio libro “Lo Sterminio Mancato”. Fontana, in base al resoconto dei colloqui, mi disse che circa verso fine aprile, una domenica lui fu ad Interneppo, dove si rese conto che c ‘erano molti tedeschi i quali addirittura affluirono alla messa domenicale e, da sue indagini, furono molto attenti alla predica del parroco supponendo che il medesimo potesse pronunciare delle frasi convenzionali predisposte per una presumibile insurrezione partigiana.
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Nota
A Fred Zinnemann, il grande regista internazionale, piaceva molto il particolare del "pianto delle donne e delle grida disperate all'interno dei vagoni..." che furono ascoltate da cittadini austriaci ad Oberdrauburg.
Attratto da interesse dei contenuti del mio libro "L'Armata Cosacca in Italia 1944-1945" Fred Zinnemann volle conoscermi per cui venne a Porcia di Pordenone e mi propose di realizzare un film sul filone storico del libro nominandomi sedutastante suo consulente, ruolo che, ovviamente, accettai con grande entusiasmo. Ebbimo altri incontri alcuni dei quali in Austria per inquadrare la trama. Avrebbe prodotto il film la FOX francese. Zinnemann voleva dar corpo soprattutto, come elemento centrale, ai fatti della tragedia della Drava, provocata dall’ ordine perentorio della consegna forzata ai sovietici che fece esplodere il panico per cui vi furono diverse centinaia di vittime per suicidio collettivo con annegamento nella Drava ed altre centinaia dovute all’ uso delle armi da parte delle forze britanniche per sedare la ribellione scoppiata nei grandi accampamenti a sud di Lienz. Molti i particolari interessanti che potrei riferire sulla trama. Avevo dei precisi incarichi e fra questi quello delle comparse di cavalleria che risolsi, grazie alla compiacenza della direzione della Scuola di cavalleria italiana di Pinerolo, ottenendo la piena disponibilità , per le comparse, dello Stato maggiore dell’esercito di Danimarca che disponeva, appunto, di unità di cavalleria. La stampa austriaca diffuse la notizia del progetto Zinnemann ed anche alcuni quotidiani italiani, eravamo negli anni settanta, vi accennarono. Tutto proseguiva bene, ma accadde che personalità politiche britanniche e statunitensi, cui giunse la notizia trovarono il modo di frenare gli entusiasmi della FOX motivando che il film, mettendo in luce il nefasto operato della consegna, avrebbe screditato fortemente i vincitori. Il progetto venne quindi sospeso.

                                                         
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Ho ricevuto alcune telefonate da fonti elevate su cognizioni a livello storico, non da Pordenone in quanto a Pordenone manca assolutamente una base intellettuale storico scientifica tant’ è che io ho prevalenti rapporti internazionali. Sono stato gratificato dal riconoscimento di avere citato e ricordato nel mio volume “COSACCHI CONTRO PARTIGIANI” la benemerita figura della distinta cittadina pordenonese JOLANDA CARDAZZO, con cui ebbi diretti cari indimenticabili lunghi colloqui, gli ultimi addirittura mentre si trovava a letto ammalata , e raccolsi le sue più segrete preziose confidenze riferite agli anni di guerra 1943-1945. La Cardazzo  salvò dalla deportazione nei lager tedeschi ben 62 ( sessantadue) partigiani.  Taluni sedicenti storici pordenonesi, preposti a tutelare gli argomenti degni di memoria legati all' eredità resistenziale, mai l' hanno ricordata. Nessuno sembra sappia niente e sono tutti trincerati in un rigido schema di parte...Per JOLANDA CARDAZZO, meritoriamente messa nella giusta luce nel menzionato mio libro, farò dell'altro !!

02 febbraio 2017

                                            PIER ARRIGO CARNIER

                                                     *         *         *                               

Nella foto grande  sto spiegando a degli interlocutori il metodo usato dai britannici trattando con ufficiali cosacchi delegati dal generale Domanow comandante dell' Armata in quanto Krassnoff era stato esautorato. I britannici, generale Goffried Musson ed altri, evitarono scrupolosamente di redigere un atto scritto di resa in quanto avrebbero assunto verso i cosacchi le responsabilità previste dalle convenzioni dell'AIA e di GINEVRA che sanciscono la protezione e tutela dei prigionieri di guerra e questo fu il sistema di aggiramento per avere le mani libere e quindi provvedere cinicamente alla consegna ai sovietici voluta da STALIN. Mi fu dato di conoscere, date le mie preziose amicizie, il retroscena di intrighi e trattative che si conclusero con la famigerata forzata consegna .....

Ho anche puntualmente risposto ad altre richieste. quella, ad esempio, del motivo per cui fu assassinato il comandante partigiano iugoslavo Mirko (Arko Mirko) e la fedele compagna Katia (Gisella Bonanni). Riguardo il caso Mirko fui nominato procuratore nella Federativa Iugoslava con due procure legali irrevocabili "Post mortem" onde accertare le causa o motivazioni del duplice assassinio e le responsabilità che accertai documentalmente e relazionai le fonti mandanti, notizie in ogni caso che in parte rivelai nel mio libro "Lo Sterminio Mancato"-Mursia
 -Milano.
Su Mirko furono dette, su per la Carnia ed altrove, autentiche ridicole sciocchezze che non voglio sporcarmi a ripeterle. Sarò io a pubblicare la figura di Mirko e Katia su risultanze documentali e dati certi incontestabili ponendole nella giusta luce .. Mirko dall' incrollabile fede comunista filostalinista come Katia, agganciato all'infiltrato sovietico Cernikow, mentre dopo essere stato esautorato sopravviveva in Carnia nelle alte propaggini della valle di Pani, era pronto, stante il suo stato aggravato di emottisi, per intesa raggiunte da Cernikow con membri di una missione alleata, per essere trasferito via aerea al Sud per poi destinato per cure appropriate nell' Unione Sovietica. Un aereo (Lisander) giunse infatti, ad una data stabilita, a sorvolare l' alta valle di Pani per compiere l'operazione. Fece molti giri, ma inutilmente sopra la valle e poi si diresse nuovamente a Sud  poichè  Mirko e Katia non risposero all'appuntamento in quanto erano già stati assassinati ( era l'alba della liberazione) per ridurre al silenzio le loro gravi accuse. Come ho già detto io pubblicherò di loro la verità, evocando il loro vincolo di passione e l'ardore di combattere per l'affermazione di un ideale   quello del comunismo stalinista affinchè ne rimanga  memoria futura su quelle montagne della Carnia dove loro si aggiravano e  che io ho amato. Mi fu riferito che, con insipienza paesana, anni addietro da ignoti furono poste segnalazioni sui luoghi dove Mirko e Katia, isolati, trascorsero l'ultimo periodo, sciupando l'incanto ed il fascino del mistero che avvolgeva il loro ricordo che  doveva invece restare inviolato.... Ma la stoltezza fa questo ed altro.

Ho fatto anche, su richiesta dei convenuti alla presentazione, altre rilevanti precisazioni una delle quali riferita alla rappresaglia tedesca del luglio 1944, dal 16 al 22, sulle malghe carniche di confine con la valle austriaca del Gail, malghe Lanza, Cordin, Pramosio…. Uno dei convenuti, Candolini, nel ricordarmi piacevolmente una mia nota conferenza a Tarcento di molti anni fa presentando altro mio libro, disse di sapere, per diretta conoscenza o per informazione ricevuta che, il partigiano osovano Enzo Moro, a me molto noto col quale ebbi frequenti rapporti, nome di battaglia “Max”, figlio di un avvocato, fu visto scendere dalla menzionata zona malghe con una quindicina di cavalli prelevati nelle adiacenti malghe austriache il che, secondo il Candolini e secondo una corrente diceria, ebbe a provocare la dura rappresaglia sulle malghe.
Si tratta di argomento sul quale ho già scritto molto, sia sul Gazzettino che sul Messaggero, fornendo, su basi certe, delle puntualizzazioni a dissipazione di notizie assolutamente prive di ogni fondamento diffuse da fonti incompetenti venute al mondo nel dopoguerra…..Ho avuto rapporti ad alto livello coi tedeschi, col l’ex capo di Stato maggiore dell’Alto comando SS. e Polizia di Trieste, Ernst Lerch, con il Leiter (capo) del Kommando Waffen SS. ADRIA, Franz Hradetsky addetto al servizio informazioni con duecento agenti Waffen SS. subalterni, con diversi altri e con elementi di comando della Gebirgs Brigade Waffen SS. KARSTJÃGER e di uno di questi, Erich Kühpanter prestigioso ufficiale di comando, cognato dell’allora famoso ministro delle finanze Strauss (anni settanta-ottanta).Posseggo precise informazioni sulle controbande tedesche  (travestite da partigiani comunisti) che intervennero nell’ azione di rappresaglia sulle malghe. Veniamo quindi al punto. I tedeschi non attuarono l’ azione repressiva del luglio a titolo di punizione per le rapine partigiane di mandrie bovine e mandrie di cavalli nelle malghe austriache. Questo per loro non era rilevante sebbene ovviamente meritevole di un intervento. Poco interessava loro che i partigiani osovani e le bande comuniste scorazzassero per le valli nel territorio interno carnico (che era stato privato di ogni rifornimento di viveri) credendo di costituire una forza dominante che non lo era affatto perché i tedeschi tenevano il potere nel capoluogo di Tolmezzo con un presidio a Sauris ed un secondo, con un forte nucleo di Karstjäger, in val d’Aupa, ed attraversavano la Carnia per tenere collegamenti col Cadore quando e come volevano. LA CARNIA ERA PER I TEDESCHI UNA SACCA MONTUOSA NON STRATEGICA e gli slogan diffusi in anni recenti in favore della Resistenza, quali CARNIA LIBERA o REPUBBLICA ELLA CARNIA, sono autentiche invenzioni che fanno ridere perfino i corvi !!
L’operazione RAPPREASAGLIA SULLE MALGHE venne attuata in quanto ai tedeschi risultava che i partigiani della Carnia si proponevano ed anche avevano attuato delle penetrazione nella valle austriaca del Gail ed intendevano  stabilire, secondo prove acquisite, un collegamento con le bande
partigiane slave di Josip Broz Tito creando un ponte di contatti attraversi l’alta val Canale. Le bande slave già operavano attivamente nel sud Carinzia, assassinando persone e diffondendo terrore, col proposito che, la Carinzia con la presumibile sconfitta tedesca, sarebbe state annessa alla nascente Federativa Iugoslava nell’area fino al Gross Glokner. La dolorosa rappresaglia del luglio 1944 sulle malghe carniche fu attuata dai tedeschi come atto deterrente per stroncare l’obbiettivo di un collegamento dei partigiani comunisti della Carnia con le bande slave della Slovenia. 

Sull’ argomento della rappresaglia sulle malghe (Lanza, Cordin, Meledis, Pramosio) in  data 2.02.2013, sui miei siti Facebook e Blogger ho pubblicato un dettagliato  intervento correttivo, riferito ad un video dal titolo “Carnia 1944. Il sangue degli innocenti”, che mi consta si è giovato della traccia di precisazioni di miei scritti pubblicati dalla stampa, quali risultato di  mie ampie ricognizioni su quelle montagne ( sento ancora il profumo dei boschi e dei pascoli, l’odore di malga, il senso della fatica per le  lunghe camminate….) in anni lontani con l’appoggio di testimoni ed amici austriaci quali Franz Patterei ed altri..
Il video menzionato  si  propone la condanna della rappresaglia tedesca condotta dal 16 al 22 luglio 1944 che causò 47 vittime civili , ma  la motivazione militare per intervenire mediante rappresaglia, nei termini della legge marziale, come ho già precisato in precedenza, concretamente  sussistette prescindendo dal metodo con cui  la stessa venne attuata. Mi  soffermo, invece , su un argomento  di cui , a più riprese, ebbi modo di occuparmi giornalisticamente in passato. Si  tratta di   malga RATTENDORF, situata  a breve distanza dalla linea di confine su territorio austriaco. Il punto doganale posto accanto alla malga, rafforzato di elementi nel 1944-1945 in considerazione delle scorribande partigiane,  fu attaccato, sopraffatto  ed occupato assieme alla malga,  il 20 luglio 1944, dal distaccamento partigiano comunista Gramsci, un branco d’uomini guidati dal triunvirato formato da  BUZZI SIMONE , TARUSSIO ANTONIO e MENEAN LUIGI. Fu in anni recenti che, a memoria dell' evento,  nella casermetta doganale adiacente alla malga venne posta una tabella o piastra  con epigrafe  a memoria del fatto citando erroneamente, per incompetenza e disinformazione,  quale guida dell’azione partigiana  non i nomi dei tre elementi menzionati bensì quello del capo partigiano C. BELLINA  che, sulla base accurate indagini,  non ebbe alcunchè da  vedere con  tale azione in quanto  altrove impegnato...                                         
Conoscendo fin troppo bene  le vicende verificatesi in quella zona malghe ritenni di  inoltrare un’istanza al   
Bürgermeister (Sindaco) austriaco competente sul territorio, informandolo sull’ alterazione contenuta nella menzionata epigrafe posta a memoria, con motivata richiesta  di apportarvi, a ragion veduta per il che mi rendevo disponibile ad esibire delle prove,  la correzione,  istanza che venne  accolta  dal medesimo e notificata ad ad un austriaco interessato  ed anche coinvolto nel  caso, invitandolo a prendere contatti con me, ma questi non si fece mai vivo lasciando cadere il silenzio sull’ autorevole richiesta del Bürgermeister spinto evidentemente a tale comportamento da oscura fonte carnica in ogni  caso a me nota …A tempo debito riporterò alla ribalta il caso RATTENDORF onde confermare i tre nomi guida nell'azione partigiana nell'interesse dell' effettiva realtà storica.
                                                                                                                                                                                                            
                                                                                                                                                          1° FEBBRAIO 2017             
PIER ARRIGO CARNIER



 L'autore P. A. Carnier mentre autografa i volumi.


 L'autore fornisce delle puntualizzazione su vicende importanti contenute nel volume.


 Sullo sfondo l'autore con il relatore Professor Paolo Venti.



La sala con gli intervenuti.



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