giovedì 28 gennaio 2016

ESECUZIONE A PORZÛS : 7 FEBBRAIO 1945

                                                                                                                                  
In previsione della ricorrenza del 7 febbraio, data in cui cade il 71° anniversario dell’esecuzione di Porzûs è apparso, il 25 gennaio, un articolo sulla stampa regionale, che ha messo in luce le discordanze  in essere riguardo  le modalità della commemorazione, da cui traspaiono dissensi tra coloro che si pongono come pretendenti a gestire l’iniziativa. L’argomento Porzûs,  utilizzato a lungo a fini politici, soprattutto a suo tempo  dalla Democrazia Cristiana per raccogliere voti in ricorrenze elettive,  è ormai logoro, travolto da pareri di pennaioli venuti al mondo nel  dopoguerra che si sono sbizzarriti  in versioni bizantine, tentando di proporre le vere motivazioni dal caso, lasciando comunque Giacca ( Toffanin Mario) al centro delle colpe, con l’addebito che avrebbe compiuto l’azione di testa sua, scaricando in tal modo il Pci (Partito Comunista Italiano). Fonte attendibile tedesca, ex Alto comando SS. e Polizia di Trieste, non la pensava in tal modo ed ebbe a dichiararmi come stavano le cose che coincisero con le accuse del Toffanin all’ Osoppo.
Riguardo Porzûs su.Vikipedia (Facebook) è segnalata la mia linea i giudizio che combacia con quella di Pallante,  nettamente diversa dalle versioni conformistiche.  Ebbi con Giacca, nel dopoguerra,  vari incontri, ultimamente nella sua modesta casa restaurata a Scoffie in Slovenia, di cui conservo le foto, ed i confronti tra le mie e le sue prove concordano. Sotto il profilo storico mi resi conto che era un idealista emerso dalla  classe operaia,  rimasto povero. Gli sottoposi alcune osservazioni tra cui quella che alcuni degli eliminati non avevano presumibili colpe ed avrebbero potuto essere  risparmiati, ma secondo il suo  giudizio, le circostanze ed il sussistente contagio comportavano l’eliminazione… Mi ripeteva con candore “” …quelli li ho uccisi io e lo rifarei !!”” . Mi disse anche, più volte, che il suo sogno era di entrare a far parte  dell’Armata Rossa sovietica.  Si trovava ad Aidussina  allorchè gli alleati nel 1945 occuparono Trieste, quando avvertì odor di bruciato  cioè fu informato che la polizia britannica lo stava cercando.  Fece in tempo a passare sotto protezione iugoslava di Tito. Oggi quei luoghi della Slovenia sono tranquilli, distensivi, piacevoli ma allora erano tempi da brividi  in cui i graniciari  sparavano a vista agli slavi  che, clandestinamente, tentavano di  passava il confine  verso l’Italia.. Per il Toffanin  la Federativa Iugoslava ritenne di negare l’estradizione per essere trasferito sotto processo in Italia, in quanto il leader Togliatti  avrebbe raccomandato  protezione per lui ed altri, ivi rifugiati e avrebbe fatto altrettanto per i molti ex partigiani rifugiati in Cecoslovacchia  Il presidente Pertini, mettendo fine alla posizione del Toffanin, imputato contumace che  mai comparve nella lunga serie di processi tenuti in Italia sul caso Porzûs, gli concesse la grazia.con provvedimento del 29 luglio 1973, di cui tengo copia. Scrissi sul  Toffanin grandi articoli su varie testate mai contestati da alcuno.
Una delle ultime sceneggiate su Porzûs fu lo storico abbraccio, nel febbraio 2006, fra don Redento Bello, parroco fra gli osovani  e Vanni Padoan capo partigiano comunista. Si trattò di  messinscena frutto di un connubio finalizzato a buttar fumo negli occhi come se fosse possibile cancellare con un colpo di spugna  una storia di crude rivalità ideali,  finzioni e delazioni  che  motivarono la spedizione guidata da Giacca su Porzûs e l’esecuzione.

26 gennaio 2016
PIER ARRIGO CARNIER





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